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giovedì 19 luglio 2012

Siria: ore decisive, attacco al regime, Onu in stallo

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 19/07/2012

Siria, ore decisive. E drammatiche. E sanguinose. Tre alti responsabili della difesa e della sicurezza sono stati uccisi –fra di essi, il cognato del presidente Bachar al-Assad- e numerosi altri sono rimasti feriti in un attacco contro la sede degli apparati di repressione del regime. L’attentato, il primo contro ministri dall’inizio dell’insurrezione nel marzo 2011, è stato rivendicato dall’Esercito siriano libero, composto in massima parte da disertori, che, martedì, aveva annunciato l’inizio della battaglia per la liberazione di Damasco, mentre i combattimenti già infuriavano nella capitale con decine di vittime –e, ieri, sarebbero state un centinaio-.

La guerra civile ha ormai investito in pieno la capitale. L’azione terroristica, forse opera di un kamikaze, forse di un infiltrato, forse d’una ex guardia del corpo –le ricostruzioni sono ancora contraddittorie-, fa fuori il ministro della Difesa e il suo vice e il capo dell'intelligence militare. Secondo gli attivisti anti-regime, tutte le vittime erano “membri della cellula di crisi che dirige le operazioni contro i ribelli". L’Esercito siriano libero preannuncia nuove azioni e reitera l’invito a “quanti non hanno le mani sporche di sangue” a lasciare il presidente Assad entro la fine del mese: “Se no, li considereremo complici”.

E’ il giorno che lo spettro del terrorismo torna a gravare sul Medio Oriente: nei pressi di Burgas, in Bulgaria, un kamikaze fa un massacro su un bus di israeliani, almeno sette morti, oltre 20 feriti. La strage di Damasco conferma che la componente terroristica è ormai forte nell’insurrezione anti-Assad. La scelta dell’Occidente di lasciare che la rivolta si armasse, piuttosto che di disarmare il regime, ha radicalizzato lo scontro, portando in prima linea gli oltranzisti pro-Assad, da una parte, e gli integralisti all’apposizione, dall’altra. Se il disegno era quello di isolare l’Iran, minandone l’alleato siriano, il risultato è stato un bagno di sangue, indipendentemente dalla scarsa attendibilità dei bilanci di parte forniti, e una frattura diplomatica.

L’escalation della violenza in Siria, evidente da giorni, nonostante l’intensità dello scontro fosse già tragica, non ha infatti rotto lo stallo nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, dove Russia e Cina continuano a bloccare una risoluzione sul rinnovo della missione di monitoraggio delle Nazioni Unite (Unsmis), appoggiata da Usa e Paesi europei. Neppure un colloquio telefonico tra i presidenti Obama e Putin sblocca la situazione: il voto slitta a oggi, o a chissà quando. Mosca intende porre il veto su qualsiasi documento menzioni sanzioni contro il regime di Damasco ed evochi il capitolo 7 della Carta Onu, quello che regola il ricorso alla forza.

Sia i russi che gli occidentali pensano che quanto è avvenuto ieri a Damasco rafforzi la loro posizione: Mosca vi vede una conferma che in Siria operano gruppi terroristici vicini ad al Qaida; l’Occidente la prova dell’urgenza di accelerare l’uscita di scena di Assad e la transizione. Le posizioni non paiono conciliabili, ma consultazioni alla ricerca di un compromesso si sono intrecciate per tutta la giornata.

L’attentato, avvenuto ieri mattina, costituisce un duro colpo al regime siriano, attaccato durante la riunione dei vertici della sicurezza e dell'intelligence. Il palazzo dove c’è stata l’esplosione, quale che ne sia la natura, era presidiato in modo rigidissimo. L’intera zona, sulla Piazza Rauda, nel quartiere di Abu Roummaneh, vicino alle ambasciate italiana e americana, è una delle più blindate della capitale siriana. La capacità di sottrarsi ai controlli dimostra la preparazione militare dell’esercito siriano libero o il livello delle complicità di cui gode.

Subito dopo l'attacco, l'esercito ha blindato l'ospedale nel quale sono stati portati i feriti. Prima
dell’attacco, secondo l'Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), erano già ripresi
bombardamenti governativi su alcuni quartieri di Damasco. E nuovi scontri erano avvenuti la notte, sempre nella capitale, nei rioni di Midan e Kafaksouseh.

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