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venerdì 3 ottobre 2014

Italia/Ue: lavoro, una riforma (solo) per fare un figurone al Vertice

Scritto per EurActiv.it lo 02/10/2014 e pubblicato pure su Metro lo 03/10/2014

Il litigio sull'austerity tra Francia e Germania è una pietra nello stagno dell’Ue che il premier Renzi voleva restasse tranquillo fino all’8 ottobre, quando –dopo vari tiramolla- si farà a Milano un Vertice del Lavoro: Vertice in realtà sedicente, perché si tratta di una riunione informale, senza poteri né -per altro - prospettive di decisioni; e perché nessuno ci teneva a farlo, neppure fino a qualche giorno fa l’Italia di Renzi, prevedendolo vuoto e senza risultati, a metà del guado com'è nel rinnovo delle Istituzioni comunitarie.

Poi, il premier, infastidito dal ‘refrain’ europeo che le riforme sono belle, ma, se si fanno, sono più belle ancora, ha politicamente intuito la possibilità di fare coincidere l’appuntamento con il varo della riforma del lavoro in Italia, o almeno con l’abolizione o comunque la modifica dell’articolo 18, da presentare come risultato concreto e da sfoggiare come prova di “promessa mantenuta”. I partner Ue poco ci capirebbero, ma comunque molto applaudirebbero alla parola ‘riforma’.

Così, Renzi accelera i tempi, strozza il dibattito politico-parlamentare e neppure esclude un decreto, perché non si sa mai che qualcuno in Senato si metta di traverso. Se non che, il litigio fra Hollande e la Merkel sul Patto di Stabilità, cioè sul mancato rispetto degli impegni da parte francese, annunciato papale papale dal governo socialista, agita le acque dell’Unione e rischia di distogliere l’attenzione dalle alchimie italiche.

Il premier, intanto, vola a Londra, perché, in Europa, come in Italia, le alleanze va spesso a cercarle nel campo apparentemente più distante dal suo: invece di dialogare con Hollande o con la Merkel, e magari con entrambi, visto che l’Italia ha la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue, va a parlare  con un premier vacillante come il conservatore Cameron, il cui tiepidissimo europeismo non va certo testato e cui il dibattito sulla flessibilità importa poco o punto, perché riguarda soprattutto l’eurozona (la Gran Bretagna ne è fuori).

Da Londra, Renzi sposa la causa della Francia e bacchetta la Germania e chi tratta gli interlocutori “come scolaretti”. Atteggiamento, invero, fastidioso e un po’ presupponente, se non arrogante. Ma chi lo contesta sulla scena europea non dovrebbe poi applicarlo su quella nazionale.

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