Scritto per www.GpNewsUsa2016.eu il 16/03/2015
lunedì 16 marzo 2015
Usa 2016: Jeb Bush usò mail privata da governatore Florida
domenica 15 marzo 2015
Usa 2016: Hillary seleziona staff, mette a Brooklyn quartier generale
Scritto per www.GpNewsUsa2016.eu il 15/03/2015
2015/03/15 – Sarà a Brooklyn il quartier generale della campagna elettorale di Hillary Clinton. Secondo la Cnn, l'ex segretario di Stato sta per firmare il contratto di affitto dei locali, nell’attesa dell’annunciare la candidatura –questione di settimane-. Gli uffici saranno nel complesso MetroTech: una scelta legata alla capacità di Brooklyn di attirare talenti e alla vivacità del quartiere. La Clinton sta, inoltre, completando lo staff che dovrà sostenerla nella corsa verso la nomination: l'ex first lady –riferisce la stampa americana- sta svolgendo personalmente i colloqui di selezione nella sua abitazione di Chappaqua ed è concentrata sulla scelta degli addetti alla comunicazione e del team che dovrà gestire i social network. Hillary spera d’essersi messa alle spalle, per ora almeno, la polemica sulle mail di quand’era segretario di Stato, scritte utilizzano il suo account personale e non quello ufficiale. La vicenda non è però archiviata: l'Associated Press ha avviato un'azione legale contro il Dipartimento di Stato per ottenere la pubblicazione di documenti ed email della Clinton quand’era a capo della diplomazia Usa. In una conferenza stampa super-affollata, l'ex first lady ha ammesso che avrebbe fatto meglio a utilizzare il server governativo, ma ha spiegato d’avere usato il proprio "solo per comodità" e ha affermato di non avere mai messo a repentaglio messaggi riservati. (dispacci d’agenzie – gp)
2015/03/15 – Sarà a Brooklyn il quartier generale della campagna elettorale di Hillary Clinton. Secondo la Cnn, l'ex segretario di Stato sta per firmare il contratto di affitto dei locali, nell’attesa dell’annunciare la candidatura –questione di settimane-. Gli uffici saranno nel complesso MetroTech: una scelta legata alla capacità di Brooklyn di attirare talenti e alla vivacità del quartiere. La Clinton sta, inoltre, completando lo staff che dovrà sostenerla nella corsa verso la nomination: l'ex first lady –riferisce la stampa americana- sta svolgendo personalmente i colloqui di selezione nella sua abitazione di Chappaqua ed è concentrata sulla scelta degli addetti alla comunicazione e del team che dovrà gestire i social network. Hillary spera d’essersi messa alle spalle, per ora almeno, la polemica sulle mail di quand’era segretario di Stato, scritte utilizzano il suo account personale e non quello ufficiale. La vicenda non è però archiviata: l'Associated Press ha avviato un'azione legale contro il Dipartimento di Stato per ottenere la pubblicazione di documenti ed email della Clinton quand’era a capo della diplomazia Usa. In una conferenza stampa super-affollata, l'ex first lady ha ammesso che avrebbe fatto meglio a utilizzare il server governativo, ma ha spiegato d’avere usato il proprio "solo per comodità" e ha affermato di non avere mai messo a repentaglio messaggi riservati. (dispacci d’agenzie – gp)
sabato 14 marzo 2015
Usa 2016: Obama scherza su tweet velenosi e mail Hillary
Scritto per www.GpNewsUsa2016.eu il 14/03/2015
venerdì 13 marzo 2015
Usa: razzismo; Ferguson, il ritorno delle Pantere Nere
Scritto per Il Fatto Quotidiano del 13/03/2015
Spari
contro la polizia a Ferguson, il sobborgo di St.Louis nel Missouri epicentro,
dall'estate scorsa, delle tensioni razziali negli Stati Uniti: due agenti
vengono feriti, uno al volto, l’altro alla spalla; non sono gravi. Accade durante una manifestazione anti-razzista: quasi una festa
dopo le dimissioni del capo della polizia locale, sollecitate da tempo dagli
attivisti per i diritti civili.
L’episodio riaccende la febbre razziale in
tutta l’Unione, di nuovo alta dalla scorsa settimana. Quegli spari non sono
l’eco della protesta non violenta del movimento di Martin Luther King, di cui
sabato scorso il presidente Obama ha celebrato il 50° anniversario della marcia
di Selma, ma piuttosto della lotta dura delle Pantere Nere, storica
organizzazione rivoluzionaria afro-americana.
Dalla Casa Bianca, Obama interviene: "La
violenza contro la polizia è inaccettabile”, afferma, condannando il ferimento
dei due agenti. "Le nostre preghiere vanno a loro. La via per la giustizia
è una, dobbiamo percorrerla tutti insieme", scrive in un messaggio sull'account
Twitter ufficiale.
A Ferguson, la situazione non s’è mai
completamente normalizzata, dopo l’uccisione, il 9 agosto, d’un ragazzo nero di
18 anni, Michael Brown, disarmato, a opera di un poliziotto, Darren Wilson.
La scorsa settimana, la pubblicazione di
un rapporto del Dipartimento di Giustizia federale aveva rinfocolato asti e
polemiche: l’agente che sparò resta non perseguibile, ma la polizia del
sobborgo viene aspramente criticata, per le discriminazioni e le vessazioni compiute
contro cittadini afro-americani, per le strade, in commissariato, in tribunale.
Il rapporto innesca le dimissioni del
sindaco John Shaw, in carica dal 2007, del giudice municipale Ronald J.
Brockmeyer e, infine, del capo della polizia Thomas Jackson, bersaglio delle
critiche più dure.
La manifestazione di mercoledì notte, cui
partecipavano decine di persone, era cominciata pacifica. Poi, c'è stato
qualche disordine e una ventina di poliziotti in tenuta antisommossa sono
intervenuti e hanno fermato due persone. Intorno a mezzanotte, quando molti
manifestanti se ne erano già andati, si sono sentiti dei colpi d'arma da fuoco,
non è chiaro quanti.
Gli agenti feriti non prestavano servizio
a Ferguson: quello colpito al volto, 32 anni, è di stanza altrove nella contea;
quello ferito alla spalla, 41 anni, è della polizia della contea. Le ferite,
inizialmente definite "molto gravi", si sono rivelate leggere:
entrambi sono sempre rimasti vigili e, dopo qualche ora, sono stati dimessi.
Contrastanti
le prime versioni di quanto accaduto, di cui esiste pure un video amatoriale,
che non fa però luce sulla dinamica. Jon Belmar, nuovo capo della polizia,
parla di un agguato e dice che chi ha sparato era fra i protestatari. DeRay McKesson, uno degli organizzatori della
manifestazione, che era sul posto sostiene, invece, che "chi ha sparato non
era tra noi, era in cima alla collina”. Ci sono stati dei fermi, degli
interrogatori, ma nessuna incriminazione.
Le manifestazioni davanti al commissariato
di South Florissant Road sono ormai divenute routine. Il rapporto federale nota
che, negli ultimi due anni, a Ferguson, i cittadini neri, che sono il 67% della
popolazione, sono stati oggetto dell'85% dei controlli di traffico, del 93%
degli arresti e dell'88% dei casi in cui la polizia ha usato la forza.
Ma il
problema non è solo Ferguson. La scorsa settimana, subito prima delle
celebrazioni di Selma, a Madison in Wisconsin un poliziotto uccideva un ragazzo
nero di 19 anni, sospettato d’aggressione, ma non armato. E nelle stesse ore un
altro nero era freddato da un agente ad Aurora, un sobborgo di Denver in
Colorado: la vittima aveva 37 anni, era ricercato, ma era disarmato.
Episodi la cui frequenza nel tempo e
distribuzione sul territorio dell’Unione dimostrano che l’America deve ancora
fare i conti con il razzismo, anche se ha eletto un nero presidente. Anzi,
Obama, che vinse le elezioni nel 2008 dichiarando l'obiettivo
di unire il Paese, è in realtà percepito come il presidente più divisivo degli
ultimi 60 anni. Le sue scelte, e forse la sua stessa presenza, hanno
polarizzato l’opinione pubblica: progressisti contro conservatori, sostenitori
di una nuova frontiera dei diritti civili contro razzisti e bigotti.
giovedì 12 marzo 2015
Grecia/Ue: attento!, Tsipras, che vai a sbattere sulle compensazioni
Scritto per EurActiv.il il 12/03/2015 e per Metro del 13/03/2015
Attenta!, Grecia. Attento!,
Tsipras. Avanti così, andate a sbattere: contro la Germania, ma pure contro
tutta l’Unione. Che già finora, a fare un po’ la voce grossa e un po’ orecchie
da mercanti, non avete ottenuto nulla, se non una risibile, sul piano concreto,
variazione del vocabolario europeo: l’abolizione della parola ‘troika’
sostituita dalle ‘istituzioni competenti’, oppure – ultima versione - dal
‘gruppo di Bruxelles’, composto -guarda caso!- da Commissione europea, Banca
centrale europea e Fondo monetario internazionale, cioè la ‘banda dei tre’ della
‘troika’.
La ricorrente
evocazione/rivendicazione da parte del premier greco delle riparazioni di
guerra dovute dalla Germania alla Grecia avvelena la trattative tra Atene e i
suoi creditori, riprese mercoledì. A inizio settimana, l’Eurogruppo aveva
ammonito ‘Basta fare melina e perdere tempo’, due settimane dopo il faticoso
compromesso con cui i Paesi dell’Eurozona concedevano alla Grecia un’estensione
di quattro mesi del programma di aiuti in atto, in cambio di riforme concrete
che, finora, però, il governo Tsipras -sinistra radicale e nazionalisti- non ha
presentato.
L’obiettivo,
a parole condiviso, è concludere il programma di aggiustamento economico in
atto ed erogare nuovi aiuti. L'intesa
dev’essere trovata presto, per sbloccare il pagamento entro fine aprile di 7,2
miliardi così da riuscire a fare fronte alle prossime scadenze. E il ministro
dell’Economia Varoufakis assicura: “Per ora, abbiamo solo fatto qualche
esempio. Adesso, negoziamo sul serio”.
Condiscendenti a Bruxelles,
Tsipras e i suoi ministri rivoltano la frittata ad Atene, dove la gente che li
ha votati rimprovera loro di non ottenere nulla. Così, martedì il premier era tornato a chiedere
riparazioni di guerra alla Germania; e mercoledì il ministro della Giustizia Paraskevopoulos s’è detto pronto
a firmare un decreto che permetterebbe l’esproprio di proprietà tedesche in
Grecia.
La
mossa giusta per incoraggiare investimenti tedeschi e ammorbidire le diffidenze
della Germania verso la Grecia. Senza contare che le orecchie potrebbero
fischiare pure all’Italia, che partecipò, anzi lanciò l’invasione della Grecia
nella Seconda Guerra Mondiale. A Berlino, la
Cancelleria fa notare che “la questione dei danni di guerra è stata politicamente e legalmente
risolta tempo fa”, roba vecchia di ben oltre mezzo secolo. Ma la stampa tedesca
è molto meno distaccata: Tsipras è più bravo a farsi nemici che amici.
mercoledì 11 marzo 2015
Usa 2016: dopo Israele l’Iran, lo scontro è (anche) in politica estera
Scritto per www.GpNewsUsa2016.eu l'11/03/2015
2015/03/12 - Dopo l’invito del Congresso al premier israeliano Benjamin Netanyahu, ora la lettera al regime di Teheran di 47 senatori repubblicani –solo una manciata non l’hanno firmata-. L’opposizione conservatrice all’Amministrazione democratica del presidente Obama ha ormai ‘esportato’ la campagna elettorale in politica estera: una scelta che contrasta con il carattere tradizionalmente bypartisan delle posizioni internazionali degli Stati Uniti e fa infuriare, e contestualmente imbarazza, la Casa Bianca. Che denuncia le iniziative nella forma e nella sostanza. L’invito del Congresso a Netanyahu, che la scorsa settimana non venne ricevuto da Obama e neppure vide il vice Biden, in missione all’estero, era stata giudicata un inopportuno assist repubblicano alla campagna del leader del Likud nell’imminenza del voto in Israele –martedì 17- e un siluro contro la conclusione dei negoziati con l’Iran sul nucleare. La lettera che mette in guardia Teheran sul fatto che l’Amministrazione non avrebbe il potere di concludere accordi internazionali viene contestata con tanto di dettami costituzionali e precedenti storici, il più importante dei quali è repubblicano: l’apertura di Nixon alla Cina. Ma è ormai chiaro che il clima di confronto e la partita dei veti che s’è aperta sulla politica interna contagiano la politica estera: pesano le presidenziali 2016, dove i repubblicani non hanno –ancora?- un candidato forte e credibile, mentre i democratici sembrano relativamente compatti dietro Hillary Clinton, uscita per ora indenne dalle trappole tesele, più dai suoi che dagli avversari per, per azzopparla, aspettano l’ultimo miglio della campagna vera e propria. (gp)
2015/03/12 - Dopo l’invito del Congresso al premier israeliano Benjamin Netanyahu, ora la lettera al regime di Teheran di 47 senatori repubblicani –solo una manciata non l’hanno firmata-. L’opposizione conservatrice all’Amministrazione democratica del presidente Obama ha ormai ‘esportato’ la campagna elettorale in politica estera: una scelta che contrasta con il carattere tradizionalmente bypartisan delle posizioni internazionali degli Stati Uniti e fa infuriare, e contestualmente imbarazza, la Casa Bianca. Che denuncia le iniziative nella forma e nella sostanza. L’invito del Congresso a Netanyahu, che la scorsa settimana non venne ricevuto da Obama e neppure vide il vice Biden, in missione all’estero, era stata giudicata un inopportuno assist repubblicano alla campagna del leader del Likud nell’imminenza del voto in Israele –martedì 17- e un siluro contro la conclusione dei negoziati con l’Iran sul nucleare. La lettera che mette in guardia Teheran sul fatto che l’Amministrazione non avrebbe il potere di concludere accordi internazionali viene contestata con tanto di dettami costituzionali e precedenti storici, il più importante dei quali è repubblicano: l’apertura di Nixon alla Cina. Ma è ormai chiaro che il clima di confronto e la partita dei veti che s’è aperta sulla politica interna contagiano la politica estera: pesano le presidenziali 2016, dove i repubblicani non hanno –ancora?- un candidato forte e credibile, mentre i democratici sembrano relativamente compatti dietro Hillary Clinton, uscita per ora indenne dalle trappole tesele, più dai suoi che dagli avversari per, per azzopparla, aspettano l’ultimo miglio della campagna vera e propria. (gp)
martedì 10 marzo 2015
Usa 2016: Sondaggi; WSJ/Nbc, Hillary dribbla scandali, più "nuova" di Jeb
Scritto per www.GpNewsUsa2016.eu il 10/03/2015
2015/03/10
- L’immarcescibile Hillary, da sempre esposta alle intemperie della politica Usa, appare
all'opinione pubblica statunitense più “nuova” di Jeb, rimasto in naftalina
quasi dieci anni: lo indica un sondaggio di Wall Street Journal e Nbc, in vista
delle presidenziali 2016. E Hillay Rodham Clinton esce alla grande, almeno per
ora, dagli scandaletti delle ultime settimane, finanziamenti ‘proibiti’ e mail
personali, mentre Jeb Bush non riesce a separare la propria immagine da quella
del fratello, deleterio 43° presidente dell’Unione. L'ex first lady, ex
senatore dello Stato di New York ed ex segretario di Stato di Barack Obama, che
l'aveva sconfitta nelle primarie 2008, raccoglie il consenso del 44% degli
intervistati per la nomination democratica alla Casa Bianca. Jeb Bush, figlio e
fratello di presidenti ed ex governatore della Florida, è gradito al 23% degli
intervistati per la nomination repubblicana. Il 60% del campione vede Jeb come
un ritorno alle politiche del passato, il 51% giudica Hillary allo stesso modo.
Solo il 27% ritiene Jeb portatore di nuove idee e di una visione del futuro originale,
mentre il 44% attribuisce a Hillary queste peculiarità. Tra gli elettori repubblicani,
il candidato preferito sarebbe Marco Rubio, senatore della Florida, conservatore,
con il 53% dei consensi, seguito da Scott Walker, governatore del Wisconsin, in
ascesa, al 53%, da Mike Huckabee, ex governatore dell’Arkansas, al 52% e da Jeb
Bush al 49% -con un 42% contro-, pari merito con Rand Paul, ‘libertario’, senatore
del Kentucky. Il senatore texano vicino al Tea Party Ted Cruz è al 40%. Fra
gli elettori democratici, ben l’86% è pronto ad appoggiare Hillary, che proprio
oggi ha rotto il silenzio sulla vicenda delle mail inviate dal suo account
personale quando era segretario di Stato e di cui aveva già sollecitato la
pubblicazione con un tweet. (dispacci d’agenzia
– gp)
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