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venerdì 10 dicembre 2010

SPIGOLI: brevetto, anche Londra ci dà lezione d'Europa

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 10/12/2010

Chi di nazionalismo ferisce, di europeismo perisce. L’Italia, un tempo campione, almeno a parole, dell’integrazione, subisce ormai lezioni d’europeismo persino dalla Gran Bretagna, mentre la stampa di Bruxelles se la ride. Sono dieci anni che i Paesi Ue dicono di volere un brevetto europeo: un solo documento, valido per tutta l’Unione, che ridurrebbe il costo di un brevetto a misura Ue dagli attuali 20mila euro circa, di cui 14mila di traduzione, a 680, contro i 1850 euro che ci vogliono negli Usa. Resta l’ostacolo delle lingue: la proposta è che il brevetto europeo possa essere richiesto in inglese, in francese o in tedesco (la Germania è la maggiore fucina di brevetti europei). L’Italia e la Spagna non ci stanno: senza italiano e spagnolo, il brevetto non s’ha da fare. O, altrimenti, facciamo tutto solo in inglese (che non sarebbe una cattiva idea). Roma, più di Madrid, fa la voce grossa, punta i piedi, urla al ricatto, minaccia il veto. Risultato: Francia, Germania, Gran Bretagna, ma anche almeno altri otto Paesi, propongono, con l’avallo della Commissione, d’andare avanti, come prevede il Trattato di Lisbona, con la cooperazione rafforzata (lo fa chi vuole e gli altri restano al palo o, se vogliono, si aggregano). Berlusconi con Zapatero scrive ai suoi pari, Frattini fa proclami. Ma, oggi, a Bruxelles, il Consiglio dei Ministri puo’ decidere: ci sarà un brevetto europeo e non sarà nè in italiano nè italiano.

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