Scritto per Il Fatto Quotidiano del 05/11/2010
Vi sono in Italia italiani, anche gente che conta, che ti fanno vivere con imbarazzo l’essere italiano. Ma anche di quelli all’estero, qualche volta, non possiamo proprio andare orgogliosi. Sui giornali e sui siti di tutta la Florida, ma pure sul Washington Post, fa parlare molto di sè in questi giorni Roberto Settineri, mafioso del suo e legato a mafiosi, condannato a quattro anni per avere applicato uno ‘schema Ponzi’. Che cos’è ? Pensate!, cosi’ da oltre 80 anni chiamano, negli Stati Uniti, un complesso meccanismo per realizzare investimenti fraudolenti, e riciclare denaro sporco, ‘inventato’ negli Anni Venti, quelli del proibizionismo, del charleston, dei gangster e della bella vita, da Charles Ponzi, italiano anch’egli, emigrato oltre Atlantico nel 1903 e protagonista di una carriera nel mondo dell’illecito. Settineri, presunto membro della Famiglia Gambino, era finito in carcere dopo la confessione di un suo compare, Scott Rothstein, un ex avvocato, a sua volta condannato a 50 anni di prigione (e ne rischiava 100). Per tre anni, l’Fbi aveva cercato d’incastrare l’italiano malavitoso, che, una volta dietro le sbarre, prima s’è detto non colpevole e poi ha ammesso qualche responsabilità.
venerdì 5 novembre 2010
giovedì 4 novembre 2010
Pacchi Bomba: gli anarchici più efficaci di al Qaida?
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 04/11/2010
Contro la minaccia terroristica di pacchi bomba che s’intrecciano nei cieli d’Europa, con almeno due matrici diverse, apparentemente indipendenti l’una dall’altra, l’Unione europea cerca di serrare le fila e di alzare le difese. Domani, a Bruxelles, esperti di sicurezza aerea e di esplosivi parteciperanno a una riunione straordinaria, per studiare le misure da prendere. L’iniziativa parte della presidenza di turno belga del Consiglio dell’Unione e dalla Commissione europea, ma Germania e anche Francia e Gran Bretagna, che hanno già avuto consultazioni bilaterali, la sostengono.
L’allarme giunto dall’Arabia saudita la scorsa settimana, e che aveva permesso d’intercettare a Dubai e in un aeroporto britannico pacchi bomba spediti dallo Yemen e destinati a obiettivi ebraici a Chicago, negli Stati Uniti, si è sommato a quello, tutto europeo, delle buste esplosive degli anarchici greci. Almeno 13 i pacchi spediti: a leader europei come Silvio Berlusconi, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, ad ambasciate ad Atene –Germania, Olanda, Belgio, Svizzera, Bulgaria, Russia, Cile- e ad organizzazioni europee come la sede di Europol in Olanda e la Corte di Giustizia europea a Lussemburgo.
La pioggia di pacchi bomba tiene mette sul chi vive stampa e autorità. Il Times parla di “allerta sicurezza in tutta Europa”. Nouvel Obs segnala «tentati attacchi simultanei». In un primo tempo, s’era sospettato che potesse esserci un collegamento tra le due matrici dei pacchi bomba, un legame tra al Qaida e gli anarchici greci. Ma la polizia di Atene nega recisamente che le buste esplosive anarchice «abbiano qualsiasi collegamento» con « gruppi terroristici internazionali organizzati ».
Lo strano è che gli anarchici mostrano maggiore efficienza, o minore infiltrazione, delle cellule di al Qaida, che si sono fatte intercettare tutti i pacchi bomba –almeno stando a quanto risulta finora-, mentre alcune ‘trappole’ greche, meno pericolose, sono giunte a destinazione, senza fare morti, per fortuna, ma solo lievi feriti. L’invio delle buste esplosive non è stato finora rivendicato, ma due giovani sono stati presi (pare siano legati alla ‘Cospirazione delle cellule di fuoco’).
In Italia, dove l’ordigno per Berlusconi viene individuato a Bologna, il ministro dell’interno Maroni ricorda i collegamenti tra i gruppi anarchici greci e italiani. Ma questo non significa che vi siano complicità italiane per i pacchi bomba.
La Germania chiede che l’Unione, al Vertice di dicembre, decida nuove misure contro il terrorismo del trasporto merci per via aerea. E il problema sarà già affrontato, dopo il consulto di domani fra esperti, dai ministri dell’interno dei 27, lunedi’, a Bruxelles. Per coordinare le difesa, la Commissione è in costante contatto con Stati Uniti, Canada, Australia. Attualmente, l’Ue ha regole di sicurezza a dimensione europea limitate ai pacchi in partenza da un Paese dell’Ue.
Una misura che nessuno dei 27 vuole prendere è il blocco dei cargo da Paesi terzi, che avrebbe effetti devastanti sul commercio internazionale. Ma le autorità di Atene sospendono, a titolo precauzionale, per 48 ore, da ieri e fino a domani, le spedizioni di merci via aerea. E Germania, Francia e Regno Unito e altri Paesi sospendono i voli cargo dallo Yemen.
Contro la minaccia terroristica di pacchi bomba che s’intrecciano nei cieli d’Europa, con almeno due matrici diverse, apparentemente indipendenti l’una dall’altra, l’Unione europea cerca di serrare le fila e di alzare le difese. Domani, a Bruxelles, esperti di sicurezza aerea e di esplosivi parteciperanno a una riunione straordinaria, per studiare le misure da prendere. L’iniziativa parte della presidenza di turno belga del Consiglio dell’Unione e dalla Commissione europea, ma Germania e anche Francia e Gran Bretagna, che hanno già avuto consultazioni bilaterali, la sostengono.
L’allarme giunto dall’Arabia saudita la scorsa settimana, e che aveva permesso d’intercettare a Dubai e in un aeroporto britannico pacchi bomba spediti dallo Yemen e destinati a obiettivi ebraici a Chicago, negli Stati Uniti, si è sommato a quello, tutto europeo, delle buste esplosive degli anarchici greci. Almeno 13 i pacchi spediti: a leader europei come Silvio Berlusconi, Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, ad ambasciate ad Atene –Germania, Olanda, Belgio, Svizzera, Bulgaria, Russia, Cile- e ad organizzazioni europee come la sede di Europol in Olanda e la Corte di Giustizia europea a Lussemburgo.
La pioggia di pacchi bomba tiene mette sul chi vive stampa e autorità. Il Times parla di “allerta sicurezza in tutta Europa”. Nouvel Obs segnala «tentati attacchi simultanei». In un primo tempo, s’era sospettato che potesse esserci un collegamento tra le due matrici dei pacchi bomba, un legame tra al Qaida e gli anarchici greci. Ma la polizia di Atene nega recisamente che le buste esplosive anarchice «abbiano qualsiasi collegamento» con « gruppi terroristici internazionali organizzati ».
Lo strano è che gli anarchici mostrano maggiore efficienza, o minore infiltrazione, delle cellule di al Qaida, che si sono fatte intercettare tutti i pacchi bomba –almeno stando a quanto risulta finora-, mentre alcune ‘trappole’ greche, meno pericolose, sono giunte a destinazione, senza fare morti, per fortuna, ma solo lievi feriti. L’invio delle buste esplosive non è stato finora rivendicato, ma due giovani sono stati presi (pare siano legati alla ‘Cospirazione delle cellule di fuoco’).
In Italia, dove l’ordigno per Berlusconi viene individuato a Bologna, il ministro dell’interno Maroni ricorda i collegamenti tra i gruppi anarchici greci e italiani. Ma questo non significa che vi siano complicità italiane per i pacchi bomba.
La Germania chiede che l’Unione, al Vertice di dicembre, decida nuove misure contro il terrorismo del trasporto merci per via aerea. E il problema sarà già affrontato, dopo il consulto di domani fra esperti, dai ministri dell’interno dei 27, lunedi’, a Bruxelles. Per coordinare le difesa, la Commissione è in costante contatto con Stati Uniti, Canada, Australia. Attualmente, l’Ue ha regole di sicurezza a dimensione europea limitate ai pacchi in partenza da un Paese dell’Ue.
Una misura che nessuno dei 27 vuole prendere è il blocco dei cargo da Paesi terzi, che avrebbe effetti devastanti sul commercio internazionale. Ma le autorità di Atene sospendono, a titolo precauzionale, per 48 ore, da ieri e fino a domani, le spedizioni di merci via aerea. E Germania, Francia e Regno Unito e altri Paesi sospendono i voli cargo dallo Yemen.
SPIGOLI: Mr B, la battuta che uccide il cabarettista
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 04/11/2010
«Cabarettista perisce di morte rapida con battuta anti-gay»: pare un titolo di cronaca, ma è il modo del Times di Londra di raccontare, o di anticipare, gli ultimi sviluppi dell’Italia bordello. Da Ruby a Nadia, la valanga rosa travolge i media internazionali. Ma gli ercolini sempre in piedi di casa nostra non schiodano, come constatano, quasi all’unisono, FT e Guardian: «Berlusconi resiste alle richieste di andarsene per gli scandali sessuali». E la Bbc chiude un suo video-servizio con questo commento: «Il premier italiano dovrà fare contorsioni politiche, se vuole cavarsela anche stavolta».
Altre testate puntano, invece, sulla battuta di Mr B anti-gay: «Meglio avere la passione delle belle ragazze che essere gay», cita il Daily Mail, che aggiunge: «Berlusconi affronta gli oppositori». In realtà, c’è pure chi prova a scrivere d’altro, dall’Italia e sull’Italia: le agenzie di stampa e i giornali economici danno ad esempio rilievo alla decisione di S&P di mantenere il rating dell’Italia ad A+ con prospettiva stabile, anche se la Bloomberg, analizzando il dato, riprende l’analisi che lo motiva, secondo cui «l’instabilità politica è il rischio chiave per la finanza italiana».
Ma l’incidenza mediatica delle rivelazioni d’ogni genere sui comportamenti sessuali (e non solo) di Mr B e dei suoi amici è impressionante. Ecco una carrellata di titoli dalla Gran Bretagna alla Francia alla Spagna, fino all’America, dove tiene pero’ banco il voto di midterm. Independent, Berlusconi si vanta della sua "passione". Telegraph, I presunti festini di Berlusconi: il Bunga bunga investe la cultura popolare italiana. Les Echos, Meglio avere la passione delle donne che essere gay. El Pais mette nel titolo la frase ‘assassina’ e nota che i sostenitori del premier gli mostrano, sul web, un appoggio sempre più debole. El Mundo, Sesso, droga e denaro nelle orge del Cavaliere; l'ultima ‘berlusconata’ suscita l’energica condanna delle organizzazioni omosessuali e dell’opposizione di centrosinistra. El Economista, un’altra prostituta dice che Mr B pagò 10mila euro in cambio di sesso. Abc, Ruby, la escort del premier, dà dettagli della sua relazione con il Cavaliere.. Chicago Tribune e altri siti Usa, che pubblicano un dispaccio dell’Ap, l’impenitente Berlusconi ‘meglio amare le donne che essere gay’. Lede Blog, Mr B comincia a litigare con i gay, ma insiste che il governo durerà.
Il NYT ipotizza che “questa volta possa essere il premier italiano a passare per fesso” (‘this time the joke may be on Berlusconi’). Ma non c’è proprio nessuno che parla d’altro? Oh, ecco El Mundo con il Festival del Cinema a Roma! Macchè, ci risiamo: «Julianne Moore taccia Berlusconi di idiota e difende la paternità omosessuale».
«Cabarettista perisce di morte rapida con battuta anti-gay»: pare un titolo di cronaca, ma è il modo del Times di Londra di raccontare, o di anticipare, gli ultimi sviluppi dell’Italia bordello. Da Ruby a Nadia, la valanga rosa travolge i media internazionali. Ma gli ercolini sempre in piedi di casa nostra non schiodano, come constatano, quasi all’unisono, FT e Guardian: «Berlusconi resiste alle richieste di andarsene per gli scandali sessuali». E la Bbc chiude un suo video-servizio con questo commento: «Il premier italiano dovrà fare contorsioni politiche, se vuole cavarsela anche stavolta».
Altre testate puntano, invece, sulla battuta di Mr B anti-gay: «Meglio avere la passione delle belle ragazze che essere gay», cita il Daily Mail, che aggiunge: «Berlusconi affronta gli oppositori». In realtà, c’è pure chi prova a scrivere d’altro, dall’Italia e sull’Italia: le agenzie di stampa e i giornali economici danno ad esempio rilievo alla decisione di S&P di mantenere il rating dell’Italia ad A+ con prospettiva stabile, anche se la Bloomberg, analizzando il dato, riprende l’analisi che lo motiva, secondo cui «l’instabilità politica è il rischio chiave per la finanza italiana».
Ma l’incidenza mediatica delle rivelazioni d’ogni genere sui comportamenti sessuali (e non solo) di Mr B e dei suoi amici è impressionante. Ecco una carrellata di titoli dalla Gran Bretagna alla Francia alla Spagna, fino all’America, dove tiene pero’ banco il voto di midterm. Independent, Berlusconi si vanta della sua "passione". Telegraph, I presunti festini di Berlusconi: il Bunga bunga investe la cultura popolare italiana. Les Echos, Meglio avere la passione delle donne che essere gay. El Pais mette nel titolo la frase ‘assassina’ e nota che i sostenitori del premier gli mostrano, sul web, un appoggio sempre più debole. El Mundo, Sesso, droga e denaro nelle orge del Cavaliere; l'ultima ‘berlusconata’ suscita l’energica condanna delle organizzazioni omosessuali e dell’opposizione di centrosinistra. El Economista, un’altra prostituta dice che Mr B pagò 10mila euro in cambio di sesso. Abc, Ruby, la escort del premier, dà dettagli della sua relazione con il Cavaliere.. Chicago Tribune e altri siti Usa, che pubblicano un dispaccio dell’Ap, l’impenitente Berlusconi ‘meglio amare le donne che essere gay’. Lede Blog, Mr B comincia a litigare con i gay, ma insiste che il governo durerà.
Il NYT ipotizza che “questa volta possa essere il premier italiano a passare per fesso” (‘this time the joke may be on Berlusconi’). Ma non c’è proprio nessuno che parla d’altro? Oh, ecco El Mundo con il Festival del Cinema a Roma! Macchè, ci risiamo: «Julianne Moore taccia Berlusconi di idiota e difende la paternità omosessuale».
mercoledì 3 novembre 2010
Mr B e la carica dei 101 media che ci sguazzano
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 03/11/2010
Un editoriale di Le Monde apre la carica dei 101 media internazionali che, ieri come ormai ogni giorno, sguazzano negli italici liquami. Il fondo ha un titolo esplicito, «Silvio Berlusconi o lo scandalo permanente », ed è corredato da un articolo fattuale, « Un nuovo caso allarga il fronte anti-Berlusconi ». Il giornale francese s’interroga : « in quali abissi” Mr B “è pronto a portare la funzione di presidente del Consiglio?, e quanto tempo ancora i suoi alleati lo sosterranno? ». E afferma che « Berlusconi danneggia l’immagine dell’Italia : chi esporta made in Italy è stanco di dovere spiegare e/o giustificare il premier prima di firmare un contratto. Meglio sarebbe che suoi alleati dicano basta per salvare l'Italia”.
L’Economist si diverte con l’Italia (e non è la prima volta che il settimanale britannico lo fa): titola « Bungled Bungled « , che vuol dire letteralmente « nei pasticci », ma è un gioco di parole palese con Bunga Bunga ; e aggiunge « l'ultimo scandalo sessuale potrebbe fare seri danni al premier italiano ». La stampa britannica è tutta schierata sulla vicenda Ruby : Bbc, Daily Mail e vari altri fanno cronaca (« Poliziotta italiana interrogata … Silvio mi ha dato una collana di diamanti e un'auto da 70mila sterline, dice la sua bunga bunga girl marocchina ») ; Times, Guardian, Independent la mettono in politica (« Berlusconi affronta le richieste di dimissioni di un ex alleato », cioè Fini, « per lo scandalo della spogliarellista teenager »).
Conquistare la homepage del New York Times non è cosa da poco. Mr B, pero’, ci riesce spesso : l’ultimo scandalo « può minacciare il governo italiano », scrive il più autorevole giornale Usa. Ma il WSJ dà una lettura buonista: « Berlusconi sotto tiro per avere aiutato una ragazza scappata di casa. Stanca della crisi del debito, l'Italia pensa al bunga bunga e il premier la distrae ». E le cronache in divenire lasciano presagire che le ‘distrazioni’ non si fermano qui. Forse, ha ragione El Pais, cha avverte nel déjà vu dell’ennesimo scandalo sessuale « la sensazione della fine d’un’epoca », che le agenzie mondiali Ap, Reuters, Afp, Bloomberg alimentano rilanciando le ultime gaffe di Mr B (« meglio amare le donne che essere gay »).
Un editoriale di Le Monde apre la carica dei 101 media internazionali che, ieri come ormai ogni giorno, sguazzano negli italici liquami. Il fondo ha un titolo esplicito, «Silvio Berlusconi o lo scandalo permanente », ed è corredato da un articolo fattuale, « Un nuovo caso allarga il fronte anti-Berlusconi ». Il giornale francese s’interroga : « in quali abissi” Mr B “è pronto a portare la funzione di presidente del Consiglio?, e quanto tempo ancora i suoi alleati lo sosterranno? ». E afferma che « Berlusconi danneggia l’immagine dell’Italia : chi esporta made in Italy è stanco di dovere spiegare e/o giustificare il premier prima di firmare un contratto. Meglio sarebbe che suoi alleati dicano basta per salvare l'Italia”.
L’Economist si diverte con l’Italia (e non è la prima volta che il settimanale britannico lo fa): titola « Bungled Bungled « , che vuol dire letteralmente « nei pasticci », ma è un gioco di parole palese con Bunga Bunga ; e aggiunge « l'ultimo scandalo sessuale potrebbe fare seri danni al premier italiano ». La stampa britannica è tutta schierata sulla vicenda Ruby : Bbc, Daily Mail e vari altri fanno cronaca (« Poliziotta italiana interrogata … Silvio mi ha dato una collana di diamanti e un'auto da 70mila sterline, dice la sua bunga bunga girl marocchina ») ; Times, Guardian, Independent la mettono in politica (« Berlusconi affronta le richieste di dimissioni di un ex alleato », cioè Fini, « per lo scandalo della spogliarellista teenager »).
Conquistare la homepage del New York Times non è cosa da poco. Mr B, pero’, ci riesce spesso : l’ultimo scandalo « può minacciare il governo italiano », scrive il più autorevole giornale Usa. Ma il WSJ dà una lettura buonista: « Berlusconi sotto tiro per avere aiutato una ragazza scappata di casa. Stanca della crisi del debito, l'Italia pensa al bunga bunga e il premier la distrae ». E le cronache in divenire lasciano presagire che le ‘distrazioni’ non si fermano qui. Forse, ha ragione El Pais, cha avverte nel déjà vu dell’ennesimo scandalo sessuale « la sensazione della fine d’un’epoca », che le agenzie mondiali Ap, Reuters, Afp, Bloomberg alimentano rilanciando le ultime gaffe di Mr B (« meglio amare le donne che essere gay »).
SPIGOLI: una lacrima (di Cristo) per Napoli
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 03/11/2010
Una lacrima (di Cristo) per Napoli sommersa dalla spazzatura: la versa il Telegraph, ma non è britannica commozione per il patrimonio artistico e ambientale devastato dalla crisi dei rifiuti, che, nelle promesse di Mr B e del fido Guido, doveva, ormai, essere bell’e risolta. Invece, ci sguazza la stampa francese, Les Echos, Le Figaro, Libération (« 2200 tonnellate nelle strade, bidoni in fiamme, un ferito … Napoli più che mai affogata nella spazzatura »). E c’è pure Newsweek, con « l’immondizia che s’impila ». Ma il Telegraph mica bada alla gente, all’igiene, alla violenza : il giornale di Londra si preoccupa del Lacryma Christi, il vino celebrato dal poeta britannico Christopher Marlowe, un rivale di Shakespeare, come dal romanziere francese Alexandre Dumas nel Conte di Montecristo. «La crisi dei rifiuti –scrive Nick Squires- mette in pericolo alcuni dei più celebri prodotti agricoli del Sud, tra cui il vino divino perchè le lacrime di Cristo si sarebbero tramutate negli acini della sua uva». Infatti, liquami e metalli minacciano d’inquinare i terreni vulcanici alle falde del Vesuvio. Con il vino, sono a rischio albicocche, pomodorini e altra frutta e verdura del Parco del Vesuvio, senza contare l’impatto sul turismo. Di chi la colpa ? Il Telegraph non ci pensa su due volte e addita la camorra.
Una lacrima (di Cristo) per Napoli sommersa dalla spazzatura: la versa il Telegraph, ma non è britannica commozione per il patrimonio artistico e ambientale devastato dalla crisi dei rifiuti, che, nelle promesse di Mr B e del fido Guido, doveva, ormai, essere bell’e risolta. Invece, ci sguazza la stampa francese, Les Echos, Le Figaro, Libération (« 2200 tonnellate nelle strade, bidoni in fiamme, un ferito … Napoli più che mai affogata nella spazzatura »). E c’è pure Newsweek, con « l’immondizia che s’impila ». Ma il Telegraph mica bada alla gente, all’igiene, alla violenza : il giornale di Londra si preoccupa del Lacryma Christi, il vino celebrato dal poeta britannico Christopher Marlowe, un rivale di Shakespeare, come dal romanziere francese Alexandre Dumas nel Conte di Montecristo. «La crisi dei rifiuti –scrive Nick Squires- mette in pericolo alcuni dei più celebri prodotti agricoli del Sud, tra cui il vino divino perchè le lacrime di Cristo si sarebbero tramutate negli acini della sua uva». Infatti, liquami e metalli minacciano d’inquinare i terreni vulcanici alle falde del Vesuvio. Con il vino, sono a rischio albicocche, pomodorini e altra frutta e verdura del Parco del Vesuvio, senza contare l’impatto sul turismo. Di chi la colpa ? Il Telegraph non ci pensa su due volte e addita la camorra.
martedì 2 novembre 2010
USA: midterm, tradito in patria Obama guarda al Mondo
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 02/11/2010
Un presidente più coinvolto in prima persona in politica estera, dopo il voto di midterm di oggi, che –dicono i sondaggi- vedrà un successo dei repubblicani e una sconfitta dei democratici. Lo prevede Johnatan Laurence, politologo ed editorialista. La lezione di metà mandato al presidente in carica è quasi scontata nei riti politici degli Stati Uniti. “Perdono e spesso si ri-orientano verso gli esteri, perché governare sul fronte interno diventa più difficile, senza maggiorana in Congresso: così, vedremo forse Obama più impegnato, ad esempio, nei negoziati di pace in Medio Oriente”.
Docente al Boston College, ricercatore associato alla Brookings Institution, Laurence scrive anche per l'Economist e il WP; e poiché parla bene italiano e francese, viene pure sentito da radio italiane e francesi. ‘Obamiano’, ammette: “Dopo il voto, il presidente si troverà in una posizione difficile. Ma lui, quando è in difficoltà, ritrova forza e coraggio. Però, se l’economia non si risolleva, dovrà lottare ancora sul fronte interno per non perdere la Casa Bianca nel 2012”.
E’ una possibilità concreta? “Per il momento, no, perché nessun candidato coagula l’opposizione. Se Sarah Palin o Newt Gingrich cercheranno la nomination, sull’onda di un successo del Tea Party, una nuova generazione di repubblicani credibili emergerà solo dopo le presidenziali del 2012. Gente come la Palin o Gincrich, infatti, rischiano di essere ostaggi del Tea Party, invece di cavalcarlo; ed è un giocare con il fuoco, perché più Tea Party significa in realtà meno Partito repubblicano”.
Ma perché questo avvertimento dell’elettorato a metà mandato? Detto che i risultati restano incerti (i democratici potrebbero conservare il controllo del Senato e perdere quello della Camera, ma non è detto che vada a finire così), “sarebbe strano non perdere terreno a metà mandato, quando si sgonfia lo spirito della vittoria. In questa condizioni economiche, poi, sarebbe miracoloso che fette dell’elettorato non esprimano un voto di protesta”, che non è però detto arrivi poi alle presidenziali.
Una delle prime vittime del ‘nuovo corso’ potrebbe essere proprio il principale risultato conseguito dall’Amministrazione Obama in politica estera… “In effetti, la Russia potrebbe farne le spese perché il nuovo trattato sulla riduzione degli armamenti strategici deve essere ratificato tra autunno e inverno. Se Obama non avrà il sostegno di due terzi dei senatori, incasserà una sconfitta pesante, perché il reset delle relazioni con la Russia e il nuovo corso della politica nucleare con stella polare l’opzione zero sono cose per cui s’è impegnato e per cui aveva ottenuto buoni risultati”.
Eppure, il nuovo trattato aveva ottenuto un supporto bipartisan: “Tutti gli ex segretari alla difesa e gli ex consiglieri per la sicurezza nazionale lo hanno avallato. Ma se l’opposizione cerca un’affermazione e mira a indebolire il presidente, senza troppo badare all’interesse nazionale, non si preoccuperà del consenso dei tecnici o del fatto che la Russia sta dando una mano all’America
in Afghanistan. Chi arriva al Congresso targato Tea Party, cercherà solo di mettere il bastone fra le ruote al presidente”.
Un maggiore impegno di Obama in politica estera non comporterà di per sé cambiamenti di linea nel Medio Oriente o verso il Mondo arabo o contro l’Iran o verso la Cina. Per l’Europa, cambierà qualcosa? “Verso l’Europa, c’è una continuità d’atteggiamento delle Amministrazioni statunitensi. Adesso, il tema è quello della difesa anti-missile, per la quale ci sono già stati adeguamenti senza dare l’impressione di piegarsi ai voleri della Russia. Una presa di posizione forte dei repubblicani potrebbe però rimettere in discussione questa decisione”.
E in Afghanistan, Obama potrebbe tenere in serbo sorprese? “Non è certo il momento di mostrare un’America muscolare, ma piuttosto un’America che sa adeguarsi alla situazione. Obama ha già fatto il suo surge, mentre ora che si parla di negoziati, sia pure condizionali, l’accento cade più sull’impiego delle forze speciali contro il terrorismo, sulle caratteristiche del contingente che resterà dopo l’inizio del ritiro, sull’addestramento delle forze locali”.
E nei confronti dell’Italia, il risultato elettorale avrà qualche impatto? “I rapporti con l’Italia sono buoni, quelli bilaterali, nella Nato, nell’Isaf, nella lotta contro il terrorismo. E tutti negli Usa sanno che processi come quello agli agenti della Cia per il rapimento di Abu Omar sfuggono al controllo del governo. L’Italia è considerata un alleato efficace e necessario, ma il rapporto bilaterale non è molto discusso. In Afghanistan, ci si aspetta, dopo l’inizio del ritiro, continuità di impegno, in una suddivisione dei compiti che veda l’Italia impegnata soprattutto sui fronti civile, delle infrastrutture e dell’addestramento. Cose che sapete fare meglio di noi”.
Un presidente più coinvolto in prima persona in politica estera, dopo il voto di midterm di oggi, che –dicono i sondaggi- vedrà un successo dei repubblicani e una sconfitta dei democratici. Lo prevede Johnatan Laurence, politologo ed editorialista. La lezione di metà mandato al presidente in carica è quasi scontata nei riti politici degli Stati Uniti. “Perdono e spesso si ri-orientano verso gli esteri, perché governare sul fronte interno diventa più difficile, senza maggiorana in Congresso: così, vedremo forse Obama più impegnato, ad esempio, nei negoziati di pace in Medio Oriente”.
Docente al Boston College, ricercatore associato alla Brookings Institution, Laurence scrive anche per l'Economist e il WP; e poiché parla bene italiano e francese, viene pure sentito da radio italiane e francesi. ‘Obamiano’, ammette: “Dopo il voto, il presidente si troverà in una posizione difficile. Ma lui, quando è in difficoltà, ritrova forza e coraggio. Però, se l’economia non si risolleva, dovrà lottare ancora sul fronte interno per non perdere la Casa Bianca nel 2012”.
E’ una possibilità concreta? “Per il momento, no, perché nessun candidato coagula l’opposizione. Se Sarah Palin o Newt Gingrich cercheranno la nomination, sull’onda di un successo del Tea Party, una nuova generazione di repubblicani credibili emergerà solo dopo le presidenziali del 2012. Gente come la Palin o Gincrich, infatti, rischiano di essere ostaggi del Tea Party, invece di cavalcarlo; ed è un giocare con il fuoco, perché più Tea Party significa in realtà meno Partito repubblicano”.
Ma perché questo avvertimento dell’elettorato a metà mandato? Detto che i risultati restano incerti (i democratici potrebbero conservare il controllo del Senato e perdere quello della Camera, ma non è detto che vada a finire così), “sarebbe strano non perdere terreno a metà mandato, quando si sgonfia lo spirito della vittoria. In questa condizioni economiche, poi, sarebbe miracoloso che fette dell’elettorato non esprimano un voto di protesta”, che non è però detto arrivi poi alle presidenziali.
Una delle prime vittime del ‘nuovo corso’ potrebbe essere proprio il principale risultato conseguito dall’Amministrazione Obama in politica estera… “In effetti, la Russia potrebbe farne le spese perché il nuovo trattato sulla riduzione degli armamenti strategici deve essere ratificato tra autunno e inverno. Se Obama non avrà il sostegno di due terzi dei senatori, incasserà una sconfitta pesante, perché il reset delle relazioni con la Russia e il nuovo corso della politica nucleare con stella polare l’opzione zero sono cose per cui s’è impegnato e per cui aveva ottenuto buoni risultati”.
Eppure, il nuovo trattato aveva ottenuto un supporto bipartisan: “Tutti gli ex segretari alla difesa e gli ex consiglieri per la sicurezza nazionale lo hanno avallato. Ma se l’opposizione cerca un’affermazione e mira a indebolire il presidente, senza troppo badare all’interesse nazionale, non si preoccuperà del consenso dei tecnici o del fatto che la Russia sta dando una mano all’America
in Afghanistan. Chi arriva al Congresso targato Tea Party, cercherà solo di mettere il bastone fra le ruote al presidente”.
Un maggiore impegno di Obama in politica estera non comporterà di per sé cambiamenti di linea nel Medio Oriente o verso il Mondo arabo o contro l’Iran o verso la Cina. Per l’Europa, cambierà qualcosa? “Verso l’Europa, c’è una continuità d’atteggiamento delle Amministrazioni statunitensi. Adesso, il tema è quello della difesa anti-missile, per la quale ci sono già stati adeguamenti senza dare l’impressione di piegarsi ai voleri della Russia. Una presa di posizione forte dei repubblicani potrebbe però rimettere in discussione questa decisione”.
E in Afghanistan, Obama potrebbe tenere in serbo sorprese? “Non è certo il momento di mostrare un’America muscolare, ma piuttosto un’America che sa adeguarsi alla situazione. Obama ha già fatto il suo surge, mentre ora che si parla di negoziati, sia pure condizionali, l’accento cade più sull’impiego delle forze speciali contro il terrorismo, sulle caratteristiche del contingente che resterà dopo l’inizio del ritiro, sull’addestramento delle forze locali”.
E nei confronti dell’Italia, il risultato elettorale avrà qualche impatto? “I rapporti con l’Italia sono buoni, quelli bilaterali, nella Nato, nell’Isaf, nella lotta contro il terrorismo. E tutti negli Usa sanno che processi come quello agli agenti della Cia per il rapimento di Abu Omar sfuggono al controllo del governo. L’Italia è considerata un alleato efficace e necessario, ma il rapporto bilaterale non è molto discusso. In Afghanistan, ci si aspetta, dopo l’inizio del ritiro, continuità di impegno, in una suddivisione dei compiti che veda l’Italia impegnata soprattutto sui fronti civile, delle infrastrutture e dell’addestramento. Cose che sapete fare meglio di noi”.
SPIGOLI: Italia, titoli (di coda?) da Ziegfeld Follies
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 02/11/2010
Mentre scorrono sui giornali di tutto il Mondo i titoli di un’Italia da Ziegfeld Follies –e speriamo siano quelli di coda-, il ‘j’accuse’ di Emma Marcegaglia, che denuncia un Paese senza guida verso la ripresa, trova echi attenti soprattutto sulla stampa economica. E c’è chi avanza l’ipotesi, smentita, di uno slittamento, per ragioni d’inopportunità, del prossimo vertice italo-tedesco, il 12 gennaio. Rispetto alla sortita della Marcegaglia, c’è chi aveva addirittura giocato d’anticipo, lungo il filone del Paese per vecchi e dei giovani dal futuro negato. Il Times di Londra analizza il fenomeno senza paragoni degli italiani “impantanati” nell’inattività, “senza lavoro e senza speranza”: non figurano fra i disoccupati, e quindi non ne appesantiscono le statistiche, ma solo perché si sono arresi; e sono tanti, più che mai, un record, figli della “peggiore recessione” vissuta dall’Italia dalla Seconda Guerra Mondiale. I dati sono quelli di Eurostat, nulla di inedito: è “inattivo” più di un italiano su tre tra i 15 e i 64 anni, quasi il 50% in più della media europea; nel Sud, sono uno su due, moltissime donne (quasi due su tre al Sud), tanti giovani. Gli ‘ottimisti’ fanno spallucce: mica vero, gente che lavora in nero. Viva il sommerso: tra un sesto e un quinto dell’economia, pura evasione fiscale. Poi, mancano i soldi per l’istruzione e gli ammortizzatori.
Mentre scorrono sui giornali di tutto il Mondo i titoli di un’Italia da Ziegfeld Follies –e speriamo siano quelli di coda-, il ‘j’accuse’ di Emma Marcegaglia, che denuncia un Paese senza guida verso la ripresa, trova echi attenti soprattutto sulla stampa economica. E c’è chi avanza l’ipotesi, smentita, di uno slittamento, per ragioni d’inopportunità, del prossimo vertice italo-tedesco, il 12 gennaio. Rispetto alla sortita della Marcegaglia, c’è chi aveva addirittura giocato d’anticipo, lungo il filone del Paese per vecchi e dei giovani dal futuro negato. Il Times di Londra analizza il fenomeno senza paragoni degli italiani “impantanati” nell’inattività, “senza lavoro e senza speranza”: non figurano fra i disoccupati, e quindi non ne appesantiscono le statistiche, ma solo perché si sono arresi; e sono tanti, più che mai, un record, figli della “peggiore recessione” vissuta dall’Italia dalla Seconda Guerra Mondiale. I dati sono quelli di Eurostat, nulla di inedito: è “inattivo” più di un italiano su tre tra i 15 e i 64 anni, quasi il 50% in più della media europea; nel Sud, sono uno su due, moltissime donne (quasi due su tre al Sud), tanti giovani. Gli ‘ottimisti’ fanno spallucce: mica vero, gente che lavora in nero. Viva il sommerso: tra un sesto e un quinto dell’economia, pura evasione fiscale. Poi, mancano i soldi per l’istruzione e gli ammortizzatori.
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