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martedì 7 dicembre 2010

Wikileaks: gli occhi degli Usa su siti e impianti italiani

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 07/12/2010

Gli Stati Uniti tenevano sotto controllo in Europa, “senza consultare i Paesi ospiti” –cioè, in pratica, spiavano e verosimilmente spiano tuttora - siti industriali giudicati possibili obiettivi di attacchi terroristici e ritenuti critici per la sicurezza nazionale. E’ l’ennesima rivelazione scaturita dai documenti di Wikileaks, che continuano a fornire sorprese e imbarazzi: sorprese all’opinione pubblica, imbarazzi alle diplomazie (quella americana, in primis).

In Italia, i siti nella lista sono due: una multinazionale farmaceutica, Glaxo Smith Kline SpA, con sede per l’Italia a Verona (ma gli Usa concentrano l’attenzione sullo stabilimento di San Polo di Torrile, Digibind, in provincia di Parma, che fa vaccini e liquidi e liofilizzati sterili su scala mondiale); e un gasdotto dall’Algeria, il Transmed, che, lungo oltre 2000 chilometri, porta il gas in Sicilia e poi fino alla Valle Padana (il punto d’arrivo è a Minerbio, vicino a Bologna).

La lista venne spedita nel febbraio 2009 –alla Casa Bianca, c’era già Barack Obama e al Dipartimento di Stato Hillary Clinton-: Washington invitava diplomatici americani in tutto il mondo a offrire aiuto ai siti in questione e a promuovere servizi e tecnologia ‘made in Usa’ per garantirne la sicurezza.

La cosiddetta ‘Critical Foreign Dependencies Initiative’ divide il globo in sei regioni e cita, fra centinaia di impianti, il cavo sottomarino Apollo tra Francia e Gran Bretagna –la stazione di approdo è in Cornovaglia-, stabilimenti farmaceutici in Germania, una fabbrica d’insulina in Danimarca, il gasdotto Nadym in Russia e ancora siti in Spagna, in Israele e un po’ in tutto il mondo (una miniera di cobalto in Congo, un’azienda per la produzione di siero contro il veleno dei serpenti in Australia).

Trattata dai media in modo diverso –El Pais l’ha pubblicata, il Guardian no, giudicandola lesiva della sicurezza nazionale- , la lista è fonte d’irritazione e preoccupazione: il governo britannico denuncia i rischi che la fuga di notizie puo’ comportare. E le industrie si trovano esposte non solo alla minaccia dei terroristi, ammesso che lo fossero, ma anche di qualche emulo.

Resta, pero’, il fatto che l’Amministrazione statunitense si procurava, e si procura, montagne di informazioni senza che i Paesi interessati, per alleati e partner fidati che possano essere, ne siano a conoscenza. E la pratica non è recente : le istruzioni del 2009, infatti, chiedevano di aggiornare una lista già esistente.

Il Transmed nasce da un contratto tra l’Eni e la Sonatrach, la compagnia petrolifera pubblica algerina. Ed ecco, dunque, comparire il gruppo italiano più temuto dagli Usa, abituato, probabilmente, a sentirsi addosso l’occhio diffidente degli Stati Uniti fin dall’epoca del suo fondatore Enrico Mattei. Preoccupano le attività dell’Eni, e pure quelle dell’Edison, in Iran, mentre lo sforzo del governo per indurle a rinunciare almeno a nuovi progetti appare « timido ». Il cablo è di inizio anno ed è firmato dall’ormai celebre, grazie a Wikileaks, Elizabeth Dibble: « L’Eni appare spesso dettare la politica energetica del governo italiano ».

E torna il tormentone dell’atteggiamento dell’Italia verso la Russia: “La politica energetica italiana riflette le priorità russe piuttosto che quelle europee”, nota la Dibble, alla vigilia di una missione a Washington del ministro Frattini; E fa esempi: “Il governo italiano è ambiguo sul sostegno al progetto Nabucco”, che piace all’Ue, “mentre l’Eni aiuta Gazprom a costruire gasdotti » che aumenteranno la dipendenza verso la Russia da parte dell’Ue.

Magari per strornare l’accusa di essere filo-russo, il premier Berlusconi avrebbe detto all’ambasciatore americano in Italia David Thorne, nel primo incontro –21 settembre 2009- che il suo amico Vladimir Putin “è il centro del potere in Russia”, mentre l’attuale presidente Dmitri Medvedev è “un mero apprendista”. Il giudizio attribuito crea ansia a Palazzo Chigi: Mr B nega di avere “mai pronunciato quelle frasi », d’avere «mai fatto paragoni” tra Putin e Medvedev. Eppure, per una volta, il Cavaliere ci aveva azzeccato: Putin è il maestro e Medvedev l’allievo. Anche se, strada facendo, l’allievo potrebbe non volere più dare ascolto al maestro.

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