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venerdì 5 agosto 2011

Storie di rapiti dimenticati: video dalla Nigeria con terrore

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 05/08/2011, provvisorio

Vicende di rapiti dimenticati: l'ansia delle famiglie, la tragedia dei prigionieri, l'impazienza - che ingigantisce la minaccia - dei sequestratori. Il video che una sedicente cellula di al Qaida ha fatto pervenire all'agenzia di stampa francese Afp, protagonisti un tecnico italiano e un suo collega britannico rapiti nel Nord della Nigeria il 12 maggio, diventa un motivo di speranza per i familiari di Franco Lamolinara: “Adesso ho una ragione in più per sperare che torni a casa: so che è vivo… La speranza si é fatta più forte", dice la moglie del tecnico di Gattinara, in provincia di Vercelli.

Il video, certo, è angosciante: Lamolinara e il suo collega sono bendati e in ginocchio e dichiarano loro stessi di essere nelle mani di al Qaida. Dietro di loro, tre uomini armati di fucili automatici,
con un turbante a coprirne il vico. Eppure, Anna, la moglie di Franco, fa sapere, tramite don Renzo Del Corno, parroco di San Bernardo, di sentirsene “sollevata”: “Resta preoccupata – riferisce il sacerdote -, ma dopo mesi di silenzio qualcosa s’è mosso”. Perché il silenzio, il non sapere nulla, è l’incubo peggiore, un tunnel senza luce.

A Gattinara, ci sono i figli dell’ostaggio e molti parenti. E don Renzo, a fine maggio, aveva promosso una fiaccolata silenziosa, proprio per denunciare la mancanza di attenzione mediatica, se non diplomatica, intorno alla vicenda. Un silenzio protrattosi, in pratica, fino all’arrivo del video, fatto pervenire all’ufficio di corrispondenza dell’Afp di Abidjan, in Costa d’Avorio.

Le autorità italiane e britanniche stanno ora cercando di verificare l’autenticità del documento, dove i due tecnici appaiono, complessivamente, in buona salute. Un comunicato del Foreign Office è laconico: "Possiamo confermare che le due persone del video sono state rapite in Nigeria il 12 maggio … Stiamo verificando con urgenza l'autenticità" delle immagini. La Farnesina ricordava, fin da mercoledì, che "il governo italiano continua a seguire con la massima attenzione, attraverso l'Unità di Crisi del Ministero degli Esteri e l'ambasciata ad Abuja” l’andamento del sequestro: "Come in tutti i precedenti casi analoghi che hanno coinvolto connazionali all'estero il Ministero mantiene l'usuale riserbo sull'intensa attività politico-diplomatica in corso e auspica ogni possibile
Collaborazione su questa linea con gli organi di stampa". Cioè, meno se ne parla meglio è: una tesi non sempre vincente, alla prova dei fatti, quando c’è di mezzo il terrorismo internazionale, che spesso cerca pubblicità, oltre che finanziamenti, ma molto adatta ai sequestri a scopo di estorsione.

Il video è breve: 60 secondi, perché i due rapiti chiedano, a turno, ai rispettivi governi, di accettare le rivendicazioni dei rapitori, presentati come appartenenti ad Al Qaida. Il rapimento è avvenuto in una zona della Nigeria al confine con il Niger, dove opera l'Aqmi, ritenuto il braccio maghrebino dell'organizzazione terrorista, che fa del sequestro di occidentali una fonte di sostentamento.
Lamolinara, 47 anni, lavorava in Nigeria da circa dieci anni per la società di costruzioni 'Stabilini Visinoni Limited': dal giorno del sequestro, mancava una prova certa che fosse ancora vivo.

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