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venerdì 1 giugno 2012

Ue: i 30 giorni che (forse) cambiarono l'Europa e l'euro

Scritto per L'Indro lo 01/06/2012

Un più e un meno, sulla pagella dell’Europa in questo 1.o giugno che apre un mese cruciale per l’Ue e l’euro. In Irlanda, il referendum sul Patto di Bilancio si risolve, come previsto, con una vittoria dei sì: “Le cose vanno bene”, dice a scrutinio avviato Lucinda Creighton, ministro irlandese degli affari europei; e a spoglio ultimato il premier Enda Kenny annuncia il 60,3% di voti a favore. In Grecia, invece, i sondaggi verso le politiche bis del 17 giugno, a neppure due mesi dalle elezioni inconcludenti dell’aprile scorso, vedono la sinistra radicale in testa nelle intenzioni di voto: il partito Syriza è contrario al piano di risanamento concordato con l’Ue, anche se non vuole l’uscita della Grecia dall’euro.

Tra il referendum irlandese, svoltosi ieri, anche se il conteggio dei voti si fa oggi, e la fine di giugno, quando ci sarà il ‘Vertice della Crescita’, scorrono "i trenta giorni che –dirà forse la storia- cambiarono l'Europa e l'euro”. Molti gli appuntamenti cruciali: il 10 giugno, in Francia, il primo turno delle elezioni legislative, che dovrebbero consegnare al neo-presidente socialista François Hollande l’Assemblée nationale;; il 17 giugno, in Grecia, le legislative (e in Francia, il secondo turno); il 22 giugno, a Roma, il quadrangolare Italia, Francia, Germania, Spagna; infine, il 28 e 29 giugno, a Bruxelles, il Consiglio europeo.

Un percorso a ostacoli, inframmezzato dalle consuete attività dell’Unione europea, come le riunioni di routine del Consiglio dei Ministri. Un percorso il cui esito è incerto: l’Ue può uscirne consolidata, avendo confermato la volontà d’integrazione; ma può anche uscirne scheggiata da una defezione della Grecia, con il rischio d’un effetto domino su altre economie della zona euro più grandi, ma non al riparo della crisi, come la Spagna e l’Italia. Il fuoco di sbarramento delle dichiarazioni di principio dei leader dei 27, tutti fermi a sostegno dell’integrità dell’Unione, paiono creare una Maginot di consensi. Ma solo un attacco può testare la solidità d’una linea di difesa.

L’Irlanda dice sì

Quello irlandese è fallito, come del resto era nell’aria da giorni. Il Patto di Bilancio, che dà un giro di vite al rigore dei bilanci nell’Ue, vince in 38 dei 43 collegi elettorali irlandesi. Il ‘fronte del no’ non mobilita il Paese: vanno alle urne appena il 50,6% dei potenziali elettori. Il governo, che era per il sì, canta vittoria; il Sinn Fein all’opposizione sostiene che il Patto è passato perché il governo ha promesso crescita e stabilità e si chiede se gli impegni saranno mantenuti.

Era già accaduto che l’Irlanda tenesse l’Ue con il fiato sospeso per un suo referendum: per due volte, anzi, gli irlandesi bocciarono Trattati europei, Nizza negli Anni Novanta e Lisbona più recentemente, pur essendo, alla conta dei fatti, forse quelli che traggono più vantaggi dall’appartenenza all’Unione europea. A favore, c’era la comunità degli affari e il timore “di un salto nel vuoto": l’espressione è di Maire Geoghegan-Quinn, commissaria europea per la ricerca e la scienza, secondo cui "il si è la certezza, il no è la terra di nessuno".

Il no tenta la Grecia

La tentazione d’un voto contro resta, invece, prevalente in Grecia: non contro l’appartenenza all’Ue e all’euro, perché, quella, l’80% dei greci non vogliono metterla in discussione; ma contro gli accordi conclusi tra Bruxelles e Atene. Il partito Syriza, il cui leader è stato a Parigi e a Berlino per disinnescare l’ostilità alla sua linea, è in vantaggio sui conservatori di Nuova Democrazia: 31,5% contro 26,5%, secondo un sondaggio di Kathimerini. I socialisti del Pasok, che hanno negoziato le intese contestate, non arrivano al 13%. Essere il primo partito, in Grecia, significa ottenere un bonus di 50 deputati.

Certo, altri rilevamenti danno indicazioni contrastanti: alcuni danno Nuova Democrazia avanti, molti vedono posizioni più serrate tra centro-destra e sinistra radicale, tutti lasciano la sensazione che sarà problematico, dopo il voto, formare una maggioranza. E, a partire da oggi, la legge vieta nuovi sondaggi: l’incertezza resterà, dunque, spessa, di qui al voto. Dopo, l’Unione avrà meno di due settimane, per preparare il ‘Vertice della Crescita’, che, però, potrebbe anche essere quello del ‘fuori uno’: la consultazione fra i quattro Grandi della zona euro, venerdì 22, a Roma, assume, a questo punto, un’importanza cruciale.


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