P R O S S I M A M E N T E

Buone Feste - Sereno Natale - Un 2017 Migliore - Buone Feste - Sereno Natale - Un 2017 Migliore - Buone Feste - Sereno Natale - Un 2017 Migliore

lunedì 4 febbraio 2013

Punto: Ue, intreccio d'incontri e alleanze, tra bilancio ed elezioni

Scritto per l'Indro lo 04/02/2013
Grandi manovre, nell’Unione europea, in vista del Vertice dei 27 a Bruxelles, giovedì e venerdì, sulle spese dell’Ue tra il 2014 e il 2020. Il premier italiano Mario Monti è stato a Berlino giovedì e a Parigi domenica; la cancelliera tedesca Angela Merkel ha visto oggi il capo del governo spagnolo Mariano Rajoy e s’appresta a incontrare il presidente francese François Hollande. E, qui da noi, percorsi europei e polemiche elettorali s’intrecciano: il mini-tour Ue del premier è, dunque, costato al professore e al candidato –le sue altre identità- critiche e attacchi, senza potere in cambio esibire, almeno per ora, risultati europei  tangibili.
Le diatribe di bilancio fra i 27 diventano grandi problemi sulla scena europea. Ma, a relativizzarne l’impatto, dovrebbe bastare uno sguardo a quanto accade intorno all’Ue, anche vicinissimo all’Ue, nel Medio Oriente dove nuovi attriti israelo-siriani vengono ad aggiungersi a una situazione già esplosiva, o nell’Africa sub-sahariana, dove le operazioni anti-jihadisti nel Mali procedono veloci, ma rischiano di liberare tutto intorno schegge di terrorismo. E le relazioni dell’Occidente con l’Iran restano tese, nonostante un’ipotesi di rilancio, il 25 febbraio, nel Kazakhstan, dei negoziati nucleari con la formula ‘5 + 1’ (l’Iran da una parte e le cinque ‘storiche’ potenze atomiche più la Germania dall’altra).
Ma non divaghiamo. E torniamo alle prospettive finanziarie dell’Unione europea per il 2014/2020. La partita è tra i Paesi che vogliono spendere per l’Ue il meno possibile –la Gran Bretagna, ma pure Germania, Olanda, Finlandia e tutti i ‘campioni del rigore’- e quelli che vedono nel bilancio dell’Ue uno strumento di crescita. Nel colloquio di Monti con Hollande è emerso un asse franco-italiano (s’è parlato di “visione comune”), cui si contrappone l’atteggiamento più tiepido della Merkel verso le esigenze del suo amico italiano Mario.
Attenzione!, però. La lettura non è così semplice come appare. Ci aiuta a capirlo una osservazione di Massimo D’Alema: “L’Europa progressista –cioè la Francia socialista di Hollande, ndr- vuole Bersani, Monti lo vuole la Merkel”. Allora la cancelliera, dicendosi quasi spiazzata dalla fermezza nel negoziato del premier italiano, ne sottolinea la capacità di difesa degli interessi nazionali e gli appunta di fatto sul petto una medaglia al valore. Mentre il presidente ringrazia Monti dell’appoggio nella trattativa europea, ma, intanto, il Partito socialista sguinzaglia in Italia i suoi uomini a fargli campagna contro.  
Sul bilancio europeo, per Monti, serve un accordo “equo e trasparente”, che sia orientato verso “crescita e occupazione”. E il contributo netto di ogni Stato dovrebbe essere in linea con la prosperità economica di ogni Paese, mentre nel periodo 2007/2013 “l’Italia ha pagato molto, al punto di diventare il primo contribuente netto” dell’Ue. 
Se queste sono le premesse, l’intesa è ancora lontana. E, dopo il nulla di fatto di novembre, quando, dopo i rituali confessionali e qualche pantomima negoziale, i leader dei 27 preferirono rimandare ogni decisione, c’è chi paventa di nuovo un giro di valzer a vuoto: nulla di grave in sé, perché tempo ce n’è; ma un’altra picconata alla solidità e credibilità della costruzione comunitaria. E l’ipotesi di un veto italiano, paventata in questi giorni a più riprese, indica quanto sia febbrile l’attesa del Vertice.
Stando a voci raccolte da Giuseppe Latour su EurActiv.it, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy intende presentare la sua proposta di compromesso all'ultimo momento utile, cioè giovedì, in apertura del Vertice. In tal modo, spera di mettere i leader davanti a un “prendere o lasciare” e che nessuno se la senta di dire di no. Ma la tattica è rischiosa: giocare a carte coperte fino all'ultimo istante può, infatti, irritare più che ammorbidire gli interlocutori. 
Il compromesso, comunque, non potrà che essere al ribasso: si riparte dalla ‘bozza Van Rompuy’ non accettata tre mesi or sono, che prevedeva circa 80 miliardi di tagli rispetto alla proposta di base della Commissione europea, di poco inferiore ai 1.100 miliardi di euro di spesa in sette anni. Il ‘lodo Van Rompuy’ deluse i rigoristi, perché troppo timido, e i partigiani della ‘buona spesa’, perché non stimolava adeguatamente la crescita. Adesso, Van Rompuy taglierà ancora qualcosa, ma ridistribuirà un po’ i sacrifici e penalizzerà di meno le politiche agricola e di coesione. Ritocchi e rammendi: basteranno a cucire l’accordo?

Nessun commento:

Posta un commento