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mercoledì 24 novembre 2010

Rifiuti: Ue, per Napoli l'Italia, dopo il giallo, rischia il rosso

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 24/11/2010

Allo Charlemagne, il palazzo a stella di cristallo sede della Commissione europea, aspettano il suo rapporto. Ma lei, Pia Buccella, direttrice agli Affari Giuridici della direzione generale per l’ambiente dell’Esecutivo comunitario, mica l’ultima arrivata nell’eurocrazia bruxellese, non ha nascosto le sue impressioni, ispezionando, lunedi’ e martedi’, gli eco-disastri della Campania: rispetto al 2008, «poco o nulla è cambiato»; e la chiave di volta del problema “resta Napoli», che «deve fare un grandissimo sforzo per la raccolta differenziata ».

Se la Buccella, che guida il team degli esperti dell’Ue, metterà nero su bianco valutazioni cosi’ negative, la Commissione potrebbe mettere di nuovo l’Italia sotto accusa, come già fece tre anni or sono. Al Berlaymont, il rapporto dei due ispettori è atteso « in settimana », dice Jo Hennon, portavoce del commissario all’ambiente Janez Potocnik. Ma le prime indicazioni dal terreno paiono avallare i timori espressi dal commissario sloveno nei giorni scorsi. Hennon fa il punto: « Il problema è molto grave. Le autorità italiane non hanno fatto abbastanza per porvi rimedio. Vogliamo vedere fatti », non bastano più le dichiarazioni, le promesse, gli impegni, i piani che restano sulla carta.

Fin quando non avrà il rapporto degli ispettori, Potocnik non faà dichiarazioni. In base a quanto gli esperti riferiranno, la Commissione deve decidere se provare prima a dare una mano alle autorità locali, «spiegando bene loro quali sono le loro responsabilità», o se aprire subito una seconda procedura d’infrazione davanti alla Corte di Giustizia europea di Lussemburgo, come fece nel 2007.

L’Italia infatti è già stata condannata dalla Corte per infrazione alla direttiva del 2006 relativa alla gestione dei rifiuti: i giudici hanno ritenuto che, in mancanza di una rete adeguata e integrata di impianti per valorizzare ed eliminare i rifiuti vicino ai luoghi di produzione degli stessi, non erano state prese tutte le misure necessarie per evitare rischi per la salute umana e danni all’ambiente.

La sentenza è del 5 marzo, ma le sue conseguenze erano state sospese dall’annuncio del varo di un piano di gestione dei rifiuti. Che, sotto gli occhi della Buccella, s’è pero’ rivelato poco efficace o per nulla attuato. L’Italia rischia, ora, di pagare l’impatto, anche finanziario, della prima condanna e avviarsi a subirne un’altra.

Ufficialmente, il mandato degli ispettori era quello di valutare come la Commissione possa aiutare l’Italia: l’aveva chiesto il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo al commissario Potocnik, in un incontro al vertice mondiale sulla biodiversità, a Nagoya, in Giappone, a fine ottobre. La missione della Buccella e di un suo collega è, dunque, la risposta alla richiesta della Prestigiacomo. Ma le autorità italiane e campane sanno bene che, dal 23 ottobre, la recrudescenza della crisi dei rifiuti e l’inefficace attuazione del loro piano sono oggetto d’una stretta sorveglianza da parte dell’Esecutivo comunitario.

Con il rapporto degli ispettori, i miasmi dei rifiuti campani saliranno al 13.o piano, quello ‘nobile’, del palazzo della Commissione. E la pazienza, prima di passare all’azione, non sarà molta.

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