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giovedì 9 dicembre 2010

Wikileaks: Ben Ali, altro amico di Mr B, nel frullatore

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 09/12/2010

Un altro ‘amichetto’ di Mr B, e un amico per eccellenza del suo mentore e protettore Bettino Craxi, finisce nel frullatore delle rivelazioni di Wikileaks, che, giorno dopo giorno, schizzano verità sporche sui potenti del mondo. L'ambasciatore Usa a Tunisi, in due dispacci, descrive un "regime sclerotico e corrotto", una corte della famiglia "quasi-mafiosa" del sempreverde presidente Ben Ali.

Intanto, il fondatore del sito ‘che tremare il mondo fa’, proprio come il Bologna degli Anni Trenta, resta in carcere a Londra: Julian Assange, quasi certamente, non uscirà di prigione almeno fino alla prossima settimana, mentre, nel suo nome, si scatena una cyberguerra contro le società che lo hanno boicottato, come MasterCard e PayPal, e contro la magistratura di Stoccolma che l’accusa di violenza sessuale. Ed è mistero sulle trattative, se vi sono, tra Washington e Stoccolma per l’estradizione di Assange, mentre l’Australia, paese natale dell’hacker un po’ spia e ladro e un po’ Robin Hood, accusa gli Stati Uniti : « La colpa delle fuga di notizie è vostra ». Che diamine !, proteggete meglio i vostri segreti e, se non ne siete capaci, mettete almeno il bavaglio ai vostri ambasciatori.

Ma torniamo alla Tunisia, protagonista delle ultime rivelazioni, insieme a gran parte del Medio Oriente, fino al regime saudita. I due telegrammi ‘avvelenati’, firmati da Robert F. Godec, risalgono al giugno 2008 –era Bush- e al luglio 2009 –era Obama-. Alla voce, democrazia e diritti umani, chiamano in causa anche l'Italia che, come la Francia, ex potenza coloniale, evita di fare "pressioni" su Tunisi a differenza di altri Paesi europei come la Gran Bretagna e la Germania : « Dovremmo impegnarci per fargliele fare », suggerisce Godec a Washington.

Si ignora se le pressioni vi siano mai state. Di certo, se vi sono state, non hanno sortito effetto alcuno. Ma ormai sappiamo che l’amicizia, per Mr. B e i suoi ministri, conta più di elezioni simulacro e libertà conculcate, dalla Libia alla Russia, dalla Bielorussia al Kazakhstan. Salvo poi farsi cantori in patria delle libertà da difendere dai comunisti (ma Lukashenko e Nazarbayev che cosa sono ?, o almeno che cosa erano ?, per non parlare di Putin).

L’ambasciatore Usa scrive che « gli eccessi della famiglia del presidente », la ‘Famiglia’ per antonomasia, « oltraggiano i tunisini » : « La corruzione qui è
l'elefante nella stanza ». Ma l’Italia si spinge fino all’elogio delle carceri tunisine (l’ambasciatore Antonio D’Andria stava pero’ cercando di evitare che due tunisini usciti dal carcere di Guantanamo finissero in Italia, come poi avvenne a fine 2009, cosi’ da evitare loro torture nelle patrie prigioni).

L'Italia ha sempre tenuuto rapporti molto stretti con la Tunisia di Ben Ali, salito
al potere nel 1987 con un colpo di stato incruento contro il vecchio Habib Bourghiba, artefice dell'indipendenza dalla Francia. Il Sismi – per conto del governo di allora Craxi / Andreotti – avrebbe "agevolato" il cambio della guardia a Tunisi. Vero o falso, Ben Ali, amicissimo di Craxi, ha rapporti molto stretti anche Silvio Berlusconi, che dal '94 è andato spesso a trovarlo; e non solo quando era premier.

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