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mercoledì 13 febbraio 2013

Punto: Usa, l'agenda di Obama, giustizia sociale e uguaglianza

Scritto per l'Indro il 13/02/2013

Libertà, democrazia, uguaglianza, pari opportunità: Barack Obama ripropone tutti gli ingredienti della sua ricetta migliore, il sogno americano. Il discorso sullo stato dell’Unione, pronunciato quando a Washington erano le 21 di martedì e da noi le 3 del mattino di oggi, ha toni liberal e ricalca i concetti di giustizia sociale e tutela dei diritti già espressi nel discorso inaugurale del suo secondo mandato il 21 gennaio, a Capitol Hill.

I buoni propositi dell’Amministrazione democratica per il 2013 Usa sono proprio mettere in pratica i principi di quel discorso: tutti insieme, sarebbero una buona agenda ‘di sinistra’, moderata e riformatrice, anche italiana. Per rendersene conto, basta scorrere le intenzioni del primo presidente nero americana, che affronta il secondo quadriennio con meno circospezione del primo.

Priorità ai lavoratori, con l’innalzamento del salario minimo da 7,25 a 9 dollari l’ora; deficit sotto controllo, ‘mixando’ tagli delle spese e aumenti delle entrate –stop agli sgravi per le imprese che delocalizzano l’occupazione e per i giganti dell’energia, incentivi alle imprese che assumono disoccupati di lungo periodo-; investimenti per la crescita, 40 miliardi per 70mila progetti; e, ancora, un miliardo per la ricerca, con la creazione di una rete di istituti per l’innovazione nell’industria, e l’abbassamento a 4 anni dell’età dell’obbligo scolastico e una spinta alla riduzione delle rette delle Università; riforma dell’immigrazione, regolarizzando chi già lavora senza permesso di soggiorno, ma anche inasprendo i controlli alle frontiere; parità di diritti fra etero e omosessuali, perché “non importa chi sei e chi ami”.

Sul fronte della finanza pubblica, dove il presidente democratico e l’opposizione repubblicana sono ai ferri corti, Obama vuole ridurlo di altri 2,5 trilioni di dollari (2.500 miliardi di dollari) attraverso un piano equilibrato di tagli alla spesa e di aumento delle tasse, specie a carico dei contribuenti più ricchi, confermando l'obiettivo di una riduzione complessiva di 4.000 miliardi in dieci anni. Lato mutui, uno degli inneschi della crisi del 2008, da cui non siamo ancora usciti, il presidente prevede risparmi per 3.000 dollari l'anno per le famiglie  'responsabili', che hanno sempre pagato le loro rate.

Fin qui, potrebbe benissimo essere una cosa europea, quanto meno francese, se non proprio italiana, per via di quella parità di diritti etero / omo, che da noi fatica a diventare impegno politico. Poi ci sono gli obiettivi tipicamente americani. Sul fronte dei controlli sulla vendita delle armi, sostenuti da quote crescenti dell’opinione pubblica, dopo la strage di Newtown a dicembre, la messa al bando dei fucili d'assalto –le armi a ripetizione di derivazione militare- e dei cosiddetti 'super-caricatori' oltre le dieci pallottole. Sul fronte di guerra dell’Afghanistan, l’ultimo aperto per gli Stati Uniti, la conferma dell’impegno a chiudere il conflitto entro il 2014 e la promessa del ritiro di 34 mila militari combattenti entro un anno. Sui grandi fronti globali, l’apertura di un negoziato con l’Unione dei 27 per una sorta di zona di libero scambio transatlantica –le trattative sono state lanciate proprio oggi-, l’avvio d’uno sforzo congiunto con la Russia per l’ulteriore riduzione degli arsenali atomici, nuove misure ‘climatiche’ con il raddoppio della produzione di energia eolica e solare, l’espansione della produzione di gas naturale e la creazione di un fondo per promuovere auto elettriche e biocarburanti.

Per Obama, la stella polare del suo secondo mandato è un’economia che cresca e crei posti di lavoro - senza aumentare il deficit - e rafforzi la classe media, "vero motore degli Stati Uniti". Il presidente vuole “ripristinare il patto di base su cui questo Paese si fonda: l'idea forte che se uno lavora duro, in modo responsabile, può andare avanti, non importa da dove venga, come sia o chi ami". 

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