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venerdì 27 giugno 2014

Ue: Ce/Pe, nomine, Joelle li spiazza tutti e Marine resta al palo

Pubblicato da AffarInternazionali il 27/06/2014, con lo pseudonimo Adriano Metz

Consigliere comunale a Lorient, una base di sottomarini in Bretagna, 64 anni, vedova, Joelle Gergeeron Guerpillon è la figura chiave della VIII legislatura del Parlamento europeo. O, almeno, lo è stata nella faticosa fase della formazione dei gruppi euroscettici. Che dovevano essere due, l’un contro l’altro schierato; e che, invece, sono solo uno, almeno per ora.

Eletta nelle liste del Front National di Marine Le Pen, partito in cui milita da quarant'anni, Joelle si sarebbe rifiutata di cedere il seggio a Strasburgo a un altro candidato –circostanza smentita dal FN-: ha lasciato il partito e ha aderito al gruppo che Nigel Farage e Beppe Grillo cercavano di formare. Risultato, Farage e Grillo hanno il loro gruppo; mentre la Le Pen e la Lega Nord, che, con i loro alleati olandesi, erano certi di formarlo non ce l’hanno e sono finiti tutti nel gruppo misto, niente o quasi fondi, cariche, tempo di parola.

Il Parlamento uscito dalle elezioni europee di maggio si riunirà in plenaria per la prima volta martedì 1° luglio a Strasburgo: eleggerà il suo presidente –sulla riconferma di Martin Schulz, c’è l’intesa fra popolari e socialisti- e i suoi quadri. Fra i vice-presidenti, ci sarà il pd David Sassoli, mentre Gianni Pittella sarà il capogruppo socialista. Roberto Gualtieri punta alla Commissione Affari economici e monetari, Antonio Tajani alla Commissione industria e trasporti.

Due settimane dopo, a metà luglio, l’Assemblea di Strasburgo voterà l’investitura del presidente della Commissione europea: dopo un mese di tiramolla, una larga maggioranza dei leader dei 28 ha sostenuto l’ex premier lussemburghese, ed ex presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, un popolare. Coagulato intorno al premier britannico David Cameron, il ‘fronte del no’ a Juncker s’è ridotto a poca cosa: britannici e ungheresi, 41 voti nel Consiglio europeo, quando ce ne vogliono 93 per una minoranza di blocco.

Attribuiti presidenza della Commissione e posti che contano in Parlamento, la partita delle nomine continuerà con l’assegnazione dei portafogli nell’Esecutivo e sulle scelte dell’Alto Rappresentante della Politica estera e di sicurezza comune e delle presidenza del Consiglio europeo – un’ipotesi, la danese Helle Thorning-Schmidt, una socialdemocratica che piace alla Merkel -  e dell’Eurogruppo –il finlandese Jyrki Katainen o il francese Pierre Moscovici -, in un’alchimia di competenze, nazionalità, appartenenze e genere. L’Italia punterebbe, in prima istanza, al ‘ministero degli esteri’ europeo con Federica Mogherini, ma, in alternativa, non disdegnerebbe gli Affari Interni e l’Immigrazione.

In attesa delle mosse dei governi, i deputati europei hanno definito gli assetti politici dell’Assemblea, che potranno però variare a ogni momento. Alla chiusura delle trattative per la formazione dei gruppi, il 24 giugno, la sorpresa è stata il flop dell’alleanza euroscettica costruita, fin da prima del voto, intorno alla Le Pen, mentre Ukip e M5S sono riusciti a mettere insieme ‘Europe for Freedom and Direct Democracy’ (Efdd), scegliendo David Borrelli (M5S) e lo stesso Farage come copresidenti. Già spezzata in gruppi fra di loro diversi e spesso eterogenei al loro interno, l’onda alta degli ‘anti euro’ ed ‘anti Ue’ ha perso forza parlamentare.

La Le Pen s’è fermata a cinque partiti di diversi Paesi –ne servono almeno sette- e a 38 deputati –ne bastano 25-: il Front National (Francia, 24), la Lega Nord (Italia, 5), il Partito della Libertà Fpoe (Austria, 4), il Partito della Libertà Pvv (Olanda, 4) e Vlaams Belang (Belgio, uno).

La versione ufficiale è che "preferiamo, per ora, non avere un gruppo perché vogliamo un progetto politico stabile". Per questo, la porta è rimasta chiusa ai polacchi del Kongres Nowej Prawicy – “abbiamo preferito la qualità politica" – e non s’è mai socchiusa agli estremisti anti-semiti dichiarati di Alba Dorata (Grecia), Jobbik (Ungheria), Bulgaria senza censura ed ai neo-nazisti tedeschi. Ma restano dei ‘cani sciolti’ nella terra di nessuno dei non iscritti: comunisti greci a parte, ci sono unionisti britannici, un’indipendente romena e altri.

Delusi, ma ottimisti sulla possibilità di costituire presto un gruppo, i leghisti tessono l’elogio della coerenza e denunciano l’ammucchiata –“destinata a non durare”- cui si sarebbero prestati i grillini, il cui ‘matrimonio di convenienza’ con l’Ukip è stato sancito da un voto online. Borrelli la vede così: “Su certe cose, noi e Farage le pensiamo in maniera opposta e voteremo di conseguenza perché questo gruppo ci permetterà di farlo, mentre altri gruppi ci avrebbero obbligati ad assumere una posizione comune”. Tra M5S e Ukip, ci sono pure “punti in comune”: “Ci batteremo per abolire il Patto di Stabilità e per una maggiore partecipazione dei cittadini europei”.

Il gruppo conta sette nazionalità e 48 deputati: 24 dell'Ukip, 17 del M5S, due del partito lituano Ordine e Giustizia, uno ceco del partito dei Cittadini liberi, due svedesi degli Svedesi democratici e un lettone dell'Unione dei verdi e dei coltivatori. Oltre, naturalmente, alla decisiva Joelle.

Complessivamente, il nuovo Parlamento inclina a destra, oltre che all’euroscetticismo. Il gruppo dei conservatori, l’Ecr, è diventato il terzo per dimensioni, con 69 deputati, scavalcando Verdi e liberali grazie alla decisione dei separatisti fiamminghi di lasciare i Verdi e di migrare fra i conservatori.

Il Ppe ha 221 deputati ed è il gruppo più numeroso, nonostate una perdita di 56 seggi rispetto al 2009. Il Pse con 191 –pochi in meno che nel 2009- è il secondo gruppo, davanti all’Ecr, che, malgrado la disfatta dei conservatori in Gran Bretagna, cresce di 12 seggi, grazie a un mix di 18 partiti di 13 Paesi.


Dietro, i liberali (67), che attenuano le deluzioni elettorali con la campagna acquisti: due partiti spagnoli e un portoghese entrano nei ranghi; poi la Sinistra unita (52), i Verdi (50), l’Efdd (48). Attendono collocazione i 53 non iscritti: lì dentro, c’è quella che doveva essere l’Alleanza della Le Pen.

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