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domenica 11 novembre 2012

Ue: Grecia, la troika vuole i nomi dei licenziati, in cambio degli aiuti

Scritto per Il Fatto Quotidiano dell'11/11/2012

Fateci caso: ogni volta che s’avvicina una riunione Ue cruciale sulla Grecia, Der Spiegel salta fuori con anticipazioni che complicano il negoziato: ieri, mentre Atene era attraversata da manifestazioni ormai rituali e Bruxelles si preparava all’Eurogruppo di domani, il settimanale tedesco scriveva che la troika delle istituzioni finanziarie internazionali (Ue, Bce ed Fmi) sbloccherà gli aiuti alla Grecia solo se il governo Samaras presenterà la lista con i nomi dei 2.000 dipendenti pubblici da licenziare entro la fine dell'anno.

E’ una richiesta come minimo irrituale. Se davvero formulata, testimonia la sfiducia della troika nelle promesse e negli impegni del governo greco, che ha spesso disatteso patti e intese. Lo Spiegel sostiene che la troika non è soddisfatta dei numeri finora fornitile e vuole che il governo greco garantisca un piano molto dettagliato di tagli occupazionali nel settore pubblico. L’ultima volta che la troika s’era fidata, l’occupazione, a conti fatti, era cresciuta, invece di diminuire.

Quel che è chiaro è che la riunione dell'Eurogruppo, domani, sarà solo un’altra tappa del negoziato senza fine tra la troika ed Atene: i ministri delle finanze dei 17 Paesi euro non sbloccheranno aiuti alla Grecia, perché l'accordo sulla sostenibilità del debito ancora non c'è. C’è, invece, un consenso ormai largo sulla concessione ad Atene di due anni in più, fino al 2016, per ricondurre il debito nei limiti previsti.

Il via libera in settimana del Parlamento greco alle nuove misure di rigore del governo Samaras non è dunque bastato. Anzi, quel che pareva chiaro al Vertice europeo di metà ottobre torna a essere nebuloso, nonostante la Grecia s’affanni a produrre dati economici positivi, o almeno incoraggianti: il deficit di bilancio s’è ridotto del 42% nei primi 10 mesi 2012 rispetto all’analogo periodo 2011, 12,3 miliardi di euro contro 21,1; le entrate sono cresciute dell'1,4%, la spesa è diminuita dell'8,5%.

A Bruxelles come ad Atene, e pure a Berlino, si tende a dare per scontato che la partita si chiuderà con la permanenza della Grecia nell’euro, con la concessione degli aiuti promessi e con la dilazione dei tempi di rientro, cui guarda con favore la Bce. L’esponente tedesco del direttivo della Banca centrale europea Joerg Asmussen sottolinea, in dichiarazioni alla stampa belga, che è "preferibile" che la Grecia resti nella zona euro: anche se ci sarà bisogno di un "aiuto supplementare per uno o due anni”, “il costo sarà significativamente meno elevato" di un default. La posizione del presidente della Bundesbank Jens Weidmann è analoga, ma con dei distinguo: no ad altri aiuti e no all’abbuono di quote di debito.

In piazza ad Atene ieri c’erano i dipendenti delle Amministrazioni locali, fra i più falcidiati. La crisi ha triplicato i casi di depressione e visto aumentare del 17% i suicidi.

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