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martedì 29 novembre 2011

Crisi: Usa a Ue, fate presto e bene; l'Ocse vede recessione

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 29/11/2011

Barack Obama l’ha detto chiaro e tondo, ai leader europei andati a trovarlo alla Casa Bianca: l’Ue deve agire in fretta e con determinazione. “Ha le risorse e le capacità per fronteggiare la crisi”, ma “è essenziale che si muova” per evitare che la voragine del debito, in cui è già franata mezza Europa, ingoi l’euro e comprometta la ripresa dell’economia su scala globale. Obama, che aveva con sé il segretario di Stato Hillary Clinton e il segretario al Tesoro Timothy Geithner, riceveva ieri i presidenti del Consiglio europeo Eric Van Rompuy e della Commissione europea Josè Manuel Barroso e il ‘ministro degli esteri’ europeo Lady Ashton.

Ma il presidente americano non si contenta di dirlo a quei tre ‘euro-burocrati’ bruxellesi altolocati, cui dà il benvenuto nella Roosevelt Room (“E’ un piacere vedervi”). Obama, fa sapere il portavoce della Casa Bianca Jay Carney. intende mantenersi in contatto diretto con il presidente francese Nicolas Sarkozy e il cancelliere tedesco Angela Merkel, con cui, da giorni, è in contatto telefonico quasi costante.

A ogni chiamata, Sarkozy e la Merkel lo rassicurano e gli ripetono che loro vogliono strappare al ‘default’ la Grecia e gli altri Paesi a rischio, specie l’Italia, ché, se cade lei, cade l’euro. Ma poi non succede (quasi) nulla e Obama s’inquieta di nuovo. Sul come tirarsi fuori della crisi, del resto, Parigi e Berlino non sono sempre in sintonia: c’è l’indipendenza della Bce, cui i tedeschi danno più peso dei francesi; c’è il ricorso agli eurobonds, cui i francesi sono più inclini dei tedeschi; e c’è, soprattutto, la riforma dei Trattati, che entrambi vogliono per accelerare il cammino verso un’Unione non solo monetaria ma anche fiscale e, quindi, davvero economica, privilegiando, però, un percorso inter-governativo che fa storcere il naso ai puristi del metodo comunitario.

Tutti nodi da sciogliere prima del Vertice europeo dell’8 e 9 dicembre, a Bruxelles, dove Sarkozy e la Merkel dovrebbero presentarsi con le loro idee messe in bella copia per sottoporle ai partner dell’eurozona e dell’Ue. L’asse potrebbe diventare triangolo con l’associazione dell’Italia, perché Monti ha buona stampa in Europa e perché un piano a tre suona meno direttorio di uno a due. Ma bisogna che prima il governo italiano faccia i compiti a casa (e i giorni tra lunedì 5 dicembre, quando Monti e i suoi ministri dovrebbero prendere le prime decisioni, e il Vertice sono pochi).

In Europa il gioco dell’attesa del Vertice sa, però, di stantio: quello di dicembre sarà il terzo in soli cinque mesi. A metà ottobre, Sarkozy e la Merkel parevano una corazzata: allineati su tutto, pronti a ricapitalizzare le banche, convinti che “ci salviamo insieme o saltiamo insieme”. Poi, è successo poco e la fiducia è scesa. Le banche Usa si preparano al ‘post euro’, mentre l’Fmi smentisce d’avere un piano di sostegno all’Italia per 600 miliardi di euro.

Il tutto sullo sfondo di una situazione finanziaria difficilmente decifrabile: i mercato internazionali hanno ieri conosciuto una giornata euforica, quando tutti gli indicatori erano negativi e la politica mandava segnali incerti. L’Ocse, in un rapporto, vede l’eurozona “in leggera recessione” e giudica la crisi del debito in Europa “un rischio globale” con possibili conseguenze “devastanti” sull’economia mondiale. Così, l’Ocse rivede nettamente al ribasso le previsioni di crescita dell’Ue, ma pure quelle degli Usa, il cui Pil, nel 2012, crescerebbe solo del 2%, invece che del 3,1%. L’Italia vivrà un 2002 di recessione (Pil - 0,5%) dopo un 2011 di stagnazione (Pil + 0.7%). Ognuno dice la sia: per l’agenzia di rating Fictch, la recessione in Italia è già cominciata, mentre Moodys mette in forse i giudizi di affidabilità di tutti i paesi europei, anche Francia e Germania

I dati Ocse sono una pessima notizia per l’Amministrazione democratica negli Stati Uniti : Obama, candidato al un secondo mandato nelle presidenziali 2012, è criticato per la modestia dei risultati economici ottenuti, tasso di disoccupazione al 9% e crescita anemica. Al Vertice del G20 di Cannes, a inizio mese, e di nuovo ieri, il presidente dice: “Abbiamo tutti interesse a che l’Ue se la cavi: se l’Europa non cresce, è molto difficile per l’America crescere”. Ecco, allora, Washington mettere fretta a Bruxelles perché attui le decisioni dei vertici d’ottobre. E il portavoce Carney nota che “l’insediamento di nuovi governi in Italia, Grecia e Spagna rende l’applicazione del piano ancora più importante”.

Non che Obama abbia tanto da insegnare agli europei: facile per Van Rompuy e Barroso ricordare che l’indebitamento americano ha appena superato i 15mila miliardi di dollari e viaggia, dunque, verso il 10% del Pil. Lo stallo politico, con l’opposizione repubblicana in maggioranza alla Camera che blocca le misure di riduzione del deficit del presidente, induce le agenzie di rating a mettere sotto sorveglianza il debito Usa e S&P ha già penalizzato Washington, declassandola da tripla A a AA+

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