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venerdì 11 dicembre 2015

Usa 2016: Donald Trump attaccato dall’aquila calva, niente parrucchino

Scritto per www.GpNewsUsa2016.eu e Formiche.net l'11/12/2015

Quell’aquila calva, chiamata ‘Zio Sam’ –è uno dei simboli degli Stati Uniti-, ha reso un gran favore a Donald Trump: scompigliandogli i capelli con le ali, prima di provare a beccargli un dito, ha quasi del tutto risolto il dilemma se il magnate dell’immobiliare porti, o meno, un parrucchino. I capelli d’un rosso improbabile e con una bazza alla Tintin devono essere saldamente suoi, se hanno resistito all’assalto del rapace.

Per il resto, l’aquila è parsa fortemente a disagio accanto allo showman sul set d’una foto per Time – almeno quanto il magnate dell’immobiliare lo era accanto a ‘Zio Sam’-. “Che cosa non si farebbe per una foto sulla copertina di Time”, ha poi commentato il candidato alla nomination repubblicana alla Casa Bianca, visibilmente sollevato a sessione fotografica conclusa. Solo che la copertina lui non l’ha avuta: la foto serviva per la Persona dell’Anno e, alla fine, Time ha scelto Angela Merkel, cancelliera del Mondo libero, davanti all’autoproclamato Califfo Abu Bakr Al-Baghdadi. Solo terzo Trump, cui, evidentemente, non è bastato spararle grosse a raffica.

Dopo esserci ‘meritato’ le prime pagine di tutto il Pianeta proponendo di chiudere internet e di non fare più entrare musulmani negli Stati Uniti,  Trump è stato bersaglio di critiche: situazione che lo esalta e lo porta a rincarare la dose.

La Casa Bianca, che di solito non s’immischia nella campagna elettorale, ha affermato che uno così non può fare il presidente e Barack Obama lo ha contestato: “no a bigottimsi e a discriminazioni”, ha detto, nel segno dei valori americani; contro di lui, Mark Zuckerberg, l’inventore di Facebook, e Muhammad Ali, alias Cassius Clay, il musulmano che è un’icona dell’America. Catene di negozi arabe hanno ritirato i suoi prodotti. In Gran Bretagna, una petizione per metterlo al bando ha avuto in poche ore oltre centomila firme, costringendo, a termine di legge, il governo a prendere posizione: “Trump ha torto, ma bisogna discutere con lui, non metterlo al bando”, è stata la reazione.

Lo showman non ha però subito senza reagire: ha ribadito la sua posizione, “è una cosa giusta”, sostenendo che anche sue “importanti relazioni” nella comunità musulmana la pensano come lui; stufo del distacco e dell’ostilità del partito repubblicano nei suoi confronti ha di nuovo minacciato di correre da solo, come indipendente, per la Casa Bianca –sarebbe una scelta letale per lui, ma pure per i repubblicani-; ha accusato i britannici e specie gli scozzesi, che gli hanno tolto una laurea ‘honoris causa’, di essere degli ingrati, ricordando di avere molto investito in Scozia; ha annunciato un viaggio prima in Giordania, e poi in Israele, entro la fine dell’anno, salvo poi rinviarlo “a quando sarò presidente” –con evidente sollievo, almeno momentaneo, del premier Netanyahu-.

L’ultima sortita è stata la proposta della pena di morte per chi uccide un poliziotto: un punto su cui negli Stati Uniti c’è ampio consenso. “La prima cosa che farò da presidente –ha detto- sarà emanare un ordine esecutivo (cioè un decreto che ha immediata efficacia, ndr) che lo preveda”. Trump parlava nel New Hampshire a una platea di poliziotti suoi sostenitori.

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