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domenica 6 aprile 2014

Elezioni europee: -49, la Lega vince la corsa dei simboli

Scritto per EurActiv.it lo 06/04/2014

Primo fine settimana di vera e propria campagna elettorale per il voto europeo del 25 maggio. Ed è tempo di depositare i simboli al Viminale: il primo presentato è stato quello della Lega Nord. C’è tempo fino alle 16.00 di lunedì 7 aprile per farlo. Dalle 16.00 di domani, poi, ci saranno due giorni per presentare eventuali ricorsi o modifiche.

La campagna elettorale è partita in tutta Europa. E s’è subito delineato il sostegno di Angela Merkel alla candidatura alla presidenza della Commissione europea dell’ex premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, Ppe, contro la ‘flessibilità alla francese’, ma anche all’Italiana, e per il rispetto delle regole.

Intanto, il Governo Renzi lavora sul Def, la cui chiusura è annunciata per martedì 8 aprile, e anche sulle riforme e sulle nomine.

Nella giornata di domenica, i maggiori partiti avevano già depositato il loro simbolo, Pd, Fi, M5S, dopo la Lega, e poi tutti gli altri che puntano a superare la soglia del 4%. E non mancano stranezze e curiosità.

La Lega Nord nel suo simbolo detta subito, e chiara, la linea politica: "Basta euro" è l'indicazione del Carroccio. Accanto al suo simbolo, nella bacheca del ministero dell'Interno, ce n’è un altro con la stessa dicitura, in bella mostra in colore giallo in un cerchio azzurro.

Depositati anche i simboli de ‘L'altra Europa’, euro-scettici di sinistra per Alexis Tsipras, e quello di Fratelli d'Italia, con richiami a An e Msi. Fra le liste singolari, quelle ‘Del Grillo Parlante’, che dice anch’essa, "No euro", di ‘Recupero maltolto’ che indica "Bonum commune aqua. Aboliamo le province. No amnistia", di Casa Pound.

C’è pure "Forza Juve. Bunga bunga Usei", dove l'Usei e' l'Unione sudamericana emigrati italiani: ha i colori della Juve e quelli della bandiera nazionale. Nel cerchio giallo al centro un omino stilizzato calcia l'euro: è il simbolo numero 27.

Una delle regole di base nel deposito dei simboli è quella del 'primo che arriva'. Ma la grafica delle liste è pure funzione della storia politica delle diverse forze che negli anni si sono rese riconoscibili agli elettori.

‘L’Altra Europa’, dice Tsipras, oggi in Italia, sarà la sorpresa delle elezioni. Mentre la Lega Nord sfida chi la vede in difficoltà a superare il 4%. "Io punto all'8%", dice Roberto Calderoli, dopo avere depositato il simbolo. "I sondaggi dicono che stiamo sulla strada giusta”. Matteo Salvini sta facendo "un grandissimo lavoro", sia a livello nazionale sia "nell'interlocuzione" con le forze politiche che “hanno in Europa obiettivi comuni”.

sabato 5 aprile 2014

Elezioni europee: -50, solo Juncker e Schulz sicuri di voti italiani

Scritto per EurActiv.it lo 05/04/2014

Elezioni europee, il conto a rovescio dice -50. E, a questo punto della campagna elettorale, soltanto due candidati alla presidenza della Commissione europea, il Ppe Jean-Claude Juncker e il Pse Martin Schulz, appaiono sicuri di ottenere seggi italiani. Intanto, l’eurodeputata Sonia Alfano, presidente della commissione speciale anti-mafie, si dichiara disponibile a una candidatura nelle fila del Pd.

A 50 giorni dalle elezioni europee, questo week-end è ricco di appuntamenti elettorali, a livello nazionale e locale, specie per le liste e le formazioni che sostengono gli altri candidati: il liberale (e federalista) Guy Verhofstadt, l’eurocritico di sinistra Alexis Tsipras, la coppia verde José Bové e Ska Keller. Tutti questi partiti o coalizioni puntano a superare la soglia del 4%, ma non sono affatto sicuri di farcela.

Attualmente, anzi, nei sondaggi, sono tutti al di sotto del 4%. Al momento, sicuri di superare il 4% sono solo il Pd, che sostiene Schulz, Forza Italia, che sostiene Juncker, e i Cinque Stelle, che non hanno candidati per la presidenza dell’Esecutivo comunitario. Al pari della Lega, che è parte dell’Alleanza di euro-scettici di destra, anti-euro e xenofobi, stretta intorno a Marine Le Pen, leader del Front National, fresca reduce dal successo nelle municipali francesi.

Sonia Alfano, figlia di una vittima della mafia, era stata eletta nel 2009 nelle fila dell’Idv e dal 2012 è presidente della commissione speciale anti-mafie. La possibilità di una sua candidatura in una lista Pd, che andrà verificata nei prossimi giorni, apre la strada a una sua riconferma a Strasburgo, dove è stata fra gli eurodeputati italiani più attivi.

giovedì 3 aprile 2014

Ue: Tajani & C., i Magnifici Sette dalla Commissione al Parlamento

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 03/04/2014, non pubblicato
Difficile vederlo nella parte di Yul Brinner, pelato come una palla da biliardo, mentre lui, 60 anni compiuti, conserva una folta capigliatura. Eppure, proprio Antonio Tajani guida i Magnifici Sette della Commissione Barroso: a poco più di 50 giorni dalle elezioni europee, lasciano la poltrona al Berlaymont e cavalcano alla conquista di un seggio nell'Assemblea di Strasburgo.
Con Tajani, vice-presidente e responsabile dell’industria, se ne vanno altri due pezzi grossi dell’Esecutivo comunitario: il finlandese Olli Rehn, una sorta di ‘uomo nero’ dei conti italiani, responsabile dell’economia, e la lussemburghese Viviane Reding –giustizia-; e quattro comprimari.
Come le regole della Commissione impongono, e con qualche variante individuale, i Sette saranno in congedo dal 19 aprile, senza soldo. Per la campagna elettorale, non potranno usare risorse dell’Istituzione. Se saranno eletti e sceglieranno il seggio a Strasburgo, dovranno dimettersi. Se no, il 26 maggio potranno riprendere il loro posto. Ma per poco tempo: la Commissione Barroso scade in autunno e chi punta sul Parlamento lo fa perché non pensa di avere chances di conferma.
Per il prossimo Esecutivo, l’italiano oggi favorito è Massimo D’Alema, anche se gira pure il nome di Enrico Letta. Tajani, esponente dell’opposizione,  sarà capolista di Forza Italia nel Centro Italia: romano, giornalista, ex portavoce del partito agli albori, può ambire a un ruolo di rilievo nell'Assemblea: capo delegazione di FI, capogruppo Ppe, presidente di una commissione, magari vice-presidente del Parlamento o -perché no?- presidente. Nessun italiano lo è mai stato nell'Assemblea eletta a suffragio universale-: l’ultimo, e l’unico, presidente italiano a Strasburgo fu Emilio Colombo, dal 1977 al 1979.
Per Tajani, il Parlamento europeo è un approdo ben noto: eurodeputato dal 1994, rieletto nel ’99 e nel 2004, di lì approdò alla Commissione europea, quando Franco Frattini la lasciò per diventare ministro degli Esteri nell’ultimo governo Berlusconi. Dopo un biennio ai trasporti, punto snodale della delicata vicenda Alitalia, Tajani fu poi confermato per un intero mandato: vice-presidente e responsabile dell’industria e dell’imprenditorialità, dello spazio e del turismo.
Capace d’intrattenere buoni rapporti con il presidente Barroso e con i suoi colleghi –ottima l’intesa con il responsabile del mercato unico, il francese Michel Barnier, che ora ne assumerà l’interim-, Tajani ha lavorato per “un rinascimento industriale” dell’economia europea, con l’obiettivo –fissato dalla Strategia 2020- che il settore manifatturiero torni ad assicurare il 20% del Pil dell’Unione –ora siamo intorno al 16%-.
“Ciò sarebbe stato inimmaginabile, all’inizio del mio mandato –dice, a mo’ di bilancio- … Molto è stato fatto per sostenere l’economia reale e rimetterla al centro delle politiche europee”. Ci sono stati, in questi cinque anni, piani industriali settoriali –auto, acciaio, costruzioni, cantieristica-, missioni per la crescita in Paesi del Mondo e regioni dell’Unione, una speciale attenzione per le Pmi e il lancio dei progetti spaziali Copernico e Galileo. E, di recente, Tajani ha sbloccato una vertenza per il Canale di Panama che rischiava di costare cara alle imprese europee e specie alla Impregilo.
Insomma, Tajani propone al suo successore un confronto difficile. D’Alema, martedì, ha partecipato a un seminario a Roma sulla politica industriale europea ispirato ad Altiero Spinelli, commissario all’industria negli Anni Settanta. Ciò basta ad alimentare l’illazione che D’Alema a Bruxelles punti a quell’incarico, anche se è improbabile, quasi impossibile che lo stesso portafoglio vada per due volte consecutive a un italiano. Spinelli, in realtà, lo ereditò da un italiano, l’ambasciatore Guido Colonna di Paliano: altri tempi, però.

Molto, se non tutto, dipenderà dai negoziati estivi, dopo le europee, fra i governi e fra i partiti. Eppure, c’è chi dà i giochi per (quasi) fatti: Juncker (Ppe) alla presidenza della Commissione e Schulz alla politica estera e di sicurezza, al posto della Ashton. Alla guida del Consiglio europeo, una donna dopo Van Rompuy: la presidente lituana Grybauskaite, una ex commissaria, o la premier danese Thorning-Schmidt.

mercoledì 2 aprile 2014

Italia/Ue: presidenza, tempi slittati, ma scadenze rispettate

Scritto per EurActiv.it lo 02/04/2014
Con il cambio di governo, tutti i tempi di preparazione della presidenza di turno italiana del Consiglio dell’Ue sono slittati di qualche settimana. Ma chi, a Palazzo Chigi, ha le mani in pasta nel dossier si dichiara tranquillo: “Ce la faremo: le scadenze saranno rispettate”.
Della presidenza italiana s’è parlato, ieri, a Roma, durante la presentazione dell’ultimo numero della rivista ‘Semestre europeo’, dedicato alla presidenza greca, in corso d’opera, e a margine dell’evento. 
La scelta del logo, che a fine febbraio pareva imminente, e la pubblicazione del programma del semestre e di quello del trio di presidenze inaugurato dall'Italia (a seguirla, nel 2015, Lettonia e Lussemburgo): tutto avverrà entro il 9 Maggio, un giorno simbolo, la Festa dell’Europa.
Confermate, invece, dimensioni e logistica della presidenza italiana: 230 eventi, 13 informali, praticamente tutti a Milano. Sul territorio italiano, i momenti salienti saranno il Vertice sull'Occupazione – il terzo, dopo quelli di Berlino e Parigi - e il Vertice Ue-Asem a Milano in autunno, presenti decine di paesi asiatici.
Fonti vicine alla preparazione della presidenza italiana s’affannano a contrastare alcuni preconcetti diffusisi intorno al semestre italiano: il fatto che sia ‘breve’, perché il secondo semestre dura solo quattro mesi e mezzo, per via della pausa d’agosto e delle Feste di Fine Anno – il primo, del resto, non ne dura più di cinque tra la rimessa in moto d’inizio anno e lo stacco di Pasqua -; e il fatto che cada nel pieno del rinnovo di tutte le istituzioni dell’Ue, il Parlamento europeo, la cui VIII Legislatura inizierà a luglio, la Commissione europea, che scade in autunno, e il presidente del Consiglio europeo.
Sul semestre breve, si ricorda che questa sarà per l’Italia la 12° presidenza di turno del Consiglio Ue e che solo quattro volte in passato l’Italia ha avuto un primo semestre (il che non le ha impedito d’esercitare presidenze decisive nella storia dell’Unione, come quella del 1990 che aprì la via al Trattato di Maastricht.
Inoltre la congiunzione tra i semestri greco e italiano consente di fare del 2014 l’anno mediterraneo quasi per antonomasia dell’Unione europea – con la speranza di ricavarne risultati -. Sul semestre istituzionalmente ‘terremotato’, è chiaro che l’attività legislativa sarà fatalmente ridotta. Ma la fase di transizione – ha osservato in un recente dibattito Daniel Radcliffe, capo dell’Ufficio d’Informazione del Parlamento europeo in Italia - potrebbe rivelarsi un vantaggio, perché lascerà più spazio alla presidenza di turno, che sta invece perdendo peso nei meccanismi comunitari.
Quella italiana sarà la presidenza delle due Commissioni, perché si colloca a cavallo tra l’Esecutivo uscente del presidente Manuel Barroso, per di più ‘crivellato’ dalle assenze perché sette commissari sono candidati al Parlamento europeo e lasciano, quindi, il posto, e l’Esecutivo che verrà, la cui guida deve essere ancora decisa e potrebbe essere oggetto di un conflitto istituzionale tra Consiglio e Parlamento europei a partire dall'estate.
La preparazione della presidenza tiene conto dei fermenti ‘euro-scettici’ nell'opinione pubblica: la Rai trasmetterà, nelle prossime settimane, delle ‘scintille’ su come sarebbe la nostra vita senza l’Ue, mettendo in risalto elementi positivi dell’integrazione europea.

L’Italia, nel suo semestre, vuole imprimere una svolta all’Ue per avvicinarla ai cittadini: certo con richiami all'idealismo europeista dei Padri fondatori, ma anche con concretezza, per evitare – è stato ieri detto - che “qui aleggi lo spirito di Ventotene, ma che l’Europa resti a Bruxelles”.

martedì 1 aprile 2014

Ue: europee; D'Alema, conflitto istituzionale "salutare"

Scritto per EurActiv.it lo 01/04/2014

Nell'Europa che deve ancora compiere il salto di qualità preconizzato da Altiero Spinelli, si profila il rischio, dopo il voto di maggio, d’un conflitto istituzionale tra Consiglio e Parlamento che "sarebbe salutare", una sorta di "anno zero della democrazia europea". Lo dice Massimo D’Alema.
Il presidente della Fondazione Italianieuropei interveniva a un seminario del Movimento europeo e dalla stessa Fondazione, sul tema 'Riforme sociali, crescita e politica industriale in Europa: l’attualità del pensiero economico di Spinelli'.
Altiero Spinelli fu commissario europeo per la politica industriale negli Anni Settanta e alcune sue riflessioni in materia economica, già delineate nel Manifesto di Ventotene, furono parzialmente applicate - ricordano gli organizzatori del seminario - nella costruzione del cosiddetto modello sociale europeo, che sta ora subendo i contraccolpi delle politiche di austerità.
A introdurre il dibattito, Lucio Battistotti, direttore della Rappresentanza in Italia della Commissione, che ospitava l’incontro nella Sala Natali, e Pier Virgilio Dastoli, presidente del Movimento europeo. Protagonisti della discussione Alberto Majocchi, docente all’Università di Pavia, Riccardo Perissich, vicepresidente del Consiglio per le relazioni fra Italia e Stati Uniti, e Enzo Russo, già docente alla Sapienza di Roma: del liberal-socialismo di Spinelli, Peressich ha molto sottolineato la modernità degli aspetti liberal, mentre Majocchi e Russo ne hanno rilevato più gli aspetti sociali e socialisti.
E c’è stato chi ha collegato l’azione di Spinelli a quella dell’attuale responsabile dell’industria Ue Antonio Tajani, che ha appena proposto un ‘rinascimento’ del settore manifatturiero europeo.
Concludendo il seminario, D’Alema ha rilevato “l’attualità della visione di Spinelli rispetto a oggi”: “Il progetto europeo ha bisogno di profondi cambiamenti per riconquistare la fiducia degli europei e tornare a essere un elemento di riferimento”, senza però dimenticare che i problemi attuali sono aspetti “di un processo storico che ha rappresentato uno straordinario risultato”.
E, nel ricordo del “profetismo di Spinelli”, va recuperato, di fronte “al neo-liberismo anti-politico che teorizza la supremazia dell’economia e pure della finanza”, “un ruolo di guida pubblica svolto preminentemente a livello europeo”: “Il che richiede un potere europeo forte e legittimato”.
D’Alema vede nell’ “umanesimo europeo la molla dell’integrazione, verso un modello europeo fatto di visione liberale, solidarietà, giustizia sociale, redistribuzione della ricchezza…Un nucleo di valori che ci identificano, anche se non c’è un popolo europeo”.
Le politiche restrittive, anche perché mal congegnate, hanno causato una caduta degli investimenti pubblici e privati dal 24% negli Anni Ottanta al 16% attuale: “Tagliare gli investimenti è più facile che ridurre la spesa, pur se è diseducativo e sbagliato … Il club di Bruxelles è club della decrescita … La ripresa degli investimenti può essere il volano della ripresa …”.
In un’Europa spinelliana “che segue Ulisse e non Esiodo”, un modello di risanamento più lento studiato dal centro studi socialista di Bruxelles porta agli stessi risultati economici nel 2020, rispetto al 2018 del modello attualmente seguito, ma con 9,5 milioni di occupati in più. D’Alema osserva che “il processo di rientro dagli eccessi del debito non è realistico, uccide l’ammalato … In Grecia, ci sono stati effetti sociali e politici devastanti, senza che il debito sia diminuito …”.
“Siamo alle prese con politiche inefficaci. Ne usciamo, se rimettiamo in movimento una politica degli investimenti con una forte regia europea … Un esempio: l’interconnessione delle reti del gas europee ridurrebbe del 20% la dipendenza dalla Russia … “.
Gli obiettivi prioritari devono essere crescita e occupazione. Altrimenti, l’analisi del voto di maggio è presto fatta: “La gente vota contro l’Europa”. Ancora ricordando Spinelli, D’Alema dice che “l’Unione sarà fatta quando sarà diventata politica la lotta per il potere in Europa … La politica è finora rimasta in una dimensione nazionale, non è in grado di rispondere alle attese e quindi diventa narrazione o populismo … Le decisioni politiche vengono prese altrove e sono presentate come tecniche … E l’immagine tecnocratica alimenta, a sua volta, i populismi … Anche chi populista non era deve darsi strumenti, come abbiamo dovuto fare noi … “.

La conclusione è però ottimista: con il voto di maggio, e magari lo scontro fra Istituzioni, “non siamo ancora al federalismo, ma qualche passo in quella direzione lo stiamo muovendo”.

Commissione: giochi fatti?, ipotesi di valzer europeo

Scritto per EurActiv.it lo 01/04/2014

A Bruxelles e a Strasburgo, c’è chi dà i giochi per (quasi) fatti, quali che siano i risultati delle elezioni europee del prossimo maggio, fatte salve sorprese assolute. Si tratta d’ipotesi poggiate sui sondaggi che indicano popolari e socialisti in sostanziale equilibrio nel nuovo Parlamento.

Secondo fonti vicine al Gruppo Ppe, Jean-Claude Juncker sarà il prossimo presidente della Commissione europea e Martin Shulz sarà l’alto commissario per la politica estera e di sicurezza. Junker, cioè, prenderà il posto di Barroso e Shultz quello della Ashton.

A questo punto, alla presidenza del Consiglio europeo, al posto di Herman Van Rompuy,  ci vorrebbe una donna. Fonti solitamente informate piazzano in pole la presidente lituana Dalia Grybauskaite, una ex commissaria, o la premier danese Helle Thorning-Schmidt.

Può darsi che, a voto fatto, le cose vadano davvero così. Per ora, però, le incognite sono molte: i risultati elettorali, con l’attesa e composita ondata euro-scettica, potrebbero spingere il Consiglio europeo verso scelte diverse.

In tutti i Paesi, siamo ancora alla composizione delle liste e alla competizione elettorale, che, per la prima volta, come viene notato da più parti, sarà su temi europei, pro o contro l’integrazione e l’euro, con in più il pathos per la corsa alla presidenza della Commissione.

Falliti i tentativi di organizzarne altri ad Atene e a Roma, sono ormai stati definiti i dibattiti tv fra i candidati alla presidenza della Commissione: il 9 maggio, Festa dell’Europa, se ne farà uno da Firenze sulle tv di tutta l’Ue che vorranno diffonderlo, moderato dal direttore di RaiNews Monica Maggioni.

Subito dopo il voto, le cose andranno in fretta. Già il 26 maggio, si riunirà a Bruxelles l’ufficio di presidenza del Parlamento europeo –quello uscente-; ed il 27 maggio i leader dei 28 si vedranno a cena su invito del presidente Van Rompuy per valutare la situazione alla luce dei risultati. Non è detto che dal consulto esca già un’indicazione sul presidente della Commissione.

A metà giugno, avverrà la formazione dei gruppi della nuova Assemblea, tappa cruciale per valutare i rapporti di forza. La seconda plenaria della nuova Assemblea, dal 14 al 17 luglio, sarà la prima occasione per votare l’investitura del presidente della Commissione.

Per la composizione dell’Esecutivo, il candidato italiano favorito è Massimo D’Alema. L’attuale vice-presidente dell’Esecutivo, e responsabile per l’Industria, Antonio Tajani, che sarà capolista di Forza Italia alle europee nell’Italia centrale, può ambire a un ruolo di rilievo nel nuovo Parlamento.

Proprio oggi, D’Alema ha partecipato, a Roma, a un seminario sulla politica industriale  europea ispirato ad Altiero Spinelli, che fu commissario all’industria negli Anni Settanta. Quanto basta a generare l’illazione che D’Alema punti, a Bruxelles, a quell’incarico, anche se è difficile che lo stesso portafoglio vada per due volte consecutive a un italiano (ma proprio Spinelli lo ereditò da un italiano, l’ambasciatore Guido Colonna di Paliano). Altri tempi, però.

Italia/Ue: presidenza: Gozi, l’Europa che vogliamo

Scritto per EurActiv.it lo 01/04/2014

Il semestre di presidenza di turno italiana del Consiglio dell’Ue è un’occasione importante per comunicare “quello che siamo e quello che vogliamo diventare come Italia e come Unione”: parola del sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi.

Parlando a un seminario di formazione in vista del semestre di presidenza, lunedì 31 marzo, Gozi ha affermato che “l’Europa è ben presente nell’azione del governo”, aggiungendo che ridurre le infrazioni, di cui l’Italia ha il record nell’Ue, “è il miglior modo per essere credibili nell’Unione”. La riduzione delle infrazioni, però, “non deve essere solo un cruccio della presidenza del Consiglio dei Ministri, ma deve coinvolgere ogni settore toccato”.

Il sottosegretario ha molto insistito sul cambiamento da portare in Europa: “Non ci piace – ha detto - l’Unione che pecca di democrazia e non ha politica energetica, difesa comune, politica fiscale”.

L’assenza di Europa costa 260 miliardi l’anno nel campo digitale, 120 in quello della difesa –le stime sono di fonti diverse-. Senza contare l’handicap per l’Italia del mancato utilizzo dei fondi di coesione, della corruzione -60 miliardi di euro l’anno-, dell’evasione fiscale –centinaia di miliardi l’anno-.

Per Gozi, cambiare l’Unione significa “portare l’Europa a Lampedusa, realizzare l’Europa dei diritti fondamentali (con l’adesione dell’Ue alla Corte europea dei diritti dell’uomo), avviare una politica di crescita”: se il patto di Stabilità è, di per sè, stupido, come ebbe a dire Romano Prodi, nel cui gabinetto Gozi lavorò a Bruxelles, “darne una lettura rigida è ancora più stupido”.

Con le elezioni europee, quest’anno, forse per la prima volta, si parla d’Europa e si può avviare un dibattito sul futuro dell’Unione. Senza, però, farsi illusioni: “Finora, tutti coloro cui ho parlato della revisione dei Trattati mi hanno detto no, tranne i britannici”.