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domenica 14 giugno 2015

Ue-Usa: Ttip,e pure Tpp, i guai di Obama sono anche commerciali

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 14/06/2015

Fra le tante promesse da marinaio che i leader dei Grandi hanno fatto, e si sono fatte, al Vertice d’una settimana fa in Germania, quella che aveva le gambe più corte riguardava l’accelerazione dei negoziati per la zona di libero scambio transatlantica e il raggiungimento dell’accordo entro l’anno. Nel giro di pochi giorni, le resistenze che l’intesa suscita, in America e in Europa, si sono concretizzate: invece di accelerare, le trattative frenano.

A Strasburgo, il Parlamento europeo, in una seduta concitata, s’è spaccato -183 sì, 181 no, rinviando sia il voto che la discussione sull'intesa commerciale Ue-Usa. A Washington, la Camera statunitense ha negato all'Amministrazione poteri speciali per negoziare analogo accordo con i Paesi del Pacifico: determinante l’ostilità dei democratici, il partito del presidente Obama, mentre l’opposizione repubblicana, tendenzialmente liberista, era pronta a dargli carta bianca.

Nessuno dei due eventi –il rinvio a Strasburgo e il no di procedura a Washington- è determinante e irreversibile. Ma l’uno e l’altro fanno emergere le resistenze che i negoziati incontrano a livello politico e sociale, nonostante gli economisti ne prevedano un impatto positivo sulla crescita e industria e finanza siano favorevoli. Ttip –Transatlantic trade and investment partnership- e Tpp –Transpacific partnership- hanno in comune acronimi orribili e dimensioni commerciali: ciascuno interessa circa il 40% del commercio mondiale; ma, rispetto al Ttip, il Ttp ha maggiore valenza politica, in funzione di contenimento della Cina.

Dietro le riserve sul Ttip, ci sono timori disparati, più o meno fondati, talora decisamente campati in aria: per la tutela del ‘made in’ e per gli Ogm, per gli standard di qualità alimentari e persino farmaceutici, per la proprietà intellettuale, per i posti di lavoro. Sono, in fondo, gli stessi timori che tuttora ostacolano l’attuazione del mercato unico europeo: l’asserita difesa del bene comune cela spesso la tutela di qualche interesse corporativo.

Tutti sanno che se le trattative sul Ttip finiscono negli ingranaggi della campagna presidenziale negli Stati Uniti ne usciranno maciullate: la finestra utile è quindi limitata, di qui a fine anno. Se no, se ne riparla nel 2017, col rischio di ricominciare da capo con una nuova Amministrazione.

Negli Usa, tra i fattori che frenano vi sono "fraintendimenti" di carattere politico, aveva indicato, poco prima del no della Camera sul Tpp, Amy M. Nice, direttore del dipartimento immigrazione della Camera di Commercio statunitense: il Congresso teme che la Casa Bianca abbia acquisito un potere eccessivo, nonostante il presidente e i negoziatori abbiano “una piattaforma negoziale chiara e ben congegnata".

Da parte europea, si lamenta la segretezza delle trattative, che sono condotte, a norma dei Trattati dell’Unione, dalla Commissione europea, in base a un mandato negoziale definito dal Consiglio dei Ministri dell’Ue sentito il Parlamento europeo. La piattaforma è stata resa pubblica, all’inizio dell’anno, per iniziativa della presidenza di turno italiana del Consiglio dell’Ue.

L’Esecutivo di Bruxelles ha preso atto della battuta d’arresto in Parlamento: Cecilia Malmstroem, responsabile del commercio internazionale, riconosce che “il tema suscita preoccupazioni”, ma insiste sugli “aspetti positivi". E, nell'attesa che l’Assemblea “arrivi alla fine del suo dibattito", "la Commissione continua i negoziati", sempre "tenendo conto delle posizioni degli Stati membri e del Parlamento espresse negli ultimi mesi".

Il prossimo round negoziale, il decimo, è previsto in luglio a Bruxelles. Per ora, non risultano ancora fissate le date né l'agenda precisa della sessione.

Per il governo italiano, le resistenze sul Ttip "non sono una buona cosa": “Abbiamo sempre spinto e continuiamo a farlo per la tutela del ‘made in Italy’ e per l’accordo”, ricorda il ministro Gentiloni, parlando dall’Expo, tempio della globalizzazione. Non cela il pessimismo l’ex premier Enrico Letta: “Le paure stanno prendendo il sopravvento in vari Paesi europei: il Ttip spaventa, si teme che gli Usa vogliano invaderci. E tiepidi sono pure gli americani, ad eccezione di Obama". Ma "per noi europei una nuova stagione di accordi commerciali è fondamentale: il protezionismo è la nostra morte".

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