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venerdì 30 ottobre 2015

Usa 2016: repubblicani; dibattito 3, candidato credibile ancora cercasi

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 30/10/2015 e ripreso da www.GpNewsUsa2016.eu

Nel giorno in cui s’accordano sul nuovo speaker della Camera, i repubblicani non trovano ancora il loro candidato alla Casa Bianca per Usa 2016. Ma, forse, comincia ad allentarsi la paura dell’establishment del partito di vedere campioni dell’anti-politica, come il neuro-chirurgo nero in pensione Ben Carson o il magnate dell’immobiliare Donald Trump, conquistare la nomination.

Né Trump né Carson escono bene dal dibattito di mercoledì notte, il terzo della serie, andato in onda sulla Cnbc da Boulder, Colorado: Trump ripropone in modo persino esasperato il personaggio dello showman che le spara grosse; e Carson appare impacciato e sempre timoroso di dire qualcosa di sbagliato. Così che, alla fine, dice solo banalità.

Ma se i battistrada della campagna ‘bucano’ – la ruota, non lo schermo -, neppure i politici di professione ‘fanno bingo’. Il governatore del New Jersey Chris Christie azzecca, finalmente, una serata positiva, e l’ex ceo di Hp Carli Fiorina, l’unica donna, si conferma brava nei dibattiti (ma deve ancora imparare a non ‘sparire’ tra l’uno e l’altro). Quanto ai ‘cavalli di razza’ –presunti- della Florida, Jeb Bush e Marco Rubio, nessuno dei due esce davvero ‘presidenziabile’ da questo round.

Alla Camera, l’elezione di Ryan come speaker chiude una fase di tensioni interne al partito, aperta dalle dimissioni di John Boehner, l’uomo che invitò Papa Francesco al Congresso, oltre che, all’insaputa della Casa Bianca, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, stufatosi degli attacchi del Tea Party e degli ultra-conservatori.

Boehner regala ai suoi critici un ultimo accordo con la Casa Bianca sul bilancio 2016, bocciato come pessimo dai candidati alla Casa Bianca. Ryan, deputato del Wisconsin e già candidato alla vice-presidenza nel 2012 in coppia con Mitt Romney: Ryan, era atteso ai nastri di partenza della campagna presidenziale, ma se n’è tenuto fuori, ufficialmente per passare più tempo con moglie e figli. Ma ha tempo per provarci nel 2020.

Da Boulder, l’affollata corsa alla nomination repubblicana riparte apparentemente livellata. Il dibattito è stato noioso e relativamente poco seguito: a turno, i candidati se la sono presa con la stampa e, ovviamente, con l’Amministrazione del presidente Obama e di quel suo clone che sarebbe Hillary Clinton, la quasi certa avversaria democratica.

Il confronto è stato il terzo della serie, dopo quelli di Cleveland, Ohio, in agosto e Simi Valley, California, in settembre. Per la prima volta, però, Trump non partiva in testa: Carson l’ha infatti superato alla vigilia, in un sondaggio per conto di Cbs/NYT: 26% contro 22%. Tutti gli altri 13 aspiranti alla nomination repubblicana partivano sotto il 10% e mancano ancora riscontri del dibattito in termini di impatto sul pubblico.

In una serata senza tenori e senza dominatori, il senatore Rubio, il più giovane del gruppo, s’è limitato al minimo sindacale. Neppure quello hanno fatto i senatori del Texas Ted Cruz, forse il meno loquace, e del Kentucky Ron Paul, il libertario, verboso e poco concreto. Meglio i governatori, Christie su tutti, seguito dall’esperto ex governatore dell’Arkansas Mike Huckabee, un predicatore, e –a distanza- dal governatore dell’Ohio John Kasich, mentre Jeb, ex governatore della Virginia, non è proprio a suo agio con questa formula.

In palla, invece, la Fiorina, l’unica donna: questa volta, Trump non l’ha stuzzicata; e lei se l’è presa direttamente con Hillary, di cui s’è proclamata “il peggiore incubo”. Se è davvero così, le notti dell’ex first lady sono relativamente tranquille.

Tutti i candidati hanno in genere evitato di ‘spararsi addosso’ e d’esporsi al ‘fuoco amico’, scegliendo d’essere concordi su alcuni punti, come la denuncia del ‘grande governo’ e la promessa di ridurne le dimensioni e le competenze, oltre che, naturalmente, le spese e il debito. Pure la stampa è finita spesso sotto tiro: “Il mio programma non è un fumetto”, strilla Trump con il conduttore. Ma le sue maschere che vanno a ruba per Halloween paiono smentirlo.

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