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mercoledì 29 febbraio 2012

Ue: Vertice, Merkel e Sarkozy indeboliti, è l'ora di Monti

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 29/02/2012

Eccoli di nuovo, insieme! I leader dei 27 si riuniscono a Bruxelles domani e venerdì per completare il lavoro impostato a fine gennaio, suggellare il Patto di Bilancio e impostare il cammino per uscire dalla crisi e rilanciare la crescita. Ma ci sono frizioni fino all’ultimo: salta l’incontro fra i paesi dell’euro che, questa volta, doveva seguire, e non precedere, il Vertice europeo, mentre arriva dopo un braccio di ferro con la Romania il sì ai negoziati per l’adesione della Serbia all’Ue.

Il clima politico non è più quello di quattro settimane or sono: la coppia di ferro dell’Unione, il direttorio che faceva il bello e cattivo tempo, non c’è praticamente più. Magari, ci risarà di nuovo a fine giugno, al Vertice di chiusura della presidenza di turno danese del Consiglio, ma, oggi, né Angela Merkel né Nicolas Sarkozy possono fare la voce grossa. Il che non rende le cose più facili, mentre la Grecia, appena ‘ri-salvata’, viene di nuovo bocciata dalle agenzie di rating e si ritrova sull’orlo della bancarotta.

Quella di Sarkozy è un’eclisse elettorale: il presidente francese è nel pieno della campagna per il voto di fine aprile (e il ballottaggio di inizio maggio): ha poco tempo per l’Europa e pochi margini di flessibilità. Quella della Merkel è un’eclisse politica: la sua maggioranza s’è frantumata nel voto di lunedì al Bundestag sul salvataggio della Grecia. Che è passato coi voti determinanti dell’opposizione socialdemocratica, nonostante i franchi tiratori cristiano-sociali e liberali.

In prospettiva, le ambasce di Sarkozy e della Merkel possono anche risultare salutari, perché potrebbero dare una scossa agli atteggiamenti di Francia e Germania: quale che sia l’esito del voto, la Francia avrà un nuovo presidente o un presidente meno frenato dai calcoli elettorali; e lo sfaldamento della coalizione dà alla cancelliera stimoli di riflessione per un cambio di coalizione e un riequilibrio della posizione tra rigore e crescita.

Nell’immediato, però, la distrazione di Sarkozy e l’indebolimento della Merkel non giocano a favore del successo del Vertice di Bruxelles, dove le bozze di conclusione lasciano ancora incerta l’ipotesi di accordo sul potenziamento dell’Esm, lo European stability mechanismi. L’idea, italiana, ma anche spagnola e francese, è che il nuovo ‘fondo salva Stati’ inglobi le risorse non spese del suo predecessore, l’Efsf, salendo così da 500 a 750 miliardi di euro.

La trattativa parte dall’accordo firmato il 2 febbraio dagli ambasciatori dei 17 dell’euro, dopo il Vertice informale di fine gennaio. Il punto più importante è la partenza anticipata a luglio 2012 del nuovo fondo, l’andata a regime nel 2013 e la possibilità di attivazione a maggioranza qualificata (e non all’unanimità). La partecipazione dei privati alle operazioni di ristrutturazione del debito non sarà automatica, ma valutata caso per caso. Resta aperta la questione dell’entità: “Il premier Mario Monti – spiega una fonte interna a Palazzo Chigi – ha più volte ribadito l’idea che un potenziamento delle risorse serva, paradossalmente, a evitare l’utilizzo del fondo”. Ma la Merkel non pare ancora convinta.

Se la cancelliera fa resistenza al Professore, il presidente della Commissione europea Manuel Barroso gli fa, invece, ponti d’oro. “Possiamo riportare l'Ue sulla strada dello sviluppo", risponde alla lettera con cui 12 paesi Ue –Italia in testa, ma anche Gran Bretagna, Spagna, Polonia e altri, tutti liberisti- hanno individuato otto priorità per rilanciare la crescita. I punti caldi della risposta di Barroso a Monti sono soprattutto due: lavoro e finanza. Per l’occupazione, sono nati gli action team, che hanno già visitato otto paesi europei e che si preparano a proporre misure concrete per riallocare 82 miliardi di euro di fondi strutturali (oltre otto in Italia).

Sul fronte finanziario, Barroso ricorda prima tutte le iniziative prese in materia di banche e parametri di stabilità cita esplicitamente uno strumento, i projects bond, “un modo intelligente per usare il denaro pubblico per attrarre investimenti". Secondo lo schema proposta dall’esecutivo comunitario, 230 milioni di euro di fondi europei dovrebbero essere usati per movimentare investimenti pari a 3,5 miliardi di euro complessivi. Ma anche su questo bisogna convincere la Merkel.

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