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sabato 17 agosto 2013

Egitto: il generale al-Sissi, i tanti volti d'un uomo per tutte le stagioni

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 17/08/2013

Per settimane, è stato l’uomo più presente sui media egiziani e più intervistato da quelli esteri, tanto che i critici gli contestavano un ritorno al culto della personalità “come ai tempi d’Hosni Mubarak”, il ‘faraone’ deposto nel 2011.

Ma dopo che è scattata la repressione della protesta dei Fratelli musulmani contro la deposizione ‘manu militari’ del presidente eletto Mohamed Morsi, il generale Abdel Fattah al-Sissi è quasi sparito dalle cronache. Così come l’esercito non è stato coinvolto nei massacri, compiuti dalle forze di sicurezza del Ministero dell’Interno.

Al-Sisi è ricomparso ieri, dando ordine al Genio militare di ricostruire la moschea e la chiesa copta distrutte negli incidenti: un gesto di riconciliazione, nella carneficina.

Nato al Cairo il 19 novembre 1954, il generale al-Sisi, laureatosi nell'Accademia militare egiziana nel 1967, ha fatto la sua gavetta nella fanteria meccanizzata, senza mai combattere in conflitti. Sotto il regime di Mubarak, fu capo dell'intelligence e della sicurezza al Ministero della Difesa, addetto militare in Arabia Saudita, capo di Stato Maggiore e comandante della regione settentrionale militare, di stanza ad Alessandria, fino a divenire direttore dell'Intelligence militare.

Durante il periodo di transizione dal regime di Mubarak alla elezione di Morsi, il generale al-Sissi, visto da molti come l’uomo dei Fratelli nell’Esercito, è stato il più giovane membro del Consiglio supremo delle Forze armate egiziane. Dopo l'insediamento alla presidenza della Repubblica, Morsi, l’anno scorso, lo chiamò al Ministero della Difesa e lo volle a capo delle Forze armate, dopo avere mandato a casa tutti i più anziani capi militari, legati a Mubarak, compreso il presidente ad interim Mohamed Hussein Tantawi.

Vice-premier, ministro, capo delle Forze armate, è stato proprio il generale al-Sissi ad annunciare il 3 luglio la deposizione di Morsi e la sospensione della Costituzione. Un mese dopo, intervistato dal Washington Post, il nuovo ‘uomo forte’ egiziano negava di volersi candidare alla presidenza: “Non aspiro al potere”. Ma con lui gli americani mantengono il dialogo, sperando di pescare il jolly della stabilità.

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