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giovedì 11 febbraio 2016

Usa 2016: primarie; NH, fra Sanders e Trump il terzo che gode è Bloomberg

Scritto per Il Fatto Quotidiano dell'11/02/2016; vedasi analogo articolo su AffarInternazionali.it

A parte Trump e Sanders, i due vincitori, l’uomo più contento per l’esito delle primarie di martedì nel New Hampshire è Michael Bloomberg: se i due maggiori partiti dovessero davvero puntare su candidati così opposti e così reciprocamente estremisti rispetto ai loro schieramenti, lo spazio libero al centro è una voragine, che il magnate dei media può riempire, se decide di scendere in campo.

Ma Bloomberg, che conferma il suo interesse alle presidenziali al Financial Times, sa che è presto per trarre certe conclusioni: dopo il New Hampshire, l’accoppiata Trump il populista contro Sanders il socialista è più verosimile che dopo lo Iowa; ma – non è assurdo - torna pure possibile l’accoppiata di segno opposto Jeb Bush contro Hillary Clinton, ovvero il trionfo dei pronostici di nove mesi or sono e dell’establishment.

Per il momento, più si vota, più queste primarie di Usa 2016 diventano un rebus. Quello che pareva scontato, come la nomination della Clinton per i democratici, s’ingarbuglia. E quello che invece era un gomitolo intorcinato, come la corsa fra i repubblicani affollatissima, lo resta, senza che si trovi il bandolo della matassa: almeno cinque nomi restano potenzialmente buoni. Qualcuno si fa da parte: il governatore del New Jersey Chris Christie, non pervenuto nello Iowa e 6° nel New Hampshire, capisce che non è aria; il guru nero Ben Carson, invece, battistrada a novembre ed ora affondato, non si ritira; e non lo fanno neppure Carly Fiorina, l’unica donna, e le altre comparse repubblicane.

Del resto, Iowa e New Hampshire fanno, insieme, meno d’un sessantesimo della popolazione Usa e 10 Grandi Elettori su 538: due gocce nel fiume delle elezioni. E, inoltre, né il New Hampshire né lo Iowa sono uno spaccato d’America: ne sono solo pezzi, diversissimi tra di loro.

Nel New England bianco e tendenzialmente progressista, esce dalle urne l’urlo di rabbia e delusione di quella classe media che si sente, a torto o a ragione, trascurata e persino tradita, dopo otto anni alla Casa Bianca del presidente nero Barack Obama. Vincono così l’alfiere dell’anti-politica – Donald Trump fra i repubblicani - e il crociato contro establishment e Wall Street – Bernie Sanders fra i democratici: è il primo ebreo nella storia a imporsi in una primaria di un grande partito -. Perde soprattutto Hillary Clinton: la sconfitta era nell’aria, ma per l’ex first lady questa è una batosta, che, se nei numeri e nella conta dei delegati non compromette la nomination, alimenta i dubbi sulla sua capacità di essere una calamita di consensi.

Si rimescolano le carte, invece, fra i rivali del magnate dell’immobiliare: John Kasich, governatore dell’Ohio, sostenuto dal NYT, emerge bene al secondo posto col 16% dei suffragi, ma il redivivo Jeb Bush, Ted Cruz, vincitore nello Iowa, e Marco Rubio, terzo nello Iowa e che puntava a essere secondo, ma finisce solo quinto, sono tutti in un fazzoletto tra il 12 e il 10%. Per Cruz, il mezzo passo falso era scontato: ultra-conservatori ed evangelici contano poco, da queste parti. E prima o poi i suffragi ora distribuiti fra Kasich, Bush e Rubio confluiranno su uno dei tre, che raccoglierà pure le briciole degli altri – tranne quelle di Carson, destinate a Trump o a Cruz -.

Nonostante la neve abbondante, la partecipazione al voto nel New Hampshire è stata notevole, c’è chi dice record. Gli elettori di entrambi i partiti hanno votato senza pensare all'eleggibilità del loro campione, ma contro i rispettivi apparati; giovani e donne hanno di nuovo preferito ‘nonno Bernie’ a ‘zia Hillary’. Nel 2008, Hillary perse lo Iowa, ma vinse il New Hampshire e fallì la nomination.

I risultati di martedì significano che l’incertezza su quali saranno i candidati dei maggiori partiti si protrarrà ancora per settimane, se non per mesi, fino alle convention di luglio: di qui a fine mese, tocca a giorni alterni a South Carolina e Nevada – democratici e repubblicani votano separatamente -; poi, martedì 1° marzo, ci sarà il Super-Martedì, con le scelte di 14 Stati.

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