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martedì 4 dicembre 2012

Siria: Nato, Usa, e la minaccia (bufala?) delle armi chimiche

Scritto per l'Indro lo 04/12/2012

Di fronte a una di quelle che saremmo tentati di definire 'minacce bufala', l’Alleanza atlantica, nonostante la Russia la metta in guardia dal rischio di “sopravvalutare il pericolo”, contro-minacciando: la Nato , e prima, gli Usa avvertono con forza la Siria che il ricorso ad armi chimiche contro il proprio popolo sarebbe “inaccettabile”, avrebbe “serie conseguenze” e comporterebbe “una reazione internazionale immediata”.

Le minacce potenzialmente bufale di questi giorni includono il missile nord-coreano, con l’addendo d’ogiva atomica; le armi chimiche siriane, appunto; e magari pure i programmi nucleari iraniani potenzialmente militari. Di fronte ad esse,  la diplomazia internazionale si barcamena, per lo più fingendo di crederci: un po’ perché spesso fa gioco; e un po’ perché, se le snobbi e poi sono vere, "apriti cielo"…

Eppure le cronache recenti dovrebbero, piuttosto, indurre a stare in guardia da reazioni spropositate a minacce poi rivelatesi bufale, come le armi di distruzioni di massa irachene mai utilizzate perché mai esistite. Ma crederci, tra l’autunno del 2002 e la primavera del 2003, veniva utile a giustificare un’invasione voluta a prescindere dall'effettiva minaccia o dal ruolo, inesistente, di Baghdad nell'attacco all'America dell’11 Settembre 2001.

Dunque, l’Occidente, di fronte alle voci che il regime siriano possa ricorrere alle armi chimiche, apre una cascata di “inaccettabile”: “Il ricorso ad armi chimiche è e sarebbe totalmente inaccettabile”, dice lunedì il presidente statunitense Barack Obama. Poche ore dopo l’aggettivo si ritrova nelle dichiarazioni del segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen e dei ministri degli esteri dei Paesi dell’Alleanza, ivi compreso l’italiano Giulio Terzi, riuniti a Bruxelles per la sessione d’inverno del Consiglio atlantico.

Rasmussen preconizza “una reazione immediata della comunità internazionale”, se il presidente siriano Bashar al Assad autorizzasse o consentisse il ricorso alle armi chimiche. E tanto per non stare con le mani in mano, la Nato dota la Turchia di batterie di Patriot, missili anti-missili da schierare lungo la frontiera con la Siria.

I timori relativi al ricorso alle armi chimiche si sono riproposti in modo brusco negli ultimi giorni, mentre i ribelli mettono in difficoltà l’esercito regolare, specie intorno all’aeroporto di Damasco. E poco conta che il regime, tramite una fonte del ministero degli esteri citata dalla Afp, assicuri che “non farà uso di tali armi, ammesso che ne possieda, contro il proprio popolo”. Jay Carney, portavoce della Casa Bianca, esprime l’inquietudine degli usa “all’idea che un potere sempre più assediato … valuti il ricorso alle armi chimiche contro il proprio popolo”.

L’arsenale chimico siriano, costituito con il concorso della Russia e dell’Iran, è considerato uno dei più grossi nel Medio Oriente, ma ne mancano stime pubbliche attendibili sia dal punto di vista della quantità che dell’efficienza. Secondo fonti americane, i siriani starebbero predisponendosi a un uso militare del gas sarin, possente neurotossico che induce prima una paralisi completa e poi la morte.

Per illustrare la risposta positiva dell’Alleanza alla richiesta turca di schierare i Patriot al confine con la Siria, Rasmussen dice: “La situazione lungo la frontiera Nato sud-occidentale ci suscita grande inquietudine. La Turchia ci chiede un sostegno e noi siamo solidali con la Turchia”. I Patriot – viene spiegato – hanno finalità “totalmente difensiva”: non servono in alcun modo a instaurare una ‘no fly zone’ sulla Siria né a preparare qualsivoglia operazione offensiva.

Assicurazioni che, prima ancora che la Siria, mirano a tranquillizzare il ministro degli esteri russo Serguiei Lavrov, che ha avuto un pranzo di lavoro con i colleghi atlantici. Il presidente russo Vladimir Putin aveva già criticato la mossa lunedì, durante una visita a Istanbul, sostenendo che essa, lungi dal placare le tensioni con la Siria, le esacerba.

Lo spiegamento dei Patriot non sarà, comunque, immediato: prima, deve pronunciarsi il Bundestag, forse la prossima settimana. Si calcola che l’installazione possa avvenire entro la primavera 2013: alcune centinaia di militari americani, tedeschi e olandesi saranno dislocati in Turchia a gestire le batterie di missili, da 4 a 6, installate a Malatya, Diyarbakir e Sanliourfa.

E, intanto, il degradarsi della situazione in Siria induce l’Onu e l’Ue, rispettivamente, a sospendere o a ridurre la propria presenza a Damasco e in tutto il Paese.

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