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venerdì 23 settembre 2011

Wikileaks: Assange che di censura ferisce di censura perisce

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 23/09/2011

Chi di Wikileaks ferisce, di Wikileaks perisce: il sito al curaro di Julian Assange continua a mietere vittime, ma neppure il suo fondatore è risparmiato dai contraccolpi, giudiziari, finanziari e personali, delle sue ‘overdose di verità’. Ieri, è uscita la biografia non autorizzata dell’hacker australiano: falliti i tentativi di bloccarne la pubblicazione, dopo una controversia con la casa editrice Canongate. La stesura è opera del ghost writer Andrew O'Hagan, con cui Assange ha ricostruito, per la prima volta, gli episodi sessuali che gli sono contestati in Svezia. Contemporaneamente, il direttore della tv pan-araba al Jazira si dimetteva, dopo essere finito nel tritacarne dei cablo di Wikileaks.

L’uscita della biografia segue di pochi giorni la messa all’asta di ‘cimeli’ di Assange a caccia di fondi per tamponare le falle nei conti. Tra gli oggetti in vendita, una bustina di caffè ‘souvenir’ dei giorni in carcere (315 dollari prezzo base su eBay: un po’ caro, non vi pare?) e un portatile (6.000 dollari), oltre a un ritratto firmato nel giorno del suo 40.o compleanno e ad un cablo inviato dal segretario di Stato Usa Hillary Clinton all’Onu.

Le difficoltà finanziarie del sito e del suo fondatore si sono aggravate di recente. Una valanga di critiche sono piovute sul Wikileaks e su Assange, da parte di governi e organizzazioni, ma anche di media e giornalisti, dopo la pubblicazione di documenti alla rinfusa, senza neppure tenere conto dei rischi che alcune fonti di quelle informazioni potrebbero correre. L’hacker, tuttora in attesa della decisione d’una Corte d’Appello britannica sulla sua estradizione o meno in Svezia, dopo le vogliono processare per violenza sessuale, è pure entrato in rotta di collisione con i soci del sito.

La biografia, pronta da marzo in una prima stesura, è uscita malgrado Assange abbia da tempo sospeso la collaborazione all’opera: lui voleva farne un manifesto politico, mentre il libro ora pubblicato insisterebbe troppo sulle sue vicende personali: “Tutte le memorie sono una forma di prostituzione”, avrebbe detto il biondino australiano, motivando l’ostilità al progetto. Però, l’hacker non è stato in grado di rendere alla Canongate il robusto anticipo - 400.000 sterline, pare- versatogli: i suoi fondi sono bloccati per il pagamento delle spese legali.
Secondo il suo racconto, le accuse svedesi nascono dal desiderio di Washington di screditarlo e da una rivalsa delle due accusatrici per essere state ‘scaricate’.

Fin qui, le nuove grane di Assange. In fondo, poca cosa rispetto ai fastidi toccati a ‘vittime’ dei cablo riservati da lui messi in rete senza filtri. Wadah Khanfar, da otto anni direttore di Al Jazira, s’è dimesso, pur negando di essersi piegato a pressioni da parte degli Stati Uniti, come invece risulterebbe da documenti pubblicati da Wikileaks. In un’intervista alla sua tv, Khanfar attribuisce le dimissioni al logoramento dell’incarico: "Abbiamo avuto pressioni, per esempio per la copertura di notizie su Osama bin Laden o sull'Iraq, ma abbiamo sempre fatto il nostro lavoro … Gli Usa sono sempre stati critici con noi, hanno imprigionato nostri giornalisti, hanno bombardato nostri uffici".

Secondo cablo di Wikileaks, Khanfar avrebbe modificato alcuni reportage in base a obiezioni fattegli dall'intelligence americana, con cui era in contatto. Il suo successore è Sheikh Ahmed bin Jassim bin Mohammed Al Thani, un qatarino della famiglia reale.

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