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mercoledì 10 novembre 2010

ONU: i giganti e una poltrona per 27 cui l'Italia s'aggrappa

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 10/11/2010

L’Italia si aggrappa alla richiesta, giusta, di un ’seggio europeo’ unico nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu per non rischiare di perdere anche la battaglia, che dura ormai da oltre 15 anni, per la riforma dell’organismo decisionale delle Nazioni Unite, dopo che i giochi sono stati sparigliati, da un giorno all’altro, dal presidente americano Barack Obama. In missione in Asia, in visita a New Delhi, lunedi’, a sorpresa, ha detto che gli Usa sono favorevoli alla richiesta dell’India di un seggio permanente.

L’Italia, che non vive un periodo diplomaticamente florido, entra in fibrillazione. A stare fuori da gruppi che contanosta facendo l’abitudine: è nel G8, che sopravvive vivacchiando, ed è nel G20, che fatica a consolidarsi; non sta, ovviamente, nel G2 mondiale Usa/Cina, che non esiste, e neppure nei G2 europei che qua e là si formano (Gran Bretagna e Francia sulla difesa e il nucleare, Francia e Germania sull’integrazione economica) e neppure nel 5 + 1 che gestisce i negoziati con l’Iran. E quando propone un G6 Ue, non trova echi positivi, anzi ne trova di negativi, persino in Polonia: Varsavia, invece di compiacersi del coinvolgimento, boccia il progetto.

La mossa di Obama mette in subbuglio la diplomazia al Palazzo di Vetro dell’Onu, dove, dalla prima metà degli Anni Novanta, si discute come migliorare efficienza e rappresentatività del Consiglio di Sicurezza, perchè possa funzionare da strumento della governance mondiale. Il Consiglio è attualmente composto da 15 membri: cinque permanenti con diritto di veto, le potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale, tutte ‘legittimamente’ nucleari (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia) e dieci eletti con un mandato di due anni ciascuno con una qualche proporzionalità rispetto alle diverse aereee geo-politico-culturali della Terra.

Di proposte sul tappeto, ne sono state messe diverse: ambiscono ad un seggio stabile la Germania e il Giappone, l’India e il Brasile, e meno il SudAfrica e l’Egitto-. I Paesi del gruppo United for Consensus, fra cui l’Italia, puntano su formule più complesse, ma meno rigide. Uno dei problemi è la ‘sovra-rappresentazione’ dell’Europa, che s’aggraverebbe se la Germania avesse un seggio perrmanente. Una soluzione è, o meglio sarebbe, il ‘seggio europeo’ unico, ma andateglielo a dire a Londra e a Parigi di rinunciare al loro posto e al loro veto.

Dietro la mossa di Obama l’Italia ha subito sentito puzza di bruciato: il rischio è che si rimetta in moto il meccanismo di un ampliamento puro e semplice dei ‘permanenti’. Tanto più che il Giappone, che ha già l’avallo di Washington, rialza subito la testa; e che la Cina non tira ad alzo zero sull’India, ma dice di capirne le ambizioni.

Anche se l’opinione prevalente al Palazzo di Vetro è che la riforma sia più lontana, dopo il passo di Obama, il ministro degli esteri Frattini alza gli schermi protettivi: «Siamo a favore di un seggio per l’Ue nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu e riteniamo che la riforma debba garantire maggiore rappresentatività», a cominciare dall’Africa. Per l’Europa, «vi sono seggi storici. Ma, se la storia non si puo’ cambiare, il presente puo’ farlo … Noi non diciamo no a nessuno, diciamo si’ a un seggio europeo».

A caldo, era sceso in campo il rappresentante permanente dell’Italia presso l’Onu. L’ambasciatore Ragaglini invita l’Ue a rendersi conto che nessun singolo Paese europeo conta davvero sulla scena internazionale. Il rischio é che l’Europa diventi sempre più «payer», pagatore, e sempre meno «player», attore, alle Nazioni Unite.

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