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mercoledì 26 febbraio 2014

Italia/Ue: Renzi dalla Merkel col jobs act pronto

Scritto per EurActiv il 26/02/2014

Ridurre l’Irap del 30% o il cuneo fiscale di 10 miliardi di euro; pagare tutti i debiti della P.A; e andare dalla Merkel “con il jobs act già pronto”. Così Angela potrà esclamare: “Wunderbaar!, Magnifico!, Matteo: batti il cinque”. Salvo poi chiedere subito dopo: “E come lo paghi?, tutto ciò…”.

Per ora, il premier Renzi non lo sa; e pare non lo sappia neppure il ministro dell’Economia PierCarlo Padoan. Gira voce d’un progetto di modificare la tassazione delle rendite, ma è tutto molto vago (e controverso).

In visita a Treviso il presidente del Consiglio Matteo Renzi precisa -si fa per dire- le cose che ha in mente di fare per rilanciare la crescita e l’occupazione. Finora, i primi contatti con i partner europei e internazionali sono stati facili facili: congratulazioni e auguri, l’impegno a vedersi, fiducia e cordialità.

C’è stata, pure in commenti autorevoli, una tendenza a leggere, nei discorsi programmatici del nuovo premier, un’impostazione filo-europeista. A me, sembra azzardato basare questa impressione su una citazione di Altiero Spinelli, per altro abbastanza stereotipata, o sull’affermazione di palese buon senso che i conti in ordine non li dobbiamo tenere perché ce lo chiede l’Ue, ma perché è nell’interesse nostro e, soprattutto, dei nostri figli.

I fatti, invece, per quanto pochi finora essi siano, se confrontati con le parole –ma è anche logico: il governo s’è appena insediato-, forniscono indicazioni diverse. Così, l’assenza d’un ministro per gli Affari europei appare una grossa lacuna della compagine governativa, foriera di danni per l’Italia in sede negoziale Ue e nel recepimento di direttive e regolamenti comunitari, evitando o sanando procedure di infrazione.

E la scelta di compiere la prima missione internazionale in Tunisia, invece che a Bruxelles, appare una superficiale affermazione della vocazione mediterranea dell’Italia, che però ha senso se collocata in un contesto di forte radicamento europeo.

Poi, magari, si capisce che la missione a Tunisi, più che una scelta, è il rispetto d’impegni già presi. E, fra i sotto-segretari, salta fuori un drago agli Affari europei. Così le perplessità s’attenueranno… Se dovessero pure saltare fuori i soldi per cuneo e pagamenti, senza violare gli impegni comunitari, allora la Merkel batterà un cinque più convinto.

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