P R O S S I M A M E N T E

Buone Feste - Sereno Natale - Un 2017 Migliore - Buone Feste - Sereno Natale - Un 2017 Migliore - Buone Feste - Sereno Natale - Un 2017 Migliore

sabato 2 agosto 2014

Nomine: Juncker e i nomi in campo, scaramucce italiche

Scritto per EurActiv.it lo 02/08/2014, su dispacci d'agenzia

Le punture di spillo a distanza tra Italia e Ue diventano boomerang di polemiche interne, mentre Jean-Claude Juncker conincia a lavorare al puzzle dell’attribuzione delle competenze nella sua nuova Commissione europea, complicato dal fatto che più d’un Paese hanno indicato una rosa di candidati. E a complicare l’esercizio c’è il fattore di genere: le donne nell’Esecutivo devono essere almeno nove.

Nella sua e-news, il premier Matteo Renzi ha scritto: "Il messaggio di Juncker di più flessibilità e l'annuncio di nuovi investimenti per 300 miliardi sono ottimi primi passi e una innegabile vittoria delle proposte italiane". E ha aggiunto: "Vigileremo perché dalle parole si passi ai fatti".

Il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta gli ha risposto su Twitter: "Renzi chiede a Juncker dove prenderà i 300 miliardi del piano per l'Europa. E lui dove prenderà i soldi per pagare le promesse fatte agli italiani?".

Scaramucce verbali, a ridosso di un week-end di tregua europea. Dal 31 sera, la squadra di Juncker è praticamente fatta, anche se la lista dei candidati è aperta per le opzioni multiple di vari Paesi (e per l’incertezza legata a Federica Mogherini).

L’ultimo esempio di opzioni multiple è olandese: il premier Mark Rutte, candidato alla presidenza del Consiglio europeo, ha trasmesso una ‘short list’ al presidente Juncker, senza renderla pubblica. Secondo indiscrezioni di stampa, i candidati sarebbero Jeroen Dijsselbloem, ministro delle Finanze e attuale presidente dell'Eurogruppo –a Bruxelles, potrebbe occuparsi della disciplina di bilancio-, Frans Timmermans, ministro degli Esteri, e Lilianne Poumen, ministro per il commercio estero.

Il ministro degli Esteri è stato candidato dall’Italia come Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea. E, se non dovesse ottenere quel posto, che viene attribuito dai capi di Stato e/o di governo dei 28, potrebbe non essere lei l’elemento italiano della Commissione Juncker.

All’appello delle designazioni, mancano solo il Belgio che non ha governo al momento (ma s’attende una decisione per metà agosto) e la Bulgaria, dove c’è una situazione analoga (lì, però, la commissaria uscente Kristalina Georgieva viene data in pole position).

La lista resterà, comunque, modificabile fino a settembre, perché Juncker la finalizzerà e la renderà pubblica solo dopo il Vertice delle Nomine bis del 30 agosto. Gli Stati hanno quindi modo e tempo, volendolo, di cambiare candidato.

Di seguito, una tabella dell’ANSA dei candidati per Paese, con l’appartenenza politica e i desideri di portafoglio ipotizzati –manca il Belgio-:
Lussemburgo: Jean-Claude Juncker, Ppe, presidente;
AUSTRIA: Johannes Hahn (confermato), Ppe, ricerca (dagli Affari regionali);
BULGARIA: Kristalina Georgieva (confermata), Ppe, Alto Commissario (dagli Aiuti umanitari);
CIPRO: Christos Stylianides, Ppe , ????;
CROAZIA: Neven Mimica (confermato), Pse, ??? (dai Consumatori);
DANIMARCA: Mette Gjerskov o Christine Antorini, Pse, Istruzione;
ESTONIA: Andrus Ansip, Alde, ???;
FINLANDIA: Jyrki Katainen (attualmente interinale), Ppe, Industria;
FRANCIA: Pierre Moscovici, Pse, Economia;
GERMANIA: Gunter Oettinger (confermato), Ppe, Energia –conferma-;
GRAN BRETAGNA: Jonathan Hill, Ecr, mercato interno;
GRECIA: Dimitris Avramopulos, Ppe, Immigrazione;
IRLANDA: Phil Hogan, Ppe, ???;
ITALIA: Federica Mogherini, Pse, Alto Rappresentante;
LETTONIA: Valdis Dombrovskis, Ppe, ???;
LITUANIA: Vytenis Andriukaitis, Pse, ???;
MALTA: Karmenu Vella, Pse, ???;
OLANDA: Jeroen Dijsselbloem o altri due, Pse, Economia;
POLONIA: Radosław Sikorski, Ppe, Alto Rappresentante;
PORTOGALLO: Carlos Moedas, Pse, ???;
REP. CECA: Vera Jourova, Alde, ???;
ROMANIA: Dacian Ciolos (confermato), Ppe, Agricoltura –conferma-;
SLOVACCHIA: Maros Sefcovic  (confermato), Pse, ??? (dal personale);
SLOVENIA: Alenka Bratusek o altri due, Alde, ???;
SPAGNA: Miguel Canete, Ppe, Commercio;
SVEZIA: Cecilia Malmstroem (confermata), Alde, Sviluppo (dagli Affari Interni);
UNGHERIA: Tibor Navracsics, Ppe, ???.

venerdì 1 agosto 2014

Nomine: Juncker al lavoro, nodo Mogherini

Scritto per EurActiv.it lo 01/08/2014, su dispacci d'agenzia


La designazione dell’Italia è stata una delle ultime a giungere, poche ore prima della scadenza della mezzanotte del 31 luglio. E ora il presidente eletto della Commissione europea Jean-Claude Juncker dispone di tutte le indicazioni dei 28 Stati Ue, tranne due che le dovrebbero inviare nelle prossime ore, per la composizione del nuovo Esecutivo. Uno dei nodi da sciogliere è proprio quello della candidata italiana, Federica Mogherini, ministro degli Esteri, che il governo italiano vuole sia Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune.

Per la formazione della Commissione bisognerà però aspettare l'inizio di settembre, subito dopo il vertice, in programma per il 30 agosto, in cui i capi di Stato e di governo dei 28 dovranno decidere chi saranno i successori di Catherine Ashton come alto rappresentante e di Herman Van Rompuy come presidente del Consiglio europeo.

Fino ad allora, ha oggi detto la portavoce Natasha Bertaud, non ci sarà nessun commento né indiscrezione, da parte di Juncker, sulla composizione dell'esecutivo e l'attribuzione dei portafogli.

Nella lettera a Juncker, Renzi scrive: "Caro Presidente, desidero informarla che il governo italiano ha deciso di designare Federica Mogherini, attuale ministro degli esteri, come candidato al ruolo di Alto rappresentante e vicepresidente della Commissione europea". Una formula anomala, perché la designazione dell’Alto Rappresentante spetta ai capi di Stato e/o di governo dei 28, mentre la ripartizione dei portafogli della Commissione spetta a Juncker.

E la Mogherini non corre da sola: il governo polacco ha designato alla Commissione europea il ministro degli esteri Radoslaw Sikorski, che è esplicitamente in lizza per quel posto.

Fra gli ultimi Paesi a decidere, il Portogallo, che ha designato alla Commissione il segretario di Stato aggiunto al premier Carlos Moedas, un ingegnere di formazione, che ha gestito con la troika il piano di assistenza al Portogallo.

Alcuni paesi non hanno annunciato la propria scelta. E alcuni hanno presentato diversi candidati per dare più possibilità a Juncker, che - ha detto la portavoce – “sta lavorando per mettere insieme una squadra di alto profilo”.

La Slovenia, le cui scelte rischiano di divenire un caso politico, ha ad esempio presentato una lista di tre candidati, fra cui l’attuale premier di centro-sinistra, Alenka Bratusek, uscita però battuta dalle elezioni di luglio. Gli altri candidati sono l’attuale ministro degli esteri Karl Erjavec, capo del Partito dei Pensionati, e l’eurodeputata social-democratica Tanja Fajon.

Sempre secondo la portavoce, per effetto delle insistenze di Juncker, i governi hanno presentato “un numero significativo di donne competenti”, ma bisogna “ancora lavorare perché il loro numero aumenti ulteriormente". Oltre alla Mogherini, sono state candidate ufficialmente altre due donne, Cecilia Malmstroem dalla Svezia e Vera Jourova dalla Repubblica ceca, mentre Kristalina Georgieva potrebbe essere la candidata bulgara; una decina di altre sono state proposte dai paesi come alternative alla prima indicazione oppure sono fra i possibili candidati dei paesi che non hanno svelato la loro scelta.

Nella commissione Barroso c'erano 9 commissarie; il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ha preannunciato che se questo numero non sarà eguagliato o superato dall'esecutivo Juncker, l’Assemblea di Strasburgo non darà il suo via libera.

In attesa di affrontare il negoziato sulle nomine e la ripartizione dei portafogli, Juncker farà lunedì visita ad Atene: la Grecia s’aspetta un allentamento della politica dell'austerita. Juncker, che incontrerà il premier Antonio Samaras, si presenta dicendo: "La mia priorita' - dice il presidente della l'occupazione, la crescita e gli investimenti. E sono lieto di recarmi ad Atene a discuterne".

Ecco le principali tappe del percorso per completare il rinnovo delle istituzioni europee:

-       30/8 - Riunione straordinaria del Consiglio Europeo per decidere l'Alto Rappresentante e il presidente del Consiglio europeo.
-       29/9-9/10 - Possibili audizioni dei candidati commissari da parte delle competenti commissioni del Parlamento europeo.
-       21-23/10 - Possibile voto del Parlamento, riunito in sessione plenaria, sull'insieme dalla nuova Commissione.
-       24/10 - Decisione del Consiglio europeo sul via libera alla nuova Commissione durante il vertice d'autunno.
-       31/10 - Termina il mandato della Commissione Barroso II e dell'Alto rappresentante Catherine Ashton.
-       30/11 - Termina il mandato del presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy.

L'insediamento della Commissione potrebbe però slittare anche all'inizio del 2015 se il Parlamento bocciasse uno o più candidati.

Italia/Ue: Renzi, l'ora dei dubbi, dopo il momento della simpatia

Scritto per AffarInternazionali e pubblicato il 31/07/2014 

La novità. La simpatia. Il dinamismo. Queste caratteristiche sono valse a Matteo Renzi credito e fiducia nell’Ue, nei suoi primi cento giorni alla guida dell’Italia. Ma, ora, i partner s’aspettano risultati. E non si lasciano impressionare dai modi italici del giovane premier, stile “Qui si fa come dico io” Anche perché in Europa non c’è verso che sia così. Manco se lo dicesse Angela Merkel.

Sono atteggiamenti, che il premier Renzi e il suo Governo tendono ad adottare anche in Europa, specie dopo che l’Italia ha assunto, il 1° luglio, la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue, una posizione che dovrebbe essere più di mediazione che di potere. 

Alcuni ministri lo seguono per convinzione, altri per imitazione, altri, forse i migliori, o i più timidi, o i più esperti, esitano a farlo. Perché nell’Unione quegli atteggiamenti non premiano. Anzi, penalizzano. Ed erodono il capitale di credibilità e di simpatia su cui il premier Renzi poteva inizialmente contare. Che si discuta di nomine o di riforme (e, quindi, di flessibilità).  

Sul piano interno, gli oppositori voltano la frittata europea e fanno a torto del premier uno zerbino: Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord, deputato europeo, scrive su Facebook "Incredibile, Renzi … Bruxelles e Berlino ordinano, il chiacchierone esegue". 

Sul piano europeo, i partner chiedono di vedere le riforme, già annunciate da tre premier in 30 mesi o giù di lì e mai attuate (e i primi due avevano, sulla carta, più carisma e più esperienza del sindaco di Firenze). Ancora una volta, scrive Die Welt, Roma promette le misure di cui ha tanto bisogno, per poi rimandare tutto, con “la leggerezza dell'essere, l'affascinante cafoneria e l'autoreferenzialità” di chi furbescamente accetta le regole per poi eluderle. Se lo fanno i francesi, rivela il quotidiano, ce la prendiamo; se lo fanno gli italiani, ci (sor)ridiamo su. 

Diffidenze e sospetti s’infittiscono perché il contesto economico non induce ad avere fiducia nell’Italia, di cui le Istituzioni internazionali –Fmi, Ocse, Ue- e nazionali –BankItalia, Confindustria- non fanno che abbassare le previsioni di crescita 2014, dallo 0,8% iniziale –già modesto- allo 0,3% delle ultime stime del Fondo monetario (a fronte di un 1,1% medio della zona euro). Va peggio del previsto pure la Francia di François Hollande, il miglior ‘amichetto’ europeo di Renzi, Vanno meglio del previsto Germania e Spagna e, fuori dall’euro, meglio di tutti i Grandi dell’Ue, la Gran Bretagna. 

Il Governo italiano non prova più ad arginare il pessimismo degli esperti, che saranno ‘tecnocrati’, ma con le cifre ci vanno a nozze. E così lo spauracchio di una correzione dei conti pubblici in autunno diventa concreto: una manovra che gli analisti prevedono fino a 20 miliardi di euro. Anche se, per scongiurare l’ipotesi, o contenerla, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan lavora sodo sul capitolo privatizzazioni: obiettivo, raccogliere complessivamente 11 miliardi, che però sarebbero una ‘una tantum’, infausta specialità dei contabili nostrani. 

Quando il neo commissario agli Affari economici e monetari, Jyrki Katainen, ex premier finlandese che ha scelto l’approdo europeo, dice al quotidiano tedesco Die Welt, che "la cosa più importante per l'Italia … è attuare le riforme promesse dagli ultimi governi" fa una constatazione condivisibile. Che l’importante sia fare e non annunciare, nessuno può contestarlo. 

Inutile metterla sulla rissa verbale, come fanno il sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi e pure Palazzo Chigi. Gozi dice: "Con tutto il rispetto per Katainen, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato in Europa non lo decide il commissario pro tempore finlandese, ma il Vertice dell'Unione", che “ha parlato chiaro su crescita e flessibilità: di solo rigore l'Europa non campa" (ma neppure di solo promesse). 

La rissa sta in quel ‘pro tempore’. Perché Katainen è a Bruxelles per restarci, non solo lo scorcio che resta della Commissione Barroso, ma pure tutto il quinquennio della Commissione Juncker. Sarebbe meglio dialogarci, invece che usare le parole come pietre. 

Come fa pure Palazzo Chigi:  “Non siamo scolaretti indisciplinati: ciò che fa l'Italia, specie le riforme .. , lo decide il popolo italiano, non certo il commissario pro tempore finlandese” –e dalli!-. E, poi, la stoccata che vuole essere decisiva: “Portiamo in Europa milioni di voti e miliardi di euro”. 

Argomento un po’ logoro e un po’ scivoloso. Perché di miliardi ne porteremmo di meno, se solo sapessimo spendere quelli messici a disposizione dall’Unione. E perché i voti i partner s’aspettano che Renzi li usi proprio per fare le riforme: quelle utili a rilanciare la crescita e il lavoro, non quelle buone per un po’ di struscio anti-casta. 

Discorsi analoghi valgono sul fronte aperto delle nomine europee: l’affondo del premier per mettere Federica Mogherini al posto di alto rappresentante della politica estera e di sicurezza europea non è riuscito a metà luglio e tutte le decisioni sono slittate al 30 agosto; e chi era in pole position 10 giorni fa potrebbe ritrovarsi fuori dalla griglia fra un mese.

 Per il momento, il premier e il governo difendono in trincea le chances della Mogherini, mentre c’è chi –specie i popolari tedeschi- lavora a costruirle alternative credibili, mentre circola la voce che lady Ashton potrebbe continuare ad occuparsi - anche dopo la fine del suo mandato - dei negoziati con l’Iran, un dossier dove non ha fatto male.

Per il momento, il Governo Renzi tiene il punto: “La Mogherini resta la nostra candidata al posto d’alto rappresentante”, ribadisce Gozi, a Bruxelles per presiedere il primo Consiglio Affari Generali del semestre italiano. Proprio il giorno che il presidente eletto Jean-Claude Juncker riceve l'ex premier Massimo D'Alema nel suo ufficio di Palazzo Charlemagne, accendendo un altro focolaio d'ipotesi e sospetti. 

Eppure, l’Italia potrebbe prendere due piccioni con la fava del rinvio: tenersi un ministro degli Esteri giovane, ma preparato e competente, che nell’Unione farebbe fatica a sottrarsi al destino di basso profilo toccato a Lady Ashton (che, a dire il vero, l’ha più accettato che subito); e mandare a Bruxelles come commissario un ‘culo di pietra’ che possa seguire i lavori dell’Esecutivo, senza essere sempre in missione, ed occuparsi dei dossier ‘italiani’, oltre che dei propri. A Bruxelles, di grane da risolvere ce ne sono sempre. Ed è meglio essere presenti, piuttosto che in viaggio, quando si decide; e avere buoni rapporti con tutti i colleghi. Anche i finlandesi.

giovedì 31 luglio 2014

Nomine: penuria di donne, Commissione Juncker rischia di slittare


Scritto per EurActiv.it il 31/07/2014, su dispacci d'agenzie

Causa penuria di donne, la Commissione Juncker potrebbe nascere in ritardo. Infatti, se i 28 Stati dell’Unione non presenteranno abbastanza candidature femminili per la Commissione europea, è possibile che il presidente eletto Jean-Claude Juncker decida di rinviare la formazione del nuovo Esecutivo, che dovrebbe entrare in funzione il 1° novembre.

Lo ha oggi detto la portavoce Natasha Bertaud, ricordando che, come indicato dallo stesso Juncker, i 28 hanno tempo fino alla mezzanotte per indicare i rispettivi commissari –uno per Paese -. Secondo numerose indicazioni, mancano all’appello almeno una manciata di Stati, forse più.

"E' una scelta degli Stati se annunciare o meno i nomi che hanno scelto - ha aggiunto la portavoce-. Noi non diremo niente fin quando tutto il collegio non sarà stato completato e le attribuzioni decise, cioè dopo il vertice del 30 agosto che nominerà l'alto rappresentante” per la politica estera europea, che è pure vice-presidente dell’Esecutivo.

Al momento, le donne designate sarebbero solo tre: il governo svedese ha confermato proprio oggi la commissaria uscente per gli Affari Interni Cecilia Malmstroem; il governo bulgaro ha confermato la commissaria uscente agli Aiuti umanitari e d’emergenza Kristalina Georgieva; e il governo ceco ha indicato Vera Jourova. C’è la candidatura italiana del ministro degli Esteri Federica Mogherini ad alto rappresentante, che è però legata alle decisioni del 30 agosto.

Un numero di donne adeguato, per Juncker, significa "più di quelle del precedente Esecutivo, cioè almeno nove, come ha chiarito il Parlamento europeo, che in caso contrario non darà il via libera", ha ricordato la portavoce. Ecco, quindi, la possibilità "di un rinvio nella formazione del collegio".

La Bertaud ha anche distinto "i due diversi processi: quello delle nomine dell'alto rappresentante e del presidente del Consiglio europeo, che spettano ai capi di Stato e/o di governo", nella riunione del 30 agosto; "e quello della scelta dei commissari e dell'attribuzione delle responsabilità”, che spetta al presidente della Commissione, che deve "essere anche d'accordo sull'alto rappresentante".

Sulla base delle intense consultazioni con tutti i paesi dal 16 luglio, data del Vertice delle Nomine, e dei nomi propostigli, Juncker studierà tutte le possibilità e, se non si arriverà subito a una soluzione, con un adeguato numero di donne, rinvierà la formazione del collegio".

La designazione da parte della Svezia della Malmstroem, che se n’è detta “onorata”, rende meno critica la situazione. "L'Europa - ha detto la responsabile degli Affari Interni, protagonista di polemiche con l’Italia sull’immigrazione  - è a un punto di svolta, con i conflitti nei paesi vicini e una crisi economica dalla quale, dopo molti anni difficili, stiamo cominciando a uscire. Le forze xenofobe e isolazioniste hanno guadagnato terreno in tutta l'Unione. Sono convinta che abbiamo bisogno di forti voci liberali nella nuova Commissione per assicurare un'Unione che sia aperta, unita e con uno sguardo rivolto all'esterno".

Le attribuzioni dei portafogli da parte del presidente Juncker avverranno nelle prossime settimane. Si sa che Juncker sta pensando a un commissario per l’immigrazione e che vorrebbe scorporare gli attuali ‘mega-portafogli’ dell’Economia – in crescita e disciplina di bilancio - e del Mercato interno – in mercato interno e servizi finanziari -. Impossibile, quindi, dire se la Malmstroem continuerà a gestire i flussi migratori nel Mediterraneo.

mercoledì 30 luglio 2014

Nomine: Ue, ipotesi ripartizione portafoglio economia

Scritto per EurActiv.it, su dispacci d'agenzia

Il presidente eletto della Commissione europea Jean-Claude Juncker sta considerando la possibilità di ripartire il portafoglio di commissario all'economia in due diversi incarichi, uno per la crescita e l'altra per la disciplina di bilancio. Lo fa sapere una fonte europea, citata dall’Agi.

La ripartizione del portafoglio consentirebbe alla Francia di piazzare l'ex ministro Pierre Moscovici in un portafoglio economico, tenendo nel contempo conto delle perplessità tedesche nell’affidare il compito di guardiano dei conti a un socialista francese, visto che Parigi ha dal 2012 un deficit oltre ai limiti previsti dagli accordi Ue.

"Tutte le opzioni restano aperte, ma ancora nessuna decisione è stata presa," precisa la fonte. Juncker aveva chiesto agli Stati di designare il loro commissario entro il 31 luglio. La fonte indica che finora 22 dei 28 Stati dell’Ue hanno presentato ufficialmente i loro candidati: le eccezioni sono Italia, Belgio, Paesi Bassi, Portogallo, Romania e Slovenia.

Ieri, la Francia ha candidato Moscovici, anche se solo informalmente, visto che nessuna lettera ufficiale al riguardo è ancora giunta a Bruxelles. La designazione di Moscovici eliminerebbe l’ipotesi di Elisabeth Guigou come alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea, un’alternativa al ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini.

Il premier italiano Matteo Renzi ha fatto capire che non designerà alcun candidato, perché la partita
sulla Mogherini al posto attualmente tenuto da Lady Ashton è sempre aperta. La candidatura Mogherini è però complicata sia dai continui commenti sulla sua inesperienza (il Guardian pubblica un appello firmato da vari ex ministri europei perché si scelga qualcuno di maggiore esperienza) sia dalle perplessità di chi la considera troppo vicina alla Russia.

Anche l'Olanda non ha indicato nessuno, per ragioni in parte simili all'Italia. Il premier Mark Rutte, scrive oggi la stampa locale, è in pista per il posto di presidente del Consiglio europeo. Anzi, "se dipendesse dalla Merkel, lo sarebbe già", scrive il Volkskrant. Inoltre, è sempre in piedi l'ipotesi che il ministro dell'Economia Jeroen Dijsselbloem, presidente dell'Eurogruppo, gradito alla Merkel, vada a occuparsi in Commissione della disciplina di bilancio, in tandem con il francese Moscovici. Ma c’è sempre la possibilità che il finlandese Olli Rehn venga parzialmente rimpiazzato da un altro finlandese, l’ex premier Jyrki Katainen.

C'è, inoltre, il problema dell'equilibrio di genere. Juncker per ora ha solo due donne: la ceca Vera Jourova –una new entry- e la bulgara Kristalina Georgieva –confermata-.




lunedì 28 luglio 2014

Razzismo: calcio, Ue dopo Fifa entra in tackle su Figc per Tavecchio

Scritto per EurActiv.it, su dispacci d'agenzia

La Commissione europea entra in tackle scivolato sulla gaffe razzista di Carlo Tavecchio, principale candidato alla presidenza della Federazione italiana gioco calcio. E viene in appoggio alla Fifa, sottolineando che "la non discriminazione è la pietra angolare della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea".

La vicenda Tavecchio diventa, così, un altro tassello del malessere italiano a stare in Europa senza fare gaffes o derogare alle regole, anche solo di buona condotta.

Mentre i media italiani sono palestra di una corsa al ‘volemose bene’ e al ridimensionamento dell’incidente, l’Ue avalla il richiamo  il richiamo della Fifa e sottolinea che "il razzismo e ogni altra forma di discriminazione non devono aver posto nel calcio".

Lo ha detto Dennis Abbott, portavoce della Commissione europea per sport, cultura, istruzione e politiche giovanili, rispondendo ad una domanda dei giornalisti sul caso Tavecchio.

Abbott ricorda che "la Commissione riconosce in pieno l'autonomia delle federazioni sportive”, ma aggiunge che essa considera tuttavia che il calcio, in quanto sport più popolare in Europa, ha “responsabilità particolari nella lotta al razzismo".

"Eliminare il razzismo dal calcio deve continuare a essere una priorità a tutti i livelli del calcio", conclude Abbott, rilevando che la Commissione "ha accolto con favore il fatto che la Fifa abbia chiesto alla Figc di aprire un'indagine sulle dichiarazioni" di Tavecchio.

domenica 27 luglio 2014

Italia/Ue: pugni sul tavolo e parole come pietre. Ma i fatti?


Scritto per il blog de Il Fatto Quotidiano e per EurActiv.it il 27/07/2014

Nel suo editoriale, Antonio Padellaro, direttore de Il Fatto Quotidiano, evidenzia, oggi, “la continua esibizione muscolare del premier e dei suoi accoliti”, “la strategia dello scazzo permanente”, il “qui si fa come dico io”. Sono scelte, o meglio comportamenti, che il premier Renzi e il suo Governo tendono ad adottare anche in Europa, specie dopo che l’Italia ha assunto, il 1° luglio, la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue, una posizione che dovrebbe essere più di mediazione che di potere.

Alcuni ministri lo seguono per convinzione, altri per imitazione, altri, forse i migliori, o i più timidi, o i più esperti, esitano a farlo. Perché nell’Unione quegli atteggiamenti non premiano. Anzi, penalizzano. Ed erodono il capitale di credibilità e di simpatia su cui il premier Renzi poteva inizialmente contare. Che si discuta di nomine o di riforme (e, quindi, di flessibilità).

Tanto più quando il contesto economico non induce ad avere fiducia nell’Italia, di cui le Istituzioni internazionali –Fmi, Ocse, Ue- e nazionali –BankItalia, Confindustria- non fanno che abbassare le previsioni di crescita 2014, dallo 0,8% iniziale –già modesto- allo 0,3% delle ultime stime del Fondo monetario (a fronte di un 1,1% medio della zona euro). Va peggio del previsto pure la Francia di Hollande, il miglior amichetto europeo di Renzi, Vanno meglio del previsto Germania e Spagna e, fuori dall’euro, meglio di tutti i Grandi dell’Ue, la Gran Bretagna.

Il Governo italiano non prova più ad arginare il pessimismo degli esperti, che saranno ‘tecnocrati’, ma con le cifre ci vanno a nozze. E così lo spauracchio di una correzione dei conti pubblici in autunno diventa concreto: una manovra che gli analisti prevedono fino a 20 miliardi di euro. Anche se, per scongiurare l’ipotesi, o contenerla, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan lavora sodo sul capitolo privatizzazioni: obiettivo, raccogliere complessivamente 11 miliardi.

Quando il neo commissario agli Affari economici e monetari, Jyrki Katainen, ex premier finlandese che ha scelto l’approdo europeo, dice al quotidiano tedesco Die Welt, che "la cosa più importante per l'Italia … è attuare le riforme promesse dagli ultimi governi" fa una constatazione condivisibile. Che l’importante sia fare e non annunciare, nessuno può contestarlo.

Inutile metterla sulla rissa verbale, come fanno il sottosegretario agli Affari Europei Sandro Gozi e pure Palazzo Chigi. Gozi dice: "Con tutto il rispetto per Katainen, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato in Europa non lo decide il commissario pro tempore finlandese, ma il Vertice dell'Unione", che “ha parlato chiaro su crescita e flessibilità: di solo rigore l'Europa non campa" (ma neppure di solo promesse).

La rissa sta in quel ‘pro tempore’. Perché Katainen è a Bruxelles per restarci, non solo lo scorcio che resta della Commissione Barroso, ma pure tutto il quinquennio della Commissione Juncker. Sarebbe meglio dialogarci, invece che usare le parole come pietre.

Come fa pure Palazzo Chigi:  “Non siamo scolaretti indisciplinati: ciò che fa l'Italia, specie le riforme .. , lo decide il popolo italiano, non certo il commissario pro tempore finlandese” –e dalli!-. E, poi, la stoccata che vuole essere decisiva: “Portiamo in Europa milioni di voti e miliardi di euro”.

Argomento un po’ logoro e un po’ scivoloso. Perché di miliardi ne porteremmo di meno, se solo sapessimo spendere quelli messici a disposizione dall’Unione. E perché i voti i partner s’aspettano che Renzi li usi per fare le riforme: quelle utili a rilanciare la crescita e il lavoro.

Discorsi analoghi valgono sul fronte aperto delle nomine europee: l’affondo del premier per mettere Federica Mogherini al posto di alto rappresentante della politica estera e di sicurezza europea non è riuscito a metà luglio e tutte le decisioni sono slittate al 30 agosto; e chi era in pole position 10 giorni fa potrebbe ritrovarsi fuori dalla griglia fra un mese.

Per il momento, il premier e il governo difendono in trincea le chances della Mogherini, mentre c’è chi lavora a costruirle alternative credibili. Ma l’Italia potrebbe prendere due piccioni con la fava del rinvio: tenersi un ministro degli Esteri giovane, ma preparato e competente, che nell’Unione farebbe fatica a sottrarsi al destino di basso profilo toccato a Lady Ashton (che, a dire il vero, l’ha più accettato che subito); e mandare a Bruxelles come commissario un ‘culo di pietra’ che possa seguire i lavori dell’Esecutivo, senza essere sempre in missione, ed occuparsi dei dossier ‘italiani’, oltre che dei propri. A Bruxelles, di grane da risolvere ce ne sono sempre. Ed è meglio essere presenti, piuttosto che in viaggio, quando si decide; e avere buoni rapporti con tutti i colleghi. Anche i finlandesi.