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giovedì 28 febbraio 2013

Siria: Kerry a Roma per la svolta, più aiuti ai ribelli

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 28/02/2013. Altra versione su l'Indro il 27/02/2013

Sulla Siria, l’Amministrazione Obama cambia marcia e accelera verso la transizione, facendo propria l’idea europea di fornire ai ribelli più aiuti militari: l’anticipazione viene da Washington, dove la stampa parla di blindati e di addestramento; la conferma la darà oggi ai partner del Gruppo ad alto livello, riunito a Roma, il segretario di Stato John Kerry.

La svolta arriva in un giorno di consuete cronache cruente dal Paese segnato dalla guerra civile: ad Aleppo, si combatte dentro una moschea; a Damasco, colpi di mortaio s’abbattono sull'Università; e giunge notizia del rapimento, avvenuto tre settimane or sono, di due preti cattolici, di cui s’ignora la sorte.

Kerry è arrivato ieri sera a Roma dalla Francia, dove s’è conquistato facili consensi dando prova d’una padronanza del francese perfetta –gli studi in Svizzera contano pur qualcosa-. La missione europea, la prima da quando è segretario di Stato, lo ha già condotto a Londra, Berlino e Parigi: a ogni tappa, Kerry ha illustrato agli alleati le convinzioni di  Obama, che l’opposizione siriana ha bisogno di aiuto, che bisogna fornirle più assistenza per favorire la transizione. Anche se restano, in Occidente, dubbi e inquietudini su quali siano le componenti e gli orientamenti prevalenti nell'opposizione al regime del presidente al-Assad.
 In serata, a Villa Madama, Kerry ha avuto un incontro con il ministro Giulio Terzi, subito prima della ‘cena transatlantica’ con la partecipazione dei rappresentanti di 34 Paesi, 23 dei quali a livello di ministri degli Esteri, del segretario generale della Nato, Rasmussen, e dell'alto rappresentante dell'Ue per gli esteri e la sicurezza, Lady Ashton. Ma gli aspetti bilaterali di questa visita, che cade in giorni d’incertezza politica, restano un po’ in sordina.
Al centro della cena di lavoro (una prima assoluta a Roma: le precedenti a Bruxelles e a New York) c'è pure stata la decisione di avviare negoziati per un accordo di libero scambio tra Ue ed Usa. Oltre ovviamente a questioni di sicurezza: la situazione in Afghanistan; i temi mediorientali (oltre alla Siria, le evoluzioni delle Primavere arabe e il processo di pace israelo-palestinese); l’impegno contro il terrorismo e la proliferazione nucleare, specie con l’Iran –dove la stampa britannica prospetta un piano B del regime per dotarsi dell’atomica- e nel Sahel.

Oggi, la riunione ministeriale del Gruppo sulla Siria si svolge, la mattina, sempre a Villa Madama: prima, in formato ristretto; quindi, allargata alla partecipazione dei rappresentanti dell'opposizione guidati da Moaz Al Khatib. La minaccia degli ‘anti-regime’ di boicottare l’incontro è caduta, davanti al pressing della diplomazia statunitense e all'evoluzione della posizione americana.

Anche se resta per ora impossibile convincere la Russia ad autorizzare un intervento dell’Onu, pare ormai imminente una azione internazionale più decisa per la Siria, dove la guerra civile ha fatto, secondo alcune stime, oltre 70mila morti in quasi due anni.

Kerry lascerà Roma domani mattina diretto ad Ankara, quinta tappa del suo "Listening Tour", cioè il "viaggio dell'ascolto", che, dopo la Turchia, proseguirà  al Cairo, a Riad, ad Abu Dhabi e a Doha. Intorno al 20 marzo, Kerry tornerà in Medio Oriente, stavolta in Israele, accompagnando in visita il presidente Obama.

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