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sabato 3 gennaio 2015

Usa 2016: Obama, anatra zoppa che spiazza i repubblicani sparpagliati

Pubblicato su AffarInternazionali e ripreso da www.GpNewsUsa2016.eu lo 03/01/2014

Per i repubblicani, sembrava spianata la via della Casa Bianca dopo la larga vittoria del 4 novembre nelle elezioni di Mid-term. Invece, dentro il partito s’è già scatenata la corsa alla candidatura, che accentua divisioni e rivalità, soprattutto in assenza d’un ‘campione’ forte e riconosciuto: una decina almeno i pretendenti alla ‘nomination’, nessuno dei quali ha per il momento una visibilità nazionale. I democratici, invece, sono più compatti e partono da meno lontano: due, massimo tre, i contendenti già emersi, profili forti e solida notorietà, l’immarcescibile Hillary Clinton, lo stagionato Joe Biden, la grintosa Elizabeth Warren.

Poi, c’è il fattore Obama, un fattore a sorpresa. Dopo il voto di Mid-term, il presidente era divenuto un’ameba politica, condannato a fare l’ ‘anatra zoppa’ nell’ultimo biennio alla Casa Bianca. Pareva persino fosse perseguitato da una ‘legge di Murphy’ applicata alla sua Amministrazione sui fronti della politica interna degli Stati Uniti. Invece, a dicembre Barack Obama ha preso l’iniziativa, deciso a dettare lui l’agenda al Congresso che s’insedierà a gennaio, con maggioranza repubblicana sia alla Camera che al Senato.

Obama, da ameba politica ad asso pigliatutto

Il presidente pareva ko, ma covava la metamorfosi. Prima, ha lanciato la riforma dell’immigrazione, con l’equivalente Usa d’un decreto legge, costringendo il Congresso, riluttante, ad occuparsene; poi, ha abbattuto il muro diplomatico delle relazioni con Cuba, passando al Congresso la patata bollente della fine dell’embargo. L’opposizione repubblicana fa la voce grossa, ma su entrambi i fronti avrà problemi grossi a fare deragliare le iniziative presidenziali.

... di qui in avanti, passaggi da www.GpNewsUsa2016.eu ...


L’identikit dei candidati 2016

Nel tracciare l’identikit dei candidati alla nomination, bisogna proprio partire dalla loro capacità d’occupare il centro, tenendo nel contempo unito e mobilitato il loro partito. Per il repubblicani è più difficile, perché loro sono una galassia di componenti, dove populismo del Tea Party e fondamentalismo degli evangelici hanno una forte capacità di mobilitazione, ma anche d’alienazione –dell’elettorato moderato-.

Un altro fattore è che l’America s’è stancata d’un comandante in capo che tentenna più di quanto non decida e che pencola al dialogo non sapendo farsi ascoltare. Nonostante la metamorfosi d’Obama, i democratici prenderanno sempre più le distanze dalla Casa Bianca nella corsa 2016.

Alla fine, i candidati potrebbero avere nomi antichi, se dovessero essere, com’è possibile, Hillary Rodham Clinton, ex first lady, ex senatrice dello Stato di New York, ex segretario di Stato, ma soprattutto candidata alla nomination democratica battuta nel 2008 da Obama; e appunto Jeb Bush, il ‘cocco di famiglia’ destinato alla Casa Bianca da papà George, ma che nel 2000 si fece bruciare dal fratellone su cui nessuno in casa scommetteva un cent.

Bush e Rubio a parte, i repubblicani sono alla ricerca d’un leader: l’usato - più o meno - sicuro conservatore se ne sta per ora al coperto. Chris Christie, governatore del New Jersey, Ted Cruz, senatore del Texas, Mike Huckabee, ex governatore dell’Arkansas, Sarah Palin, candidata vice-presidente 2008, Rick Perry, ex governatore del Texas, Mitt Romney, candidato presidente 2012, Paul Ryan, candidato vice-presidente 2012, Rick Santorum, ex senatore della Pennsylvania, giocano a nascondino e hanno tutti scheletri nell'armadio.

i espone di più, confermando che negli Usa la politica è anche un affare di famiglia, ‘Rand’ Paul, senatore del Kentucky, un ‘conservatore costituzionale’, figlio del deputato repubblicano del Texas Ron Paul, un libertario che nel 2012 fu l’ultimo ad arrendersi alla nomination di Romney.

Nei prossimi mesi fioccheranno nomi nuovi. Ai repubblicani, manca una donna credibile.  Dubito che possa esserlo Shelley Moore Capito, neo-senatrice della West Virginia, un colonnello che, quand’era ragazza, scuoiava il maiale.

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