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domenica 1 marzo 2015

Politica estera europea: Ecfr, pagella generosa

Scritto per EurActiv.it lo 01/03/2015+

La Germania è l’assoluta protagonista della politica europea. Beh?, sai che novità: mica ci volevano i soloni di un ‘think tank’ per capirlo. Invece, la novità c’è ed è grossa: perché la pagella 2015 dell’Ecfr riguarda la politica estera europea, non quella economica, dove la leadership tedesca è persino ingombrante tanto è palese.

I giudizi dello European Council on Foreign Relations si riferiscono al 2014 –quindi, non tengono conto della ‘tregua di Minsk’ mediata da Francia e Germania tra Russia e Ucraina, o della crisi di Libia- e appaiono piuttosto generosi, se confrontati con il comune sentire dell’opinione pubblica, che avverte più l’assenza che la presenza di una politica estera europea.

In Italia, ciò è, oggi, ancora più evidente: la nomina di Federica Mogherini ad Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea aveva fatto immaginare –complici le grancasse di leader e media- un sussulto europeo, che però non c’è finora stato. Ma questo sarà tema della pagella 2016.

Certamente, il contesto 2014 della politica estera europea è stato difficile –e lo resta-, con le crisi che hanno messo le tende ai confini dell’Unione: a Est, la Russia s’è annessa la Crimea, mentre l’Ucraina orientale è tuttora dilaniata da un conflitto interno; a Sud, l’auto-proclamato Califfato ha preso il controllo di buona parte della Siria, dove intanto è continuata la guerra civile, e del Nord dell’Iraq; il contagio del sedicente Stato islamico s’è esteso ad altri Paesi fin alla Libia, e il conflitto in Siria ha amplificato l’emergenza profughi, con la tragedia umanitaria nel Mediterraneo che continua a essere dolorosa cronaca.

Senza contare, per l’Ue, le vicissitudini interne, economiche, sociali, politiche, con l’avanzata dell’euro-scetticismo certificata, a maggio, dalle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo.

Su questo sfondo, la pagella dell’Ecfr mette in risalto tre punti: 1) il declino delle relazioni con la Russia, dov’è “svanita l’illusione di una partnership”, anche perché Mosca ha riportato in scena la politica della forza; 2) l’affermarsi della Germania come protagonista, mentre la Francia si sarebbe allontanata dal centro della scena europea, pur continuando a fare da apripista là dove ha interessi strategici, mentre Gran Bretagna e Svezia sono leader sui fronti del rispetto dei diritti umani e degli aiuti allo sviluppo e umanitari; 3) un giudizio non negativo –ed è qui che gli esperti dell’Ecfr appaiono generosi- sulla politica estera europea 2014 nel suo insieme, basato soprattutto sull’unità nelle sanzioni a Mosca, nonostante le amnesie nel Medio Oriente e il tran-tran con Usa e Cina.

La pagella individua Paesi che fanno da leader della politica estera europea e paesi che la frenano: la Germania figura 17 volte come leader, davanti a Gran Bretagna e Svezia (11 volte ciascuna), Francia (8) e Polonia (6). Il Paese che più frena è Malta (tre volte), mentre Gran Bretagna, Francia, Polonia, Olanda, Austria, Rep. Ceca, Romania frenano due volte ciascuna. L’Italia non sta sul podio in nessuna classifica.

L’Italia, che nel 2013 aveva profittato della spinta data alla sua politica estera da Emma Bonino, è stata più in penombra nel 2014, tornando in seconda linea come negli ultimi anni, con appena quattro prestazioni da leader (contro le 9 dell’anno precedente), sul Ttip, il binomio privacy e intelligence, la Libia, l’Afghanistan, ma nessuna da ‘frenatore’.

Nelle sei aree specifiche individuate, i voti, espressi con metodo anglosassone, sono Russia B-, quasi buono -ed appare veramente un premio esagerato, per una politica che ha prima innescato e poi esasperato il conflitto, schierando l’Unione con una parte contro l’altra-; Stati Uniti B, buono; allargamento europeo B-, quasi buono; Medio Oriente e NordAfrica, C, sufficiente; Asia e Cina B-, quasi buono; questioni multilaterali e gestione delle crisi B-, quasi buono.

Ad abbassarli tutti d’un punto non si sarebbe fatto torto alla realtà.

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