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martedì 31 agosto 2010

Razzismo: Slovacchia, tiro a segno sui rom con strage

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 31/08/2010Forse, un raptus, un attacco di follia. O, forse, la droga o l’alcol. Ma la strage di una famiglia di rom compiuta ieri mattina a Bratislava da un uomo di 50 anni può anche nascere da odio razziale e avere le sue origini nell’ondata di razzismo che attraversa l’Europa e che è rivolta proprio contro i rom, dalle espulsioni mascherate da ‘rimpatrii volontari’ della Francia di Sarkozy alle distruzioni ‘umanitarie’ delle baracche abusive nella Roma di Alemanno.

Scena del massacro, un quartiere alla periferia della capitale della Slovacchia, la città dove nel 1741 venne incoronata regina d’Ungheria l’imperatrice Maria Teresa d’Austria, esponente ‘illuminata’ di quella dinastia degli Asburgo capace di creare un impero multietnico nel cuore dell’Europa.

Un uomo armato di tutto punto ha ucciso sei membri di una famiglia rom nella loro abitazione e ha poi continuato a sparare all’impazzata dopo essere uscito in strada, ammazzando un’altra donna e ferendo almeno 14 persone, fra cui un poliziotto e un bambino di 5 anni, prima di suicidarsi vistosi senza scampo, circondato dagli agenti che avevano ingaggiato con lui un violento conflitto a fuoco.

L’identità e il movente dell’omicida, che, secondo tutte le testimonianze, avrebbe agito da solo, non sono ancora noti. Gli inquirenti formulano ipotesi, nulla più: l’uomo –pare- non era un parente delle vittime; forse, era un militare o un ex militare.. Il capo della polizia Jaroslav Spisiak ha raccontato ai media locali: “L’ossesso, mentre cercava di scappare, sparava a tutto quello che si muoveva”.

Ma, nella prima fase del raid omicida, i bersagli non erano stati casuali: il killer è entrato nell’abitazione della famiglia rom, un modesto prefabbricato, armato fino ai denti. Era determinato a uccidere, aveva con sé un vero e proprio arsenale: un mitra Z58, un fucile automatico e due armi a canne mozze e otto caricatori –tutti sembra posseduti illegalmente-. Ha subito sparato all’impazzata, ha colpito a morte quattro donne e un uomo che erano all’interno. Sulla porta, uscendo, ha poi ammazzato un altro membro della famiglia: “Ho visto una persona uscire dall’appartamento, ferita, cercare di fuggire. Ma l’uomo gli è stato addosso e l’ha finito”, racconta una testimone oculare.

Una pallottola vagante è stata fatale a una donna di 52 anni estranea alla famiglia massacrata, che era uscita sul balcone al rumore degli spari e del parapiglia..Alcuni feriti sono stati solo medicati, colpiti dalle schegge dei vetri in frantumi per le pallottole, ma nove dei14 hanno dovuto essere ricoverati in ospedale. Il poliziotto colpito alla testa è grave, altri hanno ferite d’arma da fuoco al petto e all’addome, ma nessuno, neppure il bimbo, sarebbe in pericolo di vita.

Il sobborgo a nord-ovest del centro di Bratislava teatro della strage, Devinska Nova Ves, cioè la Nuova Devin, è stato completamente isolato dalla polizia: per tutta la giornata, nessun veicolo ha potuto entrarvi, neppure i mezzi pubblici, mentre l’identità di guidatori e passeggeri delle auto in uscita venivano controllate. La zona delle abitazioni prefabbricate è abitata soprattutto da ex militari. Il quartiere è animato: l’ nei pressi, c’è un supermercato e una scuola materna che, all’ora del massacro, le 10 del mattino, erano pieni di clienti e di bambini.

I rom in Slovacchia sono una minoranza che vive, in genere, in povertà, al di sotto della media di reddito del Paese, e la cui integrazione è stata ed è motivo di discussioni e di polemiche. Il ministro dell’interno Daniel Lipsic ha confermato che sei vittime appartenevano “a una famiglia di origini Rom”, ma ha aggiunto: “Non conosciamo il movente del gesto e non voglio stare a speculare se ci siano state o meno delle motivazioni razziste”.

I rom rappresentano quasi un decimo della popolazione slovacca: sono circa 430 mila, su un totale di 5,4 milioni di abitanti. Ci sono stati in passato incidenti o anche scontri tra i rom e il resto della popolazione, ma non si hanno notizie recenti di omicidi dettati da razzismo. Diverso il quadro nella vicina Ungheria, dove numerosi Rom sono stati vittime negli ultimi anni di assassini motivati da odio razziale.

La Slovacchia, che dal 2004 fa parte dell’Unione europea e dell’Alleanza atlantica, fu la scena di cruenti scontri fra gang criminali negli Anni Novanta, cioè negli anni convulsi e confusi del post-comunismo, dopo la separazione dalla Repubblica Ceca nel luglio 1992. Ma da tempo episodi del genere non si verificano più: il Paese ha trovato un suo assetto di relativa stabilità politica e sociale e l’economia s’è meritata l’ingresso nell’euro.

La strage di Devinska Nova Ves è la più grave in assoluto nella storia della Slovacchia e una delle più gravi in Europa quest’anno, seconda sola al massacro verificatosi nella contea di Cumbria, nell’Inghilterra rurale, dove un uomo sparando all’impazzata uccise 12 persone nel giugno scorso. Ma è un fatto che stragi così indiscriminate non sono più, da qualche tempo, tragico appannaggio della cronaca americania.

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