P R O S S I M A M E N T E

Buone Feste - Sereno Natale - Un 2017 Migliore - Buone Feste - Sereno Natale - Un 2017 Migliore - Buone Feste - Sereno Natale - Un 2017 Migliore

mercoledì 21 novembre 2012

Ue: Vertice, la prova del bilancio dopo il flop della Grecia

Scritto per EurActiv il 21/11/2012. Altra versione su l'Indro
I leader europei s’apprestano a rinchiudersi per una notte e un giorno nella loro fortezza bruxellese, il Justus Lipsius, a discutere le prospettive finanziarie a medio termine dell’Unione: in pratica, devono decidere quanti soldi l’Ue potrà spendere tra il 2014 e il 2020, un esercizio che pare un po’ campato in aria solo a dirlo.
Si inizierà con i ‘confessionali’: uno ad uno, capi di Stato e di governo dei 27 vedranno il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, che cercherà d’esplorare i margini di accordo. C’è chi misura, nelle ultime ore, un sussulto d’ottimismo: Londra avrebbe ammorbidito le sue posizioni: e funzionari esperti notano che quando tutti sono scontenti l’intesa è vicina.
Forse. Intanto, a fare da viatico non positivoal Vertice straordinario, c’è stato il buco nell’acqua, l’ennesimo, dell’Eurogruppo: all’alba di oggi, dopo oltre 11 ore di trattative ‘non stop’, i ministri delle Finanze dei 17 Paesi della zona euro non hanno trovato un accordo sull’erogazione alla Grecia di una tranche di aiuti per oltre 31 miliardi di euro. Il presidente Jean Claude Juncker ha riconvocato un altro Eurogruppo per lunedì prossimo.
Il nodo resta quello della sostenibilità del debito pubblico greco, che nelle previsioni di Bruxelles supererà il 190% del Pil nel 2014. Inoltre, alcuni governi, fra cui quello tedesco, vogliono prima sottoporre al proprio Parlamento qualsiasi concessione alla Grecia.
Nel promettere ad Atene il secondo pacchetto di aiuti da 130 miliardi d’euro, i partner internazionali (hanno voce in capitolo anche la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale) avevano fissato l'obiettivo di un debito al 120% nel 2020. Nelle ultime settimane l'Eurogruppo ha mostrato una disponibilità a concedere alla Grecia una proroga  di due anni rispetto a tale termine, mentre l’Fmi non intende concedere deroghe.
L'argomento degli aiuti ad Atene, dice Juncker, non sarà evocato al Vertice europeo. Ma al Vertice sarebbe certo stato meglio arrivarci avendo sbrogliato la matassa Grecia e avendo pure concluso i negoziati sul bilancio suppletivo 2012 e su quello previsionale 2013. Invece, tutto è per aria e la situazione è pesante: le borse e i mercati, che lunedì e martedì s’erano fatti prendere dall’ottimismo, hanno avuto una giornata debole, anche se hanno chiuso positive, con lo spread in lieve calo..
La stampa registra il nulla di fatto all’Eurogruppo con titoli critici: i soccorritori dell'euro –scrive- "capitolano"; e ancora clima di "frustrazione" a Bruxelles. Per Der Spiegel, la lotta contro la crisi del debito “ha subito un'altra battuta d'arresto”. E il Financial Times denuncia un intreccio “d’invalicabili linee rosse”, diverse da Paese a Paese: "Vi è stata –racconta il giornale britannico- forte resistenza a qualsiasi svalutazione del valore nominale del debito greco esistente", mentre c’era più apertura sulla questione della scadenza. Tuttavia, "c'è ancora disaccordo sul ridurre i tassi di interesse di questi prestiti, con in particolare la Germania a opporre resistenza a tagli profondi".
L'accordo, scrive contestualmente Handelsblatt, non è stato raggiunto nonostante i ministri abbiano concordato che "la Grecia ha portato a termine tutte le operazioni richiestele prima della riunione". E ora che si fa? Alla domanda, Wolfgang Schaeuble, ministro delle finanze tedesche, risponde così_ "Ora, i leader dell'Ue devono davvero affrontare il problema greco. Ma non ne hanno il tempo". E, allora, l’Unione resta a metà del guado ed Atene pure: tutti sospesi allo iato tra promesse politiche e realtà economico-finanziarie, in questo estenuante gioco europeo delle decisioni politiche che, da un Vertice all’altro, non si traducono in decisioni concrete.

Congelamento, espansione, tagli, investimenti. La partita delle prospettive finanziarie 2014-2020 arriva al Vertice come a uno snodo cruciale, dopo un anno e mezzo di colloqui e ipotesi. Le posizioni attualmente in campo sono distanti, possono addirittura apparire inconciliabili. Da un lato ci sono le spinte espansive di Parlamento e Commissione, dall’altro le frenate dei Paesi membri, specie i contribuenti netti, fra cui l’Italia, che, alla britannica, minaccia un veto che certamente non vuole attuare.

Il bilancio quadro dell’Unione europea per i sette anni che vanno dal 2014 al 2020 dovrà essere approvato all’unanimità; e, dopo, dovrà incassare l’avallo del Parlamento. Attualmente, la distanza tra il Paese più rigido, la Gran Bretagna, e la proposta di base della Commissione europea è di circa 200 miliardi di euro, un quinto della spesa totale.

Se non c’è intesa, i Trattati indicano che si prenda la cifra dell’ultimo anno delle ultime prospettive approvate (2007-2013), la si moltiplichi per sette, aggiungendo una rivalutazione del 2%: così, si arriverebbe a 1.027 miliardi di euro circa. Senza, però, potere introdurre nuovi capitoli di spesa e d’investimento rispetto al periodo precedente. Una soluzione d’emergenza, che lascerebbe tutti scontenti. E la cancelliera tedesca Angela Merkel ha già detto che, di fare così, non se ne parla proprio: senza accordo, ennesimo Vertice straordinario nel gennaio 2013.

La proposta della Commissione, varata nel giugno del 2011, prevede 1.031 miliardi in impegni, cui si sommano circa 60 miliardi “extra budget”, e 987 miliardi in pagamenti. La Gran Bretagna guida il fronte dei rigoristii: per Londra, il budget comunitario dovrebbe essere congelato ai livelli 2011, salvo il recupero dell’inflazione (2% all’anno). A conti fatti, così, s’arriva a circa 940 miliardi di euro per sette anni. La Germania ragiona, invece, in percentuale del Pil: la Commissione si attesta all’1,05% del Pil europeo: Berlino vuole scendere all’1% secco. Che, tradotto in numeri, significa non più di 960 miliardi.

Sul piatto ci sono due ipotesi di mediazione: quella della presidenza di turno cipriota –un taglio, rispetto alla Commissione, di 50 miliardi di euro- e quella del presidente Van Rompuy, che ipotizza un taglio di poco più di 80 miliardi di euro. Oltre 55 miliardi andrebbero recuperati su due capitoli chiave per l’Italia: agricoltura (25,5 miliardi) e politica di coesione (29,5 miliardi).

Infine, c’è il Parlamento europeo, incline alla proposta della Commissione. La tesi è che il bilancio deve almeno confermare i livelli di spesa del periodo precedente sui capitoli chiave per essere realmente efficace: Pac e fondi di coesioni, in sostanza, sono intoccabili. E l’Assemblea, che ha poteri reali, sul bilancio Ue, minaccia di fare ostruzionismo.

Nessun commento:

Posta un commento