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martedì 5 gennaio 2016

Usa 2016: Trump lancia il suo primo spot, Hillary fa esordire Bill

Scritto per www.GpNewsUsa2016.eu e Formiche.net lo 05/01/2016

Donald Trump ha lanciato il suo primo spot elettorale: vi ribadisce la proposta di vietare, sia pure temporaneamente, l'ingresso negli Usa ai musulmani, s’impegna ad eliminare la minaccia costituita dal sedicente Stato islamico e conferma uno dei cavalli di battaglia della sua campagna, lo stop all'immigrazione clandestina erigendo un muro a spese del Messico.

Il filmato, che si apre con immagini di Barack Obama e Hillary Clinton e si chiude con la promessa di rendere "l'America di nuovo grande", dura 30 secondi e va in onda da oggi nei due Stati che aprono la stagione delle primarie, lo Iowa (1° febbraio) e il New Hampshire (9 febbraio).

L’uscita dello spot coincide con la discesa in campo, pro Hillary, del marito ed ex presidente Bill, che si è presentato nel New Hampshire come “un nonno felice” e ha invitato a “credere in Hillary” che “migliora tutto ciò che tocca”, mentre Trump “pensa quello che dice” –il che lo rende ancora più pericoloso-.

L’ingresso di Bill nella campagna, annunciato da giorni, ha innescato, da parte di Trump, riferimenti agli scandali sessuali di cui l’ex presidente è stato protagonista. Lo showman s’è pure impegnato ad annullare gli eventuali ‘executive orders’ emanati da Obama per introdurre più controlli sulla vendita delle armi.

“Sono molto orgoglioso di questo spot: non sono sicuro di averne bisogno, ma non voglio correre rischi": così il magnate dell’immobiliare, largamente battistrada nella corsa alla nomination repubblicana, ha commentato il suo video. La diffusione dello spot costerà – a quanto s’apprende – due milioni di dollari a settimana: è il primo vero e proprio sforzo finanziario dello showman che ha sempre goduto d’un'esposizione mediatica gratis tale da non richiedere ulteriori interventi.

"I politici possono fare finta che si tratti di qualcos'altro, ma Donald Trump lo chiama terrorismo islamico radicale", recita, riferendosi alla strage di San Bernardino, una voce di sottofondo. E spiega: “Per questo, propone una sospensione momentanea degli ingressi dei musulmani negli Usa, finché non capiamo che cosa stia succedendo … Taglierà la testa all'Is in tempi rapidi, prenderà il loro petrolio, bloccherà l'immigrazione clandestina illegale costruendo un muro lungo il confine meridionale, che pagherà il Messico". (fonti vv – gp)

lunedì 4 gennaio 2016

Usa 2016: Trump vs Hillary, è anche questione di soldi (oltre che di Is)

Scritto per www.GpNewsUsa2016.eu e Formiche.net

Se non ci fosse il sedicente Stato islamico, e tutte le complicazioni e le interazioni che ne derivano, tra Donald Trump e Hillary Clinton, oggi, sarebbe soprattutto questione di soldi. E invece Trump, divenuto agente reclutatore dei terroristi integralisti in un loro video, si rifà sostenendo che l’autoproclamato Califfato è una creazione del presidente Barack Obama e, naturalmente, di Hillary, segretario di Stato tra il 2009 e il 2013.

Trump l’ha detto parlando a Biloxi in Mississippi: l’accusa all'Amministrazione democratica, non del tutto campata in aria questa volta, è di avere lasciato crescere lo Stato islamico, non congelando in particolare i proventi derivanti dal petrolio controllato dagli jihadisti - in fondo, ancora una questione di soldi -. Hillary, invece, a proposito dell’autoproclamato Califfato e dei suoi misfatti, usa un’espressione già utilizzata da papa Francesco e ne denuncia il “genocidio contro i cristiani”.

Di soldi, al momento, ha le casse piene l’ex first lady, nonostante la defezione non del tutto imprevista del magnate dei supermercati e playboy Ron Burkle, che ha scelto il governatore dell’Ohio John Kasich, aspirante alla nomination repubblicana, dopo essere stato fino al 2012 grande finanziatore del partito democratico e, in particolare dei Clinton – un’amicizia con Bill guastatasi dopo partite a golf e viaggi sul suo aereo privato, dove si dice ci si divertisse molto -.

Secondo i dati finora disponibili, pubblicati dalla stampa Usa, Hillary ha rastrellato 112 milioni di dollari nel 2015, di cui ben 55 nell’ultimo trimestre. Una cifra quasi pari a quella record raccolta da Obama nella campagna del 2012. L'obiettivo dei 100 milioni di dollari entro fine anno è stato centrato e abbondantemente superato.

L'ex segretario di Stato dà una dimostrazione di forza finanziaria, con cui non possono competere i suoi rivali, neppure il senatore indipendente Bernie Sanders, che, nello Iowa, dove il 1° febbraio inizieranno le primarie, è indietro di poco nei sondaggi a Hillary.

Dei 55 miliardi di dollari raccolti nell'ultimo trimestre 2015, la Clinton ne ha destinati 33 milioni alla campagna per le primarie, mentre il resto servirà, ottenuta la nomination, per la vera e propria campagna presidenziale, che partirà in estate dopo le convention di fine luglio.

Trump, che i soldi non ha bisogno di raccoglierli perché ce li ha, risponde dichiarandosi disposto a spendere almeno due milioni di dollari alla settimana per ottenere la nomination – nel suo caso, molto più contrastata e incerta -: di qui alla convention, significa almeno una trentina di milioni. In un’intervista alla Cnn a fine anno, il battistrada repubblicano ha detto: “Spenderò un minimo di due milioni di dollari la settimana e forse molto di più”, anticipando massicci spot pubblicitari in Iowa, New Hampshire e South Carolina, i primi Stati che assegnano i delegati alla convention. E ha definito Hillary “un disastro” come candidata perché “controllata dai suoi soldi”. (fonti vv – gp)

domenica 3 gennaio 2016

Usa: armi; Obama passa all'attacco, in Texas tutti cowboys

Negli Stati Uniti, la lobby delle armi, potentissima, racconta che non sono le pistole che uccidono: sono le cattive persone che ne fanno un uso cattivo. Chissà come s’adatta questa melensa frase fatta con la storia di Ashley Doby, 27 anni, uccisa l’ultimo dell’anno dalla madre Sherry Campbell, che l’ha scambiata per un ladro introdottosi nella loro casa di St.Cloud, Osceola County, Florida. Sherry s’è svegliata di colpo, ha preso la calibro 0.38 che teneva accanto al letto e, senza accendere la luce, ha sparato: un colpo solo, nel buio, letale. La donna e il suo compagno sono nelle forze dell’ordine.

E il giorno di Natale, nei pressi di Detroit, un bambino di 8 anni che giocava in casa con i regali appena ricevuti, insieme a un’amichetta di 7 anni, è stato ucciso da pallottole sparate sulla strada davanti all’abitazione: i colpi, si ignora se accidentali o intenzionali, hanno attraversato l’uscio.

Non si sa se e quanto questi ultimi episodi, insieme alle statistiche sulle vittime di armi da fuoco negli Usa – mille i morti ammazzati dalla polizia in un anno -, abbiano inciso sulla decisione del presidente Obama di dare un giro di vite all’acquisto di armi nell’Unione. Dopo la strage di San Bernardino il 30 novembre, Obama aveva già rinnovato l’appello al Congresso a muoversi in tal senso, scontrandosi, però, con l’insensibilità della maggioranza di deputati e senatori.

Preso ora atto che il Congresso ha affossato le norme da lui proposte, il presidente ha finalmente annunciato, nel primo discorso all’America del Nuovo Anno,  che procederà con ‘executive orders’, cioè con decreti presidenziali che sono un po’ l’equivalente dei nostri decreti legge. Sinceramente, non si capisce bene perché non l’abbia fatto prima, vista importanza che annette al tema.

Domani, lunedì 4 gennaio, Obama vedrà il ministro della Giustizia, Loretta Lynch, per confrontarsi "sulle opzioni a disposizione" per ridurre il numero di vittime delle armi da fuoco: "Il mio proposito per il nuovo anno è andare avanti per quanto potrò”, ha detto Obama, per "porre fine alla epidemia della violenza con le armi", Il LAT denuncia “gli effetti perversi della infatuazione per le armi” nell’Unione, che “confina con l’impulso suicida della società”; e il NYT si chiede se “l’orrore non stia diventando normalità negli Usa”.

Mentre il presidente scopriva le carte, un milione di texani venivano autorizzati ad andare in giro come un tempo nel Far West, con la pistola in bella vista, ovunque essi siano, per strada, al lavoro, in un ristorante, in un mall o al cinema: è, infatti, entrata in vigore la legge sull’ ‘open carry’, cioè sul portare un’arma senza nasconderla. Ne può profittare chi ha già il porto d’armi, a patto, però, che si lasci prendere le impronte digitali e si presti ai ‘background check’, controlli per verificare che la fedina penale sia in ordine.

Una quarantina di Stati prevedono qualche forma di ‘open carry’. Ma il Texas, il terzo dell’Unione per popolazione, e uno dei più conservatori, dà alla notizia un rilievo nazionale. C.J. Grisham, leader dei pro ‘open carry’, un ex sergente dell’esercito di 41 anni, si lascia fotografare con la figlia di 12 anni cui, a Natale, ha regalato un fucile calibro 22 colore rosa.

Di segno contrario la misura decisa a Seattle, nello Stato di Washington: una tassa sugli acquisti d’armi da fuoco, 25 dollari su pistole o fucili, tra i 2 e i 5 centesimi a proiettile. La NRA, la lobby dei produttori e dei mercanti d’armi, s’è messa di traverso, invocando il secondo emendamento della Costituzione, su cui si basa il diritto alle armi. Ma i giudici hanno fin qui respinto ogni ricorso.

Usa 2016: Trump testimonial dei terroristi somali, Hillary aveva ragione

Scritto per www.GpNewsUsa2016.eu e Formiche.net lo 03/01/2016

Donald Trump protagonista, per ben 11 minuti, di un video di propaganda degli integralisti somali di al Shebaab, partner del sedicente Stato islamico: aveva dunque ragione Hillary Clinton, quando prevedeva che il discorso in cui il candidato alla nomination repubblicana s’impegnava a chiudere –- se eletto presidente - "completamente le frontiere americane a tutti i musulmani" sarebbe divenuto strumento di reclutamento dei terroristi.

Il video, della durata complessiva di 51 minuti, è stato scovato dal Site, il gruppo d’intelligence che scandaglia sul web le comunicazioni degli integralisti. Il segmento con Trump, relativo proprio al discorso fatto in South Carolina, è preceduto e seguito da immagini e interventi di Anwar al-Awlaki, leader di riferimento degli estremisti ucciso nel 2011 da un drone nello Yemen.

Il quotidiano britannico The Independent, che ne parla, ricorda che gli Shebaab sono responsabili dell'attacco all'università di Garissa in Kenya, dove ad aprile 2015 furono ammazzate 148 persone, e dell'attentato al centro commerciale Westgate di Nairobi, dove nel settembre 2013 furono uccise 63 persone.

L’immagine di Hillary d’un Trump "miglior reclutatore" del terrorismo integralista trova dunque conferma; anzi, magari l’ex first lady ha fornito lei stessa l’idea ai ‘creativi’ degli jihadisti. Nell'ultimo dibattito tra gli aspiranti alla nomination democratici alla Casa Bianca, a dicembre, la Clinton aveva denunciato la retorica anti-Islam del battistrada repubblicano, affermando che l’Is avrebbe potuto utilizzare stralci dei suoi discorsi per reclutare più combattenti.

E le sortite di Trump continuano a suscitare polemiche, ma anche a valergli punti nei sondaggi. Sopra lo stadio di Pasadena, il Rose Bowl della finale mondiale 1994, in California, sono apparse scie di fumo lasciate da aerei per formare scritte come "L'America è grande. Trump è disgustoso",  "Chiunque, ma non Trump" e "Trump ama odiare". L'iniziativa è stata del magnate Stan Pate, supporter d’un altro candidato alla nomination repubblicana, il senatore della Florida Marco Rubio.

E le sparate ‘anti-Islam’ dello showman potrebbero impedirgli di rimettere piede in Gran Bretagna, se non sarà eletto. Una petizione per metterlo al bando dal Regno Unito ha avuto il maggior numero di firme mai raccolto in precedenza, ben oltre le 500 mila. A questo punto, il ministero degli Interni potrebbe decretarne la presenza non "positiva per il bene pubblico".

Se invece Trump fosse eletto 45o presidente degli Stati Uniti, godrebbe – sostiene il Daily Mail -dell'immunità diplomatica riconosciuta ai capi di Stato. Ma lo stesso premier conservatore britannico David Cameron ha condannato le sortite del candidato repubblicano, definendole "fonte di spaccatura nella società, stupide e sbagliate". Downing Street, insomma, non tifa Trump. (fonti vv - gp)

sabato 2 gennaio 2016

Accadde Domani: 2016, l'Agenda universale, Election Day, Olimpiadi, Giubileo

Pubblicato da AffarInternazionali.it lo 01/01/2016

1.o gennaio – Ue, l’Olanda assume presidenza di turno del Consiglio dei Ministri dell’Unione.

1.o gennaio – Cern, Fabiola Gianotti si insedia come direttrice.

20.01 – Davos, World Economic Forum.

01.02 – Usa 2016, con le assemblee di partito nello Iowa e (09.02) le primarie nel New Hampshire, inizia la scelta dei delegati alle conventions.

07.02 – 50° Superbowl del Footbal americano, a San Francisco.

08.02 – Capodanno cinese, si entra nell’Anno della Scimmia.

09.02 – Sanremo, inizia il Festival.

26.02 – Iran, elezioni parlamentari.

28.02 – Cinema, la notte degli Oscar.

01.03 – Usa 2016, primarie, ‘Super-Martedì’, con voti e caucuses in 12 Stati dell’Unione.

14.03 – Spazio, parte ExoMars, missione europea di esplorazione robotica su Marte.

31.03 – Sicurezza, Washington, Vertice per la sicurezza nucleare.

21.04 – La Regina Elisabetta compie 90 anni.

23.04 – Letteratura, 400° anniversario della morte di Shakespeare.

11/22.05 – Cinema, Festival di Cannes.

26.05 – G7, Vertice in Giappone.

10.06 – Calcio, iniziano gli Europei in Francia (finale il 10.07), dopo la finale, il 28.05 a Milano, della Champions League.

01.07 – Ue, la Slovacchia assume la presidenza di turno del Consiglio dei Ministri dell’Ue.

07.07 – Spazio, la sonda Juno della Nasa entra nell’orbita di Giove.

18/21.07 e poi 25/28.07 – Usa 2016, conventions: la repubblicana a Cleveland, Ohio, e poi la democratica a Filadelfia, Pennsylvania.

26/31.07 – Giornate Mondiali della Gioventù a Cracovia, con la partecipazione di Papa Francesco.

05/21.08 – Olimpiadi a Rio de Janeiro.

31.08/10.09 – Cinema, Festival di Venezia.

??.09 – Russia, elezioni parlamentari.

04/05.09 – G20, Vertice a Hangzhou in Cina.

08.11 – Usa, Election Day.

20.11 – Chiusura del Giubileo in Vaticano.

??.11 – Apec, Vertice in Perù.

07.12 – WW2, 75° anniversario dell’attacco di Peal Harbour.

Accadde Domani: 2016; elezioni orgia o tregua, Usa asso cercasi, forse donna

Pubblicato da AffarInternazionali.it lo 01/01/2016

Il percorso verso le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, l’8 novembre, attraversa tutto il 2016, dal 1° febbraio, con le assemblee di partito nello Iowa, che segnano l’inizio delle primarie, all’Election Day, passando attraverso le conventions di fine luglio - repubblicana a Cleveland e democratica a Filadelfia -. Man mano che s’avvicina il momento della scelta del nuovo presidente, andrà sbiadendo alla Casa Bianca la figura e il potere d’influenza internazionale di quello uscente: Barack Obama s’avvia ad esaurire il suo secondo mandato e uscirà di scena. In un Mondo zeppo d’ansie e di crisi, i cittadini americani devono estrarre un asso dal mazzo dei candidati: potrebbe essere una donna, Hillary Rodham Clinton, ex first lady, ex senatore, ex segretario di Stato, la più qualificata fra gli aspiranti presidenti dal punto di vista dell’esperienza internazionale.

Il 2016 è un anno bisestile e, quindi, oltre alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, porta in dote le Olimpiadi, stavolta in Brasile, ad agosto, tra timori di flop e tensioni sociali, in un Paese che sembra avere perso, nel tracollo dei Mondiali di Calcio 2014, la sua spinta e il suo ottimismo e dove la presidente Dilma Rousseff non gode più della fiducia dei cittadini. E pure un anno di anniversari da 2.0: il 18 gennaio, Wikipedia compirà 15 anni; il 21 marzo, Twitter compirà 10 anni; e ad aprile – ma qui dai ‘social media’ passiamo alla grande scienza - ricorre il 100° anniversario della teoria della relatività generale di Albert Einstein.

All'orgia elettorale negli Stati Uniti, l’anno che inizia contrappone una sorta di tregua elettorale nell’Unione europea: nessuno dei Grandi dell’Ue andrà alle urne, o almeno nessuno dovrebbe andarci. In Spagna, s’è appena votato – si rischia, però, un bis a breve -; Francia e Germania avranno nel 2017 le loro consultazioni più importanti; la Gran Bretagna prevede il referendum sull’uscita dall’Unione pure nel 2017; l’Italia ha in calendario solo nel 2018 le prossime politiche (l’autunno porterà il referendum sulle riforme istituzionali); e le istituzioni europee, rinnovate nel 2014, resteranno operative fino al 2019.

Ci sono, quindi, condizioni sulla carta favorevoli ad affrontare senza pressioni i problemi dell’integrazione, anche se le presidenze di turno del Consiglio dell’Ue che si alterneranno non sono ideali: l’Olanda è sperimentata ma ha un approccio esclusivamente prammatico ai problemi europei; la Slovacchia è all’esordio è ha l’impostazione neo-nazionalista comune a molti Paesi usciti dall’esperienza comunista.

Fra i temi da affrontare nell’anno, vi sono: il negoziato con Londra per evitare, nel 2017, il Brexit, cioè l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea; il completamento dell’Unione bancaria, l’avanzamento verso l’Unione energetica, la riforma della governance, soprattutto in questa fase la questione immigrazione, dove si tratta di attuare decisioni già prese e di rivedere i criteri dell’asilo.

L’agenda 2016 è inoltre intessuta dei tradizionali appuntamenti dei Vertici internazionali. A parte quelli europei, il cui primo sarà a febbraio, sul Brexit, tutti gli altri si svolgeranno sul Pacifico: il G7 in Giappone a maggio, il G20 in Cina a ottobre, l’Apec in Perù a novembre.

Per il resto, le previsioni del 2016 sono incise sulla roccia dei temi ineludibili (e probabilmente irrisolvibili): la minaccia del terrorismo alla sicurezza, che in Italia si legge soprattutto in chiave Giubileo – l’Anno della Misericordia finirà a novembre-; la lotta contro il sedicente Stato islamico tra Iraq e Siria e la transizione a Damasco dal regime di al-Assad a un nuovo assetto stabile e condiviso; la ‘normalizzazione’ della Libia; l’ ‘Intifada dei Coltelli’ tra Israele e i Territori; gli effetti perversi dell’infatuazione per le armi negli Stati Uniti, che – scrive il Los Angelese Times - “confina con l’impulso suicida della società”, mentre il New York Times si chiede se l’orrore non stia diventando normalità negli Usa. Senza dimenticare, più vicina a noi, l’irrisolta crisi ucraina, dove le mosse della Nato - l’invito al Montenegro a entrare nell’Alleanza -  e dell’Ue - la proroga delle sanzioni alla Russia – rischiano di allontanare una soluzione invece che di avvicinarla.

Nessuno s’immagina che tutti questi problemi escano, nel 2016, dall’agenda internazionale: se ne risolvesse già uno, sarebbe un successo. E probabilmente torneremo ad ascoltare appelli come quello che Papa Francesco – lui, un protagonista sicuro - ha lanciato tra Natale e Santo Stefano, denunciando “il silenzio vergognoso” che accompagna le persecuzioni dei cristiani e di quanti, “martiri d’oggi, subiscono violenza in nome della fede”. Parole suscitate dalla notizia che, a Natale, nelle cattolicissime Filippine, attacchi integralisti islamici avevano fatto vittime fra i fedeli cristiani in diverse province.

venerdì 1 gennaio 2016

Usa 2016: il Punto; a un mese da primarie, l’incertezza è solo repubblicana

Scritto per www.GpNewsUsa2016.eu e Formiche.net

A un mese esatto dall’inizio delle primarie, con le assemblee di partito nello Iowa, resta ancora folto il gruppo degli aspiranti repubblicani - sono 12 -, mentre i democratici sono tre, ma di fatto una, cioè l’ex fist lady Hillary Rodham Clinton.

Prima del via ai voti, ci saranno ancora almeno due dibattiti fra i candidati repubblicani: giovedì 14, sulla Fox Business; e giovedì 28, sulla Fox News, proprio da Des Moines, la capitale dello Iowa, moderato dalla stessa squadra di giornalisti - Bret Baier, Megyn Kelly e Chris Wallace - che suscitò molte polemiche al primo dibattito in agosto, quando gli spettatori furono ben 24 milioni.

Dopo le assemblee nello Iowa il 1° febbraio, il calendario delle primarie prevede il Neh Hampshire il 9 e la South Carolina il 20 e ancora le assemblee nel Nevada. Il 1° marzo, sarà il ‘Super-Martedì’ con voti in 12 Stati: una giornata forse determinante, pur se l’incertezza, almeno fra i repubblicani, potrebbe protrarsi più a lungo.

E c’è chi pensa che la partita possa rimanere aperta fino alla convention repubblicana, a Cleveland, nell’Ohio, dal 18 al 21 luglio, mentre quella democratica si svolgerà a Filadelfia, in Pennsylvania, dal 25 al 28 luglio.

I repubblicani tuttora in campo sono, in ordine di favore nei sondaggi: Donald Trump, battistrada quasi ininterrottamente dall’estate, oggi con il doppio delle preferenze sul rivale più prossimo, magnate dell’immobiliare e showman, forte della sua brutale franchezza che però gli aliena il voto dei moderati, degli ispanici e delle donne; Ted Cruz, senatore del Texas, molto vicino al Tea Party, in ascesa; Ben Carson, ex neurochirurgo, l’unico nero, guru del buon senso o della banalità, in calo dopo una fiammata nei sondaggi autunnale; Marco Rubio, senatore della Florida, di origine cubana –come Cruz-, il più giovane, candidato di riserva dell’establishment, ben dotato finanziariamente, stabile nei sondaggi; Jeb Bush, ex governatore della Florida, figlio e fratello del 41° e 43° presidente, il favorito in partenza e l’uomo dell’establishment, ma fiacco nei dibattiti e incapace d’emergere nei sondaggi – se gli viene meno l’appoggio della finanza è fuori-; Carly Fiorina, l’unica donna, ex ceo di Hp, bravina nei dibattiti, trasparente prima e dopo, senza alcuna esperienza politica come Trump e Carson.

Ci sono poi quelli di cui si parla meno: Chris Christie, governatore del New Jersey, politico e avvocato, corporatura massiccia, con sussulti nei dibattiti e nei sondaggi; John Kasich, governatore dell’Ohio, l’ultimo sceso in campo, più consistente del previsto; Rand Paul, senatore del Kentucky, libertario, figlio d’arte –il padre fu più volte candidato alla Casa Bianca del Partito libertario e candidato alla nomination repubblicana-; Mike Huckabee, ex governatore dell’Arkansas, pastore e predicatore battista, un veterano delle campagne - nel 2008 fu primo nello Iowa -; Rick Santorum, ex senatore della Pennsylania dal 1995 al 2007, cattolico integralista, figlio di padre italiano di Riva del Garda e di madre italo-irlandese, corse per la nomination nel 2012, arrivando primo nello Iowa; Jim Gilmore, ex governatore della Virginia, mai in evidenza finora nella campagna.

Hanno già abbandonato in ordine di tempo l’ex governatore del Texas Rick Perry, che fu candidato alla nomination anche nel 2012 senza esito; i governatori di Michigan Scott Walker e Louisiana Bobby Jindal; il senatore della South Carolina Lindsey Graham; e l’ex governatore dello Stato di New York George Pataki.

I democratici sono Hillary Rodham Clinton, moglie dell’ex presidente Bill Clinton, ex first lady, senatore dello Stato di New York e segretario di Stato, nettamente favorita; Bernie Sanders, senatore del Vermont, indipendente che si autodefinisce ‘socialista’, Martin O’Malley, ex sindaco di Baltimora e governatore del Maryland. Sono stati comparse nella campagna Lincoln Chaffee, governatore del Rhode Island, e Jim Webb, ex senatore della Virginia. (fonti vv - gp)