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lunedì 27 ottobre 2014

Usa: mid-term - 8, democratici in dietro, verso Congresso repubblicano

Scritto per il mio blog GpNewsUsa2016.eu il 27/10/2014

A una settimana dal voto di mid-term, i repubblicani ampliano vantaggio sui democratici da 5 a 11 punti. Lo indica l’ultimo sondaggio di Wall Street Journal/ NBC News: il 52% degli intervistati vuole un Congresso a maggioranza repubblicana, il 41% lo vuole controllato dai democratici. Non è una situazione insolita, negli Usa, che Amministrazione e Congresso abbiano colori diversi: la sperimentò pure Bill Clinton; e Obama ha sempre avuto contro la Camera, tranne che nei primi due anni. Nel voto di mid-term, si rinnovano tutta la Camera -435 seggi- e un terzo del Senato e s’eleggono numerosi governatori e loro vice. C’è poi il consueto corredo di una miriade di voti locali e referendum. L’alternanza della maggioranza al Senato dai democratici ai repubblicani dipenderà dalle dinamiche Stato per Stato di circa una dozzina di confronti ancora incerti. L’intensa campagna di questi ultimi giorni può consentire rimonte e sorpassi a candidati sulla carta oggi battuti. 

Mid-term: Obama in sordina, Michelle e Hillary vanno forte

Il presidente Barack Obama s’è fatto vedere relativamente poco, in questa campagna. Di ragioni, per restare a fare il comandante in capo alla Casa Bianca, ne ha: l’Ebola, per dirne una che unisce l’America nell’ansia, ma anche la guerra al terrorismo e al sedicente Stato islamico. Ma, in realtà, molti candidati democratici non lo vogliono accanto sul palco  temono il contagio della sua bassa popolarità. A un comizio nel Maryland, per sostenere il candidato governatore democratico Anthony Brown, una parte del pubblico, delusa, se n’è andata prima che Obama finisse di parlare. Così, il peso della campagna è più sulla moglie, Michelle, che su di lui: carisma e grinta, Michelle, in un video, sprona gli elettori democratici ad essere “affamati”, a meritarsi “un congresso che lavori per voi e per le vostre famiglie”. Pure i Clinton –Bill, l’ex presidente, e Hillary, che punta a diventarlo nel 2016-, e persino l’impalpabile vice-presidente Joe Biden, sono testimonial elettorali più ambiti del presidente

Mid-term: l’impatto del risultato sulle presidenziali 2016

Chi esce dal ‘mid-term’ con le ossa rotte, come partito o candidato, parte con l’handicap nella corsa, che viene lanciata poco dopo, a Usa 2016, le elezioni presidenziali dell’8 novembre 2016, quando Barack Obama non potrà più ripresentarsi. Fra i democratici, c’è da tempo un battistrada, nella corsa alla nomination: Hillary Rodham Clinton, già in lizza nel 2008, quando Obama la eliminò nelle primarie, che sarebbe la prima donna, e pure la prima moglie di presidente, alla Casa Bianca; fra i repubblicani, la rosa è ampia, ma ancora vaga. Gli Stati Uniti si avvicinano al voto di mid-term in un clima di sfiducia e disaffezione alla politica che accomuna Congresso e Casa Bianca e che fa tanto Italia. Le critiche al presidente, soprattutto per la politica estera, fioccano.  Anche Hillary, che gli fu segretario di Stato nel primo mandato, prende le distanze e non gli risparmia critiche, come un altro clintoniano, l’ex segretario alla difesa Leon Panetta, o l’ex presidente, e pure Nobel per la Pace, Jimmy Carter.

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