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sabato 5 maggio 2012

Ue: Francia, l'Italia di Monti ago della bilancia dopo elezioni

Scritto per EurActiv.it lo 04/05/2012. Altra versione su L'Indro.it

Da Merkozy a Merkonti: il gioco di parole sul cambio di cavaliere in Europa della cancelliera tedesca Angela Merkel circola dal Vertice di Bruxelles a inizio marzo. Troppo preso, ormai, dalla campagna elettorale, Nicolas Sarkozy non teneva più bordone alla Merkel sul fronte europeo, mentre Monti era ben pronto a sforzarsi di traghettare la Germania, sul fiume della crisi, dalla sponda del rigore a quella della crescita. E la storia va avanti: questa settimana, il Wall Street Journal, che non sarà una bibbia sull’Europa, ma che non manca d’autorevolezza, scriveva che Mario sarà il prossimo fidanzato europeo di Angela. Nulla di pruriginoso, nonostante un titolo ammiccante: "Il nuovo spasimante (romano)" della Merkel. La tesi è che se Sarkozy dovesse perdere le elezioni contro il rivale socialista Francois Hollande, la lunga e proficua intesa franco-tedesca a guida dell'Europa sarebbe destinata a concludersi o, almeno, ad attraversare una fase di aggiustamento. In tal caso, afferma il WSJ, "Roma è pronta a rimpiazzare Parigi".


In realtà, c’è qualcosa di più che semplici illazioni giornalistiche. Negli ultimi mesi, Monti e il suo governo, dove spiccano le competenze europee del ministro per gli Affari europei –appunto- Enzo Moavero e del ministro per la coesione Fabrizio Barca, hanno saputo costruire un sistema di alleanze a geometria variabile –la definizione è dello stesso Barca- che ha riportato l’Italia nel cuore dei giochi europei (e che ha pure saputo ‘tenere a bordo’ la Gran Bretagna, quando, dopo il no al Patto di Bilancio, Londra poteva essere tentata di ‘prendere il largo’ da sola).

Prima, la ‘lettera dei liberisti e mercantilisti’: l’iniziativa per completare il mercato unico e liberarne le risorse, inizialmente sottoscritta da 12 capi di Stato o di governo –Monti e il britannico David Cameron in primo luogo, ma anche lo spagnolo Rayoj e il polacco Tusk fra gli altri- e inviata alla Commissione e al Consiglio nell’imminenza dell’ultimo Vertice europeo: Germania e Francia non c’erano, ma la Germania s’è poi lasciata convincere, con vari Paesi –oggi, sono una ventina- che quella era una via giusta, mentre la Francia mantiene le sue riserve.

Poi, l’alleanza asimmetrica, cucita da Barca sul fronte della coesione, con la Gran Bretagna e la Polonia, unendo tre visioni diverse sui fondi strutturali: l’anglosassone, la centro-orientale e la mediterranea. Infine, la lettera dei cosiddetti ‘amici dello spendere bene’, cioè tutti i Paesi contribuenti netti al bilancio Ue –tranne uno, la Gran Bretagna-, ben decisi a re-orientare nel senso della crescita il bilancio dell’Ue (ma non ancora pronti a investirvi di più: la battaglia sulle risorse finanziarie 2014-2020 s’annuncia aspra). E c’è pure l’idea che i parlamenti nazionali italiano e tedesco ratifichino insieme, simultaneamente, il Patto di Bilancio, con un gesto simbolico destinato a enfatizzare i legami fra i due Paesi.

Lo stesso Monti non si nasconde dietro il dito del Merkonti o del WSJ. Mercoledì, intervenendo a Roma a un dibattito organizzato da Italianieuropei, la fondazione creata da Massimo D’Alema, il premier, a confronto con Joseph Stiglitz, premio nobel dell’economia con trascorsi alla Banca Mondiale, uno dei grandi critici del nuovo (dis)ordine economico mondiale, ha detto: “Siamo divenuti più presenti e, mi auguro, più persuasivi nel contesto europeo”. E Monti ha così affrontato il nodo di come convincere la Germania a lasciarsi alle spalle il capo del Rigore per puntare, magari navigando di cabotaggio, alla baia della Crescita: "Quello che stiamo dicendo al Consiglio europeo, alla Commissione europea e alla cancelliera Merkel è che noi stiamo facendo le riforme strutturali con una riduzione del disavanzo forte: è chiaro che non creiamo domanda, ma è altrettanto chiaro che il tema della domanda è fondamentale". Però, la Germania considera la domanda “un'entità cattiva", soprattutto quella che viene "dal settore pubblico”. E Monti racconta: “Il presidente Obama mi ha recentemente chiesto come si possono persuadere i tedeschi: io ho fatto questo ragionamento, per loro la crescita è il premio a un comportamento virtuoso".

Certo, l’Italia non si propone alla Germania come alternativa alla Francia. Anzi, Monti sa che quanto accadrà in Francia domenica “è un fattore molto importante” per gli equilibri europei prossimi venturi e crede che “l’Italia si sia piazzata in una buona posizione per aiutare Francia e Germania a trovare un nuovo equilibrio” se se ne verifica la necessità, cioè se Sarkozy perde e Hollande vince. La Merkel non ha nascosto in campagna elettorale la sua preferenza per Sarkozy, un po’ per solidarietà politica –entrambi si ritrovano nel Partito popolare europeo-, un po’ per consolidata amicizia –o, almeno, frequentazione- e un po’ perché Hollande la irrita e la spaventa, andando in giro a promettere che, se sarà eletto, chiederà di rinegoziare il Patto di Bilancio per includervi misure per la crescita, nonostante la Merkel abbia detto e ripetuto che il Patto non si tocca.

Nell’Ue, è chiaro a tutti che l'esito delle presidenziali in Francia avrà rilevanti ripercussioni sul quadro europeo e internazionale, anche se la campagna è stata principalmente incentrata su temi di politica interna ed economica: una vittoria di Hollande potrebbe aprire nuovi scenari nell’Unione. Ma stretti collaboratori del candidato socialista non hanno dubbi: se sarà presidente, Hollande farà in Germania la sua prima missione estera. Ed è facile ricordare che l’intesa franco-tedesca è stata forte anche quando è stata asimmetrica: anzi, il socialista Mitterrand e il popolare Kohl andarono, mano nella mano, alla riunificazione tedesca, al passaggio dalla Comunità all’Unione e alla decisione di creare l’euro.

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