Scritto per Il Fatto Quotidiano del 01/06/2010
L’assalto cruento della marina militare israeliana contro le imbarcazioni di pacifisti e attivisti filo-palestinesi che portano a Gaza aiuti umanitari “può produrre irreparabili conseguenze nelle relazioni turco-israeliane”: il monito arriva dal ministero degli esteri di Ankara quando le notizie della strage sono ancora frammentarie. Una nota a caldo condanna l’attacco “avvenuto in mare aperto in violazione della legge internazionale”: “i militari israeliani hanno usato la forza contro civili, tra cui donne, vecchi e bambini di vari Paesi”. Fra le vittime e i feriti, numerosi turchi.
E’ un giorno in cui l’attacco alla Turchia appare concentrico: sette militari turchi restano uccisi all’alba nell’attentato compiuti da militanti curdi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk, separatista) contro una base della marina militare turca a Iskenderun, sul Mediterraneo.
L’alleanza strategica tra Israele e Turchia, il rapporto più stretto d’Israele con un Paese musulmano, s’era prima raffreddata e poi incrinata, dopo la recente intesa nucleare tra Iran, Turchia e Brasile. Ora, dice Timur Goksel, docente turco della facoltà di Scienze politiche dell’Università americana di Beirut, i contatti si interromperanno, ma solo per un po’: poi riprenderanno, “perchè servono ad entrambi i Paesi”.
Le reazioni turche sono durissime. Il premier Erdogan parla di terrorismo di Stato, da parte di Israele. Il presidente Gul sollecita la comunità internazionale “a non rimanere indifferente”: “Un attacco a circa 70 miglia nautiche dalla terraferma contro civili che conducono attività pacifiche è inaccettabile”. Ci vuole subito un’inchiesta e “i responsabili devono essere puniti”: la Turchia vuole sapere da Israele “la verità” sull’accaduto.
L’ambasciatore d’Israele in Turchia viene convocato al ministero per spiegazioni urgenti. E intanto l’ambasciatore di Turchia in Israele è richiamato in patria: “Israele dovrà sopportare le conseguenze di questa violazione della legge internazionale”, dice Ankara, che chiede una riunione urgente del Consiglio atlantico e all’Onu di convocare il Consiglio di Sicurezza.
Ci sono contatti telefonici tra il ministro della difesa israeliano Ehud Barak e i ministri degli esteri e della difesa turchi, che chiedono la consegna dei feriti turchi. Il capo di Stato Maggiore turco, generale Ilker Basbug, in visita in Egitto, rientra in patria. E le autorità di Ankara cancellano tre manovre militari congiunte turco-israeliane, per quella che il vice-premier Bulent Arinc definisce “una macchia nera nella storia dell’umanità”.
A Istabul, ad Ankara e in altre città migliaia di turchi inscenano manifestazioni di protesta davanti alle sedi diplomatiche israeliane. Nella capitale, in piazza Taksim, i manifestanti bruciano bandiere israeliane, urlando "dannata Israele" e chiedendo l'embargo dei beni. Le crociere in partenza dalla Turchia che dovevano fare tappa in Israele vengono sospese. La nave Mirage1, già salpata da Israele, con a bordo 420 israeliani, e diretta ad Alanya, viene dirottata sull’isola greca di Rodi. C’è il timore di incidenti, all’attracco d’imbarcazioni israeliane nei porti turchi. E i cittadini israeliani ricevono, dalle loro autorità, l’invito a rinviare i viaggi in Turchia. La partita di calcio tra le nazionali under 18 viene annullata.
Al distacco tra Israele e Turchia corrisponde un riavvicinamento turco-palestinese: il presidente palestinese Abu Mazen telefona a Gol, per fargli le condoglianze e condividere con lui la condanna di “un atto di pirateria internazionale”.
martedì 1 giugno 2010
SPIGOLI - Intercettazioni: il nemico è in linea, imbavaglialo
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 01/06/2010
Per porre un freno alle fughe di notizie imbarazzanti, il governo italiano porta avanti una legge che riduce drasticamente la possibilità per i magistrati di ottenere delle intercettazioni e per i giornalisti di pubblicarne le trascrizioni. La ‘legge bavaglio’ vale al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al capo della protezione civile, il sottosegretario Silvio Bertolaso, foto e pezzo sulla home page del NewYorkTimes, almeno fin quando la tragica attualità di un lunedì di sangue in Medio Oriente non prende il sopravvento. Sul tema, c’è pure un commento dell’Observer: “La minaccia alla libertà di stampa in Italia è un problema per l’Europa”. Rachel Donadio del NYT spiega che, “se non sei intercettato, in Italia non sei nessuno” e racconta perché Berlusconi voglia l’adozione della misura, nonostante “alcuni temano che la legge che metterà i politici al riparo dei pettegolezzi dei tabloid possa pure tenere i mafiosi fuori di prigione”. Così, i magistrati e i giornalisti guidano la protesta: il giornale ne cita alcuni e accenna a storie che non si sarebbero mai sapute se la ‘legge bavaglio’ fosse stata in vigore, a cominciare dalle chiacchiere su Guido e Monica la massaggiatrice finite sui giornali Usa quando Guido, per Monica interposta, si accostò a Bill Clinton.
Per porre un freno alle fughe di notizie imbarazzanti, il governo italiano porta avanti una legge che riduce drasticamente la possibilità per i magistrati di ottenere delle intercettazioni e per i giornalisti di pubblicarne le trascrizioni. La ‘legge bavaglio’ vale al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al capo della protezione civile, il sottosegretario Silvio Bertolaso, foto e pezzo sulla home page del NewYorkTimes, almeno fin quando la tragica attualità di un lunedì di sangue in Medio Oriente non prende il sopravvento. Sul tema, c’è pure un commento dell’Observer: “La minaccia alla libertà di stampa in Italia è un problema per l’Europa”. Rachel Donadio del NYT spiega che, “se non sei intercettato, in Italia non sei nessuno” e racconta perché Berlusconi voglia l’adozione della misura, nonostante “alcuni temano che la legge che metterà i politici al riparo dei pettegolezzi dei tabloid possa pure tenere i mafiosi fuori di prigione”. Così, i magistrati e i giornalisti guidano la protesta: il giornale ne cita alcuni e accenna a storie che non si sarebbero mai sapute se la ‘legge bavaglio’ fosse stata in vigore, a cominciare dalle chiacchiere su Guido e Monica la massaggiatrice finite sui giornali Usa quando Guido, per Monica interposta, si accostò a Bill Clinton.
domenica 30 maggio 2010
SPIGOLI - Caro Benedetto, lascia che il mio don mi sposi
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 30/05/2010
“Caro Benedetto, lascia che i preti vivano da uomini fra gli uomini e provino i sentimenti dei loro simili, amino e siano amati”. E’ un passaggio della lettera che decine di ‘amanti segrete’ di preti o frati cattolici hanno scritto a Papa Benedetto XVI, chiedendo l’abolizione della regola del celibato per i religiosi. Un passo cui The Guardian ha dedicato molto spazio, ricordando che il tema era stato già sollevato a marzo, quando l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schoenborn, affermò che l’abolizione del celibato potrebbe ridurre i casi di abusi sessuali nella Chiesa. La lettera risale a fine marzo, cioè proprio all’epoca della sortita del cardinale, respinta dalla Curia, ma è stata resa pubblica solo ora da un’agenzia internazionale online, la globalPost. Le firme in calce sarebbero una quarantina, ma solo tre, fra cui quella di un’italiana di 42 anni, Stefania Salomone, sono state rese pubbliche. L’attenzione per la lettera conferma la sensibilità della stampa internazionale per le vicende vaticane: in questi giorni, il NouvelObs e vari siti Usa insistono sugli abusi, citando “almeno 100 casi in dieci anni in Italia”, mentre El Mundo rileva che “il clero italiano afferma di non essere obbligato a denunciare i casi di pederastia”.
“Caro Benedetto, lascia che i preti vivano da uomini fra gli uomini e provino i sentimenti dei loro simili, amino e siano amati”. E’ un passaggio della lettera che decine di ‘amanti segrete’ di preti o frati cattolici hanno scritto a Papa Benedetto XVI, chiedendo l’abolizione della regola del celibato per i religiosi. Un passo cui The Guardian ha dedicato molto spazio, ricordando che il tema era stato già sollevato a marzo, quando l’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schoenborn, affermò che l’abolizione del celibato potrebbe ridurre i casi di abusi sessuali nella Chiesa. La lettera risale a fine marzo, cioè proprio all’epoca della sortita del cardinale, respinta dalla Curia, ma è stata resa pubblica solo ora da un’agenzia internazionale online, la globalPost. Le firme in calce sarebbero una quarantina, ma solo tre, fra cui quella di un’italiana di 42 anni, Stefania Salomone, sono state rese pubbliche. L’attenzione per la lettera conferma la sensibilità della stampa internazionale per le vicende vaticane: in questi giorni, il NouvelObs e vari siti Usa insistono sugli abusi, citando “almeno 100 casi in dieci anni in Italia”, mentre El Mundo rileva che “il clero italiano afferma di non essere obbligato a denunciare i casi di pederastia”.
sabato 29 maggio 2010
Berlu-mussolinismo: fascino malsano dei Cavalieri sulla stampa estera
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 29/05/2010
Non capita tutti i giorni, nè a tutti i leader, di ottenere la ‘Quote of the Day’, la citazione del giorno sul sito del Time. Silvio Berlusconi c’è riuscito: merito, più che suo, di Benito Mussolini, che continua a esercitare sui media anglosassoni, come nel ventennio, un fascino malsano. Accanto a una foto del premier così curata da sembrare ritoccata, Time riporta tra virgolette “Io posso solo dire al mio cavallo di andare a destra o a sinistra. E di questo posso essere contento”. La didascalia spiega che il presidente del Consiglio italiano citava “i diari del dittatore fascista –falsi, ndr-, lamentando quella che ha definito la sua mancanza di poteri nel sistema politico italiano”.
Il riferimento a Mussolini colpisce anche la stampa francese (Nouvel Obs: “Berlusconi deplora l’assenza di poteri e cita Mussolini”) e spagnola (El Mundo e pure Abc, El Economista e altri). L’eco sarebbe stato molto più larga, perché Mussolini resta un prodotto di esportazione come Mr B – essere Cavaliere fa richiamo all’estero, evidentemente -, se la battuta non fosse stata fatta a sera.
Le agenzie di stampa mondiali hanno raccolto la ‘provocazione’ berlusconiana (o mussoliniana?): prima l’Afp, che giocava in casa, perché Mr B parlava a Parigi, poi la Reuters. E la frase è pure finita sull’Efe spagnola e su varie altre. L’agenzia francese definisce la citazione “un riferimento storico inconsueto”, ignorando che Berlusconi non esita a ispirarsi al Ventennio, e nota che Mr B parlava accanto ad altri leader, fra cui l’israeliano Benjamin Netanyahu (che del regime fascista, con le sue leggi anti-semite, non deve certo avere rispetto). Il premier –scrive l’Afp- “è spesso accusato da opposizione e intellettuali d’instaurare un regime che ricorda il fascismo”.
La Reuters integra il passaggio sul potere dei politici con la nostalgia dell’ex imprenditore (“Talora come uomo d’affari, con 56mila dipendenti, talora ebbi la sensazione di potere decidere”) e rileva: “Le battute di Berlusconi dal sesso alla religione hanno spesso suscitato controversie”. L’agenzia ricorda l’intervista del 2003 al periodico The Spectator, quando Mr B aveva detto che Mussolini non aveva mai ammazzato nessuno e mandava la gente in vacanza al confino. Allora, insorsero i grandi storici internazionali del fascismo, l’inglese Denis Mack Smith e il francese Pierre Milza.
Sotto il titolo ‘Mai dire mai’, il Washington Post, tempo fa, scriveva: “Faulkner disse che ‘il passato non è morto, non è neanche passato'. Non stava parlando dell'Italia, ma … avrebbe potuto farlo”, con Berlusconi, il premier più a lungo in carica dopo Mussolini, sempre in sella. Quando, nel 1994, Mr B andò al potere, Mack Smith concluse così un’intervista al Corriere della Sera: “Auguri, Italia”. Ce n’è bisogno ancora oggi.
Non capita tutti i giorni, nè a tutti i leader, di ottenere la ‘Quote of the Day’, la citazione del giorno sul sito del Time. Silvio Berlusconi c’è riuscito: merito, più che suo, di Benito Mussolini, che continua a esercitare sui media anglosassoni, come nel ventennio, un fascino malsano. Accanto a una foto del premier così curata da sembrare ritoccata, Time riporta tra virgolette “Io posso solo dire al mio cavallo di andare a destra o a sinistra. E di questo posso essere contento”. La didascalia spiega che il presidente del Consiglio italiano citava “i diari del dittatore fascista –falsi, ndr-, lamentando quella che ha definito la sua mancanza di poteri nel sistema politico italiano”.
Il riferimento a Mussolini colpisce anche la stampa francese (Nouvel Obs: “Berlusconi deplora l’assenza di poteri e cita Mussolini”) e spagnola (El Mundo e pure Abc, El Economista e altri). L’eco sarebbe stato molto più larga, perché Mussolini resta un prodotto di esportazione come Mr B – essere Cavaliere fa richiamo all’estero, evidentemente -, se la battuta non fosse stata fatta a sera.
Le agenzie di stampa mondiali hanno raccolto la ‘provocazione’ berlusconiana (o mussoliniana?): prima l’Afp, che giocava in casa, perché Mr B parlava a Parigi, poi la Reuters. E la frase è pure finita sull’Efe spagnola e su varie altre. L’agenzia francese definisce la citazione “un riferimento storico inconsueto”, ignorando che Berlusconi non esita a ispirarsi al Ventennio, e nota che Mr B parlava accanto ad altri leader, fra cui l’israeliano Benjamin Netanyahu (che del regime fascista, con le sue leggi anti-semite, non deve certo avere rispetto). Il premier –scrive l’Afp- “è spesso accusato da opposizione e intellettuali d’instaurare un regime che ricorda il fascismo”.
La Reuters integra il passaggio sul potere dei politici con la nostalgia dell’ex imprenditore (“Talora come uomo d’affari, con 56mila dipendenti, talora ebbi la sensazione di potere decidere”) e rileva: “Le battute di Berlusconi dal sesso alla religione hanno spesso suscitato controversie”. L’agenzia ricorda l’intervista del 2003 al periodico The Spectator, quando Mr B aveva detto che Mussolini non aveva mai ammazzato nessuno e mandava la gente in vacanza al confino. Allora, insorsero i grandi storici internazionali del fascismo, l’inglese Denis Mack Smith e il francese Pierre Milza.
Sotto il titolo ‘Mai dire mai’, il Washington Post, tempo fa, scriveva: “Faulkner disse che ‘il passato non è morto, non è neanche passato'. Non stava parlando dell'Italia, ma … avrebbe potuto farlo”, con Berlusconi, il premier più a lungo in carica dopo Mussolini, sempre in sella. Quando, nel 1994, Mr B andò al potere, Mack Smith concluse così un’intervista al Corriere della Sera: “Auguri, Italia”. Ce n’è bisogno ancora oggi.
SPIGOLI - Emma batte Silvio, dal podio e sulla stampa
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 29/05/2010
Emma Marcegaglia piace al Financial Times: si era già capito giovedì e si capisce meglio ora che “la Lady di Ferro italiana” –ci risiamo: Guy Dimore dopo Paul Betts- “critica il governo”: il discorso senza peli sulla lingua del presidente degli industriali “costringe Berlusconi sulla difensiva di fronte a un pubblico di imprenditori”. E quando Silvio prova ‘la ripartenza’, come predicava il suo prediletto Arrigo Sacchi, finisce in fuorigioco: oichi raccolgono l’invito a votare la Marcegaglia ministro. “Mentre il governo quasi al completo siede a disagio in prima fila”, Emma sillaba: “La politica dà lavoro a troppa gente in Italia ed è l’unico settore che non conosce né crisi né surplus di personale”. L’assemblea di Confindustria ha titoli anche su Les Echos (“Il padronato si preoccupa per la perdita di competitività del Paese”) e sulla Afp (“Sì dagli industriali all’austerità, ma con le riforme”). El Pais non perde di mira Mr B: dedica l’editoriale alla ‘legge bavaglio’ (“Berlusconi mette la museruola alla stampa... non gli basta controllare tre dei quattro principali canali tv privati...”) e dà una stilettata a Piersilvio: “Berlusconi chiede tagli, suo figlio si compra una barca da 18 milioni”. Beh, anche nel giorno di Emma , Silvio uno spazio internazionale se lo conquista
Emma Marcegaglia piace al Financial Times: si era già capito giovedì e si capisce meglio ora che “la Lady di Ferro italiana” –ci risiamo: Guy Dimore dopo Paul Betts- “critica il governo”: il discorso senza peli sulla lingua del presidente degli industriali “costringe Berlusconi sulla difensiva di fronte a un pubblico di imprenditori”. E quando Silvio prova ‘la ripartenza’, come predicava il suo prediletto Arrigo Sacchi, finisce in fuorigioco: oichi raccolgono l’invito a votare la Marcegaglia ministro. “Mentre il governo quasi al completo siede a disagio in prima fila”, Emma sillaba: “La politica dà lavoro a troppa gente in Italia ed è l’unico settore che non conosce né crisi né surplus di personale”. L’assemblea di Confindustria ha titoli anche su Les Echos (“Il padronato si preoccupa per la perdita di competitività del Paese”) e sulla Afp (“Sì dagli industriali all’austerità, ma con le riforme”). El Pais non perde di mira Mr B: dedica l’editoriale alla ‘legge bavaglio’ (“Berlusconi mette la museruola alla stampa... non gli basta controllare tre dei quattro principali canali tv privati...”) e dà una stilettata a Piersilvio: “Berlusconi chiede tagli, suo figlio si compra una barca da 18 milioni”. Beh, anche nel giorno di Emma , Silvio uno spazio internazionale se lo conquista
venerdì 28 maggio 2010
Afghanistan: rappresaglia o 'solo' azione militare, è guerra
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 28/05/2010
ROMA – All’alba di martedì 18 maggio, alpini paracadutisti, insieme a marines e a commandos afgani, attaccarono un accampamento talebano non lontano da Bala Murghab, nella stessa zona dove, meno di 24 ore prima, era scattata la trappola letale contro il convoglio alleato in cui c’era il blindato Lince del sergente Massimiliano Ramadù e del caporalmaggiore Luigi Pascazio. Poi intervenne l'aviazione statunitense, che colpì gli insorti ormai in rotta.
L’operazione militare del 18 maggio è così ricostruita dal settimanale L'Espresso oggi in edicola: una normale azione anti-talebani, magari quella per cui la colonna di Ramadù e Pascazio era in movimento?, o una rappresaglia, per fare capire ai talebani che anche gli italiani sanno rispondere colpo su colpo? Per L’Espresso, l'autorizzazione all’attacco venne direttamente dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, che replica e precisa che quel tipo di operazioni "non vengono concordate con il ministro della Difesa, ma sono iniziative dei capi dell'Isaf, iniziative che, tra l'altro, si svolgono quasi tutti i giorni e tutte le settimane".
Il settimanale riscontra una traccia dell’operazione nel bollettino del comando Usa che coordina le operazioni aeree in Afghanistan: "Un bombardiere B1 Lancer ha sganciato ordigni di precisione contro postazioni nemiche... L'azione e' stata dichiarata un successo dagli osservatori sul terreno quando è cessato il fuoco nemico". Il blitz avrebbe seguito una tattica standard: gli incursori prendono posizione nel buio e attaccano al sorgere del sole; l’offensiva spinge i talebani verso passaggi obbligati, dove altre unità Nato, dotate di puntatori laser, dirigono sui bersagli le bombe dal cielo.
Che l’attacco fosse previsto da tempo o che sia stato deciso a caldo, dopo l’uccisione di Ramadù e Pascazio e il ferimento di altri due alpini, cambia, in fondo, poco: il fatto à che, in Afghanistan, si combatte una guerra, anche se c’è chi si ostina a parlare di "missione di pace". Ma le affermazioni de L’Espresso suscitano subito reazioni politiche: Rosa Calipari, vice-presidente dei deputati del Pd e vedova di un caduto in Iraq, chiede a La Russa di smentire; e l’Idv chiede al Governo di riferire in aula, perché l’episodio fa cadere, è la tesi, la foglia di fico della missione di pace.
Le notizie de L’Espresso arrivano in un giornata afgana di consueta violenza: lo scoppio d’un Ied (un ordigno come quello su cui saltarono Ramadù e Pascazio) costa la vita a un militare della Nato nel Sud –e fanno 219 nel 2010, in tragica media coi 520 del 2009, l’anno più cruento dall’intervento nel 2001-; e fonti di stampa segnalano che 400 famiglie hanno abbandonato distretti della provincia di Helmand, sottraendosi alla recrudescenza degli scontri nella zona. Eppure, tre mesi or sono l’offensiva Mushtarak, Insieme, avrebbe dovuto ripulire l’area dai talebani.
L’Afghanistan è stato uno dei temi della missione a Washington del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che –mercoledì sera, prima di ripartire per Roma- aveva detto di avere avuto “conferma di quanto il contributo italiano sia apprezzato negli Stati Uniti”. Richard Holbrooke, rappresentante speciale di Barack Obama per Afghanistan e Pakistan, ci torna su: è “impressionato” dallo sforzo “non solo militare” dell’Italia, “determinante pure nella ricostruzione”. Gli americani vogliono che gli italiani “assumano un ruolo politico nell’Ovest”, come i tedeschi nel Nord e loro nel Sud. Ma, sul terreno, Holbrooke dice: “Non sono sicuro che abbiamo fermato i talebani”.
L’Afghanistan è fra i temi obbligati della nuova strategia di sicurezza nazionale presentata ieri, che cancella la formula bushiana della ‘guerra al terrorismo’, ma non rinnega la guerra: “Non siamo in guerra contro una tattica, il terrorismo, né contro una religione, l'Islam. Siamo in guerra contro un gruppo specifico, al Qaida, ed i suoi affiliati”. La guerra per l'America continua; e per l'Italia anche.
ROMA – All’alba di martedì 18 maggio, alpini paracadutisti, insieme a marines e a commandos afgani, attaccarono un accampamento talebano non lontano da Bala Murghab, nella stessa zona dove, meno di 24 ore prima, era scattata la trappola letale contro il convoglio alleato in cui c’era il blindato Lince del sergente Massimiliano Ramadù e del caporalmaggiore Luigi Pascazio. Poi intervenne l'aviazione statunitense, che colpì gli insorti ormai in rotta.
L’operazione militare del 18 maggio è così ricostruita dal settimanale L'Espresso oggi in edicola: una normale azione anti-talebani, magari quella per cui la colonna di Ramadù e Pascazio era in movimento?, o una rappresaglia, per fare capire ai talebani che anche gli italiani sanno rispondere colpo su colpo? Per L’Espresso, l'autorizzazione all’attacco venne direttamente dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, che replica e precisa che quel tipo di operazioni "non vengono concordate con il ministro della Difesa, ma sono iniziative dei capi dell'Isaf, iniziative che, tra l'altro, si svolgono quasi tutti i giorni e tutte le settimane".
Il settimanale riscontra una traccia dell’operazione nel bollettino del comando Usa che coordina le operazioni aeree in Afghanistan: "Un bombardiere B1 Lancer ha sganciato ordigni di precisione contro postazioni nemiche... L'azione e' stata dichiarata un successo dagli osservatori sul terreno quando è cessato il fuoco nemico". Il blitz avrebbe seguito una tattica standard: gli incursori prendono posizione nel buio e attaccano al sorgere del sole; l’offensiva spinge i talebani verso passaggi obbligati, dove altre unità Nato, dotate di puntatori laser, dirigono sui bersagli le bombe dal cielo.
Che l’attacco fosse previsto da tempo o che sia stato deciso a caldo, dopo l’uccisione di Ramadù e Pascazio e il ferimento di altri due alpini, cambia, in fondo, poco: il fatto à che, in Afghanistan, si combatte una guerra, anche se c’è chi si ostina a parlare di "missione di pace". Ma le affermazioni de L’Espresso suscitano subito reazioni politiche: Rosa Calipari, vice-presidente dei deputati del Pd e vedova di un caduto in Iraq, chiede a La Russa di smentire; e l’Idv chiede al Governo di riferire in aula, perché l’episodio fa cadere, è la tesi, la foglia di fico della missione di pace.
Le notizie de L’Espresso arrivano in un giornata afgana di consueta violenza: lo scoppio d’un Ied (un ordigno come quello su cui saltarono Ramadù e Pascazio) costa la vita a un militare della Nato nel Sud –e fanno 219 nel 2010, in tragica media coi 520 del 2009, l’anno più cruento dall’intervento nel 2001-; e fonti di stampa segnalano che 400 famiglie hanno abbandonato distretti della provincia di Helmand, sottraendosi alla recrudescenza degli scontri nella zona. Eppure, tre mesi or sono l’offensiva Mushtarak, Insieme, avrebbe dovuto ripulire l’area dai talebani.
L’Afghanistan è stato uno dei temi della missione a Washington del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che –mercoledì sera, prima di ripartire per Roma- aveva detto di avere avuto “conferma di quanto il contributo italiano sia apprezzato negli Stati Uniti”. Richard Holbrooke, rappresentante speciale di Barack Obama per Afghanistan e Pakistan, ci torna su: è “impressionato” dallo sforzo “non solo militare” dell’Italia, “determinante pure nella ricostruzione”. Gli americani vogliono che gli italiani “assumano un ruolo politico nell’Ovest”, come i tedeschi nel Nord e loro nel Sud. Ma, sul terreno, Holbrooke dice: “Non sono sicuro che abbiamo fermato i talebani”.
L’Afghanistan è fra i temi obbligati della nuova strategia di sicurezza nazionale presentata ieri, che cancella la formula bushiana della ‘guerra al terrorismo’, ma non rinnega la guerra: “Non siamo in guerra contro una tattica, il terrorismo, né contro una religione, l'Islam. Siamo in guerra contro un gruppo specifico, al Qaida, ed i suoi affiliati”. La guerra per l'America continua; e per l'Italia anche.
SPIGOLI - Manovra, bomba ad orologeria sotto dolce vita
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 28/05/2010
Una “bomba ad orologeria” –Les Echos- minaccia “la dolce vita” dell’economia italiana –FT, citando Emma Marcegaglia-. La manovra, con i suoi strascichi di commenti e di polemiche, resta nel mirino della stampa internazionale: la “bomba” è quella del deficit e degli sprechi delle finanze pubbliche italiane, con un potere d’acquisto 2009 sceso al di sotto di quello 2000. Proprio mentre Daniel Cohn-Bendit, leader francese dei Verdi al Parlamento europeo, smonta su Le Monde la tesi che la ‘stretta’ serva all’Ue e all’euro -“I piani di rigore hanno qualcosa di ipocrita”, dice-, gli italiani scoprono che non stavano meglio ieri, ma dieci anni fa –nel frattempo, oltre sette anni di potere del centro-destra-. La sortita critica della ‘lady di ferro’ italiana –Paul Betts paragona la presidente di Confindustria a Margareth Thatcher- attira l’attenzione al pari dei commenti dei sindacati “irritati contro il piano d’austerità” (Ft, Independent, Telegraph e altri) e della prospettiva di uno sciopero generale il mese prossimo, mentre Mr B “cerca di sdrammatizzare”. Eppure, non stanno tranquilli neppure gli evasori fiscali e i proprietari di mega-barche: El Mundo ci fa sapere che “il bebè di Briatore non è tranquillo”, citando, incurante dello smentite, mamma Elisabetta Gregoraci-.
Una “bomba ad orologeria” –Les Echos- minaccia “la dolce vita” dell’economia italiana –FT, citando Emma Marcegaglia-. La manovra, con i suoi strascichi di commenti e di polemiche, resta nel mirino della stampa internazionale: la “bomba” è quella del deficit e degli sprechi delle finanze pubbliche italiane, con un potere d’acquisto 2009 sceso al di sotto di quello 2000. Proprio mentre Daniel Cohn-Bendit, leader francese dei Verdi al Parlamento europeo, smonta su Le Monde la tesi che la ‘stretta’ serva all’Ue e all’euro -“I piani di rigore hanno qualcosa di ipocrita”, dice-, gli italiani scoprono che non stavano meglio ieri, ma dieci anni fa –nel frattempo, oltre sette anni di potere del centro-destra-. La sortita critica della ‘lady di ferro’ italiana –Paul Betts paragona la presidente di Confindustria a Margareth Thatcher- attira l’attenzione al pari dei commenti dei sindacati “irritati contro il piano d’austerità” (Ft, Independent, Telegraph e altri) e della prospettiva di uno sciopero generale il mese prossimo, mentre Mr B “cerca di sdrammatizzare”. Eppure, non stanno tranquilli neppure gli evasori fiscali e i proprietari di mega-barche: El Mundo ci fa sapere che “il bebè di Briatore non è tranquillo”, citando, incurante dello smentite, mamma Elisabetta Gregoraci-.
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