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venerdì 3 ottobre 2014

Usa: Obama e la poca intelligence dei suoi 007 e compagnia bella

Scritto per Il Fatto Quotidiano dello 03/10/2014

Con i servizi di sicurezza, e d'intelligence, Obama non ci prende proprio. Ma la lista dei presidenti Usa ‘traditi’, almeno nella fiducia, dalle loro agenzie più o meno segrete è lunga: gli ultimi tre, Clinton, Bush jr e Obama, fanno filotto, con un susseguirsi di avvicendamenti al vertice, riforme, accorpamenti e smembramenti.

Va pure detto che ogni medaglia ha il suo rovescio. Ci sono le ‘magre’ che, a cavallo del Millennio, portarono a sottovalutare al Qaeda e la sua minaccia, da Nairobi 1998 alle Torri Gemelle 2001; e ci sono i successi, come l’eliminazione di bin Laden il 1° maggio 2010. Ci sono connivenze al di là dei confini della legalità, come le false prove delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, per giustificare l’invasione dell’Iraq nel 2003; e gli errori che mettono a repentaglio la sicurezza della Casa Bianca, senza intenzione alcuna, per palese inadeguatezza.

Com’è probabilmente il caso di Julia Pierson, il direttore del Secret Service, che mercoledì ha dato le dimissioni, dopo essersi resa conto –ha spiegato- di non godere più della fiducia del Congresso, e probabilmente neppure del presidente. Che pure l’ha ringraziata per il lavoro svolto. Del resto, l’aveva scelta lui; e non poteva mettere troppo in evidenza che aveva fatto una scelta sbagliata. Magari per il gusto di nominare una donna, la prima in quel ruolo.

Al Secret Service, è affidata la sicurezza del presidente e della sua famiglia. I suoi agenti non hanno la popolarità televisiva di quelli dell’Fbi o di altre agenzie dell’intelligence americana. Ma erano del Secret Service gli uomini che balzarono sull'auto di Kennedy dopo gli spari fatali a Dallas –pure lì, una falla nella sicurezza: l’auto scoperta fu una leggerezza imperdonabile-; ed è del Secret Service l’agente che resta fino all'ultimo con Harrison Ford sull’AirForceOne dell’omonimo film –peccato fosse un traditore, lì per ammazzarlo e non per salvarlo-.

Julia Pierson era capo del Secret Service solo l’anno scorso, dopo una serie di incidenti di percorso inquietanti. L’ultimo, e forse più clamoroso, nell'aprile 2012, quando 11 agenti, che preparavano una visita di Obama a Cartagena, in Colombia, si portarono in albergo delle prostitute.

La Pierson non fu la prima scelta, quando, 18 mesi or sono, si trattò di sostituire Mark Sullivan, che andava in pensione. Il posto doveva andare a David O’Connor, un patito del rispetto delle regole, che aveva però lasciato il servizio per un posto meglio retribuito nel settore privato e non tornò indietro.

Così, toccò alla Pierson, una veterana, con trent'anni di buon servizio. Ma le grane sono fioccate: prima, la piazzata di un agente esperto in un hotel che dà sulla casa Bianca; poi, tre agenti rispediti indietro dall'Olanda, dopo che uno di loro venne trovato ubriaco fradicio per strada; e pochi giorni fa, un uomo armato con la fedina penale sporca sale in ascensore con il presidente ad Atlanta. Ma l’episodio che costa il posto alla Pierson è l’ultimo: il 19 settembre, tale Omar Gonzalez, 42 anni, armato di coltello, scavalca la recinzione della Casa Bianca e vi entra, trovando la porta aperta. Non proprio il massimo della sicurezza, ai tempi della guerra al terrorismo e delle minacce del Califfato.

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