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venerdì 19 ottobre 2012

Ue: Vertice, tanto rumore per nulla (o per poco)

Scritto per L'Indro il 19/10/2012. Altra versione su EurActiv.

Una volta di più, “tanto rumore per nulla”, o almeno per poco. Perché, a volere cercare dei passi avanti, nelle conclusioni del Vertice europeo di ieri e oggi, rispetto al Consiglio europeo di fine giugno, bisogna andarci con il lanternino e accontentarsi delle briciole. Per di più, dopo che l’agenda della riunione era già stata svuotata di potenziali contenziosi.

Così, non s’è parlato, a Bruxelles, se non nei corridoi, a margine della plenaria, di Grecia e Spagna, malgrado la drammaticità della situazione ad Atene e l’incertezza di quella a Madrid. Per la Grecia, pare però chiaro che si vada verso il versamento della prossima quota di aiuti pattuiti, 31,5 miliardi di euro, e verso una proroga di due anni, al 2016, del tempo entro cui completare il risanamento del bilancio. Per la Spagna, resta da vedere se e quando e in che misura il governo deciderà di chiedere interventi comunitari.

Il fatto saliente è che il Vertice ha tracciato la strada verso l’Unione bancaria, che, in realtà, era già stata tratteggiata –apprezzate la differenza, prego!- a giugno, in attesa che un altro Vertice, probabilmente quello di dicembre, la disegni con precisione – anche qui, apprezzate la differenza, prego!-. E, alla fine, anche se le riluttanze della Germania sono state stemperate, la cancelliera Angela Merkel ha comunque ottenuto di allungare i tempi di passaggio alla Banca centrale europea della sorveglianza su tutti gli istituti di credito europei –e, magari, Berlino tornerà a riproporre l’eccezione delle banche regionali tedesche-.

La Merkel non è andata lontano, invece, almeno questa volta, con l’idea d’un ‘super-commissario’ con poteri d’intervento sui bilanci dei Paesi dell’euro: Le istituzioni comunitarie, la Francia, l’Italia, la Spagna, vari altri sono stati concordi nel sostenere che non è una priorità ora; che per farlo bisognerebbe cambiare di nuovo i Trattati; e che, comunque, ‘basta con la priorità al rigore, pensiamo alla crescita’, fermo restando il rispetto degli impegni. Ma resta il sospetto che la storia del ‘super-commissario’ fosse uno specchietto per le allodole, per cercare di distrarre l’attenzione dall’Unione bancaria.

E il premier britannico David Cameron non l’ha spuntata con la sua proposta di bilanci separati per l’Eurozona e il ‘resto dell’Ue’, anche se l’argomento tornerà in tavola al prossimo Vertice, quello di novembre, dedicato proprio alla definizione del quadro del bilancio Ue a medio termine, 2014-’20: lì, Cameron si prepara a battersi ad oltranza e brandisce la minaccia del veto.

Il premier Monti ha rilanciato l’offerta, fatta a settembre, di un Vertice contro l’euro-scetticismo ed il populismo, a Roma, nella prossima primavera. Monti ci lavora con il presidente del Consiglio Herman Rompuy: il progetto è di riunire i leader dell’Unione sul Campidoglio, magari a 55 anni esatti da quel 25 marzo 1957, quando lì vennero firmati i Trattati istitutivi delle Comunità europee. Oggi, però, il magnetismo simbolico del luogo è fortemente appannato: la piazza di Michelangelo mostra, spesso, venature euroscettiche.

Sui mercati, l’impatto del Vertice è modesto. Lo spread, cioè il differenziale fra in titoli di Stato italiani e tedeschi, s’avvicina a quota 300, ma le borse appaiono incerte.  Del resto, dopo avere discusso fino alle 3 del mattino sul percorso dell’Unione bancaria, i leader dei 27 hanno liquidato - poco più di due ore - tutta la discussione degli interventi su crescita e lavoro e anche la valutazione della situazione internazionale, specie Siria e Iran. "Restiamo determinati a stimolare crescita e lavoro", riaffermano le conclusioni, ribadendo l’impegno a che tutti gli impegni assunti "siano rispettati rapidamente".

Il compromesso della scorsa notte ha consentito di superare i contrasti tra Germania e Francia, resi mediaticamente evidenti dall’animata discussione televisiva tra la Merkel e il presidente francese François Hollande, mentre s’avviavano ai posti di lavoro. Entro "il primo gennaio 2013" dovrà ora essere concordata "la cornice legale" del nuovo meccanismo di supervisione bancaria: mantenendo la data (messa in discussione da Berlino) si mantiene "il senso d'urgenza" del percorso, su cui Hollande non era disposto a cedere.
Il termine del primo gennaio 2013 non è dunque più vincolante per avviare la riforma, ma serve come limite massimo per definire nei dettagli la normativa in base alla quale la Bce potrà vigilare su tutti gli istituti di credito europei. La piena operatività del meccanismo estesa a tutte le 6000 banche della zona euro sarà però effettiva  solo all'inizio del 2014, cioè dopo le elezioni politiche tedesche del settembre 2013. Alla piena operatività è legata la possibilità del nuovo fondo salva stati permanente Esm di ricapitalizzare direttamente le banche: qui, la Merkel ha segnato un punto, perché le conclusioni confermano la ricapitalizzazione diretta da parte del fondo salva stati, ma non indicano una data. Sfumano quindi le speranze della Spagna di ridare ossigeno agli istituti di credito senza passare sotto le forche caudine di nuove condizioni per nuovi aiuti.
Infine, una questione diplomaticamente spinosa: il Nobel per la Pace all’Ue sarà ritirato il 10 dicembre a Oslo dalla troika dei presidenti europei, del Consiglio, della Commissione e del Parlamento. Ma i leader dei 27 sono tutti invitati. Si profila il tutto esaurito, nella capitale norvegese.

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