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sabato 23 aprile 2011

Francia: conflitto d'interessi, operazione trasparenza

Scritto per Il Fatto Quotidiano del 23/04/2011

Eliseo 2012, operazione trasparenza. E anche un po’ propaganda. Mentre la presidenza della Repubblica francese pubblica, come ogni anno, un bilancio dell’azione di Nicolas Sarkozy dalla sua elezione, quattro anni or sono, ecco sul sito del governo comparire, obbligatoria per tutti i ministri, una dichiarazione d’interessi: un documento che dovrebbe contenere indicazioni dettagliate sulle attività in corso e su quelle condotte negli ultimi cinque anni da ministri e sottosegretari, tenuti a sciorinare non solo i redditi percepiti nell'ultimo lustro, ma anche le eventuali partecipazioni azionarie in società private e gli eventuali incarichi pubblici dei parenti più prossimi.

Entrambe le mosse hanno un chiaro sapore elettorale, a un anno, ormai, dal primo turno delle presidenziali 2012: un lungo rettilineo che appare tutto in salita a Sarkozy, in calo di popolarità nei sondaggi. Oggi come oggi, rischia di essere escluso dal ballottaggio –ma il campo dei concorrenti è lungi dall’essere definito e gli umori della gente possono mutare in fretta-. Ed entrambe le mosse suscitano, immediate, critiche e ironie da parte dell’opposizione, che al presidente in difficoltà non ne perdona una.

Il bilancio dell’Eliseo è un rito. Ma le 73 pagine 2011 di ‘quattro anni d’azione di Nicolas Sarkozy’, sotto il titolo ‘La Francia avanza’, hanno lo schiocco della pistola dello starter che dà il via alla corsa alla presidenza: bilancio tutto rosa, sui fronti interno ed internazionale, in economia e nel sociale. Ma che tutto in Francia sia da 7+, non lo crede, probabilmente, neppure Sarkozy, che se no non starebbe annaspando nelle intenzioni di voto. Basta pensare alla Tunisia e all’ ‘affaire Oreal’, o alle riforme delle pensioni e dell’Università.

La dichiarazione d’interessi dei ministri vuole, invece, sventare la minaccia di scandali e sospetti che possano ulteriormente incrinare, nei prossimi mesi, la credibilità dell’esecutivo già compromessa da errori e leggerezze prima dell’ultimo recente rimpasto. Uomini e donne al potere devono dimostrare di non avere sfruttato le loro posizioni per arricchirsi, in attesa che il premier François Fillon proponga, a giugno, un giro di vite alla normativa sul conflitto d’interessi: le nuove regole, oltre a rafforzare le incompatibilità tra settore pubblico e attività privata, dovrebbero obbligare tutti i principali amministratori che lavorano per lo Stato a pubblicare la dichiarazione d’interessi «in modo da rinforzare il legame di fiducia tra i cittadini e le istituzioni».

La Francia di Sarkozy si preoccupa del conflitto d’interessi ben più dell’Italia di Berlusconi, dove le norme sono più blande e talora disattese. Eppure, oltralpe, c’è chi giudica la dichiarazione d’interessi inadeguata e parziale, perché, ad esempio, le proprietà immobiliari non entrano in gioco, a meno che il loro valore non venga modificato da decisioni governative. I giudizi della stampa sono delusi e taglienti: sul sito, i ministri ci mettono la faccia, ma ci scrivono poco; sulle schede, basterà una x per mandarli a casa.

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