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lunedì 25 febbraio 2013

Italia 2013: elogio della matita copiativa, icona della democrazia

Scritto per Media Duemila online il 24/02/2013

Questa mattina, sono andato a votare. Al seggio, il presidente m’ha consegnato le schede e la matita rigorosamente copiativa. E io ho diligentemente svolto il mio diritto/dovere di cittadini elettore. Ma è da quando andavo alle elementari -Anni Cinquanta- che mi chiedo che cosa mai abbia di speciale la matita copiativa, che la maestra ci faceva usare solo per certi esercizi in classe e che è, non solo in Italia, lo strumento della democrazia per eccellenza, quello con cui s’esercita il voto.

Sono andato su wikipedia e ho scoperto che la matita copiativa è una speciale matita in cui segno è indelebile, o quasi, nel senso che se provi a cancellarlo fai un pasticcio e magari buchi il foglio (che, alle elementari, era il massimo dell’ignominia). Mentre la matita normale ha la mina di sola grafite, quella copiativa contiene anche coloranti e pigmenti: se la cancelli con la gomma, la grafite viene via, i coloranti restano.

Per queste caratteristiche, le matite copiative erano comunemente utilizzate per firmare contratti e atti pubblici –attenzione!- prima dell’invenzione delle penne a sfera. Ma vengono tuttora utilizzate nelle votazioni in molti Paesi -in Italia, il loro esordio fu col botto: al referendum per la Repubblica, nel 1946-. In Francia, in Germania e altrove, però, sono state sostituite dalle penne biro, che non convincono il legislatore italiano perché lascerebbero una sorta di incisione sulla scheda visibile all'esterno –e, quindi, non garantirebbero la segretezza del voto- e, inoltre, rischiano di rompersi e d’inondare d’inchiostro la scheda.

Ora mi chiedo, e non è la prima volta, se la nostra democrazia non possa esprimersi in modo meno arcaico e altrettanto, se non più, sicuro. Copiativa a parte, il problema non è solo italiano: negli Usa, ad esempio, in molti Stati si vota ancora con il sistema della punzonatura, che consiste nel fare cadere un coriandolo di carta in corrispondenza del candidato prescelto. Con il risultato che, quando dovete fare una verifica, a furia di maneggiare le schede, cadono pure altri coriandoli e diventa impossibile riconoscere la volontà dell’elettore. Nel 2000, in Florida, quando vi fu la conta e riconta dei suffragi perché il distacco fra George W. Bush e Al Gore era minimo, a un certo punto le schede  avevano perso tutti i loro coriandoli e ricontarle divenne impossibile.

E allora perché non passare al voto elettronico, già introdotto in molti Paesi con esiti positivi? E’ semplice, dà garanzie di riservatezza e consente spogli quasi istantanei, al riparo da frodi e contestazioni. E toglierebbe al rito elettorale un po’ di muffa Novecento. Fatto l’investimento iniziale, i risparmi lo rendono economico, perché il tempo d’impegno di aule e scrutatori si riduce.

Però, diffidenze e resistenze restano. E prima d’arrivarci, dovremo forse smaltire scorte accumulate di matite copiative. Senza contare i fattori generazionali: io, ve lo confesso, a quel tratto indelebile sono affezionato.

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