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venerdì 16 gennaio 2015

Grecia: la sfida alla troika delle donne dai guanti di gomma rossi

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 16/01/2014

Ne faranno di sicuro un film. Se a lieto fine, ancora non si sa. A 10 giorni dal voto politico greco del 25 gennaio, cruciale per l’Ue e l’euro, le ‘donne dai guanti di gomma rossi’ sono divenute le eroine della Grecia in lotta contro i tagli della troika europea e del Governo Samaras. E la stampa nazionale e internazionale ne fa il simbolo della resistenza ellenica contro riforme e austerità. 

Le donne delle pulizie del ministero dell’Economia, un nutrito battaglione di circa 600 lavoratrici – ma le oltranziste della protesta sono molto meno -, non si rassegnano al taglio dei loro posti: spesso madri di famiglia di mezza età, si sono scontrate con la polizia e sono accampate da mesi nel centro di Atene, attirando spesso l’attenzione dei cameramen - la Bbc ha loro dedicato un ampio servizio -.

Il loro sit-in permanente, il loro quartier generale sotto una disadorna tenda, sono ormai l’epicentro d’una protesta  che coinvolge in Grecia tutti i dipendenti pubblici rimasti senza lavoro, o sul punto di perderlo. Le donne furono licenziate 16 mesi or sono, nell’ambito della riduzione di 14mila posti di dipendenti pubblici chiesta alla Grecia dalla troika, Ue, Bce e Fmi. 

La tenacia nell’opporsi al licenziamento coinvolge moltissimi greci che patiscono le conseguenze della crisi economica. Da maggio, la loro protesta è divenuta permanente, una sorta di spot stabile contro l’Ue e la troika, oltre che contro il governo conservatore: si sono scontrate con la polizia, mostrando in tutte le manifestazioni i pugni chiusi nei guanti di gomma rossi e le bandiere rosse.

Syriza, il partito euro-critico della sinistra radicale di Tsipras, conta anche su di loro per conquistare la maggioranza e quindi il potere nel voto del 25 gennaio, il cui esito potrebbe cambiare il futuro dell’Europa. “Fare la donna delle pulizie, non è mai una scelta di vita, né una prospettiva di carriera”, raccontano le donne ai giornalisti che le avvicinano. Molte di esse vengono da villaggi di campagna poveri e fanno lavori umili da quando erano bambine. Negli Anni ’80 e ‘90, le assunzioni pubbliche, anche di basso livello, furono l’efficace ammortizzatore sociale del Paese più povero dell’Unione europea, la cui economia accusava i colpi della globalizzazione. Socialisti del Pasok e conservatori di Nea Demokratia fecero la stessa politica: assumere a turno loro sostenitori. Un posto di lavoro nel settore pubblico era, per la povera gente, una specie di biglietto di transito verso il paradiso della classe media. 

Ma lo scoppio della crisi e la scoperta che la Grecia aveva truccato per anni i suoi conti hanno fatto esplodere il bubbone. E, fra i lavoratori del settore privato, che ha perso posti di lavoro a bizzeffe, non tutti sono solidali con le donne dai guanti di plastica rossi: c’è chi nota che hanno avuto a lungo la vita facile e che ora protestano perché hanno perso i loro privilegi –anche se la retribuzione s’aggirava sui 6000 euro l’anno, straordinari compresi; e se solo nel 2005 ottennero tutti i benefits dei dipendenti pubblici. Loro replicano che sono state colpite perché erano ritenute le più vulnerabili e nessuno pensava che avrebbero inscenato una tale protesta. Un calcolo sbagliato, come tanti, greci ed europei.

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