Scritto per Il Fatto Quotidiano del 07/06/2011
Fuori un altro. Dopo l'Irlanda e la Finlandia, il Portogallo: le elezioni politiche 2012 nei Paesi dell'Ue segnano un'ecatombe di governi; e sono tutti governi di centro sinistra. Tanto che, ormai, nell'Unione le formazioni al potere non di centro-destra, talora con pesanti accenti xenofobi e anti-slam, sono una sorta di specie in via d'estinzione. Sopravvivono in Spagna e in Grecia, ma, se pure lì si votasse oggi, rischierebbero di scomparire. Fortuna che in Spagna si vota fra un anno (e, magari, le cose non andranno come alle municipali di maggio) e che in Grecia c'e' ancora tempo, salvo collassi del Paese e recessioni verso la dracma, che speriamo appartengano solo all’inverosimile giornalistico.
I risultati portoghesi sono senza sfumature, come lo erano già stati quelli irlandesi e finlandesi: il Partito socialista, che guidava il governo, si ferma al 28,1% e il centrodestra supera, per la prima volta dalla fine del ‘salazarismo, il 50% dei voti e dei seggi, con il Psd al 38,6% e il Cds all'11,7%.
Pagano dazio, al voto, i governi dei Paesi dell'euro forte, come la Finlandia, e quelli dei Paesi dell'euro debole, come Irlanda e, appunto, Portogallo. Pagano dazio, cioè, i governi che subiscono le ricette del sacrificio e del ‘giro di vite’ loro imposte dai partner europei e dalle istanze tecniche sovra-nazionali, la Bce e l'Fmi. E pagano pure dazio i governi che stanno dalla parte di chi detta legge, ma accettano di partecipare allo sforzo di salvataggio dei Paesi più malmessi .
Nell'Europa che esce a fatica dalla crisi del 2008 e che non riesce a blindare la sua moneta pur forte sui mercati dei cambi dalle insidie della speculazione, i governi, che sono tutti, o quasi, ammalati di 'cortotermismo', patiscono le scelte ancora più 'cortotermiste' dei loro cittadini: no ai sacrifici e no alla solidarietà; si' invece alla paura, che induce a chiudere la porta e a barricarsi in casa. Discorsi che valgono per l’immigrazione e nel sociale, oltre che nell’economia e nella finanza.
Ma se il domino dei governi dovesse continuare, il pendolo potrebbe ora rovesciarsi. Anzi, magari, il segnale d'inversione di tendenza è già partito proprio dall'Italia, con le amministrative di maggio e, adesso, i referendum. I prossimi grossi birilli sono l'anno prossimo le presidenziali francesi e poi le politiche tedesche: Sarkozy e la Merkel, due ‘pezzi grossi’ dello schieramento europeo centrista e conservatore, rischiano, anche a giudicare dalle recenti municipali francesi e regionali tedesche. Ma, attenzione!, se a guidare il pendolo è la paura le oscillazioni possono andare fuori controllo: possono persino spingersi più in là di dove sono già giunte e arrivare in Francia al Fronte Nazionale di Martine Le Pen; oppure, possono uscire dall’asse destra – sinistra e deviare in Germania verso i Verdi, che sono stati nelle ultime consultazioni, più dei socialdemocratici, i beneficiari dell’arretramento cristiano-democratico.
martedì 7 giugno 2011
domenica 5 giugno 2011
SPIGOLI: Europa/America, le scelte di Obama e le nostalgie
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 05/06/2011, pubblicato sul blog 08/06
Venezia, Isola di San Clemente. All'annuale workshop del Consiglio per le relazioni tra Italia e Stati Uniti, c'e' nostalgia dei bei tempi andati, quando i rapporti transatlantici tenevano banco e facevano titolo sui giornali. Generazioni d'ambasciatori presso la Nato o degli Usa a Roma e d'Italia a Washington constatano che, oggi, la visita in Europa d'un presidente degli Stati Uniti e' poco più d'una 'photo opportunity': Barak Obama la scorsa settimana ha compiuto una missione anodina con tappe 'elettorali' a Dublino e Varsavia per corteggiare il voto etnico irlandese e polacco in vista delle presidenziali 2012. Vuoi mettere quando c'erano da installare gli euromissili, o da invadere l'Iraq o da combattere guerre a colpi di dazi... Ma c'e' pure chi, meno nostalgico, nota che forse e' meglio cosi': oggi, America ed Europa non hanno veri e propri contenziosi commerciali, militari, politici; e non hanno più neppure un nemico comune -il comunismo e' stato sconfitto e il terrorismo, dopo l'uccisione di Osama bin Laden, e' impalpabile e impersonale-. Restano, invece, valori comuni forti: la liberta', la democrazia, i diritti dell'uomo, la volonta' di realizzare societa' aperte. E resta l'interesse reciproco a cercare insieme risposte a situazioni che sollecitano Washington e le capitali d'Europa: la primavera araba, la pace che non si fa tra israeliani e palestinesi, l'ascesa della Cina e dei Bric, l'uscita dalla crisi e la globalizzazione. Mi torna tutto. Solo un punto mi resta oscuro: ma se Obama e' venuto qui a cercare il voto etnico, perche' non e' passato in Italia a blandire decine di milioni d'italo-americani? Forse Mr B ne sa qualcosa...
Venezia, Isola di San Clemente. All'annuale workshop del Consiglio per le relazioni tra Italia e Stati Uniti, c'e' nostalgia dei bei tempi andati, quando i rapporti transatlantici tenevano banco e facevano titolo sui giornali. Generazioni d'ambasciatori presso la Nato o degli Usa a Roma e d'Italia a Washington constatano che, oggi, la visita in Europa d'un presidente degli Stati Uniti e' poco più d'una 'photo opportunity': Barak Obama la scorsa settimana ha compiuto una missione anodina con tappe 'elettorali' a Dublino e Varsavia per corteggiare il voto etnico irlandese e polacco in vista delle presidenziali 2012. Vuoi mettere quando c'erano da installare gli euromissili, o da invadere l'Iraq o da combattere guerre a colpi di dazi... Ma c'e' pure chi, meno nostalgico, nota che forse e' meglio cosi': oggi, America ed Europa non hanno veri e propri contenziosi commerciali, militari, politici; e non hanno più neppure un nemico comune -il comunismo e' stato sconfitto e il terrorismo, dopo l'uccisione di Osama bin Laden, e' impalpabile e impersonale-. Restano, invece, valori comuni forti: la liberta', la democrazia, i diritti dell'uomo, la volonta' di realizzare societa' aperte. E resta l'interesse reciproco a cercare insieme risposte a situazioni che sollecitano Washington e le capitali d'Europa: la primavera araba, la pace che non si fa tra israeliani e palestinesi, l'ascesa della Cina e dei Bric, l'uscita dalla crisi e la globalizzazione. Mi torna tutto. Solo un punto mi resta oscuro: ma se Obama e' venuto qui a cercare il voto etnico, perche' non e' passato in Italia a blandire decine di milioni d'italo-americani? Forse Mr B ne sa qualcosa...
sabato 4 giugno 2011
Batterio killer: storie di pandemie mancate (o sventate?)
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 04/06/2011
La paura del batterio killer attanaglia l'Europa e costringe sulla difensiva il Mondo intero. L'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanita', calcola finora almeno 18 vittime e 2000 casi in 12 Paesi. Tutti i focolai emersi negli ultimi 10 giorni, da quando il batterio s'e' manifestato, paiono in qualche modo connessi al Nord della Germania, dove si contano quasi tutte le vittime. Ma casi si registrano anche in Svezia, Danimarca, Olanda, Francia e altrove. Statistiche e mappe restano imprecise, perche' il fenomeno e nuovo e le diagnosi non sono sempre attendibili.
Gli ultimi bollettini sanitari sono incoraggianti, o forse ottimistici: l'epidemia si starebbe "stabilizzando", affermano le autorita' sanitarie tedesche. E il ministro della salute Fazio esclude che vi siano rischi in Italia, ordina ai Nas di rafforzare i controlli e da' consigli a chi deve recarsi nel Nord della Germania: "Non mangiare cibi non cotti".
Ma la paura pesa pure sugli scambi e fa scattare allarmi economici. E se l'Unione europea fa scattare i meccanismi d'emergenza a tutela della sicurezza alimentare, Mosca blocca l'import di legumi dall'Ue, Bruxelles protesta, Madrid chiede i danni a Berlino perche' la colpa era stata inizialmente data ai cetrioli spagnoli (che pare non c'entrino nulla). In Italia, almeno un'organizzazione di consumatori, il Codacons, chiede lo stop dell'import di ortofrutta, mentre la Coldiretti calcola in 20 milioni di euro le perdite per i produttori di cetrioli e in 5 miliardi di euro le perdite causate dalle psicosi alimentari-sanitarie degli ultimi anni.
E, in effetti, gli allarmi si sono susseguiti nel corso degli anni, dalla mucca pazza all'epidemia d'afta ai casi di contraffazione (quelle del vino in primo luogo, per quanto ci riguarda). E poi i timori di pandemia, la Sars prima, l'aviaria poi, la suina infine, pestilenze universali mai finora esplose con la virulenza temuta, forse anche perche' l'allarme fu forte e il più tempestivo possibile. e le barriere di protezione poste si rivelarono, dopo una fase di panico iniziale, effiaci (e, magari, con il senno di poi, esagerate).
La Sars, acronimo per sindrome respiratoria acuta grave, ua polmonite atipica comparve in Cina nel 2002 e arrivo' in Occidente nel 2003: oltre 8000 i casi accertati, circa 800 i morti. Nel 2005 fu la volta del virus aviario H5N1, una pandemia 'mancata', una "bomba -avvertono gli esperti - inesplosa", ma mai davvero "disinnescata" perche' il microorganismo potrebbe sempre 'imparare' come passare dai polli all'uomo. Invece, la 'suina' quasi subito preferì l’uomo ai maiali e due anni fa, nel 2009, sotto il nome di influenza da virus A/H1N1, fu la prima pandemia ufficialmente dichiarata dall'Oms nel XXI Secolo. In Italia, la
'suina' ha fatto circa 300 morti, su circa 20mila decessi nel mondo. Dopo la dichiarazione ufficiale di fine pandemia, il 10 agosto 2010, l’H1N1 è stato declassato a virus stagionale, lasciando dietro di se' decine di milioni di dosi di vaccino inutilizzate.
Stavolta, almeno per ora, essendo ancora ignote le origini e i percorsi del contagio, la prevenzione si limita a consigli d'igiene di base: lavare bene le verdure con acqua calda e mangiarle solo cotte. Eppure, la battaglia contro questo batterio killer, non ancora vinta, diventa gia' una guerra economica e commerciale. E consumatori e produttori si schierano gli uni contro gli altri, come se il contagio non fosse una minaccia per tutti.
Dall'Europa alla Cina, biologi e medici sono al lavoro, con qualche iniziale successo. L'Oms sa ormai che il batterio killer e' una variante mai vista prima dell'Escherichia coli, lo O104:H4, diverso e distinto dai suoi 174 parenti noti, generato da una mutazione che resta misteriosa. I batteri della famiglia producono tutti la stessa tossina, che da sola non basta a spiegare, pero', la letalita' dell'epidemia di gastroenterite con danni renali. Scienziati ed esperti giudicano lo O104:H4 "altamente tossico". E i ricercatori cinesi che hanno decodificato il genoma indicano che il ceppo contiene "diversi geni resistenti agli antibiotici". Tracce delle tossine sono state trovate pure su un salame di cervo prodotto in Italia: come ci siano arrivate, ancora non si sa.
La paura del batterio killer attanaglia l'Europa e costringe sulla difensiva il Mondo intero. L'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanita', calcola finora almeno 18 vittime e 2000 casi in 12 Paesi. Tutti i focolai emersi negli ultimi 10 giorni, da quando il batterio s'e' manifestato, paiono in qualche modo connessi al Nord della Germania, dove si contano quasi tutte le vittime. Ma casi si registrano anche in Svezia, Danimarca, Olanda, Francia e altrove. Statistiche e mappe restano imprecise, perche' il fenomeno e nuovo e le diagnosi non sono sempre attendibili.
Gli ultimi bollettini sanitari sono incoraggianti, o forse ottimistici: l'epidemia si starebbe "stabilizzando", affermano le autorita' sanitarie tedesche. E il ministro della salute Fazio esclude che vi siano rischi in Italia, ordina ai Nas di rafforzare i controlli e da' consigli a chi deve recarsi nel Nord della Germania: "Non mangiare cibi non cotti".
Ma la paura pesa pure sugli scambi e fa scattare allarmi economici. E se l'Unione europea fa scattare i meccanismi d'emergenza a tutela della sicurezza alimentare, Mosca blocca l'import di legumi dall'Ue, Bruxelles protesta, Madrid chiede i danni a Berlino perche' la colpa era stata inizialmente data ai cetrioli spagnoli (che pare non c'entrino nulla). In Italia, almeno un'organizzazione di consumatori, il Codacons, chiede lo stop dell'import di ortofrutta, mentre la Coldiretti calcola in 20 milioni di euro le perdite per i produttori di cetrioli e in 5 miliardi di euro le perdite causate dalle psicosi alimentari-sanitarie degli ultimi anni.
E, in effetti, gli allarmi si sono susseguiti nel corso degli anni, dalla mucca pazza all'epidemia d'afta ai casi di contraffazione (quelle del vino in primo luogo, per quanto ci riguarda). E poi i timori di pandemia, la Sars prima, l'aviaria poi, la suina infine, pestilenze universali mai finora esplose con la virulenza temuta, forse anche perche' l'allarme fu forte e il più tempestivo possibile. e le barriere di protezione poste si rivelarono, dopo una fase di panico iniziale, effiaci (e, magari, con il senno di poi, esagerate).
La Sars, acronimo per sindrome respiratoria acuta grave, ua polmonite atipica comparve in Cina nel 2002 e arrivo' in Occidente nel 2003: oltre 8000 i casi accertati, circa 800 i morti. Nel 2005 fu la volta del virus aviario H5N1, una pandemia 'mancata', una "bomba -avvertono gli esperti - inesplosa", ma mai davvero "disinnescata" perche' il microorganismo potrebbe sempre 'imparare' come passare dai polli all'uomo. Invece, la 'suina' quasi subito preferì l’uomo ai maiali e due anni fa, nel 2009, sotto il nome di influenza da virus A/H1N1, fu la prima pandemia ufficialmente dichiarata dall'Oms nel XXI Secolo. In Italia, la
'suina' ha fatto circa 300 morti, su circa 20mila decessi nel mondo. Dopo la dichiarazione ufficiale di fine pandemia, il 10 agosto 2010, l’H1N1 è stato declassato a virus stagionale, lasciando dietro di se' decine di milioni di dosi di vaccino inutilizzate.
Stavolta, almeno per ora, essendo ancora ignote le origini e i percorsi del contagio, la prevenzione si limita a consigli d'igiene di base: lavare bene le verdure con acqua calda e mangiarle solo cotte. Eppure, la battaglia contro questo batterio killer, non ancora vinta, diventa gia' una guerra economica e commerciale. E consumatori e produttori si schierano gli uni contro gli altri, come se il contagio non fosse una minaccia per tutti.
Dall'Europa alla Cina, biologi e medici sono al lavoro, con qualche iniziale successo. L'Oms sa ormai che il batterio killer e' una variante mai vista prima dell'Escherichia coli, lo O104:H4, diverso e distinto dai suoi 174 parenti noti, generato da una mutazione che resta misteriosa. I batteri della famiglia producono tutti la stessa tossina, che da sola non basta a spiegare, pero', la letalita' dell'epidemia di gastroenterite con danni renali. Scienziati ed esperti giudicano lo O104:H4 "altamente tossico". E i ricercatori cinesi che hanno decodificato il genoma indicano che il ceppo contiene "diversi geni resistenti agli antibiotici". Tracce delle tossine sono state trovate pure su un salame di cervo prodotto in Italia: come ci siano arrivate, ancora non si sa.
venerdì 3 giugno 2011
Italia 150: a Roma i problemi del Mondo (oltre a tutti i nostri)
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 03/06/2011
Per un giorno, ed è quello giusto, il 2 giugno, la Festa della Repubblica nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Roma diventa crocevia della diplomazia internazionale e si ricorda d’essere stata ‘caput mundi’. La presenza di notabili di mezzo mondo –una quarantina i capi di Stato o i loro vice, un’ottantina i Paesi rappresentati- ravviva l’interesse della stampa internazionale, al di là della foto della parata che trovate su un sacco di siti e di giornali, le frecce tricolori che sfiorano il Vittoriano, che di suoi di anni ne fa cento. Il presidente Napolitano lascia la festa “orgoglioso e soddisfatto”, dice, dell’immagine “viva e dinamica” offerta. Gli ospiti se ne vanno, ciascuno avendo contaminato la Città Eterna dei propri problemi. Il segretario generale dell’Onu Ban Ky-moon è preoccupato dello stallo in Libia e spera che l’Italia non riduca le forze in Libano. Il vice-presidente americano Biden e il presidente afghano Karzai, hanno il cruccio dell’offensiva dei talebani dopo l’uccisione di bin Laden, anche al di là del confine con il Pakistan, dove gli scontri in queste ore fanno almeno 75 morti. Imbucato, più che invitato, c’è pure il ministro del petrolio libico, Ghanem, che annuncia la sua defezione: “Mi unisco alla rivolta”, dice, mentre la Nato proroga la missione militare di altri 90 giorni –hai voglia le settimane di cui parlavano Frattini e La Russa un mese fa-. In un giorno così, nessuno nega una parola d’amicizia all’Italia, che spalanca agli ospiti i Giardini del Quirinale e i Palazzi del Potere. A parata finita, il premier Berlusconi riceve i leader che non scappano subito via a Villa Pamphili. Lì, il presidente del Consiglio europeo, il belga Van Rompuy, fa l’elogio della politica di bilancio italiana. Certo, il premier gli promette di azzerare il deficit entro il 2014. Tanto, toccherà poi ad altri renderne conto alla scadenza.
Per un giorno, ed è quello giusto, il 2 giugno, la Festa della Repubblica nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Roma diventa crocevia della diplomazia internazionale e si ricorda d’essere stata ‘caput mundi’. La presenza di notabili di mezzo mondo –una quarantina i capi di Stato o i loro vice, un’ottantina i Paesi rappresentati- ravviva l’interesse della stampa internazionale, al di là della foto della parata che trovate su un sacco di siti e di giornali, le frecce tricolori che sfiorano il Vittoriano, che di suoi di anni ne fa cento. Il presidente Napolitano lascia la festa “orgoglioso e soddisfatto”, dice, dell’immagine “viva e dinamica” offerta. Gli ospiti se ne vanno, ciascuno avendo contaminato la Città Eterna dei propri problemi. Il segretario generale dell’Onu Ban Ky-moon è preoccupato dello stallo in Libia e spera che l’Italia non riduca le forze in Libano. Il vice-presidente americano Biden e il presidente afghano Karzai, hanno il cruccio dell’offensiva dei talebani dopo l’uccisione di bin Laden, anche al di là del confine con il Pakistan, dove gli scontri in queste ore fanno almeno 75 morti. Imbucato, più che invitato, c’è pure il ministro del petrolio libico, Ghanem, che annuncia la sua defezione: “Mi unisco alla rivolta”, dice, mentre la Nato proroga la missione militare di altri 90 giorni –hai voglia le settimane di cui parlavano Frattini e La Russa un mese fa-. In un giorno così, nessuno nega una parola d’amicizia all’Italia, che spalanca agli ospiti i Giardini del Quirinale e i Palazzi del Potere. A parata finita, il premier Berlusconi riceve i leader che non scappano subito via a Villa Pamphili. Lì, il presidente del Consiglio europeo, il belga Van Rompuy, fa l’elogio della politica di bilancio italiana. Certo, il premier gli promette di azzerare il deficit entro il 2014. Tanto, toccherà poi ad altri renderne conto alla scadenza.
giovedì 2 giugno 2011
SPIGOLI: NYT = Mr B, la giustizia in Italia una pena
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 02/06/2011, non pubblicato
Per una volta, il NYT è in sintonia con Berlusconi: la giustizia in Italia è una pena. Ma non perchè persegue i potenti, chè ‘quando ci vuole ci vuole’, ma piuttosto perchè impiega un sacco di tempo per condannarli –e raramente ci arriva-. Il quotidiano constata che «la lentezza della giustizia crea problemi in Italia» dopo la condanna dell’ex governatore di BankItalia Antio Fazio e dei ‘furbetti del quartierino’ amici suoi: «Ci sono voluti sei anni» (e non è finita). Da un governatore ormai fuori gioco ad un altro che sta per lasciare Palazzo Kock per andare a fare il presidente della Bce, la Banca centrale europea. Nell’analisi del FT, anche Draghi ha votato contro Mr B e il suo governo nelle considerazioni annuali fatte, come tradizione vuole, il 31 maggio. Secondo il quotidiano economico europeo, che è stato un ‘grande elettore’ di Draghi alla Bce, il discorso è stato una critica ai risultati conseguiti dal governo Berlusconi. L’intervento del governatore è stato seguito dalla stampa europea con più attenzione del solito, magari alla ricerca di anticipazioni sulle scelte a venire della Bce, visto che l’Europa –la citazione è di Le Figaro- «vive la crisi più grave della sua storia». Giustizia ed economia non distolgono pero’ l’attenzione dalla politica: El Pais vede Berlusconi «alle corde» -l’immagine del ring ritorna, nel dopo elezioni-; il Guardian lo scova «trincerato dietro un muro» (ma è «il muro di carte» con cui i suoi legali cercano di trarlo dagli impicci giudiziari). Le Monde e l’Economist condividono l’approccio del Pais, con altre parole; e il Time s’interroga pubblicano un editoriale della Stampa, ‘Berlusconi ha perso il tocco magico con gli italiani?’.
Per una volta, il NYT è in sintonia con Berlusconi: la giustizia in Italia è una pena. Ma non perchè persegue i potenti, chè ‘quando ci vuole ci vuole’, ma piuttosto perchè impiega un sacco di tempo per condannarli –e raramente ci arriva-. Il quotidiano constata che «la lentezza della giustizia crea problemi in Italia» dopo la condanna dell’ex governatore di BankItalia Antio Fazio e dei ‘furbetti del quartierino’ amici suoi: «Ci sono voluti sei anni» (e non è finita). Da un governatore ormai fuori gioco ad un altro che sta per lasciare Palazzo Kock per andare a fare il presidente della Bce, la Banca centrale europea. Nell’analisi del FT, anche Draghi ha votato contro Mr B e il suo governo nelle considerazioni annuali fatte, come tradizione vuole, il 31 maggio. Secondo il quotidiano economico europeo, che è stato un ‘grande elettore’ di Draghi alla Bce, il discorso è stato una critica ai risultati conseguiti dal governo Berlusconi. L’intervento del governatore è stato seguito dalla stampa europea con più attenzione del solito, magari alla ricerca di anticipazioni sulle scelte a venire della Bce, visto che l’Europa –la citazione è di Le Figaro- «vive la crisi più grave della sua storia». Giustizia ed economia non distolgono pero’ l’attenzione dalla politica: El Pais vede Berlusconi «alle corde» -l’immagine del ring ritorna, nel dopo elezioni-; il Guardian lo scova «trincerato dietro un muro» (ma è «il muro di carte» con cui i suoi legali cercano di trarlo dagli impicci giudiziari). Le Monde e l’Economist condividono l’approccio del Pais, con altre parole; e il Time s’interroga pubblicano un editoriale della Stampa, ‘Berlusconi ha perso il tocco magico con gli italiani?’.
Italia 150: in tanti alla festa, ma pesano le assenze
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 02/06/2011
Si contano sempre quelli che ci sono, perchè –si sa- «gli assenti hanno sempre torto». Ma questa volta bisogna pure pesare quelli che non ci sono. L’Italia celebra la Festa della Repubblica nel 150o anniversario della propria Unità accogliendo a Roma diversi protagonisti della politica internazionale: c’è ‘prezzemolo’ Ban Ky-moon, ci sono il presidente israeliano Peres e quello palestinese Abu Mazen, il presidente russo Medvedev e il vice cinese Xi, futuro ‘numero uno’ designato; ci sono il re di Spagna Juan Carlos e dei principi ereditari; e il presidente tedesco Wulff, l’afghano Karzai, l’argentina Kirchner, oltre a quelli –e non se ne sentiva il bisogno- di Albania, Azerbaigian, Cipro, Islanda e Moldova. Bastano a impegnare il presidente Napolitano, scortato dal ministro degli esteri Frattini, in una maratona diplomatica. Pero’, la lista di quelli che mancano è lunga e fa pensare: c’é chi, come il presidente turco Gul, declina in extremis perché malato; e non c’è il presidente Usa Obama, che è appena stato in Europa evitando l’Italia –arriva il suo vice, Biden, e non è la stessa cosa-; e non ci sono Sarkozy e altri ‘tenori’ europei, Merkel, Cameron, Zapatero, neppure Van Rompuy o Barroso: solo due Paesi del G8 sono al top. Non è un caso che quanti sono stati testimoni delle ultime performances internazionali di Mr B preferiscano starsene alla larga: Napolitano è un signore, e l’Italia un Bel Paese, ma il Cavaliere li fa sentire in imbarazzo.
Si contano sempre quelli che ci sono, perchè –si sa- «gli assenti hanno sempre torto». Ma questa volta bisogna pure pesare quelli che non ci sono. L’Italia celebra la Festa della Repubblica nel 150o anniversario della propria Unità accogliendo a Roma diversi protagonisti della politica internazionale: c’è ‘prezzemolo’ Ban Ky-moon, ci sono il presidente israeliano Peres e quello palestinese Abu Mazen, il presidente russo Medvedev e il vice cinese Xi, futuro ‘numero uno’ designato; ci sono il re di Spagna Juan Carlos e dei principi ereditari; e il presidente tedesco Wulff, l’afghano Karzai, l’argentina Kirchner, oltre a quelli –e non se ne sentiva il bisogno- di Albania, Azerbaigian, Cipro, Islanda e Moldova. Bastano a impegnare il presidente Napolitano, scortato dal ministro degli esteri Frattini, in una maratona diplomatica. Pero’, la lista di quelli che mancano è lunga e fa pensare: c’é chi, come il presidente turco Gul, declina in extremis perché malato; e non c’è il presidente Usa Obama, che è appena stato in Europa evitando l’Italia –arriva il suo vice, Biden, e non è la stessa cosa-; e non ci sono Sarkozy e altri ‘tenori’ europei, Merkel, Cameron, Zapatero, neppure Van Rompuy o Barroso: solo due Paesi del G8 sono al top. Non è un caso che quanti sono stati testimoni delle ultime performances internazionali di Mr B preferiscano starsene alla larga: Napolitano è un signore, e l’Italia un Bel Paese, ma il Cavaliere li fa sentire in imbarazzo.
mercoledì 1 giugno 2011
SPIGOLI: da un ring all'altro, Mr B col naso sanguinante
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 01/06/2011
«Con il naso sanguinante», come chi ha appena preso un pugno dagli elettori: cosi’,
la Bbc raffigura Berlusconi, il giorno dopo la batosta nella amministrative. «Comunque la si giri –scrive sul suo sito l’emittente modello del servizio pubblico-,
il premier è il gran perdente nelle elezioni locali». Per FT , i risultati costituiscono
«un colpo politico» inferto a Mr B e “potrebbero alimentare una lotta di potere all’interno del gruppo di governo”, aprire, cioè, una sorta di guerra di successione (con il rischio che, nel frattempo, il Cavaliere dilapidi tutto il capitale accumulato). Tutta la stampa europea dedica attenzione al voto italiano e anche quella americana registra “il severo monito”degli elettori alla coalizione al governo (WSJ) –e pure NYT, WP, che parla di «enorme sconfitta», Cnn, SFC, Ap e molti altri-. In Europa, titoli e commenti si succedono e si assomigliano: il Guardian parla di «umiliazione» per il premier, il Times vede «il berlusconismo minacciato» dalla perdita di Milano, Libération considera il capoluogo lombardo «liberato», lo spagnolo Abc evidenzia
il «simbolismo» dell’unione « delle capitali del Nord e del Sud per dare una botta a Berlusconi ». E molti giornali, specie francesi, collegano la batosta elettorale di Mr B con gli sviluppi del Rubygate: battuto sul ring della politica, Mr B deve subito salire su quello della giustizia. Fra tutti i quotidiani, uno solo, El Pais, non punta su chi ha perso, ma su chi ha vinto: «La sinistra italiana –titola il giornale spagnolo- resuscita con brio».
«Con il naso sanguinante», come chi ha appena preso un pugno dagli elettori: cosi’,
la Bbc raffigura Berlusconi, il giorno dopo la batosta nella amministrative. «Comunque la si giri –scrive sul suo sito l’emittente modello del servizio pubblico-,
il premier è il gran perdente nelle elezioni locali». Per FT , i risultati costituiscono
«un colpo politico» inferto a Mr B e “potrebbero alimentare una lotta di potere all’interno del gruppo di governo”, aprire, cioè, una sorta di guerra di successione (con il rischio che, nel frattempo, il Cavaliere dilapidi tutto il capitale accumulato). Tutta la stampa europea dedica attenzione al voto italiano e anche quella americana registra “il severo monito”degli elettori alla coalizione al governo (WSJ) –e pure NYT, WP, che parla di «enorme sconfitta», Cnn, SFC, Ap e molti altri-. In Europa, titoli e commenti si succedono e si assomigliano: il Guardian parla di «umiliazione» per il premier, il Times vede «il berlusconismo minacciato» dalla perdita di Milano, Libération considera il capoluogo lombardo «liberato», lo spagnolo Abc evidenzia
il «simbolismo» dell’unione « delle capitali del Nord e del Sud per dare una botta a Berlusconi ». E molti giornali, specie francesi, collegano la batosta elettorale di Mr B con gli sviluppi del Rubygate: battuto sul ring della politica, Mr B deve subito salire su quello della giustizia. Fra tutti i quotidiani, uno solo, El Pais, non punta su chi ha perso, ma su chi ha vinto: «La sinistra italiana –titola il giornale spagnolo- resuscita con brio».
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