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giovedì 8 settembre 2011

SPIGOLI: Germania europea, se l'Europa è tedesca

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 08/09/2011

A Bruxelles, erano pallidi come cenci: temevano il peggio. E, così, il sì della Corte costituzionale tedesca al fondo Ue ‘salva Stati’ è stato accolto con un sospiro di sollievo: i giudici di Karlsruhe hanno infatti sancito, con un verdetto da loro tessi definito “sul filo del rasoio”, che le misure fin qui prese per trarre d’impaccio, anzi per tenere a galla, la Grecia sono “compatibili” con la Costituzione della Repubblica federale. Sarebbe stata una catastrofe europea, se la Corte avesse accolto la tesi d’un gruppo di euroscettici e bloccato la partecipano della Germania al piano ‘salva Stati’. Così, l’Ue sorride, tanto più che la sentenza giunge insieme alla notizia dell’accelerazione dell’attuazione del programma di risanamento del governo di Atene e anche dei passi in avanti verso il varo, alfine, della manovra italiana. Ma il sorriso è amaro: l’Ue deve adeguarsi al pieno rispetto delle prerogative del Bundestag, il parlamento tedesco, sancite dalla Corte: d’ora in poi, toccherà ai deputati tedeschi dire la loro su tutti gli interventi europei di importanza “fondamentale”. Se il cancelliere Merkel vorrà utilizzare denaro tedesco per tenere in vita l’euro e salvare dalla bancarotta la Grecia o chi altri, dovrà ottenere prima l’avallo del Parlamento. E, quindi, i piani greci, o irlandesi, o portoghesi, e la manovra italiana, per dare diritto a un sostegno europeo, se mai si rivelasse, nonostante tutto, necessario, non dovranno solo avere l’imprimatur della Commissione, dell’Eurogruppo e della Bce, ma dovranno pure essere vistati dal Bundestag. Insomma, Karlsruhe sancisce che la Germania è ‘europea’, a condizione che l’Unione sia più tedesca.

mercoledì 7 settembre 2011

Israele: Bibi progetta di rimpiazzare Ankara con Atene

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 07/09/2011

Non è un detto biblico, ma Israele pare farne la divisa della propria politica estera, in questi primi giorni di un settembre di fuoco, con l’approdo all’Onu della questione del riconoscimento della Palestina come Stato. Il premier Netanyahu litiga con tutti, amici dichiarati o nemici presunti che siano. Ieri, la rottura con la Turchia ha visto un’escalation, con la ‘minaccia’ del premier Erdogan, appena definito dalla stampa israeliana “un anti-semita classico”, d’andare in visita a Gaza: è crisi diplomatica e militare, con quello che, fino a poco tempo fa, era l’interlocutore islamico privilegiato. E il progetto ventilato di rimpiazzare la partnership militare turca con quella greca non vale la candela sul piano strategico e non contribuisce di certo a distendere i toni. E mentre Abu Mazen conferma l’intenzione di sottoporre all’Onu il riconoscimento della Palestina, e la stampa egiziana propone un “Netanyahu Hitler”, i militari israeliani paventano “un inverno islamista”, dopo la primavera araba, e temono un conflitto “con l’islam radicale”. Che la corda sia tesa anche con Washington lo dimostra il giudizio dell’ex segretario alla difesa Gates, secondo cui Netanyahu “è un ingrato”. Certo, il governo israeliano si sente, come sempre, assediato sul fronte estero ed è contestato sul fronte interno: gli ‘indignados’ hanno ripiegato le loro tende, dopo la protesta record di quasi mezzo milione, ma sono sempre pronti a mobilitarsi. Che le tensioni internazionali siano utili a calmare il malessere sociale?

lunedì 5 settembre 2011

Federalisti: Roma-Ventotene, via dallo smog della paura

Scritto il 04/09 per il blog de Il Fatto Quotidiano, non pubblicato

Sabato di fine vacanze. Racconto di come inefficienze e dabbenaggini possono trasformare una gita in un happening: da Roma a Ventotene e ritorno senza tuffo in mare, ma con full immersion nelle ultime battute di un seminario di giovani federalisti europei. Sull'isola, allora luogo di confino d'intellettuali antifascisti, esattamente 70 anni or sono Altiero Spinelli e il suo compagno di (s)ventura Paolo Rossi scrissero quel Manifesto divenuto poi documento di riferimento dell'integrazione europea. Partenza all'alba, in treno: 0627, per Formia, biglietti fatti via internet. Fila tutto liscio: convoglio in orario, vetture con aria condizionata. I problemi cominciano al molo dell'aliscafo: impossibile prenotare o acquistare online il biglietto per Ventotene, si fa la fila, ordinata, civile, neppure troppo sudata (e' ancora presto). "Buongiorno. Ventotene andata e ritorno". "Facciamo solo l'andata". E perche'? "Perche' e' cosi'". "Bene. E come faccio a essere sicuro che ci sia posto al ritorno?". "Appena arriva, vada alla biglietteria. Ma non si preoccupi: c'e' sempre posto". Io, tendenzialmente, mi preoccupo: sbarco dall'aliscafo e vado a fare la fila alla biglietteria, subito. L'attesa non e' lunga: "Buongiorno. Formia, 1640". "Adesso vendiamo solo i biglietti per le 1030. Aspetti". Mi faccio da un canto, aspetto. Passati trafelati gli ultimi passeggeri delle 1030, posso finalmente garantirmi il posto sull'aliscafo del pomeriggio. Arrivo un po' tardi al convegno, ma ho il biglietto in tasca. E li' trovo gente seria, che parla d'Europa con competenza e con passione, e giovani, tanti giovani, che ascoltano attenti e interessati. Valeva la pena esserci: respirare la speranza dell'integrazione, il coraggio dell'apertura, la voglia d'andare oltre gli egoismi nazionali. Un momento d'ottimismo quasi inebriante. Dev'essere l'aria di Ventotene, quella che ispiro' Spinelli, mentre altrove in Europa c'era la cappa della dittatura (e, ora, c'e' lo smog della paura). Quasi quasi, mi fermo qui.

sabato 3 settembre 2011

Siria: Ue mette embargo su petrolio, Italia ottiene dilazione

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 03/09/2011

Nell’ennesimo ‘venerdì di sangue’ siriano –almeno 11 le vittime della repressione, secondo fonti della protesta-, l’Ue inasprisce le sanzioni contro Damasco e mette un embargo sul petrolio: immediato, per i nuovi contratti; dilazionato al 15 novembre, per i contratti in atto con le compagnie statali siriane, la Syria Petroleum e la Sytrol. A volere il rinvio è stata soprattutto l’Italia, che chiedeva, per evitare turbative ai mercati, uno slittamento fino al 30/11: un’occasione persa per fare la cosa giusta. I ministri degli esteri dei 27, riuniti in Polonia, hanno avallato la decisione. Il tedesco Westerwelle la giudica “molto importante”. Ma il finlandese Tuomioja non risparmia una stilettata a Frattini: “Se fossimo seri, daremmo seguito immediato alle decisioni prese”. Invece, mettiamo in mezzo qualche altra decina di morti. La Ue, che ha già colpito con sanzioni il regime di al Assad, acquista il 95% del petrolio siriano esportato: 400mila barili al giorno prodotti, 180mila esportati, circa un terzo in Italia.

Manovra: "Inquietante quel che accade in Italia", Sylvie Goulard

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 03/09/2011

L’Italia di Mr B mette in pericolo se stessa e l’euro. “Quello che accade in Italia in questi giorni è inquietante e può rivelarsi molto grave non solo per l’Italia, ma anche per l’avvenire di tutta l’eurozona”: l’analisi di Sylvie Goulard, parlamentare europea, esperta d’economia, è informata e preoccupata.

Giudizi non definitivi, perché la Goulard segnala come sia “impossibile” dare “una valutazione” dei contenuti della manovra italiana, nonostante lei, che parla bene l’italiano, cerchi di seguire da vicino il dibattito nel nostro Paese: troppe le intenzioni espresse e non confermate, troppo le misure annunciate e poi smentite.

Portavoce del gruppo Adle nella commissione economica e monetaria e nella commissione ‘ad hoc’ sulla crisi del Parlamento europeo, la Goulard vuole precisare di non avere “pregiudizi anti-italiani” (e la sua buona padronanza della nostra lingua ne è una conferma). Nel suo gruppo, l’Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa, siedono alcuni eurodeputati italiani: cinque dell’Idv e uno dell’Api.

. “In una prima fase, quando c’erano state l’azione di sensibilizzazione del presidente Napolitano e la mobilitazione del governo e del Parlamento, avevo avuto l’impressione –racconta la Goulard- che ci fosse una presa di coscienza della gravità della situazione e una volontà di intervenire”, il che “era assolutamente necessario”. E l’impressione iniziale era poi stata confermata in estate, quando l’Italia aveva apparentemente dato una pronta risposta alle sollecitazioni europee ad anticipare l’efficacia della manovra e a renderla più rigorosa, rispondendo così, in particolare agli avvertimenti ddel presidente della Bce Jean-Claude Trichet e del governatore di BankItalia Mario Draghi.

Ma, a fine agosto, poi i nodi della manovra sono venuti al pettine: contraddizioni, retromarce, provvedimenti scritti e riscritti; e i moniti dell’Ue a non affidarsi troppo alla lotta contro l’evasione, i cui risultati sono aleatori, per rimpinguare le entrate ed a varare misure che incoraggino la crescita.

Europeista convinta –è stata presidente del Movimento europeo francese e fra i consiglieri politici di Romano Prodi, quando questi era presidente della Commissione europea-, la Goulard è soprattutto “colpita” dal fatto che “il governo italiano recalcitra a prendere misure di equità fiscale”, mentre “bisogna comprendere che è l’ora di colpire i privilegi e l’evasione”: in Europa, ammette l’eurodeputata, “abbiamo fatto tutti i nostri errori”, ma sarebbe “molto grave” se gli impegni assunti dal governo italiano, in termini di risanamento del bilancio e di riduzione del debito, “non fossero, a conti fatti, rispettati”.

Il giudizio finale resta sospeso: “Se alla fine i risultati saranno conseguiti, bene. Ma non contano solo i saldi: bisogna pure valutare la valenza sociale delle misure prese, l’impatto sui consumi, la capacità di stimolo dell’economia”. Infine, i tempi: quelli di approvazione della manovra, ma pure quelli di attuazione. “Il calendario è importante: conta quando la manovra è varata, ma conta soprattutto quando le misure diventano efficaci”. L’Europa era stata bene impressionata dall’anticipo della manovra dal 2013 al 2012, ma se adesso si varano provvedimenti la cui efficacia, per di più discutibile, va alle calende greche dei giochi politici tutto va riesaminato.

venerdì 2 settembre 2011

Libia: gli 'amici' preparano la pace con parole di guerra

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 02/09/2011

Gli ‘amici della Libia’, riuniti a Parigi, discutono di pace, di transizione, di ricostruzione, ma hanno parole di guerra: la missione della Nato continuerà “fin quando vi saranno civili a rischio”, afferma il segretario di Stato Usa Hillary Clinton; e Silvio Berlusconi incalza, “l’impegno proseguirà fino alla liberazione del Paese”. Frasi che fanno eco all’appello lanciato da Muammar Gheddafi, proprio in coincidenza con l’inizio della conferenza all’Eliseo, a “continuare la resistenza”. Il rais sostiene che vi sono divergenze tra la Nato e gli insorti ed esorta le tribù a “mettere il Paese a ferro e fuoco”: “Non ci arrenderemo mai, non siamo donne”.

Transizione alla democrazia e ricostruzione sono i temi di fondo della conferenza internazionale co-presieduta da Francia e Gran Bretagna e ‘benedetta’ dagli Stati Uniti: vi partecipano una sessantina di delegazioni, con 12 capi di Stato, 17 capi di governo, una ventina di ministri ed i rappresentanti di varie organizzazioni internazionali. Il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier britannico David Cameron hanno accanto i capi del Consiglio nazionale di transizione, il Cnt, l’organo politico dell’insurrezione libica.

Sul terreno, gli insorti prorogano il loro ultimatum ai lealisti circondati alla Sirte, mentre Gheddafi sarebbe a Bani Walid, un centinaio di chilometri a sud-est di Tripoli. Il suo clan pare sgretolarsi: un figlio, Saif, minaccia; un altro, Saadi, tratta la resa; l’ex premier Al Baghdadi Al Mahmoud defeziona; il ministro degli esteri Abdelati Obeidi è agli arresti.

A Parigi non ci sono solo i Paesi del Gruppo di Contatto protagonisti dell’intervento militare contro il regime del colonnello. Ci sono pure, ad esempio, la Germania, con il cancelliere Angela Merkel, che è rimasta fuori dal conflitto, e la Russia, la Cina e l’India, contrarie all’azione di forza. L’invito non è stato accettato da Arabia Saudita, Nigeria e SudAfrica.

In occasione della conferenza, alcuni governi che non l’avevano ancora fatto hanno riconosciuto il Cnt come interlocutore legittimo: Mosca e Pechino hanno rispettivamente accettato il Cnt come “autorità al potere” o entità dotata “di un ruolo importante per la soluzione della crisi libica”. L’Algeria, protagonista di uno screzio diplomatico con i ribelli accogliendo sul proprio territorio familiari del dittatore, s’impegna a riconoscere il Cnt non appena formato “un nuovo governo rappresentativo di tutte la Regioni del Paese”; e nega di avere mai pensato di dare asilo a Gheddafi.

Oltre che di transizione, all’Eliseo si parla di ricostruzione e, quindi, dello sblocco di decine di miliardi di dollari di averi libici depositati da esponenti del regime in banche estere e ora congelati. Finora, solo tre tranches di 1,5 miliardi di dollari o di euro ciascuna sono state liberate da Usa, Francia e Gran Bretagna, mentre gli altri Paesi sono stati più reticenti. Per l’Italia, Berlusconi dice: “faremo il possibile per aiutare la Libia” e scongela beni per 500 milioni di euro. L’Ue toglie sanzioni contro 28 “entità economiche libiche”, fra cui porti, banche e aziende petrolifere.

In cambio, il Cnt s’impegna ad assegnare i contratti sul greggio senza favoritismi. La conferenza è anche una tappa della sfida per il petrolio e il gas libici: l’Italia, anche grazie agli accordi conclusi dall’Eni lunedì scorso a Tripoli, resta in prima fila, ma la Francia si sarebbe già aggiudicata il 35% delle risorse petrolifere del Paese ‘liberato’.

La corsa al ‘dopo Gheddafi’ tra Francia e Italia si disputa pure sul terreno diplomatico. Due giorni dopo la riapertura dell’ambasciata di Parigi a Tripoli, l’Italia nomina il nuovo ambasciatore, Giuseppe Buccino Grimaldi: da oggi, la bandiera tricolore tornerà a sventolare sull’ambasciata, dove c’è già un team di funzionari: “L’Italia manterrà quel che aveva: eravamo il primo partner economico bilaterale della Libia e lo resteremo”, assicura il ministro degli esteri Franco Frattini. Anche l’Ue ha riaperto mercoledì i propri uffici e ha in città una missione, guidata dall’italiano Agostino Miozzo, responsabile del coordinamento delle aree di crisi. E Ban Ki-moon dice che presto ne arriverà una dell’Onu.

giovedì 1 settembre 2011

Manovra: l'Ue all'Italia, basta balletti, misure per crescita

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 01/09/2011

La pazienza dell’Europa verso l’Italia si sta consumando; e anche il credito del ministro Tremonti presso i suoi colleghi rischia di esaurirsi: il valzer delle misure annunciate e poi modificate, o ritirate, dal governo italiano, per centrare gli obiettivi di rigore di bilancio indicati da Bruxelles, lascia interdette le istituzioni comunitarie e manda in tilt commissari, eurodeputati e funzionari, tutti convinti che Roma “deve fare presto”, oltre che bene, mentre, per ora, non sceglie e fa pasticci.

Ufficialmente, la Commissione europea, l’esecutivo dell’Unione, non commenta la manovra perché, spiega un funzionario, “non si sa che cosa commentare”. I contenuti infatti cambiano da un giorno all’altro, anzi da un momento all’altro: il super-prelievo; no l’aumento dell’Iva; no, le pensioni; no, niente di tutto questo. E, allora, che cosa?

Ma il commissario europeo per gli affari economici e monetari Olli Rehn, che era finora stato neutro nei suoi commenti, ieri ha preso una posizione esplicita. Martedì, Rehn spiegava che i contenuti della manovra erano stati appena modificati ed era quindi presto per esprimerne una valutazione: "I nuovi elementi introdotti dovranno essere studiati dai nostri esperti, una volta che saranno disponibili le misure concrete decise". Invece, ieri, dopo l’ennesimo gioco delle tre carte, stavolta sulle pensioni, Rehn ha dato un segnale preciso d’impazienza e di perplessità. E le riserve di Bruxelles s’intrecciano alla stroncatura del Financial Times, che, ancor prima del dietro front sulle pensioni, avvertiva in prima pagina: “Il negoziato sulle misure della manovra trasmette un messaggio confuso ai mercati, in un momento in cui l'Italia ha bisogno di una politica economica coerente”.

Echeggiando in qualche modo i primi commenti critici già espressi da BankItalia, Amadeu Altafaj Tardio, il portavoce di Rehn, afferma chela Commissione, analizzando i contenuti della manovra, porrà "particolare attenzione" alle "misure strutturali” per “agevolare e sostenere" la crescita. Si tratta di verificare che esse rispettino “i parametri" indicati nelle raccomandazioni dell'Ue all'Italia lo scorso giugno.

Altafaj Tardio aggiunge che la Commissione “segue con attenzione” il dibattito in corso in Italia e “conserva fiducia” che “le misure per rilanciare e sostenere la crescita abbiano un peso maggiore" nella versione finale del pacchetto di provvedimenti della manovra. Come dire che quelle attuali non sono sufficienti: del resto, semplicemente non ce ne sono.

A giugno l'Ue aveva sollecitato l'Italia a interventi "strutturali" per il rilancio dell'economia, prospettando misure per favorire la concorrenza nel campo dei servizi e delle professioni e incentivi agli investimenti per ricerca e sviluppo. Per Bruxelles, gli interventi a sostegno della crescita hanno ora ora un'importanza maggiore che prima dell’estate, poiché l'Italia, già sotto la media europea negli ultimi anni in termini di aumento del Pil, subirà nei prossimi mesi, come gli altri partner, l’effetto del rallentamento dell'economia internazionale. Proprio martedì, l’Fmi ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita dell’Italia, dell’eurozona e del mondo intero.

La Commissione mantiene, invece, una relativa tranquillità al rispetto degli obiettivi già indicati dall'Italia sul fronte del pareggio di bilancio. "Non ci aspettiamo che siano messi in discussione", dice il portavoce di Rehn. Sul fronte degli interventi per combattere l'evasione fiscale e creare ulteriore gettito, l’Esecutivo per ora non si esprime: "L'importante è che il problema sia affrontato in modo adeguato. L'impatto in termini di entrate supplementari derivanti dalla lotta all'evasione è sempre difficile da valutare". E’ un monito a non sovrastimarlo.

Il trambusto italiano viene pure monitorato dal Parlamento europeo, che proprio lunedì ha dedicato una seduta straordinaria della commissione economico-monetaria ai sussulti di crisi dell’eurozona. David Sassoli, capogruppo del Pd nell’Assemblea, è duro con Tremonti, che "se avesse dignità si dimetterebbe", e con il governo nel suo insieme, che, tra decisioni prese e rimangiate, “avvalora” l’impressione di essere “privo di bussola e in balia di se stesso e dei ricatti della Lega" e da’ l’immagine “di una banda di dilettanti allo sbaraglio".