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lunedì 9 dicembre 2013

Visti dagli Altri: più Renzi meno Letta, l’equazione delle primarie

Scritto per il blog de Il Fatto Quotidiano e, in versione diversa, per EurActiv 

Più Renzi, molto di più di quanto era stato preventivato, uguale meno Letta: è l’equazione che tracciano a caldo i media esteri dopo le primarie democratiche. Il successo, giudicato all’unisono “travolgente”, del sindaco di Firenze innesca pronostici incerti -e contraddittori- sulla sorte del governo. Che può durare ‘sotto schiaffo’ o cedere il passo alle elezioni.

La vittoria di Renzi non è stata proprio una breaking news mondiale, ma conquista spazio un po’ ovunque, in Europa e non solo. Il Wall Street Journal fa un richiamo in homepage e scrive che il nuovo capo del Partito democratico può destabilizzare il governo Letta.

Molto spesso, immagine e politica si sovrappongono, nelle cronache e nei commenti. Se Libération parla di Renzi come “del volto nuovo della sinistra italiana”, Le Monde lo riduce a un “golden boy” della politica italiana: “Uno straniero nella casa del partito democratico”, aggiunge, pronto a sfidare Letta.

La stampa britannica, invece, è quasi monotona nel riproporre il paragone con Tony Blair. E quella spagnola, più che sui programmi di Renzi, la cui fumosità scoraggia del resto molti, si concentrano sul suo “carisma mediatico” (El Mundo, Abc, etc.), rilevando che Matteo “deve ancora dimostrare di essere un leader e di rappresentare il cambiamento nella politica italiana”.

Invece, El Pais ha meno dubbi: “Il trionfo di Renzi rivitalizza il centrosinistra in Italia”, scrive in home page. “Carismatico e diretto, rappresenta un cambiamento generazionale” ed epocale.

Sul carattere “telegenico” del sindaco – segretario insiste pure The Times: “Il suo appeal populista e la sua verve hanno indotto qualcuno a sinistra a denunciarlo come un ‘mini Berlusconi’ e il suo approccio polemico lo ha messo in conflitto con i capi del Pd” storici, anzi –ormai- ex capi.

Pure il WSJ parte dal “carisma e dalla capacità di comunicazione tali da rivaleggiare potenzialmente con quelle di Berlusconi”, ma poi vira sul politico: la piattaforma di Renzi “punta a spingere i comunisti via dalla base tradizionale della classe operaia verso una classe media, centrista e pro-mercato”.

Per il Financial Times, la riuscita delle primarie “solleva il morale del Pd”, ma il risultato aumenta il “senso d’incertezza” sulla sorte del governo: l’Italia –osserva l’FT, riprendendo un’osservazione diffusa- si trova nella “insolita e potenzialmente destabilizzante” situazione di avere i leader dei tre principali partiti fuori dal Parlamento.

La Bbc porta avanti il paragone con Blair, perché come Tony Matteo “punta a portare il Pd al centro e anche a raggiungere elettori più a loro agio nella destra”. Anche per questo, e forse soprattutto per questo, The Guardian vede una sinistra che magari non è più tale e che, forse proprio per questo, guarda con speranza alle elezioni: Renzi ha la possibilità d’influenzare la “fragile coalizione” e la tempistica delle prossime politiche.

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