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lunedì 12 gennaio 2015

Italia/Ue: presidenza; Palazzo Chigi, semestre difficile, ma positivo

Scritto per EurActiv.it il 12/01/2014

E venne il momento dei bilanci, anzi del bilancio, quello ufficiale, della presidenza di turno italiana del Consiglio dell’Ue: il presidente del Consiglio Matteo Renzi lo presenta domani a Strasburgo, al Parlamento europeo in sessione plenaria, che ne farà oggetto di dibattito. La pagina della presidenza è però ormai voltata: dal 1° gennaio, ci pensa la Lettonia, il cui premier Laimdota Straujuma, infatti, illustrerà mercoledì all’Assemblea comunitaria il proprio programma.

A giudizio di Palazzo Chigi, il bilancio della presidenza di turno italiana non è scevro di risultati, malgrado le difficoltà oggettive di un semestre intessuto di scadenze istituzionali. Risultati ottenuti spendendo con oculatezza: su un budget inizialmente stimato a 69,5 milioni di euro, i risparmi sono stati dell’ordine del 15/20%.

L’avere assicurato una transizione istituzionale senza intoppi e nei tempi previsti è annoverato come merito: “L’Italia –dicono le fonti della presidenza- ha contribuito a garantire una fluida transizione istituzionale: si sono insediati un nuovo Parlamento, una nuova Commissione, un nuovo presidente del Consiglio europeo”. La candidatura italiana di Federica Mogherini ad Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea avrebbe inoltre favorito l’intesa fra i Ventotto sul mosaico delle nomine.

Fra i risultati politici della presidenza italiana, fonti vicine a Palazzo Chigi citano la priorità posta, nell’azione dell’Ue, su crescita e occupazione; l’accettazione del principio di maggiore flessibilità nel vaglio dei conti pubblici; il via libera di massima al ‘piano Juncker’, che si propone d’innescare, con 21 miliardi di euro di finanziamenti pubblici, oltre 300 miliardi di investimenti. Tutte cose che, però, vanno verificate nei prossimi mesi, per vagliare l’aderenza tra indicazioni di massima e decisioni concrete.

Risultati sono stati ottenuti sul fronte dell’immigrazione, con l’allestimento e l lancio della’operazione di sorveglianza congiunta della frontiera esterna mediterranea ‘Tritone’, sotto l’egida di frontex, la posizione comune sul pacchetto Clima – Energia 2030, un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra (almeno pari al 40% rispetto ai livelli del 1990), un target per le energie rinnovabili (27%) e un obiettivo indicativo per quanto concerne l’aumento dell’efficienza energetica (27%), che le consentirà di svolgere un ruolo guida nella Conferenza di Parigi sul clima del marzo 2015.

Sui fronti internazionali, la presidenza italiana ha ottenuto una maggiore trasparenza del negoziato Ue-Usa per una zona di libero scambio transatlantica –proprio nei giorni scorsi, alcuni documenti negoziali sono stati resi pubblici- e ha sancito l’accordo commerciali Ue-Canada; e ha contribuito ad assicurare un migliore coordinamento e una maggiore dotazione della lotta contro l’epidemia d’ebola. Oltre ad essere coinvolta in tutti gli aspetti del complicato rapporto Ue-Ucraina-Russia, politici, economici, energetici.

Ovvio che, nella fase di transizione a un nuovo Parlamento e ad una nuova Commissione, l’attività legislativa europea sia stata relativamente ridotta. Anche qui, tuttavia, le fonti della presidenza segnalano la definitiva adozione del meccanismo di risoluzione unico bancario, di nuovi strumenti in campo fiscale per la lotta a frodi ed evasione e per una migliore tutela dei clienti di banche ed assicurazioni: vi sono poi stati progressi nei settori dei trasporti, delle tlc, degli Ogm –ogni Paese deciderà se vietarli o meno-, dell’ambiente –sui sacchetti di plastica, è passata la linea più rigorosa italiana-, mentre resta incompiuto, nonostante i progressi, l’iter legislativo del ‘made in’ cui l’Italia tiene in modo particolare.

La presidenza italiana ha poi coinciso con l’adozione formale della strategia europea per la macro-regione adriatico ionica e con passi in avanti decisi verso l’adozione, che avverrà quest’anno, della strategia europea per la macro-regione alpina.

Infine, su un fronte spesso trascurato mediaticamente, ma che proprio in questi giorni acquisisce rilievo e visibilità, perché i valori europei sono sotto attacco terroristico, l’Italia s’è data da fare e ancora si batte per colmare una lacuna dell’Ue: l’assenza di un quadro giuridico e istituzionale che consenta di confrontarsi periodicamente sul rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto all’interno dell’Unione e dei suoi partner.

Se, prima dell’adesione, il rispetto degli standard europei su legalità e diritti umani è oggetto d’analisi da parte delle istituzioni, dopo l’adesione tale controllo cessa completamente: un’incongruenza inaccettabile. Nel Consiglio Affari Generali di dicembre, l’accordo è stato unanime sulla proposta italiana di creare una meccanismo che consenta al Consiglio di esaminare e dibattere periodicamente la situazione di stato di diritto, legalità e rispetto dei diritti umani nell’Unione e in tutti gli Stati membri.

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