P R O S S I M A M E N T E

Buone Feste - Sereno Natale - Un 2017 Migliore - Buone Feste - Sereno Natale - Un 2017 Migliore - Buone Feste - Sereno Natale - Un 2017 Migliore

martedì 6 luglio 2010

Eritrei esuli: sos via sms dal deserto di Libia, Roma tace

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 06/07/2010

Gli sos via sms dal deserto di Libia non fanno suonare le sirene d’allarme né a Palazzo Chigi nè alla Farnesina. L’Italia della gente di buona volontà, l’Italia delle organizzazioni non governative rilancia le richieste d’aiuto disperate che arrivano dal centro di detenzione di Braq, vicino a Sebah, nel mezzo del Sahara, dove attualmente la temperature raggiungono i 50 gradi: lì, nudi da giorni, molti coperti del proprio sangue, pestati, feriti, 245 rifugiati eritrei, fra cui 18 donne e bambini, rischiano la vita, in condizioni di detenzione durissime, dopo essere stati trasferiti per punizione dal campo di Misurata

La vicenda è stata segnalata e seguita, in questi giorni, con particolare attenzione dell’Unità. Le voci da Braq sono frammentarie, ma tutte danno un quadro allucinante di maltrattamenti e precarietà: alcuni detenuti per la disperazione avrebbero tentato il suicidio bevendo acido.

Il Cir, il Consiglio italiano dei rifugiati, e altre sigle si fanno megafono dei disperati appelli all’intervento internazionale dei rifugiati eritrei, in particolare “dopo i maltrattamenti subiti negli ultimi giorni”. Ma dai palazzi del Potere, fedeli alla consegna dell’amicizia con il regime del dittatore libico Muhammar Gheddafi e rispettosi del principio di non ingerenza, non vengono echi.

Intendiamoci, un casi come questi la discrezione può essere la scelta giusta: proprio il Cir dichiara di “avere motivo di pensare che il governo italiano si stia muovendo”, dopo una telefonata del ministro degli esteri Franco Frattini al presidente del Cir Savino Pezzotta. E alla Farnesina non si esclude una presa di posizione europea.

Ma non c’è tempo da perdere. Amnesty International denuncia i pericoli cui i rifugiati eritrei andrebbero incontro se fossero ‘deportati’ in patria: “la tortura, la punizione riservata ai colpevoli di ‘tradimento’ e ‘diserzione’” e la vita. Per loro, la cosa più sicura sarebbe il trasferimento in Italia e un’accoglienza nel nostro Paese. Ma siamo ben lontani da una prospettiva del genere: da quando la Libia ha chiuso l’ufficio dell’Onu per i rifugiati a Tripoli, le prospettive di quanti vogliono fuggire a regimi repressivi o semplicemente alla povertà sono peggiorate.

Nell’immediato, le organizzazioni umanitarie chiedono di potere rendere visita al centro di Braq e di potere prestare cure di emergenza agli eritrei feriti e a quanti hanno contratto malattie infettive. Poi c’è la preoccupazione di evitare che siano rimpatriati, nel rispetto del principio internazionale del ‘non respingimento’ verso Paesi a rischio tortura e di maltrattamenti. Un’annunciata visita dell’ambasciata di Eritrea a Tripoli nel centro di Braq è considerata una minaccia di deportazione,
o di rappresaglia contro le famiglie dei rifugiati rimaste in Eritrea: dei contatti diplomatici in corso danno notizia fonti dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni a Tripoli.

Dal Parlamento, vengono richieste di spiegazioni al ministro Frattini e al ministro dell’interno Alberto Maroni, che, più della situazione in Libia, s’interessa del rischio d’immigrazione via Malpensa: “E’ la nuova Lampedusa”, dice, in base a uno studio secondo cui con 15mila euro si compra un passaggio aereo da un Paese extracomunitario a un grande scalo Ue –una cifra da capogiro, per i disperati delle carrette del mare’-.

“Dobbiamo risolvere il dramma degli eritrei in Libia e dobbiamo anche evitare che casi del genere si ripetano”, afferma il senatore Pd Roberto Di GiovanPaolo. Sotto accusa è l’accordo con la libia, fiore all’occhiello del Governo Berlusconi, perché riduce il flusso dei clandestini, a detrimento, però, dei principi umanitari. “L’intesa con Tripoli non funziona –denuncia Di GiovanPaolo-: quando venne firmata, perché non si parlò anche di diritti umani?”.

La fase più tragica dell’odissea dei 245 rifugiati eritrei cominciò il 30 giugno: dopo un tentativo di fuga la sera prima, un centinaio di soldati e poliziotti libici, pesantemente armati, fecero irruzione nel centro di detenzione di Misurata. Dopo un pestaggio seguito dal ricovero di 14 detenuti, tutti i malcapitati furono caricati su due container e trasferiti con un viaggio blindato di 12 ore a Sabha. Lì, le condizioni di detenzione sono drammatiche: sovraffollamento, acqua e cibo insufficienti, servizi igienici inadeguati.

SPIGOLI: Mr B 'ghe pensi mi' fa colpo su stampa estera

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 06/07/2010

Tanto tuonò che piovve: le dimissioni, ieri, del ministro senza portafoglio e senza deleghe, ma con licenza di legittimo impedimento Aldo Brancher, non colgono di sorpresa la stampa internazionale, che, nel fine settimana, aveva sottolineato l’eco un po’ inquietante del ‘Ghe pensi mi’ di Mr B. Di ritorno da una missione internazionale, il presidente del Consiglio s’era proposto in meneghino come ‘aggiustatutto’ per manovra, legge sulle intercettazioni e riforma della giustizia, impressionando El Mundo (“Berlusconi sbrigherà tutti gli affari”). El Pais, ieri, preparava al peggio i suoi lettori descrivendo “il caos” che regna “nella coalizione di centrodestra che governa l'Italia”. Le Figaro, in genere poco critico, raccontava un “Berlusconi nella tormenta delle intercettazioni”. Il Times di Londra informava che il premier “cancella una vacanza”, perché “la coalizione vacilla su tagli e dispute”. Il fatto è che, ancora una volta, molti corrispondenti s’attendono che alle parole seguano i fatti, mentre, in Italia, in genere ci si ferma alle parole (per i fatti, c’è sempre tempo). Forse più smaliziato, il Telegraph non si lascia distrarre dall’attualità politica: il suo Berlusconi resta ancorato alla storiella dell’invito in hotel rivolto alle danzatrici in Brasile.

domenica 4 luglio 2010

SPIGOLI: Bamboccioni d'Italia, l'Europa s'è desta

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 04/07/2010

Bamboccioni d’Italia, l’Europa s’è desta: l’uno dopo l’altro, i giornali del Vecchio Continente s’interessano al problema dei ’giovani’ italiani che non sono più giovani ma che continuano a essere considerati tali e che si comportano come se lo fossero (continuando, ad esempio, per comodità o per impossibilità di fare altrimenti, a vivere presso i genitori, in famiglia). Le Monde coglie proprio questo aspetto: “Dalla mamma a trent’anni. Aumentano i giovani italiani per i quali si tratta di una scelta forzata. La crisi tocca di più la classe d'età fra i 18 e i 29 anni”. L’Observer parla di “generazione perduta”: un rischio che corrono “due milioni di giovani italiani”, secondo la sociologa Chiara Saraceno. E la stessa espressione è usata da Nouvel Obs, “i bamboccioni, una generazione perduta”. Mentre il Daily Mail, come al solito, la mette più sull’ironico (e sul semplicistico) che sul sociologico (e l’analitico): “Aumentano i bamboccioni perché sempre più italiani scelgono di vivere a casa”. Les Echos affronta, invece, il tema dal punto di vista dei problemi dell’Università: “L'impossibile riforma dell'Università italiana. Sempre più giovani partono all'estero e le iscrizioni calano”. E di l’ alla fuga dei cervelli il passo è breve, ma la storia è lunga.

sabato 3 luglio 2010

SPIGOLI: pub, niente sesso (italiano), siamo inglesi

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 03/07/2010

Al bando in Inghilterra due manifesti del marchio di moda italiano Diesel: sono stati giudicati “indecenti” e colpevoli di “promuovere comportamenti anti-sociali”. In una delle immagine bocciate, una giovane donna monta in cima a una scala a pioli e si toglie il top per esporre il seno davanti a una telecamera di sicurezza. Nell’altra, una modella con un bikini di almeno una misura inferiore alle sue si scosta ammiccando il bottom per fotografarsi le parti intime, mentre un leone s’aggira inquietante sullo sfondo. Lo slogan, più imbarazzante ancora, recita: “Il furbo può avere cervello. Ma lo stupido ha le palle. Sii stupido”. Dopo la ‘sentenza’ dell’Asa, l’Authority britannica che valuta il rispetto degli standard da parte della pubblicità, i due manifesti non possono più essere mostrati: nel dare la notizia, il Daily Mail –da che pulpito la predica, pur giusta!- e la stampa inglese deprecano le campagne ‘shock’ di altri marchi di moda italiana (e citano Benetton). La ‘difesa’ della Diesel, secondo cui le immagini vogliono dare della femminilità “un feeling differente e più maschile”, non ha fatto breccia. L’Asa ‘condanna’ le immagini per i loro contenuti offensivi e per il rischio d’effetto copycat (marginale, per la tizia che si fotografa mentre un leone le ronza intorno; sostanziale, per la tizia che sulla scala sfida la telecamera di sicurezza).

venerdì 2 luglio 2010

SPIGOLI - Giù le mani dalla Nutella, i media nel barattolo

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 02/07/2010

Giù le mani dalla Nutella!, anzi giù le mani dal barattolo, dall’etichetta e dalla ricetta della Nutella, chè le dita dentro vogliono ficcarcele tutti. La difesa della prelibatezza della Ferrero, divenuta un’icona della golosità e della qualità agro-alimentare ‘made in Italy’, ha assunto toni da crociata sulla stampa europea, anche se il Parlamento di Strasburgo, preso lui con le dita nella marmellata,
si schernisce e nega di avere mai voluto attentare alla crema di cioccolato più famosa (e più buona)al mondo. Il Guardian dedica alla questione addirittura un commento (“Europei, battetevi per la vostra ghiottoneria”) animato in parte da amore per la Nutella e in parte da genuinissimi sentimenti anti-Ue britannici, mentre la stampa francese di destra e di sinistra (da Libération a Le Figaro passando per Les Echos) tenta di ristabilire la verità: l’assemblea comunitaria a vietare la Nutella non ci pensa nemmeno. I settimanali d’Oltralpe, invece, tengono la guardia alta: fidarsi degli eurocrati è bene, ma mai affidare loro il proprio vasetto. Così Nouvel Obs s’interroga angosciato “Nutella, presto l'addio?” e ParisMatch si chiede incredulo “Nutella, pericolosa per la salute?”. Il Time, che vuole uscire dal gregge, preferisce dedicarsi alla “nuova pasta” italiana: boh, chissà di che parla…

giovedì 1 luglio 2010

Germania: uomo Merkel presidente, ma Angela è nei guai

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 01/07/2010

E' stato un giorno nero, per il cancelliere tedesco Angela Merkel. Il candidato della coalizione di maggioranza Christian Wulff (Cdu) non e' stato eletto alla presidenza della Repubblica federale ne' al primo ne' al secondo scrutinio, quando ci voleva la maggioranza asssoluta dei membri dell'assemblea federale (623 su 1244, il Bundestag più altrettanti delegati regionali). Wulff ha avuto 600 suffragi la prima volta, 615 la seconda. S'e' cosi' andati al terzo decisivo scrutinio: li', diventa presidente semplicemente chi ha più voti.

Wulff, 51 anni, il più' giovane presidente nella storia della RfG, capo del governo della Bassa Sassonia, ce l'ha fatta, ma la sua vittoria ha il sapore della sconfitta per la Merkel, che, dopo la batosta elettorale regionale del 9 maggio, non ha saputo compattare la sua maggioranza nero-gialla (Cdu e Csu con Fdp), tra scelte europee giuste ma tardive e impopolari e manovre nel segno del rigore.

L'opposizione di sinistra non ha pero' saputo profittare delle difficolta' del cancelliere: il candidato votato da Spd e Verdi, Joachim Gauck, 71 anni, un ex pastore protestante, oppositore del regime comunista nella Rdt, non ha convinto tutta la Link.

Adesso, colmato il vuoto al vertice dello Stato lasciato dalle dimissioni il 31 maggio di Horst Koehler, colpevole di avere detto sull'Afghanistan una verita' proibita, che noi occidentali siamo li' per difendere (anche) i nostri interessi, il futuro politico tedesco e' incerto. La Merkel e' indebolita e la coalizione -al potere da nove mesi- sfilacciata. C'e' chi ipotizza un cambio di leadership e d'alleanze

SPIGOLI - Amarcord 2014, Mr B, Lula, Vladi e George

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 01/07/2010

Gli affari più o meno conclusi per la cifra tonda dichiarata e sbandierata di 10 miliardi di euro?, oppure le dichiarazioni fragorose di politica interna, mediatica –l’invito ai lettori a boicottare i giornali- ed economica –il botta e risposta con le Regioni sulla manovra-?, oppure la delusione, scontata, per la mancata decisione sull’estradizione del terrorista omicida Cesare Battisti? Nulla di tutto questo: a colpire la stampa internazionale, della visita di Mr B in Brasile sono il cerone, le donne e, soprattutto, una ‘proposta indecente’ fatta al presidente brasiliano Inacio Luis Lula Da Silva. Il Telegraph nota che premier ha accusato “un problema di cerone in eccesso” durante la sua missione. Le Figaro cita una chiacchiera tra Berlusconi e Lula sulle donne e il calcio: temi di cui entrambi si vogliono esperti. El Mundo punta sull’invito di Mr B all’amico perché, dopo la pausa impostagli dalla Costituzione brasiliana, si ricandidi alla presidenza nel 2014 “per il bene del Brasile”. Berlusconi conta di esserci ancora, rivincendo le elezioni nel 2013 ed avendo magari cambiato Palazzo; e l’amico Vladi (Putin, ndr) sarà tornato al Cremino; quasi quasi, Mr B chiama George (W. Bush, ndr) per convincerlo a riprovarci nel 2012 –Obama va così così e la Costituzione statunitense non sarà poi un ostacolo insormontabile-.