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giovedì 21 febbraio 2013

Punto: Ue, il rigore è d'obbligo, la crescita un optional

Scritto per l'Indro il 21/02/2013

L’Europa del rigore va sempre più stretta ai cittadini dell’Unione, soprattutto nei Paesi più provati dalla crisi: ci si aspetta da Bruxelles politiche per la crescita e l’occupazione. Eppure, nel triangolo delle istituzioni comunitarie, Commissione, Consiglio e Parlamento, vanno avanti spedite, o quasi, solo le decisioni che rafforzano la governance economica e favoriscono una maggiore integrazione dell'Eurozona.

C’è il rischio di aumentare lo iato tra Europa e cittadini, proprio mentre crescono nell’Unione movimenti populisti ed euro-scettici. E si sfiora il paradosso, quando la Commissione da una parte propone giri di vite sui bilanci e dall’altra invita gli Stati a destinare maggiori risorse al welfare, così da allentare le tensioni sociali e ridurre la povertà, che sta invece crescendo.

Le conseguenze sociali della crisi finanziaria da cui stiamo forse uscendo - fa notare Laszlo Andor, commissario all’occupazione - sono state e restano "molto gravi". In Italia, in particolare, la spesa sociale è insufficiente, gli strumenti a protezione dei disoccupati sono inadeguati e quelli a sostegno delle famiglie non aiutano l'inserimento delle donne nel mondo del lavoro. Non stupisce, dunque, che il numero di poveri sia aumentato di circa 3 punti percentuali nell’ultimo triennio, dai circa 15 milioni del 2008 agli oltre 17 milioni del 2011: quasi un terzo della popolazione.

Two Pack – Per il vicepresidente della Commissione Olli Rehn, liberale, l'accordo fra Consiglio e Parlamento sul cosiddetto ‘two pack’ migliora governante e integrazione: si tratta di regolamenti che completano il Patto di Bilancio e un precedente pacchetto di misure chiamato ‘six pacs’ e che danno all’Esecutivo dell’Ue un potere di controllo maggiore sulla politica di bilancio dei Paesi dell’euro, tra cui l’autorità di imporre modifiche alle finanziarie nazionali.  E il presidente del Parlamento Martin Schulz dice che il ‘two pack’ rende l'Unione "più forte di fronte a nuove crisi".

Non che il processo legislativo sia, a questo punto, completato. Rehn auspica che vada a buon fine in tempi rapidi: il ‘two pack’ prevede che gli Stati risanino i conti, osservando le raccomandazioni di Bruxelles, e dovrebbe entrare in vigore "prima della definizione dei bilanci per il 2014". Come dire che il prossimo bilancio italiano sarà ‘sotto tutela’.

Il 'two pack' era bloccato da mesi: il Parlamento voleva inserirvi un 'fondo di redenzione del debito' dove fare confluire le eccedenze degli Stati da riscattare in 25 anni. L'opposizione della Germania non è stata vinta: s’è solo delegato a un gruppo di saggi lo studio di fattibilità del ‘fondo’.

Il Parlamento s’è pure voluto sincerare che la stretta sulla governance tenga conto degli sforzi già fatti dai Paesi e non vada quindi a gravare su bilanci già falcidiati. E, inoltre, dicono i deputati, "bisogna evitare che i tagli vadano a scapito di investimenti con potenziale di crescita". Gli Stati dovranno dettagliare quali investimenti abbiano un potenziale di crescita e di occupazione, mentre "la riduzione dei deficit dovrà essere applicata in modo più flessibile in circostanze eccezionali, come pure in fasi di andamento molto negativo dell'economia".

Investimenti sociali – Nel giorno dello sblocco dello stallo sul ‘two pack’, il commissario Andor ha presentato la comunicazione sugli investimenti sociali finalizzati alla crescita ed alla coesione. Con essa,  la Commissione propone agli Stati alcuni "orientamenti per perseguire politiche sociali più efficienti ed efficaci in risposta alle problematiche attuali: gravi difficoltà finanziarie, aumento della povertà e dell'esclusione sociale", oltre che disoccupazione giovanile. Un altro problema è "l'invecchiamento della società e la contrazione della popolazione in età lavorativa, che mette a prova la sostenibilità e l'adeguatezza dei sistemi sociali e previdenziali nazionali".

La Commissione invita gli Stati "a mettere in cima alle priorità gli investimenti sociali” e vuole che modernizzino “i propri sistemi di protezione sociale”. Ciò implica migliori strategie di integrazione e un uso più efficiente ed efficace delle risorse destinate al sociale. Ma mentre le misure di rigore e di governance sono cogenti, qui siamo nel campo delle esortazioni e raccomandazioni.

La comunicazione fornisce, inoltre, orientamenti ai governi su come utilizzare al meglio il sostegno finanziario Ue, in particolare quello offerto dal Fondo sociale europeo, per centrare gli obiettivi. La Commissione controllerà il funzionamento dei sistemi di protezione sociale dei singoli Stati membri nel contesto del semestre europeo –l’attuale procedura di esame e verifica dei bilanci nazionali- e formulerà dove opportuno raccomandazioni specifiche ad uso dei paesi interessati.

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