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sabato 23 febbraio 2013

Belgio: picchiato a morte in cella, video come King, storia come Cucchi

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 23/02/2013

Nell'angusta cella d’isolamento di un commissariato di polizia belga, 3,5 mq, un detenuto viene brutalmente picchiato da agenti armati di manganelli e protetti da scudi, con il casco in testa e i passamontagna sul volto. Un video shock, quello che è stato mostrato giovedì sera per la prima volta, a tre anni dai fatti, in un reportage del programma Panorama sulla rete di lingua fiamminga Vrt.

Il detenuto, Jonathan Jacob, 26 anni, di Affligem, un body builder divenuto dipendente all'uso delle amfetamine, è morto in seguito alle percosse: era stato fermato per strada dalla polizia a Mortsel, in provincia di Anversa il 6 gennaio 2010, in stato di agitazione sotto l'effetto delle droghe, e aveva, secondo i rapporti di polizia,  un comportamento agitato e aggressivo.

Il video che scuote dal torpore il Paese cuore dell’Unione europea evoca le immagini del pestaggio di Rodney Glen King, un tassista nero californiano, vittima, il 3 marzo 1991, di una violenta aggressione da parte di un gruppo di agenti della polizia di Los Angeles, che lo avevano fermato per eccesso di velocità. Ma, a noi italiani, la vicenda evoca pure subito la tragica fine di Stefano Cucchi.

Nel caso di King, gli autori del pestaggio riferirono di avere creduto che King fosse sotto l’effetto d’allucinogeni e di avere temuto per la propria incolumità. L’episodio, ripreso di nascosto da un cine-amatore, George Holliday, venne trasmesso e ritrasmesso da tutti i grandi networks televisivi americani e internazionali: uno dei primi esempi, forse il primo in assoluto, di ‘citizen journalism’, il video fece riemergere il problema del razzismo negli Stati Uniti. La mancata condanna, oltre un anno dopo, dei quattro agenti finiti sotto processo innescò violenti disordini a Los Angeles: proteste contro la polizia locale accusata di metodi brutali, soprattutto nei confronti dei neri, e contro una giustizia non coraggiosa.

King, figlio di un alcolista morto a 42 anni, divenne una celebrità, anche se, per il resto della vita, continuò a fare notizia per tutta una serie di reati minori, fino a che, nel 2012, non venne trovato morto annegato, a 47 anni, sul fondo di una piscina. Nel 1992, Spike Lee aprì il suo film Malcom X con le immagini del pestaggio, usando come colonna sonora un discorso contro il razzismo dei bianchi del leader nero.

Più recente, e più vicino a noi, il caso Cucchi: appassionato di boxe, tossicodipendente, già in cura presso alcune comunità, Stefano, un geometra romano di 31 anni, morì il 22 ottobre 2009, mentre era in custodia cautelare. Per il suo decesso, divenuto un caso di cronaca giudiziaria che ha scosso l’opinione pubblica, sono stati indagati alcuni agenti della polizia penitenziaria e alcuni sanitari del carcere di Regina Coeli.

Nel dicembre scorso, i periti hanno stabilito che Stefano morì a causa delle mancate cure, stroncato da gravi carenze di cibo e liquidi. Le lesioni riscontrate sul suo corpo potrebbero essere state causate da un pestaggio o da una caduta. Nella scia dell’emozione suscitata dal suo caso, sono poi emersi fatti di cronaca analoghi: Maurizio Cartolano ne trasse il documentario ‘148 Stefano mostri dell’inerzia’, sponsorizzato da Amnesty e Articolo 21 e presentato al Festival del Cinema di Roma.

E’ presto per dire se la vicenda di Jacob avrà analogo impatto in Belgio, un Paese che ha già dimostrato di sapersi anestetizzare nel suo perbenismo di fronte a fatti di cronaca sconvolgenti. Sembra che un medico avesse consigliato il ricovero del detenuto in un ospedale psichiatrico, ma che il direttore del locale nosocomio avesse rifiutato l'internamento perché Jacob, forte e robusto, era troppo agitato. Così il giovane era stato condotto in cella d’isolamento.

Nelle immagini si vede Jacob nudo, piangere, disperarsi, urlare, misurare con i passi la cella, accovacciarsi a terra. Va avanti così per qualche ora. La polizia di Mortsel chiede aiuto all'equipe d'assistenza speciale della polizia di Anversa. I fotogrammi mostrano sei poliziotti che, all’ingresso nella cella, lanciano un razzo luminoso, poi spingono il detenuto in un angolo con gli scudi, gli sono addosso, lo picchiano –uno in particolare-. Una macchia di sangue resta sulla parete. L'uomo è immobile quando gli somministrano un'iniezione. Al termine del filmato, un medico entra nella cella, ma Jacob non ha più polso, né battito cardiaco: è morto.

L'autopsia ha stabilito che la causa del decesso è stata un'emorragia interna provocata dalle percosse ricevute durante l'intervento dei poliziotti. Un agente è stato rinviato a giudizio per le botte, il medico dell'ospedale psichiatrico per omissione colposa. Il ministro dell’interno belga Joelle Milquet ha definito l’episodio scandaloso e ha giudicato “inaccettabile” che il principale responsabile non sia stato sospeso.

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