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mercoledì 24 agosto 2011

Libia: una nuova classe dirigente 'riciclata'

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 24/08/2011

L’usato (più o meno) sicuro: è una leadership almeno al 50 per cento ‘riciclata’, quella della nuova Libia; e, di certo, scarsamente affidabile, vista la sua storia di voltagabbana e di opportunismo. Così, si presentano, per il momento, i quadri dirigenti ‘insurrezionali’ libici: un panorama provvisorio e precario, un po’ perché, in fondo al ‘dopo Gheddafi’, dovrebbero esserci elezioni libere e democratiche, il cui esito, come pure il cui svolgimento, è una totale incognita; e un po’ perché quel gruppo eterogeneo, tenuto finora insieme dall’obiettivo di rovesciare il regime, oltre che di sopravvivere al proprio passato, è costantemente a rischio di divisioni tribali, religiose, politiche, e di regolamenti di conti interni. Lo sta a provare tragicamente l’uccisione di Albel Fattah Younis, già ministro dell’interno del regime, prima di diventare comandante dell’esercito ribelle, fatto fuori il 28 luglio da quelli che dovevano essere suoi uomini: una vendetta per lo zelo che, come ministro, aveva dimostrato nel perseguire gli integralisti libici. La vicenda testimonia le difficoltà del Consiglio nazionale transitorio (Cnt) di Bengasi di controllare la propria base.

Le defezioni eccellenti hanno accompagnato tutta l’insurrezione. Alcuni transfughi sono passati da un campo all’altro all’interno del Paese;altri hanno puntato su referenti internazionali, riparando all’estero. L’Italia, in queste ore, sembra, ad esempio, giocare la carta di Abdelsalam Jalloud, l’ex premier del colonnello Gheddafi, di cui, in un’intervista a Radio Anch’io, il ministro degli esteri Franco Frattini dice: “Non farò l’errore di scegliere io che sia il miglior leader per i libici. Ma ritengo che Jalloud ha ottime caratteristiche per essere uno dei protagonisti della transizione”, tanto più che sarebbe “un personaggio che ha svolto in Libia un ruolo equilibrato e non s’è macchiato dei delitti” della dittatura.

Per non sbagliarsi, Frattini aggiunge che anche gli attuali leader del Cnt, Mahmoud Jibril, capo del governo provvisorio, guarda caso un ex uomo chiave del sistema Gheddafi, e Mustafa Abdel Jalil, presidente del Consiglio di Bengasi, ex ministro della giustizia, “hanno finora dimostrato grandi doti di saggezza e di equilibrio, anche in momenti delicati”. Tutte valutazioni dietro le quali si cela – il ministro lo ammette - il rischio di cercare di trasformare “quel che piace agli occidentali in quel che piace ai libici”.

I cambiamenti di campo libici sono avvenuti in momenti e in circostanze diversi. Jalloud è un transfuga dell’ultima ora, o quasi; Jibril, invece, scelse di schierarsi con gli insorti fin dall’inizio: personalità d’orientamento liberal, se la parola ha un senso nel contesto libico e arabo, è stato un promotore della causa dei ribelli sulla scena internazionale. Jalil lasciò Gheddafi in disaccordo per la violenza usata per sedare le prime manifestazioni. E non solo i leader politici, ma anche quelli militari, hanno fatto percorsi analoghi: se Younis era un politico, il suo vice e poi successore, Suleiman Mahmoud, era il comandante delle truppe di Gheddafi a Tobruk ed è stato uno dei primi generali a cambiare divisa.

Massicce, e spesso della prima ora, anche le defezioni fra i diplomatici, favoriti dal fatto di stare già all’estero (anche se alcuni potevano temere ritorsioni sulle famiglie in patria). Fra i rappresentanti di Gheddafi ‘transitati’ presto al Cnt, c’è l’ambasciatore di Libia in Italia Hafez Gaddour. Ma, qualche volta, gli ambasciatori hanno anche provato a tenere il piede in due scarpe, come mostra la vicenda di Hadi Hadeiba, diplomatico della Libia presso l’Ue: un giorno, dichiarava la sua indignazione per i massacri compiuti dal regime, senza però dimettersi, come alcuni suoi colleghi in America e in Europa, perchè, diceva, “sono l’ambasciatore della Libia, non di Gheddafi”; e il giorno dopo cambiava registro, seguendo, evidentemente, più la bussola della cronaca che quella di una forte convinzione personale.

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