P R O S S I M A M E N T E

20/05/2013 - Napoli, Università di Studi L'Orientale, Palazzo du Mesnil, via Chiatamone 61/62, 09.30/13.30 - Partecipo a convegno 'Più informati, più cittadini europei', su iniziativa Finestra sull'Europa, l'Ue raccontata dagli studenti universitari.

giovedì 23 maggio 2013

Ue: Vertice, il battesimo di Letta con acqua fresca e una (piccola) incertezza

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 23/05/2013

D’accordo per agire, ma non subito, sul fisco, accelerando la lotta contro l’evasione, e l’energia. E d’accordo per vedersi di nuovo e decidere –allora o più tardi- sulla crescita e l’occupazione. Sarà vero, come dice Enrico Letta, premier esordiente, ma già con il lessico del veterano, che la sua linea “è passata”, ma misure concrete per la “massima priorità” dell’Italia e dell’Unione, cioè il lavoro dei giovani, non ce ne sono –né, a dire il vero, erano attese-.

Il Vertice straordinario sforna, come spesso accade, un calendario di appuntamenti: i leader hanno di nuovo appuntamento a Bruxelles a fine giugno, per parlare –allora sì- di crescita e occupazione; e inoltre ordinano ai ministri del lavoro dei 27 di vedersi a Berlino il 3 luglio per mettere a confronto “le migliori pratiche” per il lavoro giovanile.

L’incontro in Germania, al di fuori delle liturgie comunitarie, appare un artificio per mascherare, con la frequenza delle riunioni, la rarefazione e l’inconsistenza delle decisioni prese (o, meglio, rinviate). Perché tutti sanno che, almeno fino alle elezioni tedesche del 22 settembre, è difficile immaginare un’azione europea di ampio respiro su crescita e occupazione. La cancelliera Merkel e il presidente Hollande ne parleranno a tu per tu prima della prossima ‘messa cantata’ corale.

A conti fatti, il Consiglio europeo del debutto del premier Letta è stato poco più che acqua fresca, pur se i leader sono concordi nel darne giudizi positivi. Letta ammette “l’emozione del battesimo”; dice di non temere le “fibrillazioni della maggioranza”; spera di evitare “l’aumento dell’Iva”; e, soprattutto, aspetta, facendo melina, che la Commissione europea, il 29 maggio, chiuda la procedura d’infrazione contro l’Italia per eccesso di deficit. A quel punto, forse qualche soldo potrà spenderlo.

... vedi altro pezzo ... Il premier torna a casa con un carnet da debuttante al ballo: a fine maggio, riceverà a Roma il presidente del Consiglio Van Rompuy; poi, lui andrà a Londra. Ai partner, Letta dice che la priorità dell’Ue deve essere il lavoro ai giovani. Ai giornalisti,  riferisce che la linea italiana “è stata accolta” e giudica “un buon inizio” il suo esordio, nonostante un'incertezza da debuttante gli faccia mancare una stretta di mano con la Merkel. Ma mentre negli Stati Uniti il presidente della Fed Bernanke afferma che “la ripresa va aiutata” e s’impegna a non ridurre gli stimoli, a Bruxelles i leader dell’Ue s’accontentano di inanellare le riunioni.


mercoledì 22 maggio 2013

Ue: Vertice, accordo su fisco e energia, sul lavoro solo un calendario

Scritto per EurActiv il 22/05/2013

Da un Vertice straordinario, appena conclusosi, a un altro, appena convocato –ma subito declassato a livello di ministri del lavoro-. Passando per un Vertice di routine. Tre appuntamenti in 50 giorni sull’agenda dei leader dei 27, che mascherano, con la frequenza delle riunioni, la rarefazione e l’inconsistenza delle loro decisioni.

Oggi, a Bruxelles, il Consiglio europeo dell’esordio del premier italiano Enrico Letta è stato poco più che acqua fresca, anche se tutti i leader sono stati concordi nel darne giudizi positivi. E Letta ammette “l’emozione del battesimo”.

Le conclusioni, che erano già pronte e dovevano solo essere approvate, indicano l’intenzione d’accelerare la lotta all’evasione, adottando “entro la fine dell’anno” una direttiva sui risparmi, finora frenata da Austria e Lussemburgo, e d’avviare “il prima possibile” negoziati con la Svizzera: l’obiettivo è quello di condividere le informazioni sui depositi bancari e di fare emergere evasione, o elusione, fiscale per –dicono alcune stime- 500 miliardi di euro.

Il presidente della Commissione europea Manuel Barroso giudica gli impegni “poco espliciti”, mentre il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz crede possibile dimezzare l’evasione entro il 2020.

Sull’energia, l’altro tema di questo Vertice straordinario, i 27 hanno confermato l’impegno, già preso in un’analoga occasione nel 2011, di completare entro il 2014 il mercato unico del settore; e hanno pure fatto una cauta apertura allo sfruttamento del gas di scisto nell’Ue, chiedendo all’esecutivo comunitario di “valutare un ricorso più sistematico” alle “risorse energetiche locali”, verso uno “sfruttamento sicuro, sostenibile e redditizio nel rispetto delle scelte di mix energetico degli Stati membri”.

Il programma del Vertice prevedeva due ore di lavori e due ore sono state: l’inizio alle 15.00, preceduto da qualche bilaterale –Letta ha visto, in particolare, il lussemburghese Jean-Claude Juncker e il britannico David Cameron-; le conferenze stampa di chiusura poco dopo le 17.00; nessun intoppo. Con Cameron s’è parlato soprattutto di occupazione: la ricetta britannica è meno tasse alle imprese uguale più lavoro. Letta torna a casa con un sacco di appuntamenti: a fine maggio, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy verrà a Roma –prevedibilmente dopo che la Commissione avrà sospeso il 29 maggio la procedura d’infrazione contro l’Italia-; poi, lui andrà a Londra.

Ai partner, Letta dice che la priorità dell’Ue deve essere il lavoro ai giovani. Ed ai giornalisti riferisce che la linea italiana “è stata accolta”: giudica “un buon inizio” il suo esordio; e considera “un buon accordo” quello scaturito; e definisce l’occupazione giovanile “una questione cruciale”, che sarà al centro del Vertice di fine giugno.

Mentre negli Stati Uniti il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke afferma che “la ripresa va aiutata” e s’impegna a non ridurre gli stimoli, a Bruxelles i leader dell’Ue s’accontentano di mettere a punto un calendario, ben sapendo che sarà difficile varare qualcosa di concreto e di sostanzioso per la crescita e l’occupazione prima delle elezioni tedesche il 22 settembre. La riunione dei ministri del lavoro dei 27 a Berlino, il 3 luglio, al di fuori di tutte le ortodossie comunitarie –la Germania non ha neppure la presidenza di turno del Consiglio dei Ministri dell’Ue-, servirà solo a confrontare le pratiche migliori per favorire l’occupazione giovanile (e di sicuro molte saranno tedesche).

Se non delude i mercati, che tanto non s’aspettavano nulla di più né di meglio, il surplace dell’Europa scoraggia il potenziale 29.o membro dell’Unione: l’Islanda, che s’è appena scelta un governo euro-scettico, decide lo stop ai negoziati per l’adesione e annuncia “un referendum sull’ingresso nell’Unione”. Lo stesso letta, del resto, riconosce: “L’Ue così non basta”.

Che per l’Italia, crescita e occupazione siano le massime priorità lo si capisce dai dati dell’Istat pubblicati oggi: 15 milioni gli italiani che patiscono un disagio economico, milioni i senza lavoro che in media lo cercano da 21 mesi e milioni i disoccupati sfiduciati, che non cercano più; il potere d’acquisto(- 4,8% da un anno all’altro)  non era mai stato così basso dagli Anni Novanta. E, nell’attesa delle risposte europee, il ministro del lavoro Enrico Giovannini, ex direttore dell’Istat, cerca risposte nazionali e apre il cantiere dei provvedimenti per i giovani per la riforma –di già- della legge Fornero: ci sono ipotesi di defiscalizzazione e di decontribuzione, ma tutto “dipende dalle risorse”. 

E quelle, almeno fin quando la Commissione non chiuderà la procedura d’infrazione, non ci sono. Letta, però, dice di non temere le “fibrillazioni della maggioranza” e spera di evitare “l’aumento dell’Iva”.

martedì 21 maggio 2013

Italia/Ue: Vertice, Letta fa melina, l'Europa fa surplace

Scritto per il blog de Il Fatto e per EurActiv il 21/05/2013

L’Italia di Letta fa melina e prende tempo. Tanto l’Europa, di questi tempi, non le scappa via: fa già surplace, una cosa alla Maspes se deve durare fino alle elezioni tedesche del 22 settembre. In Italia, ci sono volute al governo tre settimane per produrre un decreto legge a costo quasi zero e ad effetto quasi nullo sull'economia del Paese colpito dalla recessione: il rinvio a settembre della rata dell'Imu sulla prima casa ed il rifinanziamento per un miliardo di euro della Cig sono state giudicate non solo dal Financial Times “misure modeste”, che “riflettono il margine di manovra limitato dell'Esecutivo”. Una valutazione condivisa dal Wall Street Journal: i provvedimenti varati rappresentano un "minimo sindacale".

Non che ci fosse bisogno della stampa estera per arrivare a simili conclusioni. Lo stesso premier, del resto, ha ammesso che si trattava di guadagnare tempo, quei cento giorni che dovrebbero servire, di qui alla fine di agosto, per mettere insieme qualcosa di consistente. Anche se un dubbio resta: quella scadenza di fine agosto sembra già precostituire un alibi per un ulteriore slittamento.

Ora, nell'imminenza del Vertice europeo di domani a Bruxelles, Enrico Letta sposta in avanti pure le scadenze europee: parlando in Parlamento, spiega che il Vertice di domani conta poco o punto –già lo si sapeva-, nonostante le conclusioni sulla lotta contro l’evasione e l’energia, buone in vista del G8 di Belfast di giugno. Anche se l’accordo sullo scambio di informazioni per la lotta all'evasione fiscale a livello europeo potrebbe avere per l’Italia qualche effetto positivo, favorendo recuperi di gettito dall'Austria e dal Lussemburgo e, fuori dell’Ue, dalla Svizzera.

Quello che conta –ci avverte il premier- è il Vertice di fine giugno, dove l’Unione dovrà passare dalle parole ai fatti su crescita e occupazione. “La priorità è il lavoro per i giovani”, insiste Letta, dopo che il presidente Usa Barack Obama ha convenuto con lui su questa agenda ovvia e trita.

Tra un Vertice e l’altro, l’Italia a fare melina e l’Ue in surplace, avremo ottenuto, di qui a fine mese, al 29 maggio, la sospensione della procedura d’infrazione per deficit eccessivo, che un po’ d’ossigeno alla capacità di spesa asfittiche dell’Italia dovrebbe darlo.

Dunque, domani sarà solo un antipasto, una sorta di sessione di riscaldamento in vista di giugno. Ma, a dirvela tutta, a me pare fortemente probabile che, il 27 e 28 giugno, ci sentiremo poi spiegare che non si può mettere la Germania nell'angolo sulle risorse per la crescita e l’occupazione a meno di tre mesi dalle elezioni politiche tedesche, tanto più che il presidente francese Francois Hollande ha già sotterrato l’ascia di guerra e fumato il calumet della pace con la cancelliera Angela Merkel, avallandone la spinta –o vedendone il bluff- per una maggiore integrazione politica, almeno dell'eurozona, con una governante dell’economia europea.

E, così, da giugno si finirà all'autunno, con belle parole, tanti impegni e poche decisioni concrete, ma di sicuro richieste “precise” e “ferme” da parte dell’Italia e non solo. L’Ue resterà in surplace; e l’Italia continuerà a fare melina. Fino al 31 agosto, che lì Letta tirerà finalmente in porta. Farà gol?, o, nel frattempo, sarà finito fuori gioco?

lunedì 20 maggio 2013

Finestra sull'Europa: alfabetizzazione europea antidoto contro euro-scetticismo

Scritto per EurActiv il 20/05/2013

L’Unione europea raccontata dagli studenti universitari, per farne cittadini europei più informati e, quindi, più consapevoli: in tempi di euro-scetticismo, un antidoto al dilagare della tentazione, che è dei governi, ma pure dei cittadini, di mettere l’Europa sul banco degli imputati, per potere così assolvere se stessi. Se n’è discusso, oggi, a Napoli, in occasione di un seminario di sintesi e bilancio della quinta edizione di Finestra sull'Europa, dedicata questa volta all'anno europeo dei cittadini.

Il progetto, nato nel 2008 grazie all’Università di Perugia, coinvolge, dal 2012, cinque Università italiane del Sud, grazie a una convenzione con il Dipartimento delle Politiche comunitarie della Presidenza del Consiglio dei Ministri. L’edizione 2013 è stata promossa dal Parlamento europeo, dalla Commissione europea e del Dipartimento, in collaborazione con il Ministero degli Esteri. L’obiettivo è di proseguire l’iniziativa pure nel 2014, anno delle elezioni del Parlamento europeo.

A parlarne, a Napoli, presso l’Università ‘l’Orientale’, rappresentata dal pro-rettore vicario Giuseppe Cataldi, il responsabile del progetto, professor Fabio Raspadori, dell’Università di Perugia, e la coordinatrice, dott.ssa Diletta Paoletti, oltre a rappresentanti di tutti gli Atenei coinvolti: i professori Giorgia Bevilacqua de ‘l’Orientale’, Massimo Fragola dell’Università della Calabria di Cosenza, Nicoletta Parisi, dell’Università di Catania, Angela Maria Romito, dell’Università di Bari, ed Eugenio Zaniboni dell’Università di Foggia. Con loro, giornalisti e studenti e, per il Dipartimento, Massimo Persotti, responsabile dell’Ufficio Stampa.

Elementi di analisi comuni a numerosi interventi sono stati la considerazione che a fare oggi difetto in Italia non è la quantità di informazione sull'Europa, ma piuttosto la qualità; e l’emergere dell’urgenza di una ‘alfabetizzazione’ europea dei cittadini e, a maggior ragione, dei giornalisti, che, senza cadere nella militanza e nella condiscendenza verso l’idea e le istituzioni europee, sappiano fornire elementi d’informazione e di giudizio corretti, favorendo una partecipazione ed una consapevolezza critiche.

Nelle parole degli organizzatori del progetto, Finestra sull'Europa è “un laboratorio didattico per gli studenti universitari impegnati nella redazione di articoli sull'Europa pubblicati su quotidiani locali. Il progetto diventa così opportunità di pratica giornalistica, ma anche di comunicazione ai cittadini su tematiche europee. Presso ciascuna Università partner vengono creati dei gruppi di lavoro, veri e propri laboratori didattico-editoriali, incaricati di redigere articoli da pubblicare sulle testate partner, solitamente quotidiani o periodici ad ampia diffusione locale. Si crea così un network di giornali e ‘laboratori redazionali’ che, attraverso iniziative editoriali ‘gemelle’ realizzate in contemporanea, comunicano l’Ue sul territorio” e l’avvicinano alle realtà e sensibilità regionali e locali.

Quest’anno, l'iniziativa Fise Italia del Sud s’è articolata in tre sortite sui media: la prima dedicata all'Anno europeo dei cittadini, la seconda al ventennale del mercato unico; la terza lasciata libera di trattare aspetti del processo di integrazione europea variamente collegati agli ambiti territoriali su cui insistono i singoli Atenei partner. Tra le testate che aderiscono a Fise Italia del Sud, e-Polis Bari, il Corriere del Mezzogiorno, il Denaro, la Gazzetta del Sud, la Sicilia e Ateneapoli.

domenica 19 maggio 2013

Ue: Amato traccia percorsi d'integrazione nell'ingorgo 2014

Scritto per EurActiv il 19/05/2013

Fra un anno esatto, nel maggio 2014, le elezioni del Parlamento europeo potrebbero segnare un passo avanti nell'integrazione politica e pure nella legittimazione democratica delle Istituzioni comunitarie, se i maggiori partiti europei ci arriveranno dopo avere designato un proprio candidato alla presidenza della Commissione europea. Svoltesi le elezioni, bisognerà riunire al più presto una convenzione costituente per impostare una riforma dei Trattati.

Sono indicazioni emerse in una conversazione di Giuliano Amato con una delegazione di promotori dell’iniziativa ‘Università per l’Europa’, un insieme di eventi in decine di Atenei italiani, volti a portare contributi scientifici e ideali all'integrazione europea ed a formulare proposte concrete entro la prossima primavera, proprio in vista delle elezioni di maggio e del rinnovo entro la fine dell’anno di tutti i vertici delle Istituzioni comunitarie, oltre che del semestre di presidenza di turno italiana del Consiglio dei Ministri dell’Ue (luglio/dicembre 2014).

Amato, ora presidente dell’Istituto dell’Enciclopedia italiana Treccani, già presidente del Consiglio per due volte e ministro a più riprese, e vicepresidente della Convenzione europea creata nel 2002 per riformare i Trattati (un esercizio sfociato, dopo varie traversie, nel Trattato di Lisbona, entrato in vigore dal 1° dicembre 2009), è vicino a ‘Università per l’Europa’, al cui lancio nel marzo scorso partecipò. La delegazione era condotta dal professor Francesco Gui e comprendeva docenti e rappresentanti dell’Istituto Affari Internazionali e della Commissione europea, pure coinvolti nell'iniziativa.

Naturalmente, il cammino di una riforma dei Trattati e di un rilancio dell’integrazione è appena abbozzato, anche se spiragli positivi ci sono: le aperture verso l’Unione politica della cancelliera tedesca Angela Merkel sono state ad esempio rilanciate, nei giorni scorsi, dal presidente francese François Hollande, favorevole ad affidare a un governo europeo la governance economica dell’eurozona. Per Amato, è importante in questa fase  non parlare di Stato federale, ma piuttosto d’integrazione politica di stampo federale, per evitare di mettere in allarme i Paesi più riluttanti.

La designazione da parte dei principali partiti europei, almeno i popolari, i socialisti, ed i liberali, d’un candidato alla presidenza della Commissione potrebbe precostituire un’elezione semi-diretta del presidente stesso,  anche se la designazione spetta al Consiglio europeo e la ratifica all'Assemblea di Strasburgo.

Tutte da decidere le modalità d’utilizzo della designazione popolare, nell'ipotesi, quasi scontata, che nessun partito, e quindi nessun candidato, ottenga la maggioranza assoluta: si può ipotizzare una soglia minima di consenso, perché una candidatura possa essere presa in considerazione; e pure la possibilità di giungere, tramite accordi fra i partiti, a una designazione diversa da quella espressa dal voto popolare (e magari persino altra rispetto a quelle sottoposte al voto popolare). Come già accade in Italia quando si vota per un candidato premier.

Nell'ingorgo istituzionale europeo 2014, quando s’intrecciano le elezioni del Parlamento, il rinnovo della Commissione e il rinnovo del presidente del Consiglio europeo e dell’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, sarebbe inoltre possibile pensare, come fanno molti, ad una unificazione delle cariche di presidente della Commissione e del Consiglio europeo.

Questo potrebbe favorire uno scivolamento del Consiglio europeo dall'attuale ruolo di massima ed ultima istanza decisionale a una sorta di dieta cui la Commissione sottoporrebbe in via preliminare le proposte che intende lanciare. In tal modo, la Commissione si riapproprierebbe a pieno del potere d’iniziativa e il Consiglio dei Ministri dell’Ue e il Parlamento potrebbero poi esercitare il loro ruolo co-legislativo.

Fin qui, sono tutte cose che possono essere realizzate nell'ambito della normativa vigente. Il resto sarà affidato alla Convenzione, di cui sarà essenziale il mandato.

Molti i problemi e gli interrogativi. L’ingegneria istituzionale di un’Unione riformata s’annuncia complicata, perché oggi l’Eurozona ha un livello d’integrazione superiore al resto dell’Unione. Inoltre, le istanze d’una maggiore democraticità delle Istituzioni comunitarie potrebbe pure indurre a un ritorno agli Stati, che hanno una maggiore legittimità democratica.

Infine, fra le incognite, c’è l’atteggiamento della Gran Bretagna, attesa, però, da elezioni politiche nel 2015 (e i sondaggi, oggi, danno i laburisti favoriti). Per l’Unione, i laburisti al potere a Londra sono meglio dei conservatori.

venerdì 17 maggio 2013

Italia/Ue: gli amici fuori e i nemici dentro

Scritto per il blog de Il Fatto ed EurActiv il 17/05/2013

A seguire le mosse del premier Letta nelle tre settimane del suo governo, si direbbe che il fronte esterno, quello europeo, lo preoccupi quasi più di quello interno: è stato a Berlino e a Parigi, a Bruxelles e a Madrid, ieri a Varsavia. Non è ancora stato a Washington, ma sono venuti a trovarci il segretario di Stato americano John Kerry a Roma e pure 200 marines a Sigonella -ma quelli non c’entrano-.

Eppure, sul fronte esterno, specie quello europeo, nessuno minaccia il governo Letta. Tutti i partner, anzi, sono ben contenti che l’Italia abbia un esecutivo, a prescindere da quale, e non tengono il colpo in canna per abbatterlo. Purché, ovviamente, l’Italia rispetti gli impegni, magari nell’attesa di negoziare patti diversi, e non lanci attacchi kamikaze.

Cose che il premier e i suoi ministri ‘europei’, Bonino, Moavero, Saccomanni, avevano ben chiare e già sapevano fin dall’inizio: il Consiglio dei Ministri di oggi, con un decreto ‘a costo (più o meno) zero’ dopo tante parole ne è una prova; e la battuta del premier di ieri a Varsavia (“Nessun asse contro la Germania”) ne è una testimonianza, proprio mentre il presidente Hollande apriva alla Merkel sull’Unione politica.

Di questo passo, la riunione della Commissione europea, che il 29 maggio deve decidere se sospendere, o meno, la procedura d’infrazione contro l’Italia per deficit eccessivo, non sarà un plotone d’esecuzione. E i Vertici europei della prossima settimana, il 22 maggio, e di fine giugno non saranno tapponi dolomitici. Quelli, magari, arriveranno in autunno, dopo le elezioni tedesche e dopo i cento giorni di tutte le riforme che –Letta dixit- ci aspettano.

I nemici, questo governo, li ha dentro. Non dentro l’Italia, ché quelli ci sono, ma si chiamano opposizione (ed è il gioco della democrazia). Dentro di sé, dentro la sua maggioranza: nella inconsistenza d’un Pd allo sbando, che arretra giorno dopo giorno la sua maginot  e non ha ancora trovato un argine su cui attestarsi (e se a qualcuno scappa detta una cosa di sinistra viene subito zittito); e nell'aggressività d’un Pdl che pare un fiume in piena e detta ogni giorno nuove condizioni, tenendo il gioco in mano e sicuro di non pagare dazio.

Tutto come da copione, nessuna sorpresa: Letta, i compagni di strada se li è scelti lui, o almeno li ha accettati; e li conosceva bene. E, dunque, sa che cadrà vittima del fuoco amico. Ma non a Bruxelles e neppure a Berlino. A Roma, a Palazzo Chigi o in Parlamento.

giovedì 16 maggio 2013

Italia-Usa: Sigonella, 200 marines per sventare nuove Bengasi

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 16/05/2013

Bastano 200 marines a Sigonella. Non per spaventare i libici. Ma per mandare in tilt l’Italia. Tutto avviene tra il lusco e il brusco di accordi più o meno segreti: si sa che esistono, ma non si sa bene che cosa prevedono. Per di più, le notizie venivano fuori un po’ per volta: pareva proprio che nessuno volesse raccontarla per bene, questa storia. Ecco, allora, dubbi, ansie, paure.

Ieri, il ministro degli Esteri Emma Bonino, alle commissioni Esteri e Difesa del Senato, la racconta tutta e giusta: a Sigonella, si trasferiranno "200 marines americani, 75 prima, 125 poi, e due aerei" (inizialmente, s’era parlato di 500 uomini e di un movimento già avvenuto). I militari statunitensi arrivano dalla base di Moron, in Spagna, come annunciato dal Pentagono nei giorni scorsi.

A contribuire al nervosismo, sarà pure che Sigonella è nome temuto, nelle relazioni Italia-Usa: terreno di confronto nell’ottobre del 1985, quando, dopo il sequestro dell’Achille Lauro, carabinieri ed avieri da una parte e uomini della Delta Force dall’altra si fronteggiarono, sulla pista della base, contendendosi i terroristi catturati: Reagan cedette, la spuntò Craxi.

Questa volta, c’è sintonia tra Roma e Washington. La Bonino dice che il trasferimento dei marines nella base aerea siciliana avviene "secondo quanto previsto dagli accordi bilaterali". Si tratta, spiegato il ministro, di una misura preventiva “per la sicurezza del personale americano in Libia o per possibili evacuazioni". Una fonte della Difesa aggiunge: “Non c’è nessuna invasione Usa”.

La richiesta statunitense era arrivata venerdì scorso: c'e' il rischio di dover evacuare d’urgenza l'ambasciata a Tripoli. L'obiettivo è quello di evitare una “nuova Bengasi” dopo l'attacco terroristico al consolato statunitense nel capoluogo cirenaico, costato la vita, l’11 settembre 2012, all’ambasciatore Chris Stevens e ad altri tre americani. E i timori si sono acuiti nelle ultime 72 ore, dopo l’ennesima strage compiuta, lunedì, da milizie integraliste.

Un’avanguardia dei marines è già sul posto: prima 25 uomini, poi un altro contingente. Una nota della Difesa sottolinea che "la presenza dei soldati americani sulla base di Sigonella in Sicilia é conforme agli accordi bilaterali Italia-Usa, sia per il numero degli uomini sia per il tipo di missione svolto". Anche se c’è chi fa notare che, se l’avamposto di Sigonella conducesse missioni omicide sul territorio libico, l’Italia ne sarebbe corresponsabile.

Da tempo, gli Stati Uniti vogliono disporre di una forza di pronto intervento per una Libia sempre più turbolenta, in un Nord Africa in fermento, dov’è in scena il requiem della Primavera. A Moron, sono stati recentemente inviati 550 marines di un'unità ribattezzata ‘Bengasi’ con sei MV-Osprey, bi-turboelica molto discusso, in grado di decollare e atterrare come un elicottero per poi volare come un normale aereo e di trasportare fino a 24 soldati completamente equipaggiati. Due MV-Osprey sono destinati alla base a sud di Catania con a supporto C-130 da trasporto e rifornimento.

Per George Little, portavoce del Pentagono, lo spostamento a Sigonella, che ospita droni Reaper e Global Hawk ed e' sempre più fulcro delle operazioni Usa nel Mediterraneo Sud, è una delle misure per rafforzare la sicurezza degli americani in Libia. A Washington, sono ancora vive le polemiche per la sorte dell’ambasciatore Stevens e dei suoi uomini.